GIULIANO BIGLIANU BRANCA E LA GRANDE LEZIONE MORALE DA UN TRONO DI DISABILITA': LA LIRICA "CAMINENDE CUN SA RUGHE" PENETRA NELL'ESASPERATO SILENZIO CHE AVVOLGE LA SOFFERENZA

Pepe Puddu con Biglianu Branca, foto del 2000

di Cristoforo Puddu

Giuliano Biglianu Branca (Sennori, 1919 – Sorso, 2002) è stato un esemplare ed autentico profondo lirico in limba del Logudoro. Costretto su una sedia a rotelle sin dalla nascita, coltiva e rappresenta in versi tantissimi aspetti autobiografici dal forte impatto umano e religioso. Nel rielaborare la condizione di sofferenza -con lucide riflessioni sull’esistenza- matura “una sua visione cristiana del mondo e della propria condizione così da divenire maestro agli altri di comprensione e di amore al prossimo”. Tutta la poetica di Biglianu è percorsa da una particolare attenzione e viscerale amore per l’uomo; dunque, un meditato messaggio e testamento di vita, malgrado un’esistenza di dolore e solitudine, che evidenzia autenticità e immediatezza nei toccanti testi con chiare e interiori radici nella tradizione letteraria  sarda orale. Caminende cun sa rughe -titolo anche della silloge premiata e pubblicata dal premio “Romangia” 1995 (Sassari –TAS)- è la composizione che meglio rappresenta l’uomo-poeta di Sennori. Biglianu Branca, a partire dal 1978 con l’iniziale partecipazione al “Romangia” e gli stimoli del grande poeta Tonino Rubattu a rendere pubblici i suoi versi, è stata presenza attiva nell’incredibile e sorprendente laboratorio poetico sardo degli anni Ottanta e Novanta. La sua figura discreta per riservatezza offriva costante pregio e qualità poetica: significativi i suoi contributi a numerosi concorsi letterari e valida la collaborazione a giornali, riviste ed antologie. La poetica complessiva dell’opera Caminende cun sa rughe indirizza e guida verso valori autentici positivi; malgrado le forti tensioni esistenziali e di dolore c’è fede nell’umanità e nella bellezza della vita. La sua poesia assume carattere autobiografico (è intensa testimonianza della sua vita) ma allo stesso tempo celebra paesaggi, il mistero delle piccole cose, canta con affetto e fantasia vivace la vita quotidiana: la capacità di stupirsi e meravigliarsi per la vita. Spesso la poesia è anche strumento di lotta partecipe agli eventi storici, sociali e forte impegno per la valorizzazione delle specificità della cultura sarda: è sempre poesia di contenuti. Con intima voce di verità canta gli eterni sentimenti dell’uomo; cerca di penetrare nell’esasperato silenzio che avvolge la sofferenza fisica. I suoi risultati poetici sono estremamente originali e riflessivi. Analizza con lucidità la sua esperienza  con linguaggio toccante: tutto è connotato da una forte tensione spirituale e meditativa. I versi sono strazianti di verità, e ogni verso un sussulto di essenzialità. Non c’è angoscia di sconfitta, ma forza e coscienza: personale e sociale. Le sue “cantones” si nutrono dei sentimenti dell’uomo: siano essi d’amore o di dolore. In “Caminende cun sa rughe”, c’è la storia e il travaglio interiore di un poeta appassionato che osa capire l’esistenza e il quotidiano. Biglianu, dal suo trono, dalla sua sedia a rotelle è riuscito ad ampliare il nostro orizzonte umano, ad arricchirci con la sua semplicità e umanità trasmessa in versi. E’ poesia a cui bisogna guardare, dare maggiore visibilità e tanto attingervi! E’ avventura letteraria di una fede laica, di una esistenza che la malattia ha chiamato a unirsi costantemente al  Cristo sofferente in Croce: Croce cantata e presente in tutto il suo cammino. Dal suo trono di passione è stato capace di donare versi di giustizia, di fratellanza e amore. Con la sua vita di sofferenze ha costruito l’eternità; un’eternità in cui poter finalmente correre. Alla scomparsa, avvenuta nella primavera del 2002, Biglianu è stato commemorato con due orazioni civili pronunciate dai poeti Tonino Mario Rubattu e Antonio Pazzola.

 

Caminende cun sa rughe

 Camino, ispero: cant’est longu e duru

Su caminu ‘e sa vida, cun sa rughe

Subr’a palas, chirchende filu ‘e lughe

Ue lughe non b’hat, ma b’hat iscuru.

 

Non bi creschet gentile unu fiore

Ne d’amore bi cantat rusinzolu

In su caminu meu: ispinas solu

Ch’istròppian sa carre cun dolore.

 

Ruo… mi peso… e ruo. Ma intantu

Che imbreagu sigo a caminare

Cun vanas bramas de mi reposare

In calchi situ ‘e paghe, de incantu.

