IL PENSIERO DI SERAFINA MASCIA: "LA RETE DI DONNE SARDE COMPETENTI IN EMIGRAZIONE SONO IL VALORE AGGIUNTO ALL'ISOLA"

Serafina Mascia è la Presidente della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia

di Maddalena Brunetti – Sardi News

“Ma è davvero un fatto così eccezionale?”. A chiederselo è Serafina Mascia, neo presidente della FASI. Nota e si stupisce del clamore suscitato dall’elezione al congresso della Fasi di Abano Terme, di una donna al timone della Federazione delle associazioni sarde in Italia. “Non sono una mosca bianca. Nei circoli c’è una forte presenza femminile basti pensare che la seconda più votata durante il Congresso è stata Gemma Azuni. Ci sono molte donne presidenti di circolo e lo diventano grazie alle loro capacità e competenze, si tratta di microcosmi con una sana competizione. Ma mi sono accorta che la mia elezione ha suscitato un certo clamore, soprattutto in Sardegna”.

Serafina Mascia, 59 anni originaria di Carbonia e figlia di un minatore, vive a Padova dal 1975 quando, dopo la laurea in Scienze Politiche conseguita a Cagliari, ha vinto una borsa di studio in Veneto. Qui ha poi trovato lavoro, si è sposata e ha avuto tre figli “orgogliosamente sardo-veneti”.

Tra i grandi temi del congresso c’erano quelli legati alla presenza femminile e giovanile nei circoli. E subito ci sono stati i primi passi concreti: due giovani sono entrati nell’Esecutivo nazionale mentre lei è stata acclamata presidente. Perché è importante questa svolta rosa? “Certo per la FASI l’elezione di una donna è una novità ma non un fatto così clamoroso. Sono diversi i progetti al femminile: primi tra tutti quello del 1996/97. Abbiamo così costruito un circuito di donne sarde che porta avanti un suo lavoro”.

La rete delle associazioni degli emigrati è da molti considerata una ricchezza importante che andrebbe valorizzata. Cosa sono stati e cosa vogliono diventare i circoli? “Vogliamo diventare un interlocutore stabile per contribuire a risolvere problemi della Sardegna. Partendo dal passato possiamo sviluppare la rete, diventare una sorta di vetrina dell’isola gestita da sardi che hanno professionalità. Capacità che possono essere usate ad esempio per studiare il problema dei trasporti e studiare una soluzione”.

Quali sono le priorità, le questioni urgenti, che da presidente intende affrontare? “Penso sia necessario tesaurizzare la presenza giovanile nei circoli ed entrare in contatto con la nuova emigrazione. In modo particolare con i tanti ragazzi che lasciano l’isola per studiare e poi non riescono a rientrare perché non trovano lavoro. Il master and back, ad esempio: se questi giovani, su cui la Regione ha fatto un grosso investimento, riuscissero a tornare in Sardegna potrebbero farle fare un bel salto di qualità. Ma se non riescono a rientrare allora è importante che i circoli li intercettino. Le associazioni dei sardi vanno poi rafforzate con sistemi e compiti: pensiamo a una nostra consulta sui trasporti, abbiamo studi, dati ed economisti che ci aiutano a leggerli”.

Durante il Congresso in molti hanno manifestato la voglia di costruire un nuovo rapporto con la Regione. Qualcuno ha parlato di una Sardegna distratta nei confronti dell’emigrazione. Come pensa di affrontare la questione? “Quello di cui molti si lamentano è che spesso il lavoro fatto non viene riconosciuto. I circoli mettono in campo numerose iniziative, tutto su base volontaria. La sensazione è che le istituzioni sarde, abbiano giudicato e giudichino il lavoro dei circoli come attività secondarie e invece spesso le nostre manifestazioni hanno molta eco”.

E stato anche sottolineato che ora bisogna chiedersi non solo cosa la Sardegna può dare all’emigrazione ma cosa l’emigrazione può fare per la Sardegna. Va in questa direzione il rinnovamento dei circoli? “L’emigrazione può dare molto alla Sardegna e ha già dato tantissimo. Basti pensare che negli anni Sessanta – Settanta quando l’isola era retta da chi andava via a lavorare in Belgio e Germania e spediva i soldi a casa, un aspetto che bisognerebbe evidenziare più spesso”.

Perché dopo la laurea ha deciso di partire? “In Sardegna avevo già iniziato un corso ma poi ho deciso di provare a vincere una borsa di studio di nove mesi. Per me che non ne avevo avuto quasi mai occasione, era anche una scusa per viaggiare. Finita la borsa ho anche cercato di rientrare e cercare lavoro sull’isola ma non ci sono riuscita e ho rifatto i bagagli”.

4 risposte a “IL PENSIERO DI SERAFINA MASCIA: "LA RETE DI DONNE SARDE COMPETENTI IN EMIGRAZIONE SONO IL VALORE AGGIUNTO ALL'ISOLA"”

  1. Perchè meravigliarsi se le donne spesso sono al timone dei circoli e della grandi società, le donne sono preparate al giorno d’oggi in tutti i settori e Serafina ne e’ un esempio.
    Sono stata la donna più votata nell’organo dei probiviri “137 voti per l’esatezza” ma non sono stata eletta presidente per il troppo maschilismo che vige nel sangue degli uomini , la sindrome di presidenza impedisce loro di dare spazio alle donne convinti sempre di più che apparteniamo al sesso debole……… quanto si sbagliano a non metterci alla prova… non basta avere 40 anni di emigrazione per professarsi capaci di risolvere problemi ci vuole ben altro.
    Grazie Serafina per avermi dato l’imput di esprimere il mio parere sulle donne e sul sesso forte che sono gli “uomini”.

  2. Verissimo Maria le donne spesso sono al timone dei circoli e della grandi società,!Purtroppo vediamo spesso che gli uomini al potere (sono sempre e comunque al potere) ti usano usano, ti lasciano portare avanti le tue iniziattive e proggetti se a loro fa comodo per farsi belli davanti ai politici e funzionari della Regione ,doppo di che ti scartano e diventi persona scomoda ! e che le donne che diventanno presidenti, sono quelle che dimostrano “obedienza assoluta” a gli uomini !

  3. Cara Teresa, grazie per il tuo commento, si e’ proprio vero quello che dici , noi donne nei circoli siamo diventate persone scomode forse per la nostra capacita’ organizzativa, la nostra capacità di affrontare le varie problematiche, per aver imparato a farci rispettare quando prendiamo posizione per portare avanti le nostre battaglie per cui crediamo, io lo pago sulla mia pelle ogni giorno per la mia schietezza quando non mando a dire le cose ma ho deciso che non cambierò il mio modo di essere continuerò a lottare per ciò che credo nei circoli e nella vita di tutti giorni a testa alta e senza piegarmi al volere di nessuno prima o poi qualche ometto dovra’ farsi da parte e deporre con dignità le armi del maschilismo e convincersi che siamo brave quanto loro se non di più. :-)))))))))))
    Auguri per un 2012 strepitoso a a te e a tutti i sardi di Buenos Aires

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