SCUOLA IN SARDEGNA: LA RIFORMA GELMINI DANNEGGIA GLI ISTITUTI DELLE ZONE INTERNE DELL'ISOLA

Marcello Fois
Marcello Fois

di Marcello Fois

Che senso avrebbe dunque lavorare per il territorio se, da quello stesso territorio, si elidono, come gli esuberi di Mirafiori, gli studenti? Il sospetto che la scuola non fosse nient’altro che un’azienda qualsiasi ci era balenata alla mente quando il Ministro ombra dell’Istruzione Gelmini aveva lasciato che fosse il Ministro titolare dell’Istruzione, e non solo, Tremonti a stabilire parametri esclusivamente economici per quella che voleva sembrare una riforma scolastica di contenuti. Ora quei contenuti sono misteriosi, ma i principi direttivi di un’azione tutta volta al massimo di guadagno col minimo di spesa, al contrario, sono palesi. Uno fa i conti della serva, l’altra finge che dietro quei conti ci sia un pensiero. Ecco, l’interno della Sardegna non si può soddisfare, dal punto di vista delle esigenze scolastiche, nemmeno con quella parvenza di senso che la Gelmini vorrebbe dare ad un’operazione esclusivamente di marketing. Neanche altrove direte voi, certo, ma per l’interno della Sardegna questa mancata concordanza può significare, e già significa, la scomparsa del diritto allo studio. Certo l’ultimo anno, per via dei debiti elettorali da pagare alla Curia, la scuola pubblica Sarda ha ricevuto solenni ridimensionamenti a favore della scuola privata, sempre confessionale, rendendoci la regione dove tra le due istituzioni si è quasi raggiunta la parità di finanziamenti. Ma è una parità che parità non è, perché la stessa cifra, o giù di lì, spalmata sui grandi numeri della scuola pubblica, o sui piccoli numeri della scuola privata, sempre confessionale, diventa un’altra cosa. Il discorso è semplice: se io con mille euro al mese devo campare da solo è un conto, se devo sfamarci tre figli è decisamente un’altra storia. Da ciò il mandato, pienamente riuscito sul piano Regionale, di favorire in tutto gli istituti privati, apparentemente senza niente togliere a quelli pubblici. Ancora una volta un trucco contabile. Questo giochetto diventa micidiale quanto più si passa dal centro alla periferia. In questa particolare stagione cagliarocentrica in cui pare che tutta la Sardegna sia limitata alla “piccola capitale” all’interno dell’Isola si sta assistendo a casi di multiforme spopolamento, a una forma di deportazione “dolce” come, per l’a ppunto, la chiusura degli istituti scolastici ritenuti non convenienti da un punto di vista economico. E questo come se l’e conomia di quei territori fosse misurabile negli stessi termini dell’economia nazionale o campidanese. Fa tristezza questa cecità e fa rabbia. E fa rabbia che si sia accettato finora senza colpo ferire di far pagare a tutti i Sardi il privilegio di pochi. Forse che i sardi di Fonni, di Gavoi o di Sorgono non pagano le tasse? La chiusura del Convitto annesso all’Agrario di Sorgono, la non attivazione di alcune classi nel “Carmelo Floris” di Gavoi, la mancata attuazione del tempo pieno nella prima classe dell’Istituto comprensivo di Tonara, 27 alunni della prima elementare di Fonni costretti in un’aula dove il piano di sicurezza certificato anche dai vigili del fuoco ne prevede solo 25, dimostrano che le tasse questi cittadini le pagano eccome, ma che nonostante pesino come quelle di tutti gli altri, rendono molto meno in termini di servizi. Sono sette anni che a Gavoi si tiene quello che ormai è definito da tutti come uno fra i più importanti Festival Letterari europei, vedere la stampa estera per credere, tuttavia in questo paese simbolo e in altri del territorio barbaricino sarà negato il diritto all’istruzione in nome di tagli alla scuola travestiti da “ razionalizzazione” Ma, e ritorno alla mia domanda iniziale, ha un senso lavorare per un’iniziativa tanto qualificante, quanto osteggiata dall’amministrazione regionale in corso, come quella di dimostrare che la cultura può generare ricchezza, se poi si contravviene all’ABC che dovrebbe garantire il diritto all’istruzione anche per chi non abita a Cagliari e dintorni? E’ qualcosa di inaccettabile, è un principio che con l’alibi di non voler fare sperequazioni, di
fatto ignora la sostanza, la storia, la cultura dei luoghi. E, tanto per cambiare, fa piovere sempre sul bagnato. E’ un abuso della pazienza e della civiltà delle popolazioni dell’interno della Sardegna semplicemente inaccettabile.

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