 

Non balet. A niunu cherzo rèndere

Connottu su chi tenzo in coro. A chie?

Ma Tue ses in rughe che a mie,

Segnore… solu Tue des cumprèndere!

 

Cantas bortas cun s’ànima sidida,

Chena forzas, istraccu de suffrire,

Mi frimmo cun su coro a Ti pedire

Cale siat s’iscopu ‘e custa vida.

 

Nàralu! Tue solu des ischire

Prite sa vida est tantu tribulada;

e nàrami proite m’est negada

sa libertade de poder currire.

 

Proite no m’has dadu forza e alas

Pro che ‘olare in altu che a bentu

E bettare lontanu mizas chentu

 Su pesu chi truncadu m’hat sas palas,

 

Liberu de affannos e piantos?

Mi risponden sos ojos Tuos tristos

Chi làgriman e nàrana chi Cistos

A suffrire in sa rughe semus tantos.

 

(IN CAMMINO CON LA CROCE. Vado avanti, spero: quanto è lungo e faticoso il cammino della vita con la croce sulle spalle, alla ricerca di uno sprazzo di luce dove luce non c’è, ma buio.

Non cresce un fiore grazioso, né vi canta usignolo innamorato lungo il mio cammino: solo spine che lacerano con dolore le carni.

Cado… mi rialzo… cado ancora. Nonostante tutto continuo a camminare come un ubriaco con la vana illusione di trovare riposo in qualche luogo di pace, di sogno.

E’ tutto inutile. A nessuno voglio far sapere quello che ho nel cuore. E a chi? Ma Tu sei nella croce come me, Signore… solo Tu puoi comprendere!

Quante volte con l’anima inaridita, senza più forze, stanco di soffrire, mi fermo a chiederti, con tutto il cuore, quale sia lo scopo di questa esistenza.

Dimmelo! Tu solo puoi sapere perché la vita è così travagliata; e dimmi perché mi è negata la libertà di poter correre.

Perché non mi hai dato forza e ali per volare in alto come il vento e gettare lontano, a cento miglia, il peso che mi ha spezzato le spalle,

libero da affanni e pianti? I Tuoi occhi tristi, pieni di lacrime, mi rispondono e mi dicono che Cristi a soffrire sulla croce siamo in tanti.)

 

2 risposte a “GIULIANO BIGLIANU BRANCA E LA GRANDE LEZIONE MORALE DA UN TRONO DI DISABILITA': LA LIRICA "CAMINENDE CUN SA RUGHE" PENETRA NELL'ESASPERATO SILENZIO CHE AVVOLGE LA SOFFERENZA”

  1. In cammino con la croce. A Vigevano ricordato nel dicembre 2003
    il poeta disabile Giuliano (o Biglianu) Branca
    a cura di Salvatore Tola
    “Il Messaggero Sardo”, marzo 2004
    Non si è voluta trascurare, nei circoli della cintura milanese, la ricorrenza nel 2003 dell’Anno europeo del disabile: l’incarico è stato assunto dal circolo “S’Emigradu” di Vigevano, e all’organizzazione ha lavorato il presidente Raimondo Cuccu con la collaborazione di Sabrina Schiesaro.
    La manifestazione, che si è svolta il 7 dicembre 2003, è stata dedicata a Giuliano (o Biglianu) Branca di Sennori, scomparso nel 2002 all’età di 83 anni, che aveva trascorso tutta la vita in una sedia a rotelle: scelto, dietro indicazione di Paolo Pulina, responsabile per la Comunicazione della FASI, perché di quella sua condizione era riuscito a dare una struggente testimonianza in una raccolta di poesie, pubblicata nel 1995 col titolo Caminende cun sa rughe.
    Di Branca è stato a chiamare in particolare Tonino Rubattu che, come poeta, organizzatore del premio di poesia “Romangia” e compaesano di Branca, lo aveva aiutato a coltivare la sua vena creativa e a rendere pubblici i versi che per lunghi anni aveva tenuto nascosti e in più di un caso distrutto, preso dallo sconforto e dalla disperazione. In questo modo egli aveva trovato, nel manifestare la sua vena creativa, non soltanto il modo di raccontare sé stesso e dire della sua vita difficile, ma anche tutta una serie di contatti e di amicizie con altri poeti che gli hanno voluto bene.
    A questo proposito è venuta la testimonianza di Cristoforo Puddu di Illorai, oggi residente in Lombardia, che per lunghi anni lo aveva frequentato, andando a fargli visita nella sua modesta abitazione: «Biglianu – ha detto tra l’altro – dal suo trono, dalla sua sedia a rotelle è riuscito ad ampliare il nostro orizzonte umano, ad arricchirci con la sua semplicità e umanità trasmessa in versi».
    La serata di Vigevano ha avuto così intensi momenti di commozione, e in particolare alla lettura che è stata fatta dei versi del poeta scomparso.

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