SI, NOI CI CREDIAMO! ESSERE IN UN CIRCOLO SARDO, TI RIPORTA IMMAGINARIAMENTE IN SARDEGNA

Valentina Usala, socia del "Su Nuraghe" di Alessandria, ha recentemente pubblicato il libro "Passo a quattro mori"
Valentina Usala, socia del "Su Nuraghe" di Alessandria, ha recentemente pubblicato il libro "Passo a quattro mori"

di Valentina Usala

Essere in un circolo sardo, ti riporta immaginariamente in Sardegna.

Ogni persona che vi fa parte, trasporta con sé il proprio bagaglio culturale, quello del proprio paese d’origine e così…chi proviene da Sassari, chi da Cagliari: ecco composta un’immaginaria Sardegna, grazie ad ognuno di essi.

Entri e il clima già cambia.

Uomini dai capelli ingrigiti dall’esperienza, seduti a scambiare opinioni: in limba, non in italiano. Se è domenica pomeriggio, la tv trasmette rigorosamente la partita del Cagliari e un’Ichnusa insieme ad un mazzo di carte, adornano il tavolo. Si ride e si parla a voce alta, è così che parla un sardo. Mancherebbe di personalità un dialogo a bassa voce.

E’ domenica e quindi gli aspetti sopracitati si percepiscono.

E’ il 18 settembre 2011 e si respira aria di festa: di festa paesana. Siamo ad Alessandria e il circolo sardo “Su Nuraghe” organizza la “Festa con gli emigranti”.

Chiasso di voci, che ordinano caffè e filu ‘e ferru al bancone del bar ed io m’infiltro tra la folla. Ordino anch’io un caffè e anche se non conosco nemmeno un volto tra tutta quella gente, ci si saluta. Sorseggio il caffè e alla mie spalle  le voci aumentano, tra risate e sorrisi; s’intonano canti a tenore, in cerchio con il timbro tipico; dalla parte opposta s’improvvisa sa murra: sono a casa!

Sì, non manca proprio nulla, nemmeno i gruppi folk. A rapporto quelli di Ittiri e Bauladu, anche loro nella sala creano unione: tutti insieme.

Lasciata la sala del bar, ci si ritrova nel salone degli eventi, quelli importanti.

E questo rientra nella categoria.

Ci si accomoda, ognuno prende posto in una sedia. I volti dei protagonisti  sono però i giovani dei circoli sardi, circoscrizione nord-ovest: è ora di discussione, di dibattito.

Ci si dispone in cerchio, per far sì che ognuno veda negli occhi l’altro.

Il richiamo a su ballu tundu è d’obbligo. Almeno alla mia mente, ai miei ricordi e affetti.

Ore 15.30

Il cerchio è formato: è presto per danzare, ma è sempre tempo per stare in compagnia, soprattutto se non conosci le persone con cui parli.

Da lì può iniziare un’ intesa, e perché no: una bella amicizia. In fondo se siamo lì riuniti, non siamo poi così lontani, malgrado proveniamo da province differenti. Il  punto in comunione è uno, e porta il nome di Sardegna.

Per chi ci è nato o per chi è sardo di seconda generazione, ciò che accomuna tutti è l’amore per questa terra.

Così in cerchio si è discusso del motivo per cui i giovani trovano difficoltà ad avvicinarsi e quindi frequentare il circolo sardo di appartenenza.

Ognuno ha detto la sua, le possibili avversioni che ostacolano un giovane sardo, le cause che non lo motivano ad esserne parte. Pensieri emersi dai giovani stessi: il particolare fa riflettere, perché è un giovane che si interroga circa un problema, che riguarda la sua fascia d’età.

Giovani che indubbiamente sono stati coinvolti grazie ai presidenti dei circoli, meritevoli di stima per questo.

Ma perché un giovane non trova piacevole trascorrere qualche ora in buona compagnia, di sua spontanea volontà?

Il loro contributo sarebbe indubbiamente importante alla crescita, ma soprattutto al futuro di un circolo, così come lo potranno essere i loro figli, in futuro ancor più lontano e via dicendo.

Il problema ci si augura non sia la società in cui viviamo, priva di valori e precetti solidi, anche se in merito a ciò, potremmo far cadere un occhio di riguardo. E’ il contesto che è sbagliato, che non stimola un giovane a far parte della società, attivamente, facendo qualcosa di “buono”.

Essere parte di una collettività, non può ridursi all’affollare discoteche, ubriacarsi e macchiare di sangue le autostrade. Far qualcosa di attivo e concreto, non può essere sinonimo di noia. Stare in compagnia, far gruppo…dov’è finito l’entusiasmo di un giovane?

Se oggi i nostri circoli operano, organizzando attività ricreative (dalla presentazione di un libro, alla cena) il merito è dei più numerosi, ovvero dei non giovani: perché non prendere esempio, da un eccellente esempio? Eh sì, che la forza è propria dei giovani!

Ma se una ragazza, non cucina in casa per la propria famiglia, non ci si può aspettare che lo faccia per un circolo. Meglio una pasta surgelata, da cucinare al microonde…

E’ la moda, ormai un’istituzione. Un copia e incolla, uno starnuto contagioso.

Perché è bene seguire la massa, se pur sbagliando, piuttosto che andar controcorrente e magari istituirne una nuova: somigliando agli avi!

Ma purtroppo, non si ha più un leader, nemmeno in famiglia a volte…ed è triste pensare ad un futuro.

Sarebbe grandioso riuscire a recuperare il buon senso, la creatività e la voglia di fare. Recuperare la società e interrogarsi sul “come saranno i nostri figli”?

Purtroppo la regola del “dare per avere” aleggia su tutti, in questo periodo di crisi: adulti e ancor di più sui giovani. Non si fa nulla per nulla. E ancora una volta è il denaro che fa da padrone.

Sono periodi bui, certo! Ma scoprire che le emozioni e i sentimenti in generale, non necessitano di soldi sarebbe un passo avanti.

Apprendere che una battuta con gli amici, un risata in compagnia non costa e appaga l’animo, più di quanto farebbe una banconota col portafoglio…

Forse i circoli sardi sarebbero gremiti di giovani, operosi e brulicanti di idee.

Così facendo si azzera ogni valore. Ogni storia, ogni ricordo. Come sarà possibile tramandare ancora la memoria di un popolo così antico, come quello sardo, se la società riduce la Sardegna in barche, Costa Smeralda e Billionaire?

Troppi gli stereotipi, troppi davvero.

Per ora i presidenti dei circoli e gli esponenti FASI, credo stiano operando in maniera egregia, per far in modo che si prosegua in meglio. Gli incontri istituiti dalla FASI sono un chiaro input:

 

“Se l’aurora sorgerà sui tuoi graniti tu lo dovrai Sardegna ai nuovi figli” Sebastiano Satta .

Sì: noi ci crediamo!

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