COMUNICATO F.A.S.I.: LA CONTINUITA' TERRITORIALE SOLO PER I RESIDENTI NON AVVANTAGGIA L'ECONOMIA E OFFENDE L'ALTRA META' DEI SARDI

a sinistra Tonino Mulas, presidente della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia in compagnia di Nando Ceruso, esponente della Federazione dei Sardi in Svizzera
a sinistra Tonino Mulas, presidente della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia in compagnia di Nando Ceruso, esponente della Federazione dei Sardi in Svizzera

di Tonino Mulas

Leggiamo sui giornali che i sardisti, per bocca dell’On. Giacomo Sanna insistono per riservare la compensazione dello svantaggio dell’insularità solo per i sardi residenti.

Se gli emigrati vogliono venire in Sardegna, dice, paghino salato di tasca loro.

È un’offesa per le centinaia di migliaia di persone costrette ad emigrare nel passato e per migliaia di giovani che oggi continuano ad emigrare per motivi di studio o di lavoro, e che non hanno speranza di rientrare visto che c’è la disoccupazione giovanile più alta d’Europa. Non sarà con lo sconto maggiorato per qualche migliaia di biglietti aerei che si batterà questa disoccupazione e questa nuova emigrazione. Non si ricorda che sono partiti dal 1948 ad oggi 800.000 sardi? Non si capisce che con le loro famiglie oggi rappresentano numericamente una seconda Sardegna?

Se la politica è tanto cinica da non tener conto delle passioni e dei sentimenti degli emigrati (espressi in ogni angolo della terra con l’emblema dei Quattro Mori) si tenga conto almeno del valore economico rappresentato da quelle centinaia di migliaia di sardi di fuori.

La continuità territoriale intesa come applicazione del principio europeo dello svantaggio dell’insularità non può essere soltanto applicata ai sardi residenti. La compensazione dell’insularità non è una “agevolazione” per pochi, ma deve essere intesa come diritto alla mobilità per tutti i cittadini europei che quel costo in più devono affrontare.

Il non affrontare la questione della continuità attraverso un principio che sia valido verso tutti, vuol dire mantenere gli alti costi del trasporto per la Sardegna che si ritorceranno in maniera gravissima sul futuro della nostra economia, diventando un costo in più per il nostro turismo a vantaggio soltanto dei “turismi concorrenti” presenti nel Mediterraneo.

La politica dovrebbe preoccuparsi maggiormente delle difficoltà che vengono dall’andamento di questa stagione estiva; lo dimostrano i 600.000 passeggeri in meno sbarcati ad Olbia a causa dell’aumento pazzesco dei costi.

Quanti emigrati non sono venuti in Sardegna quest’anno? Ciò è andato a scapito di quell’economia turistica che si regge non soltanto sulle “destinazioni” alberghiere, ma anche sulle seconde case, campeggi, agriturismi, bed&breakfast. Da Calagonone a Palau a Sant’Antioco sono molte le località semivuote e ne patiscono caseifici, cantine sociali, artigiani, negozianti, ecc.

Gli emigrati con i loro circoli hanno protestato e si sono mobilitati nella manifestazione di Roma, una delle poche proteste visibili contro il Governo di Roma e contro le compagnie. Abbiamo manifestato a favore della “flotta sarda”, malgrado i ritardi, le omissioni, e l’insufficienza di proposta che era in sé molto limitata (il 5% del trasporto marittimo). L’abbiamo fatto contro l’arroganza delle compagnie e la scorrettezza del Governo Nazionale, per difendere il principio statutario che da diritto alla Regione Sarda di decidere degli interessi fondamentali dei sardi

La Federazione delle Associazioni Sarde in Italia difende i diritti e gli interessi dei sardi emigrati, insieme a quelli dei residenti ribadendo la sua richiesta di continuità per tutti, sulle rotte convenzionate, sul numero delle quali non si può tornare indietro. Chiediamo anche che si valuti seriamente la possibilità che la nuova continuità sia senza oneri per le casse regionali, così come i volumi attuali di traffico, insieme ai coefficienti di riempimento e all’esperienza delle compagnie low cost possono far pensare.

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