LA "VASTA SARDITUDINE" DEGLI EMIGRATI DEL CIRCOLO "MONTANARU" DI UDINE: DUE GIORNI PER FESTEGGIARE "SA DIE DE SA SARDIGNA"

Natalino Piras ospite a Udine del circolo "Montanaru"

di Maria Adelasia Divona

Sabato 21 e domenica 22 si sono svolti ad Udine i festeggiamenti per Sa Die de Sa Sardigna. Per i Sardi in Friuli Venezia Giulia la ricorrenza negli anni è stata sempre l’occasione per ritrovarsi e rievocare la memoria storica. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità di condividere la nostra festa anche con tantissimi friulani, grazie al finanziamento del progetto che abbiamo presentato su bando pubblico dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. Ci dispiace ancora una volta sottolineare (era già accaduto lo scorso anno con il convegno sulle lingue minoritarie) come in queste occasioni il suddetto Assessorato limiti il suo compito ad una mera erogazione finanziaria (il che di per sé non è poco, considerando i tempi che corrono, ma l’erogazione è conseguente alla valutazione di un progetto che evidentemente viene ritenuto meritevole di attenzione). Ma probabilmente si tratta di una idiosincrasia nei confronti del Circolo Montanaru di Udine, se è vero che per questa ricorrenza l’Assessore Milia ha inviato i suoi saluti al Circolo di Pavia che ha ricevuto il medesimo finanziamento, mentre ha lasciato disatteso il nostro invito (sia l’anno scorso che quest’anno). Non ce ne voglia l’Assessore, ma in quanto responsabile politico di una struttura tecno-burocratica crediamo sia giusto che prenda atto di queste défaillance. Come abbiamo già più volte avuto modo di ricordare, non di soli finanziamenti vivono i circoli dei Sardi e, peraltro, rispondere è atto di cortesia. Risposta e vicinanza ci sono invece giunte gradite da parte dell’Assessore al Lavoro, Antonello Liori, che pubblicamente ringraziamo.

Ma torniamo ai festeggiamenti. Il pomeriggio di sabato 21 lo abbiamo trascorso al circolo con Natalino Piras, giornalista e scrittore, che ci ha raccontato, alternando limba ed italiano in simultanea, come i festeggiamenti per Sa Die si incrociano con “la nostra vasta sarditudine” (quella dei Sardi di dentro, e quella dei Sardi di fuori) rappresentando un racconto di memoria che appartiene solo ai Sardi, sebbene ancora misconosciuto, e come sia necessario recuperarlo per capire da dove veniamo e come e perché siamo diventati quello che siamo. Sa Die è patrimonio unico dei Sardi, perché frutto del nostro isolamento geografico: questa è una delle ragioni per cui i “continentali” non ne conoscono il significato, e noi la proponiamo loro nell’ottica di popolo vinto che illustra il suo passato per contrastare il silenzio della storiografia ufficiale, ignara della storia di Sardegna.

Al di là dell’evento storico del 1794, la conferenza di Natalino Piras è stata l’occasione per toccare, grazie alle sollecitazioni del pubblico presente, tante storie di Sardegna: dalle rivolte angioiane all’inquisizione, dalle tancas serradas al banditismo, dall’industrializzazione forzata alle difficoltà odierne. Natalino ci ha poi accompagnati anche domenica 22, quando si è fatto carico di spiegare il significato di questa giornata ai più di 350 tra sardi e friulani (tra cui il Sindaco di Udine Furio Honsel e l’Assessore Regionale all’istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo e cooperazione Roberto Molinaro, in rappresentanza del presidente Tondo) che hanno affollato l’Auditorium Menossi, dove è stato offerto lo spettacolo “Bambini d’Italia. Dal tamburino sardo ai bamboccioni” di Edoardo Pittalis e Gualtiero Bertelli con la Compagnia delle Acque.

