SA BIA DE SA MENA": ESCURSIONE SUL PRIMO CAMMINO MINERARIO IL 29 APRILE TRA GUSPINI, SCIRIA E MONTEVECCHIO

le miniere di Montevecchio

di Sandro Renato Garau

ore 8.00: raduno ingresso fornaci Scanu

ore 9.00: partenza

ore 12.00: arrivo previsto a Montevecchio

pranzo al sacco a cura dei partecipanti

rientro libero

Si prega di munirsi di dotazione da trekking

 

 

Il grandioso giacimento filoniano che si estende per circa 10 Km, in direzione E-W, da Sciria a Gennamari, passando per Montevecchio e Ingurtosu, poneva, fin dalle origini, immensi problemi di viabilità.

Infatti non solo era difficoltoso raggiungere i numerosi punti di lavoro distribuiti lungo il filone mineralizzato, ma anche rifornirli di materiali e attrezzature, oltre che portare via il minerale prodotto.

Per questo Giovanni Antonio Sanna già nel 1849, tra le prime opere “…fece ampliare la mulattiera che da Guspini saliva alcolle di Genna Serapis…”, che è certamente questa, conosciuta poi come ‘Sa bia de sa mena’. Essa è stata la sola via percorribile dai carri a buoi fino al 1867, quando fu costruita l’attuale strada asfaltata, che diventò poi un tratto della Strada provinciale 66. A ricordo dell’opera, alla periferia di Guspini, al suo raccordo con la Strada statale 126, fu posto il cippo conosciuto come “Sa Boccia”.

In origine e fino al 2000, ‘Sa bia’ lasciava il paese dalla sua periferia nord-ovest sul prolungamento dell’ultima diramazione verso sinistra della via Montevecchio; in quell’anno, tra il Comune e la Ditta Scanu, si concluse la trattativa per uno scambio di territorio che ha portato alla situazione attuale.

Oggi la strada inizia dall’ampio spazio antistante l’ingresso della fabbrica di laterizi, appena fuori paese, sulla Guspini-Montevecchio, ed incontra l’antico tracciato dopo poche centinaia di metri, a sud di Cuccureba. Da qui prosegue verso Perd’e Quaddu per giungere poi a Casa Ortu, posta alla confluenza della valle Roia Sarpas in un’ampia conca chiusa verso Nord dal colle di Sedda Orbadas.

Proseguendo verso Ponente, in salita, si giunge a Genna Miseris, quota 262 slm, da dove si può ammirare in un ampio panorama, la Diga Fanghi, parte del complesso di Pozzo Sartori e della Laveria Principe, e oltre, verso N-W, le creste basaltiche di Struvoniga e Punta Pubusinu.

Il sentiero, scorrendo ora in dolce pendenza sul versante settentrionale delle colline di Cuccuru Torru, ci porta in breve a Sciria da dove in origine, proseguivano altre vie che, passando per Sant’Antonio e Piccalinna, portavano al Colle di Gennas Serapis e da lì ai punti di lavoro verso Ponente.

Questa via testimonia l’epopea mineraria. Attraversa un territorio oggi ben antropizzato fino alla località Perda Quaddu.

Esso, infatti, oltre alla fabbrica Scanu, ospita diversi allevamenti di ovini, orti e oliveti ben curati.

La vegetazione, ancora compromessa da un incendio dell’agosto, è composta da numerose essenze tipiche del territorio: domina la sughera, ma abbonda anche il mirto, il lentisco e la fillirea. Non manca il cisto, la ginestra, l’erica, l’alaterno ed il fico d’india nel suo uso consueto, in siepi. E’ scarsa la presenza di leccio e corbezzolo. Le specie prative offrono bellissime fioriture stagionali. Tempo di percorrenza: due ore circa.

La seconda parte del percorso che da Sciria ci porterà al colle di Genna Serapis in un’ora circa, inizia dalla SP 66

toccando subito la massicciata della vecchia ferrovia (1878), che si percorre per un centinaio di metri prima di aggirare l’imponente sbarramento della Diga Fanghi. Risalendo Rio Struvoniga si giunge ad un pianoro che un tempo ospitava i prigionieri della Grande guerra, il così detto “Campo prigionieri” e quindi al villaggio di Piccalinna, dove si innesta sul già citato antico tracciato.

Questo permette di osservare un paesaggio vario e interessante, con la vista da Nord della flottazione Principe Tommaso e del Pozzo Sartori; il sentiero entra poi nel bosco e nella pineta che ci accompagnano fino al centro abitato.

 

 

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