CINQUE CERCHI ALLA TESTA: DALL'OSSERVATORIO PERSONALE DEL MIO DIVANO, UNO SGUARDO SEMISERIO ALLE OLIMPIADI DI LONDRA (SECONDA PARTE)

Tania Cagnotto ha fatto il suo primo tuffo nel mare di Sardegna

di Massimiliano Perlato

 

Dopo gli Atleti di Cristo, si è fatta ormai strada nel mondo dello sport anche la casta degli Atleti Antipatici. Che poi deve essere il soggettivo effetto dell’età e della soglia del dolore del pubblico degli appassionati. Una volta tutti gli atleti erano simpatici di default. Oggi no. Federica Pellegrini (1 oro olimpico, 4 mondiali, 1 primato mondiale tuttora vigente) è un grande talento di una disciplina in cui dominano altre scuole. Quindi un talento che vale doppio, forse triplo, e chissà quando ce ne ricapiterà un altro uguale. Eppure, lo sappiamo, è antipatica. Pippo Magnini (2 volte campione mondiale nei 100 metri stile libero, no, voglio dire, il Bolt della piscina) è forte, bello, spaccone, guarda in camera mentre parla, è un aspirante divo tv e per di più si è fidanzato con la campionessa antipatica fregandola a un altro antipatico, quindi è iper-antipatico. Se gli antipatici vincono, diventano temporaneamente simpatici (tecnicamente: simpatici con riserva). Se perdono, restano antipatici con l’onore delle armi. Se perdono, diventano molto ma molto antipatici. Per esempio, Pippo oggi è l’Antipatia fatta atleta: canna tutte le gare, eppure fa il mazzo ai compagni, fa il mazzo all’allenatore, fa il mazzo ai dirigenti, fa il mazzo a Twitter. Risultato: un enorme (bip) gli si è formato sopra la testa tipo nuvoletta fantozziana. Se l’Atleta Antipatico si impegna, diventa antipaticissimo honoris causa. Poi, rimanendo al nuoto, esiste anche la Squadra Antipatica. Oltre ai due Antipatici titolari, sono spuntati gli Aspiranti Antipatici, i Piagnucolosi, gli Incazzati e – categoria non meno irritante – i “Per Me E’ Già Tanto Essere Qui”, quella categoria di atleti che si qualificano per le Olimpiadi e poi, a coronamento di quattro anni di duri allenamenti, fanno penare. La squadra italiana di nuoto sarebbe da mandare in miniera senza distinzione alcuna e meno male che il nuoto è finito così non mi tocca vedere più alcun nuotatore italiano sottoporsi a interviste che fanno accapponare la pelle. C’è poi l’Antipatica A Sorpresa. La Errani, per dire. Un tipetto tosto, alta la metà delle varie Ova del tennis, che inizia a vincere, arriva in due finali al Roland Garros perdendo il singolare e vincendo il doppio, eccetera eccetera. Dovrebbe essere simpaticissima, e invece è Antipatica. Ogni volta che apre bocca le scappa qualcosa di antipatico. Ha fatto tra l’altro un’Olimpiade antipatica. In singolare ha fatto schifo, mentre in doppio ha fatto peggio. Contro le Williams, sembrava una giocatrice di circolo. E’ uscita in lacrime, senza risultare per questo minimamente più simpatica. In questa sarabanda di Atleti Antipatici che non hanno cavato un ragno dal buco, allora lasciatemi innalzare un peana a Valentina Vezzali, l’Antipatica per eccellenza “Ringrazio tutti, ringrazio in particolare Gianni Letta per la telefonata” che almeno vince, vince di brutto, fa la fenomena anche per prendersi un bronzo nel giorno in cui le giovani eredi la superano, vince la gara a squadra prendendosi il sesto oro alle Olimpiadi (più un argento e due bronzi) e ci regala per la quarta Olimpiade di fila un buonissimo motivo per sopportarla anche se è antipatica.

