ACQUISTATA LA TIRRENIA DAGLI ARMATORI NAPOLETANI DELLA “COMPAGNIA ITALIANA DI NAVIGAZIONE”: REGIONE SARDEGNA ESCLUSA, TAGLIATA FUORI DAL COMMISSARIO-VENDITORE PER CONTO DELLO STATO


di Umberto Aime – La Nuova Sardegna

La Tirrenia è stata venduta. L’ha comprata chi si sapeva, gli armatori napoletani della «Compagnia italiana di navigazione». La Regione è fuori. Con cinismo e senza riguardo. Il commissario per conto dello Stato e i compratori, sostenuti dalla complicità del governo, non l’hanno fatta neanche avvicinare al tavolo, organizzato a sorpresa, per la firma del contratto che ha sancito la privatizzazione. La giunta ha reagito con un comunicato duro ma anche amaro («Ricorreremo»), i sardisti sono andati su tutte le furie: «È uno schiaffo per la Sardegna». È accaduto, precipitato, tutto all’improvviso, in una giornata che ancora doveva servire a smussare gli angoli, a cercare un compromesso da sottoscrivere poi, tutti assieme, nel vertice decisivo a Roma. Almeno così credeva la Regione, che invece è stata esclusa, affondata, con un colpo di mano. Brutale. In Sardegna, a caldo, c’è chi ha gridato al sopruso, mentre altri hanno accusato Cappellacci e i suoi di ingenuità, leggerezza e debolezza. Il processo è appena cominciato. Ma comunque dopo il comunicato congiunto, diffuso dal commissario straordinario della Tirrenia, Giancarlo D’Andrea, e dall’amministratore delegato della cordata Aponte, Grimaldi e Onorato, Ettore Morace, che ha sancito la fine di un’epoca. È ufficiale: con 380 milioni, duecento in contanti, il resto a rate, i gruppi Marinvest- Aponte, Grimaldi e Moby Lines-Onorato hanno messo le mani sull’ex Tirrenia pubblica. Sono loro i nuovi padroni. Della linea cabotaggio i napoletani si sono presi tutto: diciotto navi, le linee in continuità territoriale («La convenzione sarà stipulata presto con il ministero ai trasporti», fa sapere l’ufficio stampa della «Compagnia italiana») e il personale, 1300 buste paga. Se non saranno fermati dall’Antitrust europeo, deve ancora dire la sua sulla vendita, da oggi in poi saranno solo loro a decidere tutto sulle tratte da e per la Sardegna. È l’ufficializzazione del monopolio privato che, nell’isola, nessuno voleva, a cominciare dalla giunta regionale. Ma la giunta ha fallito, non è stata capace di opporsi allo strapotere degli armatori, che fino a pochi giorni fa sembravano «pronti ad accettarla in società», era solo un problema di quote e poteri, mentre sono stati veloci e furbi nel chiudere il cerchio da soli. E anche capaci di riportare il governo dalla loro parte, tanto che poco dopo la firma del contratto, sulle agenzie è rimbalzato il comunicato trionfale del ministro ai trasporti, Altero Matteoli: «Abbiamo mantenuto un altro impegno programmatico», è la sintesi estrema senza un accenno di scuse per il trattamento riservato alla Sardegna. Bastonata anche dal ministro allo sviluppo economico, Paolo Romani: «Con la vendita – le sue parole – abbiamo incassato quello che volevamo». Quello che contano erano i soldi, non la Sardegna, per un governo che le ha voltato la faccia. Macché amico, è stato nemico. Contro cui adesso – ma sarà ancora in tempo – pare voglia rivoltarsi la giunta Cappellacci. In serata, dopo la beffa, il governatore e l’assessore ai trasporti Christian Solinas hanno firmato insieme questo comunicato: «Davanti a scelte che mettono a repentaglio i diritti dei sardi, faremo subito valere le nostre ragioni davanti alla Corte Costituzionale, all’Unione Europea e anche in sede civile». Per poi continuare: «Non ci fermeremo né di fronte a contratti né davanti a una convenzione per la continuità territoriale nella quale non ci riconosciamo assolutamente. Il nostro standard è e rimane quello della Flotta Sarda, con cui ci siamo opposti all’arroganza degli armatori e loro ai soprusi. Con le nostre navi, abbiamo agito spinti da una sacrosanta legittima difesa, e ora di fronte a questi nuovi attacchi, la reazione sarà altrettanto forte. Chi oggi pensa di aver messo in cassaforte un risultato a discapito del Popolo Sardo, domani dovrà leccarsi le ferite». Il che vuol dire: i ricorsi partiranno immediatamente. Ma oggi, in Consiglio, dai banchi della maggioranza di centrodestra, imbufalita per il tradimento del governo, e da quelli dell’opposizione («La giunta si è mossa tardi e male, lo avevamo detto») potrebbero partire altri ordini d’attacco ancora più clamorosi.

6 risposte a “ACQUISTATA LA TIRRENIA DAGLI ARMATORI NAPOLETANI DELLA “COMPAGNIA ITALIANA DI NAVIGAZIONE”: REGIONE SARDEGNA ESCLUSA, TAGLIATA FUORI DAL COMMISSARIO-VENDITORE PER CONTO DELLO STATO”

  1. cosa ci potevamo aspettare. Intanto ai sardi avevano promesso la luna. e poi una volta Capellacci!!!!!!!!!!!!!

  2. Mai la Tirrenia è appartenuta ai sardi! la sua sede da sempre a Napoli bacino elettorale di tutti i governi, dal dopo guerra ad oggi. Sardi sconfitti in casa propria, i sindacati nazionali si dichiarano soddisfatti, molto meno quelli sardi. Continuiamo a passare sulla nostra terra leggeri, e invisibili. Possibile che occorra dividersi ancora tra sardi di destra o di sinistra. NOI ” sardi siamo” e almeno sulle grandi questioni è indispensabile marciare uniti. Parlamentari sardi dimettetevi in massa, e così anche l’intero consiglio regionale capitanato dall’inetto capellacci.

  3. complimenti al governo , tante parole sull’unità d’Italia e nel frattempo ci staccano dall’Italia pensando di affamarci e comprare il resto dell’Isola per un tozzo di pane .Rispondi

  4. Io mi aspetto che i sardi prendano veramente le cose in mano, evitando di comprare i biglietti su queste navi,
    perché e evidente che questi armatori non possono contare solo sui turisti, quindi:
    un boicotaggio generale sarebbe più efficace dei ricorsi e delle “parole” ……con un po’ di pazienza e sacrificio i nuovi padroni si possono far colare a Picco!

  5. Mi dissocio assolutamente dalla volgarità dell’immagine che apre il servizio. E’ così che si inizia una discussione?
    Quanto al merito della questione, siamo sempre lì a sicut erat: disunione, autolesionismi, incompetenza, tempi eterni nelle discussioni, tavole rotonde, inconcludenti proposte, leggi respinte perché anticostituzionali… E mentre noi discutiamo, gli altri concludono sulle nostre teste. E ci sfottono anche, con arroganza. Ci illudono quando e come vogliono. Noi urliamo e facciamo il diavolo a quattro, ma quando veniamo al dunque non sappiamo concludere. E ci fregano sempre. E non sarà l’ultima. Si nd’eus a torrai a chistionai.

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