UN "CINGUETTIO" GLOBALE PER ROSSELLA URRU E' PARTITO DALLA CLASSE POLITICA DELLA REGIONE LOMBARDIA CHE SI E' MOBILITATA PER LA SUA LIBERAZIONE


di Sergio Portas

Che Stefano Maullu avesse fiuto politico non è da mettere in discussione, diversamente non sarebbe arrivato a due legislature in Regione Lombardia e all’assessorato che occupava fino ieri, posto prestigioso che ha lasciato per la presidenza della Tem (Tangenziali esterne milanesi). Al “Corriere della Sera” dice che “il doppio incarico è un’opportunità”, per quanto riguarda il doppio stipendio considerando che le dimissioni gli devono essere costate qualche cosa come 60.000 euro, non fa una piega: a doppio lavoro doppio stipendio. Comunque sia, stante che un consigliere regionale supera i diecimila mensili, tanto di cappello per il tempismo che ha mostrato nell’abbandonare la barca piena di buchi della giunta Formigoni che, tra scandali nella sanità lombarda, assessori incriminati e incarcerati, regali e vacanze da parte di faccendieri ora nelle patrie galere, prese di posizione di cardinali vicini a Comunione e Liberazione, non si sa davvero come faccia ancora a galleggiare su questo mare di mala politica. Maullu al “Corriere” dice (bontà sua) che il suo partito deve cambiare. Nel frattempo, ed è di questo che vogliamo scrivervi, mette su un’iniziativa per ricordare al mondo di Twitter ( insieme a Facebook il social-network che conta centinaia di milioni di iscritti)   e quindi a tutto il globo terraqueo, che di Rossella Urru non ci si deve dimenticare, mai. Sarà che i suoi vengono da Asuni, il papà, e la mamma è di Ruinas, due passi da Samugheo, dove è nata Rossella, sarà che anche se nato a Milano, col cognome che si ritrova, non può proprio dimenticarsi della Sardegna, diamogli atto comunque che spendere un poco del suo potere per questa causa è una cosa che gli rende onore. E fa piacere ai sardi milanesi che accorrono a riempire il teatro Puccini dove l’evento si svolge. In diretta con la rete di Twitter il sindaco di Samugheo Antonello DeMelas e il dottor Ricca-Rosellini ( lui lo vediamo anche tramite web-cam: per i non addetti una microcamera televisiva che trasmette sulla rete di internet). In sala è presente un sociologo dell’università Cattolica di Milano, Marco Lombardi, studioso di ogni forma di terrorismo, che è stato da poco a Kabul con Stefano per promuovere un programma che prevede di distribuire cibo a quelle famiglie che decidono di mandare a scuola anche le figlie , oltre che i maschi. Il sindaco di Samugheo ci dice della solidarietà che tutti comuni di Sardegna, e non , gli hanno manifestato, il piccolo paese del Mandrolisai ha dovuto sopportare di già il lutto per la perdita di uno dei suoi figli, alpino in Afganistan morto in “missione di pace” all’inizio del 2011. Ora aspetta solo che Rossella torni a casa, assieme ai due cooperanti spagnoli suoi compagni di sventura. E si stringe attorno alla sua famiglia, madre e padre e i suoi due fratelli. Marco Lombardi inquadra il contesto geo-politico in cui è avvenuto il rapimento. Il popolo Saharawi rivendica, tramite la sua rappresentanza politica: il fronte Polisario, la sovranità su quella parte del Sahara occidentale che, colonia spagnola per un centinaio di anni, è stato occupato dal Marocco. Territorio quasi esclusivamente desertico, ma ricchissimo di fosfati, e si affaccia su di un mare pescosissimo. Sono passati più di cinquanta anni da che l’ONU ha espresso una di quelle risoluzioni che sembrano mai dover vedere la messa in atto. La comunità internazionale ha deciso che vada fatto un referendum fra le popolazioni interessate, il re del Marocco non ne vuole sentire parlare e opera in una politica di occupazione del territorio saharawi dando incentivi ai marocchini che vogliano stabilirsi lì. Facendo letteralmente sparire ( leggi desparecidos) membri importanti del popolo saharawi, bombardando i campi profughi che ospitano circa 200.000 persone fuggiti in territorio algerino. E’ in uno di questi campi che Rossella operava per conto dell’organizzazione non governativa CISP ( comitato internazionale sviluppo popoli),fondata nel 1985 con sede a Roma, che è attiva in numerose situazioni di disagio in Africa, Asia, America Latina. Di questi Saharawi Rossella Urru sapeva