PER SALVARE LE PICCOLE VOCI: IN SARDEGNA UN VERBALE D'INTESA CON SINDACATI ED EMITTENTI LOCALI

 
di Massimo Lavena

Un primo passo verso la soluzione della crisi del comparto dell’editoria e dell’informazione in Sardegna è stato fatto il 15 marzo scorso, con la firma di un verbale d’intesa tra la Regione Sardegna, la Cgil, la Cisl, la Uil, la Frt, l’Assostampa Sardegna e le più importanti emittenti locali. L’intesa porterà a individuare gli interventi a favore delle aziende e dei lavoratori interessati dallo stato di crisi dell’emittenza televisiva regionale, così come sancito dalle due delibere della Giunta regionale del febbraio e dicembre 2011. Tra le proposte, la pubblicazione da parte dell’Agenzia regionale per il lavoro di un avviso pubblico per il riconoscimento di un bonus formativo on the job di 2.000 euro “in ragione di ciascun lavoratore che dovesse essere interessato al percorso”, mentre in favore dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali sarà riconosciuto un bonus fino ad un massimo di 500 euro “in ragione della qualifica ricoperta e in proporzione alla perdita di reddito subita dagli stessi, e comunque non superiore all’80%, comprensiva della quota Inps” . Gli editori e tutto il comparto hanno convenuto su una durata iniziale del bonus on the job di sei mesi. Le aziende, pena il rimborso integrale dei contributi ricevuti per lavoratore e tempo impiegato, si sono impegnate a non effettuare licenziamenti. Secondo Francesco Birocchi, presidente Assostampa Sardegna, “tutto nasce dal riconoscimento dello stato di crisi da parte dalla Giunta regionale nel febbraio del 2011. Tra le cose che si possono fare c’è la formazione ‘in house’: tutte le aziende stanno facendo delle importanti innovazioni tecnologiche, addirittura nelle televisioni private sta cambiando il metodo di lavoro, i giornalisti sono chiamati a montare direttamente i propri servizi, ad analizzare le immagini e tutto ciò necessita di un periodo di formazione professionale che viene sostenuto con fondi regionali. Da qui l’idea del bando dell’Agenzia per il lavoro, come previsto dalla legge”. Per Birocchi “bisogna salvaguardare l’aspetto professionale dell’innovazione, i giornalisti non possono sostituire gli operatori, e quindi sono stati fatti accordi con le aziende secondo i quali, per esempio, i giornalisti possono girare solo immagini per i propri servizi e non per altri, il sistema di montaggio deve avere una serie di elementi come la titolarità delle immagini usate e girate per il servizio. Le immagini che non vengono usate non possono far parte dell’archivio dell’emittente e così via”. Si tratta di “una serie di paletti che salvaguardano – prosegue il giornalista – l’aspetto professionale; per gli operatori abbiamo ottenuto dalle aziende che nessuno sia licenziato, ma certamente il loro lavoro sarà modificato. Innanzitutto il lavoro di ripresa c’è sempre, al di là dell’aspetto giornalistico, e poi all’interno delle emittenti potranno essere utilizzati anche in altri settori”. “In Sardegna la situazione è difficile – dice Filippo Peretti, presidente dell’Ordine dei giornalisti sardi – perché si stanno spegnendo diverse voci della carta stampata, della radio e della televisione. I problemi sono stati moltissimi per le emittenti locali con il passaggio al digitale terrestre, a causa del forte calo della pubblicità. Il comparto radiotelevisivo locale sardo come lo avevamo conosciuto non c’è più: era una realtà brillante in campo nazionale, con redazioni attrezzate, servizi e produzioni di qualità e di approfondimento, ma tutto questo è entrato in crisi”. Ma “soprattutto è in crisi l’editoria che mira al profitto, con il prodotto cartaceo e dell’etere, e questo – prosegue il presidente – mette in discussione la solidità di un sistema che a cascata reggeva, ad esempio, un’editoria minore che viveva di riflesso. Manca la pubblicità istituzionale che ha retto per tanti decenni le fortune economiche di tante piccole testate locali”. Per Peretti “le piccole voci erano realtà di pluralismo. Ora, il web ancora tarda a sostituire questo tipo d’informazione, ma ci sono delle realtà dinamiche in tutta la Sardegna e ci sono due diverse proposte di legge, una riferita al sistema radiotelevisivo, l’altra al pluralismo locale. Si punta molto sulla politica del lavoro, sulle riduzioni dei costi. Può essere una possibilità, perché ci potrebbe essere interesse a ‘professionalizzare’ le voci specchio del pluralismo locale, affinché siano un prodotto di qualità. Pochi costi, pubblicità locale, molta qualità. Penso che mancherà il servizio locale come lo abbiamo conosciuto finora, forse verrà sostituito da più economici sistemi multimediali, ma per distinguersi dovranno sempre puntare sulla qualità del prodotto, che è irrinunciabile”.

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