"SARDI D'ARGENTINA" IL LIBRO DI MARGARET CADDEO: L'INCONTRO TRA L'AUTRICE E GLI EMIGRATI CHE HANNO RACCONTATO LE LORO VICISSITUDINI


di Laura Conte

Il libro è il frutto dell’incontro tra l’autrice, Margaret Caddeo, e uomini e donne d’Argentina che hanno raccontato la loro storia di emigrati dalla Sardegna verso la nazione straniera più italiana nel mondo. I loro racconti, raccolti nell’ambito di una inchiesta svolta in Argentina dall’autrice, intensi e carichi di pathos, descrivono la loro storia personale, il proprio essere allo stesso tempo sardi e argentini, in uno scambio che unisce due terre lontane geograficamente e vicine culturalmente.

Prima, seconda e terza generazione: padri, figli e nipoti, sardi che hanno lasciato, fra l’800 e il ’900, la loro lontana isola, aprono i propri ricordi, con sofferenza o entusiasmo, ricordando lunghissimi viaggi e appassionanti biografie per iniziare una nuova vita in America Latina. Costruttori di famiglie e aziende, coraggiosi sindacalisti desaparecidos nella dittatura sanguinaria. Le molte generazioni di sardi d’Argentina hanno conservato nel loro cuore la realtà e il mito della vita passata nell’isola antica.

‘Scrisse Raffaele La Capria che un’identità forte è una finestra sul mondo, capace di includere in sé anche le altre. Se è debole, invece, si limita a glorificare se stessa, rinchiudendosi nei confini del localismo. Il presente lavoro sui sardi d’Argentina fa parte di un progetto ben più ambio che intende raggiungere le più diverse realtà sarde, portarle agli isolani perché possa essere conosciuta la Sardegna dentro i continenti della Terra’ spiega l’autrice, la quale da anni nell’ambito dell’attività giornalistica esplora la dimensione umana attraverso specifiche inchieste in Sardegna e in altre parti del mondo. Il libro Sardi d’Argentina è edito da AM&D.

Estratto: «“Non sono mai riuscita a rimuovere dalla memoria i muri vuoti, il giorno prima della partenza, fu terribile, non volevo partire ma babbo ci disse ‘o tutti o nessuno’. Fu uno sradicamento, un dolore che ancora il pensiero mi riporta”(…) Era febbraio, l’inverno di quell’anno è considerato uno dei più duri del Novecento, un’ondata di freddo e neve interessò l’Europa, l’Italia, la Sardegna. Giovanni, Pietruccia, Vincenza, Angela e Vittorio salirono in un treno diretto a Sassari, dove gli consegnarono i biglietti del lungo viaggio e un cestino con qualcosa da mangiare. A Sassari il secondo treno li portò a Olbia, si imbarcarono subito, il piroscafo partì puntuale diretto a Civitavecchia, da questa città un treno li portò a Genova. “Aspettammo l’imbarco quattro giorni. Ci fecero sistemare in un caseggiato che sembrava un ospedale con anditi pieni di letti e gente, avevamo il morale annullato e vederci così fu pietoso. Sembravamo di quelli trasportati in tempo di guerra. Mio Dio come lo vorrei dimenticare”.»

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