Onori. Prendersi le ferie durante le Olimpiadi comporta dei rischi sanitari. Oggi non c’è stata tregua e il divano mi guarda e mi scongiura: andate via, tu e il tuo sedere. Povero divano, non gli ho dato un attimo di pausa. Del resto che fosse una giornata particolare si era capito subito: accendi la tv e parte il triathlon femminile, due ore di gara e arrivo al fotofinish, una bellezza. Poi è stato un crescendo. Il giorno di Phelps (22ma medaglia olimpica, di cui 18 d’oro: in patria lo chiamano il Magnini di Baltimora), nel giorno della Dibaba (terzo oro olimpico, nei 10mila corre l’ultimo km in 2′ 45″), nel giorno di Aldo Montano (quarta medaglia in tre Olimpiadi, nonostante la peggior pettinatura all time). Onore a Serena Williams, leggerissimamente più in forma di tutte le altre messe assieme. Onore agli inglesi che oggi hanno preso due o trecento ori, non si è capito bene (tre in 45 minuti nell’atletica nonostante la presenza di Tutankameron). E onore a Jessica Rossi un’altra di quelle adorabili persone che ci regalano emozioni e poi scompariranno per un quadriennio – a vent’anni ha fatto una roba tipo Bob Beamon a Maxico ’68, un salto da record destinato a durare chissà quanto. 99 piattelli su 100 (ha sbagliato il 92esimo, era arrivata a 91/91) vuol dire fare un sacco di record e stupire il mondo, tutto in un pomeriggio. Nel tiro a 20 anni sei ancora junior, e in effetti che tutto questo sia successo a un’atleta così giovane è ancora più stupefacente del 99/100. Jessica Rossi è di Crevalcore, Emilia. Questa cosa del terremoto ha reso la sua impresa ancora più bella. I genitori di Jessica sono rientrati in casa da poco. Chissà cosa vuol dire preparare un’Olimpiade con un pensiero così.

Tania Cagnotto. Una medaglia olimpica a Tania Cagnotto sarebbe stato il giusto e doveroso riconoscimento a un’atleta seria. In tempi di magninismo e di pellegrinismo, serviva – proprio per tracciare una riga, o dare una pennellata con l’evidenziatore – un premio al cagnottismo. Cioè a quel modo un po’ all’antica di essere campioni. Perchè ci sono quelli – campioni pure loro eh?, e forse anche di più – che inseguono i taccuini, che ammiccano ai paparazzi, che sbavano per un reality, che amano i riflettori, e ci sono anche quelli come Tania Cagnotto, che la vedi solo ogni tanto in diretta tv mentre saltella in costume da bagno su un trampolino e poi entra dritta in acqua cercando di alzare pochi schizzi. Una medaglia a Tania Cagnotto sarebbe stato il suggello di una carriera vissuta da figlia d’arte in una specialità dove altre scuole calano il carico e tu invece fatichi anche solo a trovare una piscina. Una disciplina affascinante che richiede un’applicazione mostruosa di muscoli e di nervi e anche di coraggio, perché falli tu tutti quei tuffi a testa in giù. Oggi a pochi minuti di distanza c’erano tennisti che prendevano la medaglia nella ridicola non-specialità del doppio misto e c’era Tania Cagnotto (e ci metterei anche Busnari del cavallo con maniglie, quarto pure lui) che la perdeva per 20 centesimi nei tuffi dal trampolino, una specialità, questa sì, una specialità che ti annulla la vita in allenamento all’inseguimento di un obiettivo – la medaglia olimpica – e lontano da ogni clamore. E ora cosa farà Tania Cagnotto? Darà retta alla delusione e dirà basta? Io spero di no, sennò il bell’esempio chi lo dà?

Valeria Straneo. All’ora di pranzo ero rimasto avvinto dallo spettacolo della maratona femminile. O meglio, dallo spettacolo di una donna italiana che fino a un anno fa era un’atleta poco più che amatoriale e oggi era alle Olimpiadi in mondovisione a tirare il gruppo fino al passaggio alla mezza e poi, in 2 ore e 25 minuti, è arrivata ottava. La storia di Valeria Straneo è – excusez-moi – strana. Una podista di ottimo livello che si laurea in lingue, lavora in un asilo nido, si sposa, fa due figli, si ammala seriamente (sferocitosi, grossi guai al sangue e alla milza) e poi, una volta sistemate le cose, tra i 34 e i 35 anni torna all’attività e inanella una serie di tempi spaventosi che costringono (è la parola giusta) la Federazione a convocarla per le Olimpiadi. Una storia strana che ha destato anche qualche sospetto, perché purtroppo lo sport ce ne racconta di cotte e di crude ogni giorno e quindi, tra stupore e invidia, ci si chiede come diavolo faccia una semisconosciuta a esplodere in questo modo da vecchia. E invece sembra proprio tutto in regola: passione, talento, voglia feroce, palle. E un sogno impossibile da inseguire. Impossibile fino a un certo punto. Perchè poi diventa possibile e un bel giorno te lo ritrovi tra le mani.

