L'ISOLA CHE C'E' – LA SARDEGNA INCONTRA ROMA A SAN GIOVANNI LATERANO: INIZIATIVA DELLE ASSOCIAZIONI "IL GREMIO" E "SALPARE" E DELLA "GIA COMUNICAZIONE"

nella foto da sinistra: Luigi Agus, Giorgio Ariu, Christian Solinas, Antonio Maria Masia

di Antonio Maria Masia

Ottima la riuscita della manifestazione  “L’Isola che c’è – Sardegna incontra Roma 2011”, organizzata per il 2° anno consecutivo nella prestigiosa e storica piazza di San Giovanni in Laterano, là, nello stesso punto dove ogni anno si festeggia con una cornice  eccezionale di popolo e di giovani la festa del 1° maggio. I tre organizzatori, Gia Comunicazione di Giorgio Ariu di Cagliari, l’Associazione dei Sardi di Roma il Gremio, con il suo presidente Antonio Maria Masia, e l’Associazione culturale Salpare di Neria De Giovanni di Alghero, si dichiarano  alla fine della rassegna, ricca di eventi e di fatica, orgogliosi e soddisfatti. Il reciproco apporto di energie economiche e culturali fra i tre  ha dato il frutti sperati ed attesi, e le attestazioni favorevoli del numeroso pubblico accorso ne è stata la più che evidente testimonianza. Tutti positivi ed entusiasti i pareri, riguardo la location: suggestiva la “piccola fortezza” dei 28 gazebo bianchi  in doppia fila sull’angolo verde dei giardini, ai piedi della maestosa Basilica, un fortino di cultura, spettacolo, economia e solidarietà. La  quantità e qualità del programma ha lasciato in tutti emozioni, ricordi ed anche immediate nostalgie… in attesa della prossima edizione. Quanti incontri, quante conoscenze fra sardi e non sardi passeggiando lungo gli stand, dando uno sguardo ai prodotti di eccellenza enogastronomici, gustando i formaggi, la salsiccia, i dolci, il torrone… Ammirando i prodotti dell’artigianato isolano, dai tappeti, agli arazzi, ai veli, alle calzature, ai costumi…, e degustando i più noti ed apprezzati vini sardi. E già, perchè il “nettare degli Dei” l’ha fatta un po’ da padrone nel corso delle tre giornate, da venerdì 23 alla domenica 25. Come previsto del resto,  la manifestazione, d’accordo la FASI, la Federazione dei Circoli Sardi d’Italia e la Regione Sarda,  ha voluto documentare e far cogliere ai visitatori sardi e non l’emozione, all’interno dell’ “Isola che  c’è”,  dei tipici prodotti sardi e soprattutto il sapore inconfondibile dei suoi vini, con  una continua degustazione, grazie ai sommelier dell’Istituto alberghiero di Roma, a chiusura di ogni incontro culturale e di spettacolo.  L’Isola è stata presente e gioiosa con la sua ben nota attitudine all’accoglienza e naturale inclinazione  a farsi ben volere dalla grande Capitale che nel corso dei millenni ha dimostrato di accogliere tutti, come in un grembo di madre, in quel grembo dal quale trae origine il nome dell’Associazione (il 1° Circolo dei Sardi  in Continente nato nel 1948).  L’affetto di Roma per la comunità dei Sardi è stato evidente e tangibile nel corso della partecipatissima Messa del mezzogiorno della domenica, all’interno della Basilica, quando alle parole della liturgia si sono  accompagnati i cori religiosi dei tenores del coro “Gavino Gabriel” di Tempio, capitanati da Giuseppe Sotgiu. Una autentica suggestione come hanno sottolineato i sacerdoti celebranti nel ringraziare i presenti e gli organizzatori, anche per l’offerta del pane e del vino. Naturalmente sardi. Una rapida carrellata ai diversi eventi nella manifestazione per  rendersi conto della qualità e quantità della stessa. In rilievo  i due specifici convegni sulla cultura ed economia del vino, l’uno  in chiave laica tenuto  dal Presidente della Fasi Tonino Mulas, che ha sottolineato l’enorme apporto derivante al “ Pil” dell’Isola dalla produzione dei vini, sempre più qualificata ed apprezzata anche a livello nazionale e internazionale (come ha pure  evidenziato in questo caso  il poeta venezuelano Antonio Mendoza), e da un punto di vista religioso  quando il Prof. Luigi Agus di Tempio,  ha illustrato ad un folto auditorio la vite ed il vino nell’iconografia sacra in Sardegna, prendendo lo spunto dal Vangelo del giorno che, felice coincidenza, parlava anche  della vigna.

