I GIOVANI SOGNANO IL POSTO FISSO: PROPOSTA IN SARDEGNA PER DEFISCALIZZARE I CONTRIBUTI PER LE NUOVE ASSUNZIONI


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Un paese che non cresce, redditi non sostenuti, cassa integrazione dilagante. La Sardegna avrebbe bisogno di crescere non con una spesa pubblica facile ma di qualità ma gli interventi languono. Nel frattempo la disoccupazione giovanile è al 44,% e sono i precari a pagare più di tutti il peso della recessione. Dei giovani sardi «terzomondizzati» si è occupata la Cna sarda. Un’indagine condotta dagli artigiani della Cna esplora il pianeta dei giovani sardi tra i quali «prevale ancora il sogno di un posto fisso: il lavoro dipendente, magari nel contesto di una piccola azienda». Ecco, la Cna sfata il primo luogo comune e cioè che sarebbe stato bello avere e cambiare nella vita dieci lavori, «a patto di trovare il primo»… Ma i giovani sardi apprezzano anche il lavoro autonomo e il 37% si dichiara interessato a intraprendere un mestiere da artigiano. Un elemento che fa pensare alle politiche di autoimpiego che però dovrebbero essere accompagnate dalla semplificazione burocratica: poter aprire un’impresa rischiando anche il fallimento senza per questo dover essere inseguiti per decenni dal fisco o dalle camere di commercio. Dall’indagine svolta dalla Cna su un campione significativo dei 260 mila giovani tra i 18 e i 30 anni distribuiti nelle otto province dell’isola, emerge l’immagine di un giovane molto critico con la scuola e in particolare con il sistema universitario sardo. L’Università è vista come un sistema autoreferenziale del tutto scollegata con il territorio. «La ricerca ci restituisce l’immagine delle condizioni in cui si trovano i ragazzi sardi», afferma Francesco Porcu, segretario generale della Cna, «e tutto ciò impone un ripensamento delle politiche a partire dal livello nazionale e regionale». Per la confederazione degli artigiani servono scelte coraggiose per imboccare una via alta allo sviluppo. In Sardegna è ripresa l’emigrazione e stavolta vanno via le intelligenze, i ragazzi migliori: su 5.717 immatricolati all’università, diciotto ragazzi su cento hanno scelto di studiare fuori dall’isola. (Le principali sedi scelte sono Roma, Milano, Bologna, preferita soprattutto dagli ogliastrini; seguono Torino, scelta in particolari dai giovani nuoresi, e poi Pisa, Firenze, Genova). «Occorre proporre un processo di riallocazione delle risorse concentrandole su un ristretto numero di assi strategici: infrastrutture, efficienza energetica, ambiente, conoscenza». Cna propone di destinare anche in via sperimentale una parte delle risorse finanziarie contenute nel Piano per il lavoro per abbattere «attraverso una defiscalizzazione contributiva l’assunzione di giovani (e donne) a tempo indeterminato per un periodo di almeno tre anni», affermano Bruno Marras e Francesco Porcu, presidente e segretario della Cna. «L’intensità dell’aiuto andrebbe regolata e potrebbe crescere per l’inserimento lavorativo di soggetti diplomati o laureati e ancora più se assunti dalle imprese con meno di quindici dipendenti». Questa è la fotografia dei giovani prima della laurea; dopo la percentuale di ragazzi sardi che trovano un lavoro è comunque più bassa rispetto alla media nazionale di 15-20 punti mentre risulta più alta la percentuale di disoccupati. La maggior parte dei laureati che trova impiego è occupata nei servizi. La disoccupazione tra i giovani – rileva lo studio della Cna – è cresciuta molto in provincia di Cagliari ma è ancora più elevata nella provincia di Sassari dove è un po’ minore tra le donne, così come in provincia di Nuoro e in Gallura. Nel 2009 gli occupati con età inferiore ai 34 anni sono stati circa 168 mila, il 28,4% del totale; nella fascia tra i 15 e i 24 anni, però, ha lavorato solo il 4,6%, media tra le più basse d’Italia. Resta per il lavoro l’anomalia di una domanda senza offerta e resta il «paletto» di mestieri che riguardano quasi esclusivamente i servizi. Se il mondo del lavoro prima era raffigurato come una piramide alla cui base c’erano le occupazioni più umili, con il ceto medio impiegatizio collocato al centro, oggi si raffigura come una clessidra dal cui collo stretto è difficile venire fuori per chi non è un top manager.

 

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