UNA FIGURA RILEVANTE DELL'AVVOCATURA SARDE DEL NOVECENTO: GONARIO PINNA, ABBOCAU, SAGGISTA, SCRITTORE E POLITICO

Gonario Pinna

di Cristoforo Puddu

I principi del foro, già nell’antichità e grazie all’abilità oratoria, godevano di grande attenzione popolare per la teatralità e spettacolarità della “rappresentazione”; nei processi, come negli attuali talk-show, si ricorreva al sostegno dell’imputato (o della parte lesa) con l’intervento di familiari, di amici e claque. Tanti i processi che hanno fatto storia (a partire dalla condanna del filosofo Socrate, Giovanna D’Arco, Thomas More, Giordano Bruno, etc.) e segnato profondamente il percorso religioso-spirituale e sociale dell’umanità con il pilatesco  processo e condanna alla crocifissione di Gesù Cristo. I tredici secoli di eredità giuridica rappresentata dal Diritto romano, che ha costituito l’ordinamento della civiltà della Roma antica, e la reintroduzione in occidente per opera di Federico II sono ancora base su cui attingere e ridisegnare con continui interventi di riequilibrio ed adeguamento ordinamentale  l’attuale regolamento giuridico. Di pari passo si è registrata, naturalmente, una importante evoluzione forense -ricostruita come storia dell’avvocatura italiana nel volume “Gli avvocati italiani dall’Unità alla Repubblica” di Francesca Tacchi, apripista della collana il Mulino dedicata alla panoramica complessiva sull’identità storica degli operatori del diritto- che ha visto emergere, per abilità e prestigio, anche diverse figure dell’avvocatura sarda del ‘900.  Rilevanti le personalità dei “principi del foro” sardi Gonario Pinna (Nuoro, 1898 – 1991), Enrico Endrich (Meana Sardo, 1899 – Cagliari, 1985) e Giuseppe Sotgiu (Olbia, 1902 – Roma, 1980), accomunati da distinti  percorsi di passione politica e di scrittura giuridica e letteraria, ma è soprattutto il legale barbaricino ad incarnare la figura mitica, quasi da leggenda popolare, de s’abbocàu per eccellenza. Il nuorese Gonario Pinna, figlio del rinomato penalista e deputato Giuseppe (assassinato a Nuoro nel 1908), intraprende i primi studi a Sassari, dove frequenta i giovani repubblicani e progressisti come Dessanay ed è conquistato dal fascino intellettuale del grande poeta, avvocato e giornalista socialista Sebastiano Satta. Il proseguo liceale a Firenze favorisce invece la scoperta determinante e formativa del pensiero socialista e meridionalista di Salvemini. Partecipa volontario alla Grande Guerra e subisce un periodo di prigionia nel campo di concentramento ungherese di Sopronyek. Iscritto alla facoltà di Giurisprudenza a Roma nel 1917, si laurea nel 1921 e perfeziona gli studi di applicazione giuridico-criminale  con i professori Enrico Ferri e Arturo Sartoro. Trasferitosi a Berlino per approfondire gli studi in sociologia criminale al Criminalische Institut, rivela una grande passione per la letteratura (frequenta i corsi di filologia romanza e di linguistica sarda di Max Leopold Wagner, autore del DES – Dizionario Etimologico Sardo) e la pubblicistica con corrispondenze alla “Voce Repubblicana”; attività che proseguirà intensamente con il rientro a Roma, nel 1922, collaborando per “Iniziativa”, “L’eloquenza”, “Scuola Positiva” e la “Critica politica”. Intanto avvia a Nuoro la professione forense che lo affermerà come uno dei più popolari e celebrati avvocati barbaricini. Nel Ventennio, da antifascista, coltiva valori da fervente repubblicano e con la fine della guerra è protagonista “delle battaglie sardiste, impegnandosi anche nella stesura di un progetto di Statuto per la Regione Sarda”. Dal 1955 è tra le file del Partito Socialista, di cui sarà deputato dal 1958 al 1963, e con scritti di grande passione civile collabora alle riviste “Ichnusa”, “Solco”, “Riscossa” e “Idea Socialista”. L’esperienza umana e civile di avvocato, la profonda conoscenza dell’ambiente barbaricino e dei suoi codici sono argomento specialistico e di rappresentazione sociale, con ancora attuali proposte di valenza politica, nei frequenti ed illuminati scritti e saggi. Sul fronte puramente letterario si annovera Gonario Pinna come uno dei maggiori rappresentanti della cultura sarda del Novecento; autore di due drammi teatrali (“Il castigo” e  “La malasorte”) e della commedia “Non sempre il male viene per nuocere”. A s’abbocàu si deve anche  la preziosa “Antologia dei poeti dialettali nuoresi” (Editrice sarda Fossataro, 1969); l’opera ripercorre la poetica dei vari Nicola Daga (nato il 1833), Salvatore Rubeddu, Giovanni Antonio Murru, Sebastiano Satta, Pasquale Dessanay, Antonio Giuseppe Solinas, Pietro Piga, Sebastiano Manconi, Pietro Mura, Antonio Mura, completata con i due  grandi lirici del nuovo corso poetico in  limbazu nugorésu  Franceschino Satta e Giovanni Piga (classe 1940), inseriti, dallo stesso Pinna, nell’ultima edizione  riveduta e ampliata della pubblicazione (Edizioni della Torre, 1982).

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