PERDERE IL "MESSAGGERO SARDO" CHE HA ACCOMPAGNATO LA VITA DI OGNI EMIGRATO? E' COME PERDERE UN AMICO

il nostro collaboratore, Sergio Portas
il nostro collaboratore, Sergio Portas

di Sergio Portas

Quando arrivava il “Messaggero” a casa nostra ( Busto Arsizio) si saltavano le prime pagine e si andava, da subito, alla pagina di Salvatore Tola (Parlando in poesia, per i continentali), per andare a vedere se c’era una qualche poesia di babbo. Che era da sempre poeta. E ci teneva moltissimo a vedersi lì pubblicato. Ora che lui non c’è più mi basta prendere un numero a caso di quelli che ho conservato per rivedere il suo sorriso di fierezza e rileggere quello che scriveva. Nel N. 8-9/Agosto Settembre 1997:

La voce della terra

Sei stato buon amico o “Messaggero”/ nel raccontarmi dell’isola natia;/ed hai aperto gentile al mio pensiero/ che chiedendo favor per la poesia/

A te venne e bussò. Nel tuo messaggio/noi sardi nel mondo la sentiamo/ accompagnarci limpida nel viaggio/ la voce della terra che sogniamo./

E col sogno ci incanta. Primi suoi/ i nostri abbracci col sogno e la sua luce/ che per prima raggiò davanti a noi,/ e speranza nel sogno essa ci dice/

Volere essere l’ultima a svanire,/ estremo addio quaggiù nei nostri cigli…

Livio Portas

D’accordo internet era ancora da sognare e il mezzo cartaceo dominava questo genere di comunicazione. Il giornale della Sardegna! Per tutti gli emigrati. I signori della politica che ne stanno decretando la chiusura non si rendono conto. Non hanno idea di cosa abbia contato per moltissimi sardi questo foglio. E’ noto che chi “fa politica” ha un modo tutto suo di prendere decisioni che comportino spese. Tutto si misura in termini di ritorno elettorale. Pochissimi (gli statisti) ragionano in base a criteri di benessere comune. La domanda di fondo rimane: questa direttiva cosa renderà in termini di voto? E qui casca l’asino, perché i sardi sparsi per l’universo mondo non tornano nell’isola loro per votare. Non contano nulla, in termini di voto. E allora se c’è da tagliare nel bilancio, si tagli nell’aiuto al “Messaggero Sardo”. Cosa volete che conti lo sconcerto di coloro che ne hanno fatto, per decenni, “ la voce della terra che sogniamo”. E ora se la vedono chiudere, soffocare, che i tempi non lo consentono e i denari servono per ben altre emergenze. Il nostro governo, immerso nei medesimi guai di bilancio, ha trovato 180 milioni di euro per tenere in piedi Il secolo d’Italia, il Giornale, l’Avanti, La Padania, il Manifesto ecc. ecc. Che senza questi soldi sarebbero falliti da tempo. Il “Messaggero Sardo” non è un giornale di partito ma un giornale di servizio. Da sempre ha avuto un ruolo dichiaratamente sentimentale. Basta leggere le lettere che, ancora adesso, arrivano dall’Australia, dall’Argentina: Caro Messaggero, ho lasciato la terra amata nel 1922 ma l’ho ancora nel cuore e quando tu arrivi… Questa retorica potrà far sorridere i ragazzi che “chattano” su Facebook ma per i loro padri, i loro nonni, il giornale che arrivava gratis dalla Sardegna rappresentava una sorte di  risarcimento, dovuto, per tutti i guai a cui erano dovuti andare incontro nell’abbandonare la terra che gli aveva visti nascere. E c’erano le notizie dei paesi loro, certo ben più apprezzate che le sviolinature sulla politica regionale del tale assessore, o presidente che fosse. Se guardiamo al servizio che svolge “Tottus in Pari”, giornalmente, in maniera incredibilmente puntuale, diremmo che non c’è paragone. Gli è che in “Tottus” ci si deve inciampare, un maledetto computer occorre saperlo utilizzare. Il “Messaggero” arrivava in moltissime case sarde, quasi per magia. E portava la magia del ricordo soprattutto ai più anziani. Quelli che la speranza del ritorno non l’hanno abbandonata mai. Dolorosamente coscienti dell’impossibilità che un tal miracolo si verificasse realmente.  I figli loro volano con le reti informatiche e i “low cost”, i loro babbi, e mamme invece, per anni hanno usato il “Messaggero Sardo” come un tappeto volante. Surrogato del loro paese per quel tempo che occorreva per sfogliarlo tutto. Per leggere e rileggere la pagina delle poesie. Magari in sardo: Andende in continente/ già mi leat malore/ chi est malu a passare://  luego de repente/ toccat pro su dolore/ a Sardinia a torrare. /                   

Antoni Uda,  Su Malore.  Settembre ’97.

Una risposta a “PERDERE IL "MESSAGGERO SARDO" CHE HA ACCOMPAGNATO LA VITA DI OGNI EMIGRATO? E' COME PERDERE UN AMICO”

  1. Chiudere il Messaggero, per un sardo che vive lontano dalla Sardegna, e ha sempre nostalgia della sua terra, è come infilare una spina nel piede di uno zoppo!

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