LA POLEMICA NEI COMMENTI ALL'ARTICOLO DEL 16 OTTOBRE: LE MANIFESTAZIONI F.A.S.I. SONO APERTE A TUTTI: COLLABORIAMO CON ISTITUZIONI, FORZE POLITICHE, FORZE SOCIALI, ASSOCIAZIONI, IMPRENDITORI, ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO

Tonino Mulas, Presidente Onorario della F.A.S.I.

di Tonino Mulas

Le manifestazioni di Bologna, Torino, Pisa e le iniziative che ci saranno a Roma e a Milano, sono aperte a tutti coloro che vogliono partecipare e che condividono una battaglia comune, quella della continuità territoriale e la posizione che è nell’interesse degli emigrati, quella della tariffa unica: posizione che comunque riteniamo la più giusta e la più utile non solo per noi ma per i sardi tutti.

Noi non siamo un movimento politico. La FASI è una grande associazione di Sardi fuori della Sardegna, con 70 circoli e 18.000 soci che cerca di rappresentare e che naturalmente non pretende di esaurire in sé le differenze e le istanze della grande comunità di tutti i Sardi non residenti.

Nei circoli non siamo tutti dello stesso orientamento politico e culturale; proprio per questo abbiamo la responsabilità di cercare ciò che ci unisce e non ciò che ci divide. Perciò cerchiamo di elaborare alcuni orientamenti comuni che difendono i diritti e gli interessi legittimi dell’emigrazione in Italia e all’estero con battaglie unitarie.

Non pretendiamo di andare d’accordo con tutti, perché questo è impossibile, ma discutiamo con tutti. Lo dico anche ad Omar Onnis, perché sono sorpreso e dispiaciuto dalle sue parole, proprio per rispetto che abbiamo per tutti coloro che sono civilmente e politicamente impegnati, compresi gli indipendentisti come lui, con i quali abbiamo spesso discusso e verso i quali manteniamo un atteggiamento di totale apertura nei nostri circoli. In virtù anche dell’impegno comune che ci unisce a favore della Sardegna.

Naturalmente con i nostri meriti e i nostri errori, perché abbiamo i pregi e i difetti di tutti i Sardi: ad esempio è vero che anche nei nostri circoli si litiga troppo, e soprattutto discussioni e litigi sono spesso rotture definitive: se ci sei tu, non ci sono io.

Per fortuna questo non avviene sulla battaglia dei trasporti, nella quale siamo uniti.

Mi fa solo sorridere l’accusa che su questo tema siamo settari e autoreferendari o che dipendiamo dai partiti o dagli schieramenti politici.

Ci piace lavorare per cercare di ottenere risultati, non per il teatrino della politica o le finte baruffe mediatiche.

Unità fra di noi, unità fra Sardi, unità con chi ama la Sardegna o che ha interessi legittimi (turistici, economici, culturali: non interessi cementificatori, di sfruttamento, di sopraffazione).

I nostri appelli hanno raccolto consensi a destra e a sinistra (per parlare di schieramenti); abbiamo raccolto le firme di migliaia di amministratori locali, dove viviamo, perché spesso gli interessi degli utenti, sono gli stessi in quanto cittadini di un territorio (o di un servizio aereoportuale di quella regione).

A Roma, il 15 giugno scorso, quando si giocava la gestione Tirrenia e dei trasporti marittimi, abbiamo invitato tutti e sono intervenuti tutti: sindacalisti (la nostra manifestazione era sinergica con quella indetta dai sindacati a Cagliari) e personalità diverse, di schieramenti opposti: da Cristian Solinas a Mario Segni, da Mauro Pili a Calvisi, dal deputato PD di Torino al senatore dell’IDV della Lombardia, a quello della Lega: ci si accusa di tutto e del contrario di tutto: di autosufficienza o di essere troppo unitari e consociativi.

Noi riteniamo la continuità territoriale sarda una questione a carattere nazionale.

Noi riteniamo che la Sardegna non deve essere isolata e che il diritto a una equa mobilità sia di tutti (ovviamente in primis dei sardi, che sono stati sempre bistrattati, e fra i sardi ci siamo noi emigrati).

Naturalmente questo non può essere ottenuto solo con la “concorrenza”, perché c’è di mezzo il mare. Nella tratta Roma-Milano si può viaggiare in aereo con i 99 euro di Alitalia; ma anche in treno in sole tre ore; oppure se si ha voglia e tempo anche con l’autostrada.

Andiamo a leggere bene come si definisce in sede comunitaria il concetto di svantaggio dell’insularità.

Questo svantaggio è di tutti: i costi vanno abbattuti per tutti e naturalmente è lo Stato italiano che deve pagare per tutti le eventuali compensazioni dello svantaggio tenendo conto dei costi reali e degli interessi di tutti, compresi quelli dei vettori.

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