Oscar Pistorius. Valeria Straneo e Oscar Pistorius oggi, se ci pensiamo bene, hanno vissuto la stessa stravolgente sensazione. Pistorius, dopo anni di polemiche e di perizie e controperizie, andrebbe ormai giudicato qualcosa di diverso da un quattrocentista metà uomo e metà protesi. E’ un ragazzo senza gambe che da piccolo ha cominciato a sognare le Olimpiadi, l’obiettivo più impossibile che potesse porsi, e che nel 2012 a Londra le ha corse davvero. Non è un disabile, non è un paralimpico. E’ un esempio.

Alex Schwazer. Tutto d’un pezzo fino all’ultimo, anche nell’immane puttanata che gli chiude la carriera. No, non si è messo a cadere dal pero, a dire che è incredibile, che è un complotto, che tutto si chiarirà, che bisogna aspettare le controanalisi bla bla bla. Ha detto: “Ho sbagliato, ho fatto tutto da solo, volevo vincere le Olimpiadi”. Tre concetti chiari, una confessione sincera, che quasi ammanta di una certa nobiltà un gesto grave e assurdo, doparsi, proprio lui, l’uomo di Pechino, l’uomo delle grandi distanze, il crucco che canta l’inno, il fidanzato della fidanzata d’Italia (un centesimo dei servizi fotografici Pellegrini/Marin/Magnini).  E’ stato un debole nel momento topico del quadriennio, quando si tirano le somme della preparazione e si va a difendere una medaglia d’oro. E allora se non vai, o se ti sembra di non andare, o se hai paura di non andare come vorresti, cadi nella tentazione. Cos’è qualche fiala di fronte all’eternità? Già, cos’è?

 

2 risposte a “CINQUE CERCHI ALLA TESTA: DALL'OSSERVATORIO PERSONALE DEL MIO DIVANO, UNO SGUARDO SEMISERIO ALLE OLIMPIADI DI LONDRA (SECONDA PARTE)”

  1. Bello, tutto bene ma il crucco non ce la racconta tutta quando dice che ha fatto tutto da solo caro Massimiliano

  2. Caro Max, al contrario di quello che è successo a te, io nel paesino alle falde dell’Etna (Sant’Alfio, di cui era originario mio suocero) dove trascorro le vacanze non ho visto neanche una immagine televisiva delle Olimpiadi di Londra: ho seguito solo i titoli nei siti Internet dei maggiori quotidiani. Ti ringrazio perciò di tutte le notizie che hai dato nei tuoi due pezzi e dei commenti simpaticamente ironici (e condivisibili): adesso le Olimpiadi non hanno più segreti neanche per me. Aggiungo solo una postilla. Valentina Vezzali si è confermata campionessa della scherma ma anche appartenente a una categoria di persone che per me non sono solo Antipatiche ma, se si potesse dire, Super Antipaticissime. Quella che si sarebbe fatta volentieri “toccare” dall’allora premier Berlusconi, adesso (apprendo da te) si è sentita onorata dalla telefonata di Gianni Letta. Abbiamo capito: a lei piacciono massimamente, oltre la scherma, anche le schermaglie (non solo quelle amorose, e ci mancherebbe!) ma anche – se possibile – quelle dialettiche di una delle due Aule parlamentari. Aspettiamo un po’ di mesi per capire se la nostra schermitrice vedrà accolta la sua proposta, avanzata – presumo – con stile olimpico, direi in punta di fioretto. A pensar male… il detto lo ha inventato il Sempiterno Andreotti, il quale dopo aver commesso il “peccatuccio” si sarà rimesso la coscienza a posto con qualche “fioretto”. Anche noi faremo ammenda su “Tottus in Pari” se l’eletta schermitrice non sarà candidata-eletta. Però se si impegna Gianni Letta…

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