Venerdì nella tarda mattinata, ultimati, dopo 24 ore di continuo lavoro, allestimenti e arredi,  ecco una sobria e veloce cerimonia di apertura, con sinceri auspici di successo  della rassegna, da parte  degli On.li, consiglieri comunali,  Gemma Azuni (la nostra sarda in Campidoglio alla quale va sempre la riconoscenza e l’affetto  della comunità) e Domenico Naccari, delegato del Sindaco Alemanno. Subito dopo lo spazio verde, delimitato dai gazebo, si è animato con la rassegna “Cantando (e degustando) i vini dell’Isola” con le  musiche dei balli sardi grazie all’organetto del maestro  GianPaolo Piredda di Nuoro e due coppie  di Mena Sardo e Atzara  nei loro  splendidi e colorati  costumi di gala. Nel pomeriggio interessante la conoscenza del libro “Un posto dove restare” attraverso le parole di Neria De Giovanni e Antonio Maria Masia e dell’autrice Josepha Rocca. Una storia di mancati affetti fra padre e figlia nel contesto della seconda guerra mondiale, ambientata fra Zara (che i protagonisti sono costretti a lasciare)  e Roma. Zara e la comunità istriana  sono ben presenti a Fertilia, ci ricorda Neria. Ed a seguire l’incontro che ha marcato la 1° giornata. L’assegnazione del  premio “L’Isola nel cuore”  con le prestigiose opere pittoriche di Angelo Liberati ad alcuni personaggi sardi e non, che con il loro lavoro intellettuale, manuale o artistico hanno contribuito a dare risalto e attenzione alla Sardegna. Biagio Arixi (poeta e scrittore), Gemma Azuni, Tonino Mulas, Antonio Casu di Berchidda (direttore della Biblioteca della Camera), Gian Maria Fara di Tempio  (fondatore e presidente dell’Eurispes), Italo Orrù (atleta di Cagliari), Rinaldo Ghisu di Torpè (chi non conosce le sue affascinanti auto d’epoca, utilizzati per matrimoni e Cinecittà?), Gigi Riva ( assente-presente nei cuori di tutti) e i Cugini di Campagna. E da questo famoso e notissimo gruppo musicale un regalo prezioso: un concerto coinvolgente al suono delle loro più famose canzoni, compresa “Anima mia”. Entusiasmo a non finire! Prolungatosi poi, dopo  un’ulteriore degustazione nell’ampia zona convegni e accoglienza, grazie alla partecipata, divertente e apprezzata, anche da chi non ne capiva le parole, esibizione del trio (nell’occcasione, normalmente sono in sei) “Ruseddu” di Sassari: Gavino Ruggiu,  Pinuccio Cossu  e Giuseppe Piroddi  con le chitarre e le loro voci, senz’altro ausilio tecnico,  hanno cantato il vino e le più note canzoni sassaresi. Interpretando magistralmente la canzone identitaria della “Città di sopra”: sferzante, ironica e tagliente (da impicca babbu) ma anche, quando si fa seria,  malinconica e carezzevole. Il giorno dopo di indubbio interesse culturale il resoconto di un viaggio lungo sette anni della giovanissima Roberta Aloisio di Muravera lungo il continente delle Ande per un progetto dal bel nome dinamico e poetico: “SardANDEndi”, a confrontare, produzioni  e tradizioni di quei lontani paesi  con la nostra Isola. E a seguire la magia del “Trenino Verde” a testimoniare con le parole dei Responsabili dell’ARST che aver conservato integro un pezzo raro della grande operosità industriale  dei primi del novecento ha significato, oggi, tenere aperto un prezioso canale di richiamo turistico per alcuni fra i più belli e suggestivi e poco noti, anche ai Sardi  ( e questo non è bello) luoghi e paesi dell’interno della Sardegna: Belvì, Sorgono, Desulo, Tonara, Lanusei, Orroli, Sadali, Nurri, Seui, Esterzili, Mandas, Isili… Ancora i vini sardi protagonisti quelli di Sadali, di Dorgali, di Tempio, di Dolianova di Meana… e poi nel pomeriggio un altro  bel libro “Andalas” di Gianni Atzori di Capoterra, alla sua prima fatica letteraria, accompagnato da una firma importante, Sergio Frau, le cui “Colonne d’Ercole” ritroviamo  in qualche misura nella storia mitica, nuragica ma anche attuale raccontata dall’autore. Non è mancato l’appuntamento con la Solidarietà intorno al progetto di sostegno alla Onlus “Ho una Casa” dell’arch. Luciana Vasile di Roma, per la realizzazione di una casa (piccola ma vera) al posto di una baracca per i campesinos  nel povero Nicaragua. Luciana dedica, ogni anno, con impegno e abnegazione alcuni mesi del suo tempo e lavoro a tale meritevole iniziativa. A seguire un altro fra i più importanti appuntamenti dell”Isola che c’è”, il prestigioso premio nazionale di giornalismo e letteratura “Alghero