LA SARDEGNA AL "FESTIVAL DELLE LINGUE" A PAVIA: L'ISOLA RAPPRESENTATA DA PAOLO PULINA ED ANTONIO CARTA

il "Festival delle Lingue" a Pavia con Paolo Pulina (a sinistra nella foto) e Antonio Carta

il "Festival delle Lingue" a Pavia con Paolo Pulina (a sinistra nella foto) e Antonio Carta


di Cristoforo Puddu

A metà  ottobre 2010, la città  di Pavia, sede di una  prestigiosa Università degli Studi, ha accolto tra suggestivi cortili e antichi palazzi le lingue di tutte le parti del mondo e i loro rappresentanti. Letture, poesie, fotografie, rappresentazioni teatrali, progetti delle scuole, visite guidate e musica: tutto questo è stato  il festival “Elogio delle lingue e dei linguaggi”, realizzato nel quadro del progetto Kaleco (http://www.kaleco.eu/) e promosso dal Comune di Pavia con il patrocinio della Regione Lombardia e dell’USP di Pavia. Sono stati giorni intensi, che  hanno coinvolto l’intera città. E’ stata anche realizzata,  presso l’Auditorium del Collegio Ghislieri,   una Conferenza internazionale “Per una politica a favore del multilinguismo”, durante la quale  si è provveduto a una presentazione comparata della “Carta delle lingue” di otto Paesi e a un approfondimento sulle autobiografie linguistiche nella costruzione di sé e nell’apprendimento delle lingue. Nella serata di giovedì 14 ottobre, presso l’auditorium della centralissima  ex chiesa di  Santa Maria Gualtieri, il  Festival  ha proposto una performance a molteplici voci intitolata “Il suono delle lingue italiane: armonie poetiche e musicali delle lingue italiane a Pavia”, curata da Eleonora Salvadori, Franca Bottaro e Gipo Anfosso.  Hanno  rappresentato il suono della lingua sarda Paolo Pulina,  vicepresidente vicario del Circolo culturale sardo “Logudoro”  di Pavia (e responsabile Comunicazione della FASI) e il musicista  sardo-pavese Antonio Carta. Pulina ha letto  una poesia di un poeta classico della Sardegna (Pedru Mura, 1906-1966) e i testi di tre sue poesie che sono state musicate da  Carta (“Nuraghes e monumentos de Pavia”; “Sardos semus fintzas nois – canto degli emigrati sardi”; “Buggerru”, dedicata ai 33 minatori cileni che hanno rivisto la luce),  che le ha cantate nell’occasione accompagnandosi con la chitarra, riscuotendo notevole successo. Ha introdotto la manifestazione Giuseppe Polimeni (Università di Pavia), il quale ha affermato: “La sfida che l’Elogio delle lingue  ci propone è quella di ritrovare in una città, Pavia, l’Italia delle Italie (secondo il titolo di un famoso libro di Tullio De Mauro), la nazione delle molteplici e diverse città. Dagli anni Cinquanta agli anni Settanta Pavia e la sua provincia hanno accolto  un’emigrazione che, inizialmente proveniente dalle regioni vicine (Emilia Romagna e Piemonte), ha gradualmente coinvolto le regioni del sud. Questa emigrazione interna ha portato a Pavia sardi, calabresi, siciliani, con una dinamica che rende così ricca la storia italiana e la storia di ciascuna città. I grafici  che riassumono questi dati dicono una storia e una geografia di culture fino a quel momento lontane, ma pronte a interagire e a conoscersi, a ritrovarsi in uno strumento di comunicazione finalmente nazionale, l’italiano. […] Il dialetto non è lingua del passato, ma può forse essere idioma pronto a farsi strumento per restituire oggi, nell’epoca dell’inflazione della lingua e della comunicazione, un senso profondo alle cose, o meglio per scoprire che il senso profondo delle cose, in città lontane e diverse, può ancora parlarci in dialetto”. Durante l’incontro inter-dialettale sono state lette poesie classiche  del milanese  Carlo Porta, del romano Giuseppe Gioachino Belli e poesie di autori pavesi e calabresi; sono stati cantati testi, oltre che in sardo,  in genovese (gruppo “Macadam”), in siciliano e in salentino (gruppo “Domo emigrantes”) e nel dialetto di una delle tre zone della provincia di Pavia, la  Lomellina (gruppo “Cantosociale”).

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