tutto, già prima di andarci a lavorare. Aveva fatto su di loro una tesi di laurea per l’università di Bologna, che le era valsa il massimo dei voti, la lode e il diritto alla pubblicazione, avessero potuto darle duecento e lode l’avrebbero fatto. Questa ragazzina di Samugheo, ha compiuto trenta anni lo scorso marzo, ha capacità e tenacia davvero fuori del comune. Il dottor Ricca-Rosellini che l’ha incontrata ne fa un ritratto a tutto tondo. Lui va in Sahara occidentale nella sua veste di virologo, è dottore a Forlì e lotta contro l’epatite virale che interessa il 20% dei bimbi saharawi. Non è una fatalità del caso, quando una comunità che prima mangiava essenzialmente miglio, è costretta a sopravvivere di aiuti umanitari, costituita da farina e legumi ( non certo freschi) per decenni e più, sviluppa diabete nei grandi e la malattia celiaca nei piccoli. Che il loro DNA del glutine mai aveva sentito parlare. E poi anemie dovute alla mancanza di vitamina C, cosa che a lungo andare porta anche a fenomeni di cecità diffusa. In questo contesto disastroso incontrare un cooperante di valore come Rossella Urru fa la differenza. Tra la vita e la morte di bambini e donne e anziani. I Saharawi ne sentono la mancanza quasi quanto la famiglia a Samugheo. Dove adesso si sono accampati è quasi tutto deserto, sopravvivono capre e cammelli. Il dottor Lombardi si dice fiducioso che il caso possa risolversi positivamente. Il difficile è stabilire se davvero si sta trattando con la gente giusta. La situazione politica si è vieppiù complicata col tentativo di colpo di Stato nel Mali, portato avanti dai Tuareg che si sono armati nel recente conflitto libico, loro erano a fianco di Gheddafi. In quelle lande sterminate di deserto, tra un benzinaio e l’altro talvolta 800 chilometri di pista male battuta, la sovranità dello Stato (qualsiasi esso sia) è puramente formale. Meglio comunque imbattersi in un gruppo che ha interessi economici e comunicativi, tipo Al Quaeda per intenderci , piuttosto che un branco di taglia-gole che non ci pensano un attimo a letteralmente sgozzarti pur di depredarti di portafogli e telefonini. E’ successo da poco a un gruppo di inermi turisti francesi. Per il rilascio si negozia per il tempo necessario, che è diverso dal nostro. E le autorità italiane che stanno operando hanno professionisti di grande qualità che già, in casi analoghi, hanno ottenuto successi notevoli. Qui a Milano un signore di Samugheo, Vincenzo 32 anni a Milano, con voce rotta testimonia come tutta la comunità sarda sia in angoscia per questa figlia, per questa sorella di tutti i sardi. E quando Rossella tornerà, dice Lombardi, le occorrerà un aiuto speciale per riprendersi da questa brutta esperienza, ancora più dura perchè più dura è la vita delle donne che lì vivono. Anche se quelle del popolo Saharawi occupano un posto speciale nella comunità di appartenenza e non fanno differenza tra i figli che debbono essere mandati a scuola, come purtroppo accade ancora in Afganistan. Dove vanno “in missione di pace” anche i sardi della Brigata Sassari. Ecco lasciatemi sognare ancora una volta di una Sardegna, sovrana nel Mediterraneo, tutta dedita a coltivare energie alternative per la sua crescita economica (i Saharawi utilizzano per la gran parte l’energia solare) , a coltivare i suoi campi senza uso alcuno di concime che non sia naturale, libera da qualsiasi poligono di tiro e di servitù militare. Che in missione di pace per lo mondo tutto manda un esercito di Rosselle, armate dalla loro tenacia che viene dalla consapevolezza che, solo un centinaio d’anni fa la Sardegna era Afganistan, era Sahara Occidentale, bimbi scalzi per strade di terra battuta, niente acqua nelle case e malaria diffusa. Quando Rossella tornerà a casa avrà bisogno che la comunità dove è nata le si stringa addosso, le faccia capire che ha inteso e imparato il messaggio che dà senso alla sua vita. Che portare il benessere agli ultimi del mondo è un imperat
ivo che deve toccare tutti, i tattarini della “Sassari”, sepolte le armi nelle miniere di Montevecchio, impiegati nelle missioni di aiuto umanitario, a coordinamento  un generale di corpo d’armata d’eccezione: Rossella Urru, nostra sorella di Sardegna.

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