L'EMIGRAZIONE COME RISORSA? MA IL TAGLIO DEI CONTRIBUTI ALLE ASSOCIAZIONI DA PARTE DELLA REGIONE SARDEGNA E' INESORABILE

La Consulta per l'Emigrazione Sarda a Cagliari

di Gianni de Candia

Sono sempre meno le risorse che la Regione destina alle politiche per l’emigrazione. Nonostante il fatto che l’azione di alcuni esponenti delle organizzazioni degli emigrati siano riusciti a contenere i “tagli”, le somme messe a disposizione sono in continuo calo. Dopo la drastica “potatura” dello scorso anno, accettata senza batter ciglio, che ha ridotto il finanziamento da 4,5milioni di euro a poco più di 3,8 milioni (dei quali ne sono stati utilizzati solo tre milioni), per il 2012 la somma si è ulteriormente assottigliata. Sono a disposizione poco più di 3,5 milioni. Per il funzionamento e le attività di circoli, federazioni e associazioni di tutela sono a disposizione quasi 2,5 milioni. Per i “progetti” sono disponibili 720 mila euro. Praticamente scomparsi, invece, i fondi per la comunicazione, passati da 750 mila euro del 2011 a 75 mila per il 2012. Il programma televisivo Sardegna nel Mondo verrà finanziato con i fondi del 2011. Lo stesso per “Il Messaggero Sardo”, trasformato in bimestrale. La spiegazione che i fondi per continuare a mantenere in vita questi due strumenti di collegamento con le Comunità sarde sparse nel mondo si troveranno nel bilancio del 2013 non convince nessuno. Sembra infatti improbabile che nel prossimo bilancio, visti i tempi di crisi che non accennano ad attenuarsi, siano messe a disposizione del capitolo emigrazione più soldi di quanti ne sono stati assegnati nel 2012. E allora dove si troveranno i 700 mila euro per il programma tv e il bimestrale? Tagliando i progetti regionali, che sono gestiti direttamente dall’assessorato? O i contributi per i circoli, che già sono alla canna del gas? Semplice, si dirà che esistono altri mezzi di comunicazione, che c’è internet, facebook, i social-network e via discorrendo e si metterà una pietra tombale su quello che è stato per quasi 40 anni il vero, unico collante tra i sardi sparsi nel mondo e tra loro e la Sardegna. Gli emigrati sono una grande risorsa per la Sardegna. Questa espressione è diventata quasi uno slogan (come quella che i circoli degli emigrati sono piccole “ambasciate” dell’Isola) che viene citato in tutte le occasioni e in tutti i documenti dell’Amministrazione regionale. Ma il termine “risorsa” assume di volta in volta significati diversi, e le azioni per valorizzare la “risorsa emigrazione” sono spesso contraddittorie. Gli emigrati (non solo quelli sardi) sono sempre stati una risorsa. Quelli sardi lo erano quando, negli anni Cinquanta del secolo scorso, venivano “venduti” in Europa in cambio di carbone. In Belgio, Francia, Germania, Olanda per ogni emigrato pagavano al governo italiano un prezzo in materie prime per rimettere in moto le industrie del Nord Italia. Alla Sardegna e alle altre regioni esportatrici di braccia arrivavano solo le briciole. Poi negli anni seguenti gli emigrati hanno continuato a essere una risorsa con le “rimesse” (soldi risparmiati con enormi sacrifici) che inviavano alle famiglie. E ancora oggi questo flusso di danaro continua anche se non c’è più l’Ufficio Cambi a certificarlo. Con bonifici e altri canali gli emigrati continuano a mandare in Sardegna una parte dei loro risparmi. Molti per comprarsi una casetta con la prospettiva di rientrare per godersi la pensione o almeno le vacanze; altri per avviare un’attività e altri ancora per aiutare i congiunti in difficoltà. Come se non bastasse con questo flusso di denaro contante, che nessuno si è mai preoccupato di conteggiare, gli emigrati hanno aiutato la Sardegna in modo concreto anche con il loro impegno sul lavoro, la loro serietà e i loro comportamenti. Ovunque si sono guadagnati stima e rispetto e hanno fatto conoscere una Sardegna diversa dai luoghi comuni che la volevano solo terra di banditi e di pecore. Se l’industria delle vacanze è diventata la più importante risorsa economica dell’Isola, più che alle costose partecipazioni alle borse del turismo lo si deve al passaparola fatto dalle centinaia di migliaia di emigrati sardi sparsi in Italia e nel Mondo. Ancora oggi lo zoccolo duro degli arrivi estivi nell’Isola è rappresentato dagli emigrati, dai loro congiunti e dai loro amici. Se, per pura ipotesi, un’estate non dovessero rientrare gli emigrati per l’industria turistica sarebbe il tracollo. Lo stesso discorso vale per le produzioni agroalimentari e artigiane. La penetrazione nei mercati del Nord Italia e dell’Europa dei formaggi, dei vini, del pane carasau, della bottarga e gli altri prodotti di nicchia la si deve in gran parte agli emigrati. Tanto per citare un esempio fatto altre volte, durante le vacanze di Natale il contributo degli emigrati all’economia del mondo pastorale è significativo: con l’acquisto direttamente dagli allevatori di migliaia di agnelli fatti dai circoli per i loro soci contribuiscono a mantenere il prezzo degli agnelli a livelli remunerativi per il pastore. Tutta questa lunga premessa per dire che le poche risorse (sempre di meno) che la Regione destina all’emigrazione non rappresentano una voce negativa nel bilancio regionale ma, anzi, sono un investimento altamente remunerativo. A meno che non si consideri dovuto a costo zero tutto quello che fanno i sardi nel mondo per la loro terra. Quelle risorse messe a disposizione degli emigrati e delle loro organizzazioni, anche quando avevano la forma di interventi assistenziali (colonie estive per i bambini, assegni di studio, soggiorni per nuclei familiari) in realtà erano investimenti ad alta remunerazione e non solo sotto l’aspetto sociale. La rete di circoli, voluta con lungimiranza negli anni Sessanta, è cresciuta al di là di ogni aspettativa e rappresenta un patrimonio inestimabile di conoscenze, contatti, prestigio che attende di essere utilizzata nel modo migliore. Non certo facendone dei negozietti o sportelli di agenzie di viaggio. La ricchezza di questa rete è nelle relazioni che i circoli hanno con le diverse realtà in cui operano e sulla capacità di fare da ponte tra queste realtà e la Sardegna. Per conseguire questo obiettivo devono essere aiutate e sostenute, non valutate con criteri ragionieristici. Le Organizzazioni dell’emigrazione, anche con un più massiccio coinvolgimento delle comunità sarde di riferimento, devono essere in grado di far conoscere l’immagine della Sardegna, della sua storia, della sua cultura, delle sue tradizioni. La promozione degli aspetti economici verrà di conseguenza e dovrà essere fatta da chi ha professionalità e competenza per farla. Invece, mentre da una parte (assessorato del Lavoro) si fa pesare il finanziamento regionale per chiedere in cambio un “energico aiuto” per la ripresa economica della Sardegna, dall’altra (assessorato dell’Industria) si organizza una missione economica in Brasile con 35 imprese sarde, snobbando totalmente i circoli e la loro rete di contatti e conoscenze. Un assurdo. E lo stesso discorso vale per l’assessorato del Turismo che ha aperto a Milano e Berlino punti vendita (Sardegna Store) affidati a un ATI di siciliani (sic!) ignorando totalmente i circoli sardi che nelle due città sono particolarmente attivi, introdotti e apprezzati.

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