Donna”, ideato e presentato da Neria De Giovanni e dalla sua Associazione Salpare. E sul palco a raccogliere le collane di corallo la nostra sarda del giornalismo, Bianca Berlinguer, a ricordarci, con  percepibile e diffusa emozione, il padre Enrico e la sua fatica di Direttrice di RAI3, e poi la poetessa  Anna Manna  responsabile  della Biblioteca La Sapienza e la scrittrice Sandra Petrignani con il suo ultimo lavoro “E di là il fiume”. Roma e Sardegna: un abbraccio continuo e sentito di scrittura e di cultura. Un premio particolare, in Alghero Donna 2011, un premio “ normale”, visto che, in questo Paese, non esistono solo veline e super belle, con l’assegnazione di un corso gratuito di formazione in medicina naturale, offerto  dai  Campus Laboratori Borri, è stato assegnato alla giovane sarda Giorgia Urru, nata a Roma da genitori di Armungia, il paese di Emilio Lussu, geologa e precaria. Il premio è stato accompagnato da due coinvolgenti ed applaudite performance dell’attrice  Nerina Nieddu di Berchidda che ha cantato brani di Ignazio Delogu e Gavino Ledda.  Ed in continuazione, ad inframmezzare gli spettacoli, il gruppo  “Balestrieri” in  magnifici costumi mediovali del Quartiere Santa Chiara di Iglesias, ritornato con la sua carica dinamica  e scenografica all’”Isola che c’è”.  La 2° giornata si è conclusa prima con  un  omaggio a Gigi Riva, attraverso una bellissima  rappresentazione teatrale  da parte di artisti (Paolo Pelliccini) della sua Leggiuno, un  accattivante percorso musicale e recitativo, un omaggio alla vita del nostro Rombo di tuono, che alle lusinghe miliardarie di club come Inter, Milan e Juventus preferì definitivamente la Sardegna e il suo Cagliari. Presenza gradita l’ex bomber Gigi Piras. La serata, a conclusione, ha sentito le note struggenti dei nostri tenores di Tempio, il Coro Gavino Gabriel, che hanno oltre chè all’amore, dedicato anche al vino alcune divertenti canzoni popolari.  La  domenica di vivido sole, come i giorni precedenti, si è aperta con l’importante conferenza sulla continuità territoriale  da parte dell’Assessore Regionale ai Trasporti Cristian Solinas che rassicurante ha risposto alle più disparate domande e sollecitazioni sul tema: flotta sarda e percorso verso la vera continuità territoriale. Ogni cittadino italiano deve potersi spostare nel territorio peninsulare ed insulare di questo Paese, a parità di condizioni, ha sottolineato con particolare  intensità il presidente del Gremio sostenuto dai Sindaci di Belvì, Tonara e Desulo  e dall’assessore di Dorgali. E dopo la Messa, ancora libri e autori.  Biagio Arixi e il suo ultimo lavoro “Donne per niente”, romanzo ricco di passioni e contrasti che racconta storie intense di misteri all’interno del mondo femminile e con espliciti riferimenti al paesaggio ed ai costumi sardi. Anche stavolta il nostro poeta romano di Villasor ha colpito nel segno. Ancora il gruppo di Iglesias, ancora degustazioni, ancora solidarietà e prima di finire con il concerto del cantante sardo francese originario  di Gonnosfanadiga Rino Lombardi, splendida e chiara voce,  (purtroppo interrotto da una breve ma intensa pioggia improvvisa a ciel sereno) la chicca artistica ed emozionale molto attesa e seguita: l’omaggio ad Aurelio Galleppini, in arte Galep. A parlare di questo umile ma grandissimo pittore e disegnatore è stato il Prof. Luigi Agus, e Giorgio Ariu, alla cui idea ed iniziativa si deve la formula dell’”Isola che c’è”. Giorgio era amico del creatore di Tex e portatore di un segreto svelato dopo la morte di
Galep: un ciclo di affreschi nella chiesa di San Vincenzo de Paoli a Cagliari ed altre opere pittoriche di carattere religioso. Il valore di queste opere sottolineato dal prof. Agus andrebbe affermato a tutti i livelli al fine di rendergli merito anche  come pittore raffinato  e sensibile, al di là del fumetto, dove il successo, non sempre peraltro accompagnato da riconoscimenti economici, non gli è certamente  mancato, anche se forse un po’ sottrattogli dall’editore  Sergio Bonelli, scomparso proprio in questi giorni. Galep, pur nato in Toscana era sardo di padre e di madre, a 7 anni tornato a Iglesias e poi a Cagliari ed infine in Continente fino alla sua morte nel 94. Un sardo di cui rivendicare l’importanza e l’identità, un sardo di cui andare fieri. Giorgio Ariu  ce lo ricorda.

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