In quasi due ore di immagini e canzoni popolari che seguivano il filo del racconto dipanato dalla voce di Edoardo Pittalis, abbiamo assistito al film della nostra storia: l’Italia dall’Unità ad oggi, un percorso faticoso, incerto, non ancora completato dove ancora oggi sembra che, nonostante una unità geografica e costituzionale, gli italiani non siano stati fatti. Il racconto inquadra il punto di vista di chi per decenni è stato ai margini della storia e non ha il nome sui libri scolastici, e conserva un legame molto forte con la Sardegna negletta dalla storiografia di cui ha parlato Natalino Piras. I bambini, i giovani, le donne che sono stati parte attiva della storia d’Italia, ma sono sempre stati confinati ai margini, difficilmente protagonisti ma spesso vittime.

Sul palcoscenico un secolo e mezzo di storia è stato rivissuto, rievocato, mostrato, cantato ed illustrato attraverso due categorie di protagonisti principali in cui si confrontano paese ideale e paese reale: da un lato, i bambini da libro Cuore (il tamburino sardo, il piccolo patriota padovano, la piccola vedetta lombarda), quelli sfruttati nelle miniere, quelli lasciati nell’ignoranza dalla mancata istruzione, i ragazzi del ’99 arruolati nella prima guerra mondiale e i bambini “venduti” in adozione degli anni Cinquanta, fino agli attuali bamboccioni, prima generazione di italiani che ha meno prospettive rispetto a tutte le altre che l’hanno preceduta. Dall’altro le donne: le signorine da marito di inizio Novecento, le piccole italiane di cui “il balilla è cavaliere”, le donne fasciste da cui per prime parte la difesa della razza, fino alle ragazze di oggi che predominano numericamente nelle università ma che hanno visto la loro immagine e i loro risultati sminuiti dal berlusconismo.

Nel mezzo un continuo confronto tra la situazione passata e quella presente, e il richiamo alla Sardegna nel processo unitario: il contributo di vite nella grande guerra, la Brigata Sassari, l’autonomia, l’emigrazione, con richiami vividi che hanno caratterizzato tutte le sfumature del racconto, dal dramma alla tragedia, all’ironia, fino all’ilarità suscitata dal passaggio ai tempi moderni con l’ingresso di nuovi nomi tra i neonati delle famiglie sarde (Sofia Loriga, ma anche Alain Delogu!)

Alla fine, davvero tantissimi applausi meritati per Edoardo Pittalis, Gualtiero Bertelli e la Compagnia delle Acque, e un pubblico friulano più che soddisfatto di aver assistito ad uno spettacolo in italiano che ha chiuso la 43° Rassegna del Teatro Friulano e delle lingue minoritarie.

2 risposte a “LA "VASTA SARDITUDINE" DEGLI EMIGRATI DEL CIRCOLO "MONTANARU" DI UDINE: DUE GIORNI PER FESTEGGIARE "SA DIE DE SA SARDIGNA"”

  1. Ho partecipato con mia moglie Caterina Pinna sabato 21 e domenica 22 ai festeggiamenti per: " Sa Die de Sa Sardigna" svoltisi in Udine. Sabato presso il Circolo dei Sardi "MONTANARU" e domenica presso l’Auditorio Menossi.
    Il nostro plauso di merito và agli organizzatori della festa, il Circolo dei Sardi "MONTANARU" di Udine, al Prof. Natalino
    Piras per la splendita spiegazione e cenni storici della festa su "Sa Die de Sa Sardigna" e a Edoardo Pittalis con Gualtiero Bertelli della Compagnia delle Acque per il bellissimo spettacolo tenuto presso l’Auditorio Menossi di Udine con partecipazione numerossissima di un meraviglioso pubblico di emigrati sardi e Friulani. Rammarico e delusione per la mancata partecipazione e rappresentanza dellAutorità della Regione Sardegna, presnti invece, quelle locali dal Sindaco di Udine e Assessori Regionali del Friuli venezia Giulia.

  2. Grazie Adelasia per la puntuale cronaca, grazie Franco e Caterina e un grazie particolare a Domenico Mannoni per l’organizzazione e l’ospitalità. Grazie a tutti i sardi e i friulani. Sono stati due giorni intensi. Di questa intensità cerco di dare lettura nel post “Dies”, oggi 26 aprile nel mio blog http://www.natalinopiras.it. Oltre tutte le interpretazioni serva come augurio di ritrovarci sempre sanos e in pake.

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