AL LAVORO DA SESTU A DUBAI SOGNANDO MOSAICI FANTASTICI: DANIELE SPIGA EMIGRATO CHE LAVORA PER UNA MULTINAZIONALE NEL SETTORE EDILE

Dubai (Emirati Arabi)

di Antonio Mannu

«Nel mio mestiere ho fatto il classico. Finite le medie, solo un anno alle superiori. Poi, un po’ perché la scuola non mi piaceva, un po’ perché volevo dare una mano in famiglia e avevo voglia di lavorare, a 16 anni ho cominciato come manovale, come fa chiunque nel settore se non è figlio di un imprenditore». Daniele Spiga è nato a Sestu il 22 febbraio 1962. Ci incontriamo a Dubai, dove vive da oltre 7 anni. Attualmente lavora per Mapei, multinazionale italiana che produce materiali per l’edilizia. «Si inizia come manovale ed è come andare a scuola: se hai bravi insegnanti impari, se ti piace, Ti impegni e cerchi di prendere il meglio da ognuno. Ho lavorato in tutti i settori, dalla carpenteria alla finitura, poi ho scelto piastrelle, marmi e mosaici. Mi davano soddisfazione estetica ed è un settore in cui il lavoro ben fatto si vede. Poi si lavora in interni e stare al freddo non mi è mai piaciuto». L’avventura. «A ventott’anni Daniele decide di partire e va in Sudafrica. Inizialmente da solo, dopo tre mesi lo raggiungono la moglie Anna Rita e il figlio Simone. La decisione non nasce dal bisogno, in Sardegna non ha problemi di lavoro. «Un giorno a casa ho guardato mio figlio e mi sono visto vecchio. Ho avvertito la necessità di fare un’ esperienza nuova, di vedere il mondo. E ho deciso: vado via, male che vada imparo una lingua e torno». In Sudafrica Daniele e famiglia trascorrono tre anni. Arrivano nel paese quando viene rilasciato Nelson Mandela, durante la transizione dall’apartheid alla democrazia. «Fino ad allora i neri non votavano, non avevano diritti, non potevano circolare liberamente e a una certa ora dovevano tornare nei quartieri ghetto. C’è stato un referendum, votato solo dai bianchi, sulla proposta di de Klerk di chiudere questo capitolo. Naturalmente era necessario e sacrosanto. Però il cambiamento è stato accompagnato da un crescendo di violenza diffusa. Non è che prima il Paese fosse tranquillo, ma gli episodi violenti erano circoscritti alle due comunità nere principali, gli Zulu, sostenuti e usati dai bianchi, e gli Xhosa, a cui appartiene Mandela, organizzati nel partito dell’Anc. Un conflitto costruito ad arte dai bianchi: “Voi vi scannate e noi gestiamo le ricchezze”. Quando la violenza si è acutizzata e il Paese è diventato troppo pericoloso a malincuore abbiamo deciso di andar via, perché è stata comunque un’esperienza bellissima, che ci ha cambiato la vita». Daniele torna in Sardegna ma ci resta appena due mesi. «Ero cambiato, mentre lì tutto era rimasto com’era. Non riuscivo più a reinserirmi. Dovevi pregare per farti pagare, non c’ero più abituato. Mi sentivo straniero in casa». La tappa successiva è Torino, ci rimane 11 anni. «Lì un buon artigiano era apprezzato e il lavoro non mancava. Siamo stati bene. Poi la situazione è cambiata, c’è stato un flusso di edili dall’Europa dell’est che hanno abbattuto i prezzi. Qualità del lavoro in genere piuttosto bassa, ma tu chied. evi venti e loro lo facevano per cinque. Io sono abituato a migliorare, non cerco la ricchezza, non mi interessa, ma la tranquillità economica sì. Sapevo di un amico che lavorava a Dubai: l’ho chiamato e son venuto qui per cinque giorni, da solo, in avanscoperta. Ho fatto un paio di incontri, sono rientrato e poi ci siamo trasferiti tutti. Ho cominciato lavorando sulla barca di Sheikh Mohammed, il ruler di Dubai, che in realtà è una nave, credo sia ancora il panfilo più grande al mondo. Ho seguito la posa dei mosaici che arrivavano da Ravenna. Quindi ho lavorato come capo cantiere in una villa di proprietà di una sheickha. All’epoca avevo un visto turistico, ogni due mesi andavo in Oman e lo rinnovavo, all’inizio è stato così perché sono venuto per conto mio. Ho lavorato come autonomo per quasi due anni, soprattutto con architetti che volevano in cantiere una persona competente». Poi Mapei decide di aprire una fabbrica a Dubai e cerca in loco un tecnico in grado di seguire i cantieri dove si utilizzeranno i prodotti dell’azienda per fare dimostrazioni sull’uso corretto dei materiali. Daniele viene contattato, gli fanno una proposta che rifiuta. Accetta la seconda più favorevole offerta. «E meno male, perché giusto allora è esplosa la crisi, che qui ha toccato pesantemente il settore edilizio. Il lavoro ha cominciato a scarseggiare, c’era tanta gente a spasso. Ho avuto fortuna». Mapei è presente in 41 Stati. Produce utilizzando materie prime locali e pratica prezzi adeguati al mercato del Paese in cui opera Ogni fabbrica lavora autonomamente seguendo linee guida e formulazioni che arrivano dall’Italia. «Sono contento di ciò che faccio. Per uno che ha lavorato in edilizia per trent’anni avere una responsabilità tecnica è la chiusura del cerchio. E Dubai non mi dispiace. Vivo qui con mia moglie, nostro figlio ora sta a Torino: ha aperto Paninhour, una panineria artigianale. Lui ha sempre desiderato tornare in Sardegna e per un anno lo ha fatto. Poi si è reso conto che è dura. La gente è rassegnata, non ci sono prospettive per il futuro e invece di fare qualcosa ci si piange addosso. Io penso che debba cambiare la mentalità, bisognerebbe essere più propositivi, guardare avanti e soprattutto mettere la gelosia da parte. Capita di sentire: hai visto cosa ha fatto quello? E, ma l’ ha fatto perché aveva le amicizie giuste! A volte è vero, ma spesso “quello” era solo bravo e non è stato ad aspettare l’onda. L’onda la crei tu, con il tuo lavoro, perché le possibilità in Sardegna ci sono come dappertutto».

 

Questa pagina, già pubblicata sul quotidiano La Nuova Sardegna, nasce dal progetto: “Migrazioni – In viaggio verso i migranti di Sardegna”, un lavoro collettivo di ricerca sulla migrazione sarda. Durante lo sviluppo del progetto sono stati sinora visitati 11 paesi. “Migrazioni” è sostenuto dalla Fondazione Banco di Sardegna, dalla Provincia di Sassari, dalla Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi e dalla Visual E di Sassari. Al progetto è dedicato un sito web: www.deisardinelmondo.it

 

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