AUSTRALIA, TERRA PROMESSA ANCHE PER I GIOVANI SARDI: UN PAESE DALLE GRANDISSIME OPPORTUNITA' CHE FAVORISCE L'ARRIVO DI PERSONALE QUALIFICATO

a sinistra, Adriano Tedde

di Pier Giorgio Pinna – Nuova Sardegna

Volare verso incredibili mondi lungo le strade della nuova emigrazione. Magari seguendo il tam-tam «Sardegna chiama Australia», tra echi magici e irresistibili che rimbalzano sul web. È l’ultima frontiera, quasi un must per la generazione sotto i 30 anni. Sì, perché oggi tante speranze possono diventare realtà: da Sydney a Merlbourne, da Adelaide a Canberra. Per i giovani dell’isola si aprono così opportunità inedite: lavori fuori dall’ordinario che danno reddito elevato e alternative. «Tutte chance concrete, basate sull’industria primaria, come lo sfruttamento dei minerali e del petrolio», spiega Adriano Tedde, sassarese dal 2004 nella carriera diplomatica e da qualche mese console d’Italia per la Western Australia, la parte più occidentale dello sterminato continente. Non è oro tutto ciò che luccica, naturalmente, neppure da queste parti. Ma una cosa non va dimenticata. Qui l’oro c’è realmente. Con tanto di filoni, miniere, giacimenti. E proprio l’oro è divenuto il simbolo di una terra contrassegnata da una crescita impetuosa, il 6-7% annuo, tra le più tumultuose, rapide, incalzanti del pianeta. Adriano Tedde, 36 anni, è da 4 in Australia. «Sono stato prima all’ambasciata d’Italia a Canberra e oggi opero nell’area dove si trova il 60% dei minerali di un continente vasto oltre 7 milioni e mezzo km quadrati, 25 volte l’Italia», spiega il diplomatico. «Come mai ho scelto proprio l’Australia? Beh, ho indicato quest’opzione tra una lista di possibilità che mi da dato il ministero e devo dire che alla fine è andata davvero bene» chiarisce. A Perth, città di un milione e 500mila abitanti che costituisce una delle realtà maggiormente urbanizzate del Paese, il console si occupa di tutte le pratiche amministrative, come fanno nelle altre parti del continente i suoi colleghi italiani, una rete composta da una decina di diplomatici, oltre agli impiegati e i funzionari. «Un versante di attività riguarda anagrafe, atti notarili, visti e documenti per i cittadini e per gli stranieri che hanno relazioni con l’Italia – dice – Un altro interessa invece i rapporti culturali e politici con le istituzioni locali». In questo Paese (ha meno di 22 milioni di abitanti ma presto con le sole nascite arriverà a 25) vive all’incirca un milione di persone d’origine italiana, 130mila che conservano la cittadinanza. «Parecchi sono arrivati a fine Ottocento per la corsa all’oro – informa il console – Tanti altri negli anni Venti e Trenta del Novecento: soprattutto veneti e toscani. Poi c’è stata una ondata nel secondo dopoguerra, sino a giungere all’immigrazione di oggi che vede in campo ragazzi e ragazze». Impossibile quantificare con esattezza il numero preciso dei sardi, che sono comunque parecchie decine di migliaia, la gran parte sbarcata negli anni Cinquanta-Sessanta. Ne sono una riprova i circoli fondati dagli emigrati, ancora importanti riferimenti per chi parte dall’isola. A ogni modo, i contatti tra la Sardegna e questa terra, che confina solo col mare ma per i geografi è così estesa da non poter essere definita un’isola, affondano le radici in storie tutt’altro che recenti. Testimoniate da gemellaggi, ricerche scientifiche incrociate, scambi di conoscenze, studi condotti con logiche di partenariato. Oggi le autorità australiane, quasi uniche al mondo insieme con quelle del Canada, incentivano fortemente l’immigrazione qualificata. Per una frontiera aperta sempre più verso il resto del globo è uno degli svariati aspetti che stupiscono gli abitanti del Vecchio Continente. Ma non è che uno dei numerosi fattori di stupore e meraviglia. Questo, per esempio è uno Stato dove le donne sono protagoniste: tanto che in primo piano nella politica non c’é solo – per tradizione – la regina d’Inghilterra, ma anche le attuali premier e governatore generale. Una monarchia più democratica di svariate repubbliche disseminate in altri punti del globo. Altrettanto protagonisti i giovani, spesso coppie sotto i 28 anni con già 3-4 figli. «In Australia tutto è regolamentato con precisione millimetrica: nella vasta area metropolitana di Perth i 2 milioni e 200mila abitanti non bastano per garantire la crescita e quindi si corre ai ripari: si cercano soprattutto ingegneri, saldatori e altri tecnici, professionisti nel settore estrattivo, ma c’è spazio per laureati in materie umanistiche – spiega il console – Ecco, io credo che molti ragazzi sardi farebbero bene a volare sin laggiù superando il problema della distanza». Il viaggio richiede almeno 24 ore. Ma la fuga di cervelli che neppure i Master and Back e altre formule per il rientro al lavoro in Sardegna hanno potuto arrestare, accompagnata da una disoccupazione giovanile nell’isola ormai a livelli impressionanti, potrebbe spingere molti ragazzi al gran passo, sulla scia