PER IL RAPPORTO "PASSI", IN SARDEGNA VIVONO I PIU' DEPRESSI D'ITALIA: SULL'ISOLA, CIELO BLU E UMORE NERO

articolo pubblicato da "Unione Sarda"

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di Stefano Lenza *

I più depressi d’Italia, i sardi. Il poco invidiabile primato lo attribuisce uno studio sullo stato generale di salute degli italiani, il rapporto “Passi” dell’Istituto superiore di Sanità. Le conclusioni della ricerca cancellano un bel po’ di luoghi comuni sull’Isola tutta sole e natura dove il bel vivere e la felicità dovrebbero essere la regola. Pare che le cose non vadano proprio così: circa un sardo su dieci, esattamente il 9,83 per cento, accusa i sintomi del male oscuro. Quanto a malinconia ne soffrono parecchio anche i calabresi (9,28 %), seguiti da liguri (8,90%), umbri (8,82%) e laziali (8,27 %). I meno malati nell’anima sono gli abitanti della Basilicata (3,29 %) e delle province di Bolzano (3,45%) e Trento (4,52 %). Sulle cause, il dossier non propone dati per regione. Analizza però le motivazioni su scala nazionale segnalando una maggiore incidenza nelle persone di età più avanzata. A seguire, le donne, i cittadini con basso livello di istruzione. Risulta poi più colpito chi ha molte difficoltà economiche, chi non ha un lavoro regolare e chi soffre di malattie croniche. Il quadro nazionale aiuta comunque a capire cosa accade nell’Isola, soprattutto per quella che può essere la genesi sociale, se così la si può chiamare, della malattia. In particolare per quanto riguarda l’aspetto economico. I dati sulla depressione comparati con quelli sulla disoccupazione e sulle povertà (vecchie e nuove) in Sardegna non lasciano dubbi: perdere la busta paga o non trovarne una dopo anni e anni di ricerca di un posto ha sicuramente un effetto deprimente sul tono dell’umore. «Incide notevolmente», conferma Giovanni Biggio, docente all’Università di Cagliari e presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia.
«Oggi – spiega il professore – c’è una grande attenzione della comunità scientifica internazionale su queste cause sociali. Si è così osservato quanto le condizioni sociali possono influire sullo sviluppo del cervello e sulla vulnerabilità alle malattie mentali». La scienza, insomma, conferma teorie che in passato ponevano totalmente a carico dei contesti ambientali i disturbi della psiche. Oggi i due aspetti vengono bilanciati e integrati. «Le neuroscienze – osserva Biggio – stanno evidenziando l’interferenza delle disparità economiche e sociali sulla formazione del cervello, fin dalla gestazione. Pensiamo a una donna in gravidanza stressata da una dura vita quotidiana, costretta a tante privazioni e magari maltrattata in famiglia perché al degrado economico si somma spesso quello nelle relazioni coniugali o, più in generale, interpersonali. Tutta questa sofferenza si riflette sul feto producendo effetti a distanza di tempo sulle condizioni mentali del nuovo nato».
I dati del rapporto “Passi”, comunque, rappresentano una novità per il docente cagliaritano e lo convincono fino a un certo punto. «In base agli elementi finora a mia disposizione, sono perplesso. Ritenevo che la situazione della Sardegna fosse in linea con la media nazionale. Sull’alta incidenza che invece questo nuovo studio attribuisce a l’Isola potrebbero pesare i dati mancanti su alcune zone», conclude Biggio. Il riferimento è al fatto che la fotografia dell’Istituto superiore di Sanità non copre interamente la nostra regione. Mancano totalmente elementi sull’Ogliastra e su una vasta area tra il Campidano di Cagliari e la Planargia. Non si può aprioristicamente quindi escludere che rilevazioni su questi territori potrebbero ridimensionare il dato regionale. Una conferma all’attribuzione del primato della malinconia non è possibile, con la necessaria affidabilità, neppure in base al consumo di psicofarmaci. «Risulta nella media italiana. Non ci sono però dati attendibili ma solo quantificazioni molto empiriche risultato di quanto riferiscono gli psichiatri impegnati nel territorio», sottolinea il professor Biggio. Secondo il rapporto “Passi”, la depressione può manifestarsi in ogni momento della vita ma colpisce soprattutto tra i 50 e i 69 anni (9%) e più le donne (9%) che gli uomini (5%). La cultura aiuta a prevenirla visto che analfabeti o persone con la sola licenza elementare vengono colpiti al dieci per cento mentre i laureati in misura dimezzata. Come detto, notevolissima l’incidenza delle condizioni economiche: al sedici per cento quando sono molte, al sei quando si ha solo qualche problema e al cinque, cioè meno di un terzo del valore più elevato, se non si ha alcun problema a far quadrare i conti. Tra chi lavora e chi non lavora lo scarto nei colpiti da depressione è del quattro per cento: si ferma al cinque per cento tra chi ha uno stipendio mentre tra chi non l’ha raggiunge il nove . Lavorare stanca ma aiuta a non deprimersi.

* Unione Sarda

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