RAPPORTO BANKITALIA: CROLLA L'INDUSTRIA. IN SARDEGNA NESSUN SEGNALE DI RIPRESA


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La Banca d’Italia ha aggiornato i dati della congiuntura in Sardegna e, il segno meno precede gli indicatori di tutti i comparti. In Sardegna non si registrano evidenti segni di ripresa. Così quello che sino a qualche anno fa poteva sembrare una nota negativa quando si affermava: «Il sistema è immobile», oggi diventa un’aspirazione. La Sardegna non solo non cresce ma resta indietro. È quanto emerge dal sondaggio della Banca d’Italia su un campione di 90 imprese con almeno 20 addetti: il 48,3% delle imprese ha fatto registrare una riduzione del fatturato nei primi nove mesi dell’anno. Poco più di un quarto del campione, invece, ha indicato ricavi stabili mentre solo per la parte restante c’è stato un incremento. Nel primo semestre dell’anno il numero delle aziende industriali nell’isola è sceso del 2,9% su base annua. Non ci sono purtroppo comparti felici. Si salvano un po’ i servizi, (escluso il commercio), almeno quelli legati al turismo. In realtà anche sull’industria delle vacanze c’è da riflettere: nel 2010, secondo Bankitalia, c’è stato un calo delle presenze turistiche pari al due per cento e non basta consolarsi con il fatto che le previsioni erano peggiori. «La crisi dell’ultimo biennio», è scritto nella relazione della Banca d’Italia sulla Sardegna, «si è riflessa nell’assottigliamento della base produttiva regionale con l’espulsione dal settore industriale di una quota crescente di imprese». Minimi storici anche nel settore delle costruzioni il cui valore delle produzioni è calato del 4,8% a prezzi costanti. Flessione meno marcata nell’edilizia residenziale. E qualche speranza di ricominciare a vedere le stelle viene – secondo il nucleo di ricerca della Banca d’Italia – proprio dal «possibile risveglio dell’immobiliare» trainato da tassi bassi e dalla moderazione dei prezzi. Un lungo capitolo è dedicato al mercato del lavoro. «Nella media dei primi due trimestri del 2010», si legge nel Rapporto, «l’occupazione in Sardegna ha continuato a diminuire: la flessione è stata dello 0,4% rispetto all’anno precedente e nel semestre il tasso di disoccupazione è stato del 14,7». Il governatore Draghi ha lanciato l’allarme-denuncia sul lavoro precario. Il problema del precariato è condiviso in tutte le regioni d’Italia ma il primato negativo spetta proprio alla Sardegna e alla Calabria. La fragilità del sistema ha il suo specchio nel credito. Il tasso d’insolvenza delle imprese sarde è salito al 3,1% (mezzo punto in più rispetto al dato nazionale) e l’incidenza delle posizioni deteriorate (sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate, scadute o sconfinanti) è aumentata di due punti. In diminuzione i prestiti alle famiglie ma attenzione: cala il credito al consumo del 6,2 (dato dalle banche) aumenta quello degli operatori speciali (società finanziarie) del 10,3%.

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