tracciata dai loro compagni che hanno già lasciato i loro centri d’origine da qualche anno per trasferirsi in Australia. «Prima di fare scelte impegnative, però, consiglierei a chi ha meno di 30 anni di chiedere un visto vacanza-lavoro di 6 mesi, rinnovabile sino a 12, per attività che non superino l’impegno di 20 ore alla settimana», aggiunge Adriano Tedde. Ma quali requisiti dovranno avere gli aspiranti? E quali sono le altre condizioni generali? La risposta, ancora una volta, la dà il diplomatico sardo: «Intanto è richiesta un’ottima conoscenza della lingua inglese. In secondo luogo, prima del viaggio, è preferibile prendere contatti – anche su internet – con le società e con le istituzioni che offrono lavoro. Sarà poi preferibile rivolgersi in via preliminare all’ambasciata australiana a Roma o al consolato generale a Milano». Per una frontiera aperta sempre più verso il resto del globo è uno degli svariati aspetti che stupiscono gli abitanti del Vecchio Continente. Ma non è che uno dei numerosi fattori di stupore e meraviglia. Questo, per esempio è uno Stato dove le donne sono protagoniste: tanto che in primo piano nella politica non c’é solo – per tradizione – la regina d’Inghilterra, ma anche le attuali premier e governatore generale. Una monarchia più democratica di svariate repubbliche disseminate in altri punti del globo. Altrettanto protagonisti i giovani, spesso coppie sotto i 28 anni con già 3-4 figli. «In Australia tutto è regolamentato con precisione millimetrica: nella vasta area metropolitana di Perth i 2 milioni e 200mila abitanti non bastano per garantire la crescita e quindi si corre ai ripari: si cercano soprattutto ingegneri, saldatori e altri tecnici, professionisti nel settore estrattivo, ma c’è spazio per laureati in materie umanistiche – spiega il console – Ecco, io credo che molti ragazzi sardi farebbero bene a volare sin laggiù superando il problema della distanza». Il viaggio richiede almeno 24 ore. Ma la fuga di cervelli che neppure i Master and Back e altre formule per il rientro al lavoro in Sardegna hanno potuto arrestare, accompagnata da una disoccupazione giovanile nell’isola ormai a livelli impressionanti, potrebbe spingere molti ragazzi al gran passo, sulla scia tracciata dai loro compagni che hanno già lasciato i loro centri d’origine da qualche anno per trasferirsi in Australia. «Prima di fare scelte impegnative, però, consiglierei a chi ha meno di 30 anni di chiedere un visto vacanza-lavoro di 6 mesi, rinnovabile sino a 12, per attività che non superino l’impegno di 20 ore alla settimana», aggiunge Adriano Tedde. Ma quali requisiti dovranno avere gli aspiranti? E quali sono le altre condizioni generali? La risposta, ancora una volta, la dà il diplomatico sardo: «Intanto è richiesta un’ottima conoscenza della lingua inglese. In secondo luogo, prima del viaggio, è preferibile prendere contatti – anche su internet – con le società e con le istituzioni che offrono lavoro. Sarà poi preferibile rivolgersi in via preliminare all’ambasciata australiana a Roma o al consolato generale a Milano». Nel caso dell’isola, in questi decenni, non sono mancati i precedenti di gruppi o singoli che hanno scelto l’avventura verso l’Est estremo. Frequenti i legami tra le università sarde, le facoltà e i centri di ricerca australia
ni in campo medico, agrario, geologico. Di recente specialisti sono arrivati da Sydney per una missione di mutuo soccorso nell’allevamento: diminuire i mangimi del bestiame e dare più erba naturale alle pecore. Altri hanno fatto il volo inverso dando vita in Australia ad aziende biologiche, bar, ristoranti, catene per la gastronomia. Adesso c’è però un’accelerazione. Testimoniata non solo dal grande successo della birra Ichnusa, che nel Paese pare sia una delle più diffuse e gradite da autoctoni e immigrati. Infatti, almeno dal biennio 2009-2010, sono decine i giovani sardi che fanno rotta verso la terra dei canguri. Dove, si sa, vivono animali tra i più velenosi al mondo ed esistono situazioni da frontiera impensabili in Europa. Ma la gran parte di queste emergenze, vere o presunte, non tocca i contesti urbanizzati dove risiede l’80% della popolazione. «E non esistono neppure rischi di altro genere, dato che la criminalità come la conosciamo noi è pari a zero», afferma il console sassarese a Perth. «Certo, inondazioni e incendi sono possibili, ma non frequenti, e a volte le temperature si rivelano molto elevate», aggiunge. «Insomma i vantaggi non mancano: un paragone che dà bene l’idea sono gli Stati Uniti di sessant’anni fa – dice ancora Tedde – Alcune categorie provenienti dall’Italia con buoni profili specialistici possono arrivare a guadagnare 80-90 mila dollari australiani all’anno». «Ma l’aspetto più affascinante è la dimensione del futuro: un giovane può vederla a occhio nudo, con una prospettiva da mondo nuovo dove il multiculturalismo è già diventato realtà», è la sua conclusione.

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