ISMAE DACHAN: "NON VOGLIAMO NESSUN AIUTO ARMATO DELL'OCCIDENTE". LA RESISTENZA SIRIANA IN SARDEGNA

la siriana Ismae Dachan

di Claudia Sarritzu

La guerra in Siria scoppia il 15 marzo 2011 “Abbiamo il terrore di abituarci ai morti quotidiani, paura di non provare più tristezza, di non scandalizzarci più, a oggi sono morti 25 mila siriani di cui due mila donne e due mila bambini”. Inizia con queste parole la chiacchierata con Ismae Dachan, giornalista precaria, scrittrice, attivista per i diritti umani, impegnata nella resistenza siriana.

La Siria, agli occhi dei paesi occidentali sembrava un Paese tranquillo, con una dittatura poco oppressiva, avranno aiutato a distorcere questa nostra visione anche le abitudini e i costumi occidentali di Assad e consorte? La Siria confina con tanti paesi già in guerra o che avevano partecipato alla primavera araba. Nella storia non si era mai parlato di profughi siriani, eravamo noi che accoglievamo gli altri popoli. Poi le notizie degli altri stati in rivolta ci hanno dato coraggio, già negli anni “80 con Assad padre erano morte 40mila persone in meno di venti giorni, durante una rivolta per rovesciare la dittatura, anche se i libri di storia non lo raccontano, questa volta il popolo ha deciso di andare fino in fondo. Tutto è scaturito da una scritta su un muro di una scuola, dei bambini dell’elementari, influenzati da ciò che vedevano nei telegiornali scrivono, “Vogliamo la caduta del regime”, quei bambini non sono mai tornati a casa, verranno torturati e fatti sparire, le tribù insorsero per riavere i piccoli indietro e in quel momento l’equilibro già instabile del Paese crollò. La dittatura di Assad è capace anche di questo, nonostante i due coniugi siano così europei nei costumi, nonostante abbiano studiato in Inghilterra e per anni abbiano goduto della democrazia.
È vero che la primavera araba è stata finanziata da altri paesi? La primavera araba può apparire un evento straordinario per chi in occidente credeva fossimo paesi in pace, per chi era convinto non fossimo pronti o non amassimo la libertà. Noi guardiamo a voi ragazzi europei come a un modello a cui aspirare, noi vorremmo la vostra libertà. La reazione a catena non è stata casuale, l’oppressione l’hanno subita tutte le famiglie, i nuovi mezzi di comunicazione e internet ci hanno aiutati molto. Mentre chi finanzia, ma in questo caso il regime, sono Iran, Cina e Russia che forniscono ad Assad le armi, se no sarebbe già caduto.
Vorreste un aiuto armato da parte dell’occidente? Quando la mattina attraverso i telegiornali stranieri veniamo a conoscenza di un’altra strage di innocenti, sì. Poi però capiamo che sarebbe un’altra guerra fredda e non vogliamo questo. La Siria è un Paese centro di interessi economici per tutto il pianeta, se si spezza definitivamente qualcosa qui, cambia l’assetto politico economico mondiale. E poi abbiamo vissuto la guerra in Iraq come stato confinante. Sappiamo cosa significano i bombardamenti. La risposta quindi non è netta ma razionalmente posso dire che preferiamo di no.

In questo momento entra in scena un’altra giovane coraggiosa, protagonista di un’altra esperienza di lotta per la libertà, oggi deputata e impegnata nell’assemblea costituente tunisina, l’avvocatessa Imem Ben Mohamed. Ne approfitto per chiederle se la voce che su internet girava, dove veniva affermato il pericolo che nella stesura della Costituzione le donne stessero perdendo diritti fosse vera. Sorride e mi rassicura così, “Il 30% è donna, se fosse così saremmo noi stesse a privarci dei diritti. In verità è stato un equivoco dovuto a una traduzione errata di una bozza di un articolo scritto in due versioni e ancora in esame. Si tratta di una legge che tutela la partecipazione della donna, e che questa sua partecipazione nella vita politica ed economica sia complementare alla vita familiare. In tutto il mondo la donna non vuole scegliere fra carriera o famiglia ma deve essere messa nelle condizioni di poter vivere entrambe le esperienze. All’interno della stessa assemblea costituente stiamo chiedendo l’apertura di un asilo nido, sa a volte entriamo alle nove del mattino e usciamo alle 2 di notte, abbiamo bisogno di vedere i nostri figli.”

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