IL DIARIO DI UNA MAESTRINA DEL 1957: MARIA GIACOBBE, L'INSEGNANTE CHE (PER FORTUNA) NON VA IN VACANZA

 

la scrittrice nuorese Maria Giacobbe vive in Danimarca

 
di Rosella Canudu

Parlare di maestre, scuola e diari in un periodo di vacanze a qualcuno potrebbe sembrare inopportuno ma dato che per leggere un buon libro questo è forse il periodo migliore,  Il Diario di una maestrina, vincitore del premio Viareggio nel 1957, riuscirà sicuramente a soddisfare la curiosità sia di qualche studente annoiato sia di qualche di qualche turista interessato che visitando la Sardegna voglia approfondire i suoi interessi per la storia e la cultura sarda. La maestrina in questione è Maria Giacobbe, nata a Nuoro nel 1928 e residente in Danimarca dal 1957. Il libro, circa duecento pagine da leggere tutte d’un fiato, racconta con uno stile chiaro ed efficace la realtà scolastica, e non solo, di alcuni paesi del Nuorese in cui la scrittrice si trovò ad insegnare negli anni tra il 1956-57. Si tratta di vere e proprie testimonianze che raccontano una realtà fatta di povertà e disagio, voglia di cambiamento ma anche di un forte attaccamento al passato. I protagonisti del libro sono gli alunni, piccoli grandi uomini e donne che fanno fatica a frequentare la scuola e a lavorare contemporaneamente, Maria Giacobbe li descrive nelle sue pagine non come un semplice cronista, fotografo o visitatore esterno ma con lei stessa immersa in quella realtà. Il punto di vista della maestra infatti, privilegiato, autentico e privo di doppi fini nel raccontare, porta alla luce i disagi e i drammi delle famiglie dei piccoli studenti che insieme alla spontaneità tipica dei bambini permettono alla scrittrice di trattare fenomeni come il banditismo, il fascismo, l’ emigrazione, la fame e  la guerra con disarmante semplicità. Il libro offre pagine interessanti di cultura sarda con le descrizioni di usi e consuetudini diffuse in quei paesi, ad esempio molte famiglie avevano l’ abitudine di mandare le bambine al servizio di famiglie benestanti in cambio soltanto di qualche pasto caldo, di questo le bambine di Fonni che praticavano  s’ aggiudu, erano molto fiere e la maestra lo vede come il suo antagonista principale per il tempo sottratto alle lezioni scolastiche, altri bambini venivano presi in giro solo perché dormivano in un letto, come le femmine, altri ancora hanno come unico desiderio quello di far aumentare il gregge di pecore al proprio padre. La maggior parte come afferma la scrittrice all’ interno della scuola scoprono che esiste un altro mondo e “forse per la prima volta, sentono di far parte di una società civile nella quale gli uomini si distinguono dalle bestie non solo perché un po’ meglio si sanno difendere dalle intemperie ma soprattutto per la capacità di capire e di esprimere l’ essenza delle cose”. Ora in questi paesi molto è cambiato, altri bambini frequentano le stesse aule scolastiche, non sono più scalzi ma vestono scarpe firmate, utilizzano l’ informatica e vedono molta televisione, molti di loro hanno nonni e bisnonni che hanno conosciuto la realtà descritta da Maria Giacobbe e anche se a qualcuno ricordare quegli anni potrebbe far male, altri sono pronti a raccontare, ed è per questo che gli alunni di oggi insieme ai giochi tecnologici dovrebbero aggiornare quel bagaglio di cultura che aspetta solo di venire alla luce.  Le pagine del Diario di una maestrina offrono molti suggerimenti per approfondimenti sulla realtà sarda anche a chi è lontano dai banchi di scuola e che magari in questi giorni si ritrova a fotografare i murales di Orgosolo, ad ammirare le montagne di Fonni o a passeggiare tra gli scorci di Oliena, rileggere quelle pagine in quegli stessi luoghi arricchirà ancora di più la piacevole vacanza di uno spaccato di storia e cultura Sarda insolita e curiosa. A tutti dunque studenti e non, una buona vacanza ma soprattutto una buona lettura.

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