DURANTE LA PARTECIPAZIONE AL WORKSHOP ORGANIZZATO DALL'I.S.R.E., INTERVISTA A SILVIO CARTA, GIOVANE RICERCATORE APPASSIONATO DI CINEMA E … SARDEGNA

Silvio Carta


di Maria Adelasia Divona

Nella mia settimana nuorese ho avuto come collega, suggeritore e attento osservatore Silvio Carta. Laureatosi in filosofia a Cagliari, Silvio ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Italian Studies presso l`Università di Birmingham. Specializzato in antropologia visuale in Sardegna, scrive di cinema documentario ed etnografico nelle principali riviste internazionali ed ha preso parte al Video Workshop organizzato dai coniugi MacDougall, e al SIEFF (Sardinia International Ethnographic Film Festival), che si tiene con scadenza biennale nella capitale barbaricina. Per conto di Tottus in Pari ho realizzato un`intervista esclusiva con questo giovane ricercatore appassionato di cinema e Sardegna.

Parlando del Video Workshop Possiamo definire il Video Workshop organizzato dall`ISRE una occasione di mettersi in contatto con due tra i più importanti esperti internazionali di cinema etnografico, David e Judith MacDougall. Quali sono stati i passi fondamentali del tuo percorso professionale chi ti hanno portato a  partecipare al Workshop? Credo che siano state fondamentali in questo senso le mie prime esperienze di scrittore e critico. Occupandomi di cinema e antropologia mi era capitato di vedere Tempus de baristas, il film girato da David MacDougall nel paese di Urzulei nel lontano 1992. L`assenza di una voce fuori campo lo rendeva diverso da tanti film sulla mia terra e mi ha incuriosito. In seguito ho approfondito e mi sono immerso nei lavori di Fiorenzo Serra, Vittorio De Seta, Ignazio Figus, sui quali ho scritto e pubblicato articoli e recensioni negli ultimi anni. Era inevitabile venire a contatto con il Video Workshop e l`Istituto Regionale Etnografico della Sardegna, dato il ruolo che svolge nell`ambito dell`antropologia visuale.

Perchè acquisire abilità tecniche in filmmaking qui a Nuoro? Tutte le strade portavano a Nuoro, e mi interessava acquisire competenze che mi consentissero di espirmermi non solo con la scrittura ma anche attraverso l`uso di strumenti audiovisivi. In questo senso il Video Workshop mi ha offerto una esperienza molto formativa, non fosse che per aver girato un primo film. La video camera mi ha portato in luoghi di Nuoro che non avrei altrimenti mai visitato. Suona come una banalità, ma credo questo mio entusiasmo sia giustificato anche dall`avere discusso i miei esercizi con la video camera direttamente con David e Judith MacDougall, esperti molto noti nel  mondo anglosassone.

Tu studi e scrivi: ora ti senti un po` piu` regista? Ti ringrazio per l`ironia. L`affermazione sembra ridicola, ma direi di sì. Forse esagero, perchè stilisticamente dovrei migliorare. E poi devo vincere l`imbarazzo di chi è ancora alle prime armi. Ad ogni modo, almeno intellettualmente, mi sento forse piu` vicino allo sguardo di un filmmaker che alla scrittura algida e ben ordinata di molti scrittori di articoli accademici.

Guardando i film del “SIEFF” Il cinema etnografico indaga le condizioni di esistenza, le abitudini e i costumi di uomini e donne che vivono in culture spesso molto diverse fra loro. Pensi che i film in concorso fossero accomunati da un registro comune? Credo sia molto difficile mettere tutti i film sotto lo stesso ombrello. I film erano molto diversi tra loro, sia stilisticame che tematicamente. Il film “People I Could Have Been and Maybe Am” di Boris Gerrets, ad esempio, sospeso com`è tra finzione e realtà e girato con un i-phone, è certo molto distante dallo spirito di osservazione lenta in “Polyphonia – Albania`s Forgotten Voices” di Reinhardt e Pistrick. Non entrerò nei dettagli in modo specifico perchè penso che questa varietà di approcci in film spesso difficilmente catalogabili sia in fin dei conti un punto di forza della rassegna di Nuoro. Ogni film richiede uno sforzo d`immaginazione diverso da parte di chi guarda.

Qual è il film che ti è rimasto maggiormente impresso? Sono molti, ma forse il film che mi ha colpito maggiormente – come un mattone in faccia – è il film ceco intitolato “Katka”. Si tratta della storia dei sogni e delle speranze di una bellissima ragazza che non riesce a farla finita con la sua tossicodipendenza. La regista segue il decadimento fisico e psicologico di Katka – il nome della ragazza è anche il titolo del film – per quattordici anni. Alla proiezione non sono riuscito a non abbandonare la sala. Il film mi ha evidentemente colpito perchè non ho potuto fare a meno di associarlo alla pornografia perversa delle false lacrime, o addirittura ad uno snuff movie senza omicidio con pretesti pseudo-etnografici. Sono rientrato solo perchè volevo capire se ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe avuto il coraggio di commentare le immagini del film. Comprensibilmente, la fine del film è stata accompagnata dal silenzio. Nessun applauso, nessuna domanda. Qualcuno il giorno seguente ha suggerito di mostrarlo nelle scuole. Non lo so. Dopo aver visto il film spero solo che la mia compassione per quella ragazza sia autentica, e soprattutto che qualcuno l`aiuti. Magari dopo aver visto il film.

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Un commento

  1. Battista Saiu (Biella)

    Nel segno di continuità tra generazioni e con diverse iniziative, la Comunità dei Sardi di Biella celebra il suo 35° Anno di fondazione attraverso la scoperta-riscoperta e riproposta dell’identità di appartenenza.
    Primi protagonisti i Soci, chiamati – in questo caso – a tenere lezioni di cinema “per conoscere la Sardegna attraverso il film d’autore”, attesi con fraterna sollecitudine a Su Nuraghe, in quest’“angolo di Sardegna” ai piedi delle Alpi.
    Dalla cineteca e dagli archivi di antropologia visuale del “Museo regionale della Vita e delle Tradizioni popolari sarde” di Nuoro provengono i filmati che verranno presentati durante la dodicesima edizione di “Su Nuraghe Film”: straordinari documentari messi a disposizione dall’I.S.R.E., l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Regione Autonoma della Sardegna.
    Una collaborazione prestigiosa tra l’Isola e il Circolo Culturale Sardo di Biella che, da anni, continua e si rinnova.
    Nel rispetto della partecipazione di genere, la rassegna verrà presentata da quattro giovani conterranei, Sardi di seconda e di terza generazione, nati, cioè, fuori dall’Isola: Costanza Mura e Irene Maolu, entrambe madri di due figli, da sempre attive e presenti con l’intera famiglia nelle diverse attività dei Circolo; Gianluca Sotgiu e Giovanni Chergia, rispettivamente genitore e Coordinatore dei giovani di Su Nuraghe.
    Alcuni di loro, cresciuti in seno alla Comunità di origine, continuano a frequentare con i loro figli la grande famiglia di Su Nuraghe, partecipando, fin da quando anche loro erano bambini, alle iniziative riservate ai più piccini che, da sette lustri Su Nuraghe organizza.
    Quattro Soci, già noti e conosciuti per la loro attività in seno all’Associazione, vengono ora chiamati, nel ruolo di docenti, a tenere lezioni di cinema. Ulteriore momento dell’attività sociale formante, significativo e importante per mantenere allacciati i rapporti con la terra madre, attraverso i suoni e le immagini eccezionali messi a disposizione dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro.

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