LUCE E COLORE NELLA MILANO ANNI TRENTA: ALIGI SASSU PRECURSORE DEL "CHIARISMO"

a sinistra, Aligi Sassu
a sinistra, Aligi Sassu

di Cristoforo Puddu

Milano -con una mostra ospitata a Palazzo Reale (Piazza Duomo, 12) fino al 5 settembre- rende omaggio al movimento pittorico del Chiarismo. Arte neo-romantica caratterizzata da un senso di inquietudine e sentimento, elaborata dal critico Edoardo Persico e coltivata negli anni Trenta da un nucleo di artisti dell’Accademia di Brera, si contrappone originariamente al neoclassicismo del Novecento con una tecnica in libertà improntata sulla tonalità di colori luminosi e sfumature di luce tenue in soggetti che esprimono semplicità e “vena intimistica”. Il percorso espositivo di centodieci tele, che ricostruiscono l’itinerario di motivazioni estetiche e concezioni poetiche espresse “dai colori chiari e dal segno leggero intriso di luce”, propone una prima sezione dedicata ai precursori e figure rappresentative del movimento artistico ed una seconda antologica all’opera di Francesco De Rocchi (Saronno 1902 – Milano 1978). Tra gli artefici di questa stagione espressiva -segnata dalla riscoperta del colore, della luce e di nuovi ideali in antitesi a quelli classici impersonati negli anni Venti da Sironi (1885 – 1961)- è anche un giovanissimo Aligi Sassu (1912 -2000), che sviluppa una personale espressione antinovecentista. Significative le tre opere esposte dell’artista di origine sarda (padre nativo di Thiesi e lo stesso Aligi, nel centro del sassarese, vi aveva frequentato le scuole elementari) che traccia i primi chiari segni del mutamento artistico dominato dal colore: Concerto (olio su tela riportata su tavola, 1930, collezione G. Iannaccone, Mi); Testa di ragazzo (olio su tela, 1931 circa, collezione privata, Mi) e il noto capolavoro dei trasognati Dioscuri (olio su tela, 1931, cm 100×80, collezione G. Iannaccone). Il Chiarismo, coniato nel termine da Leonardo Borgese nel 1935 e codificato definitivamente nel 1936 da Guido Piovene, ha contribuito a rinnovare la pittura paesaggistica e reso il ritratto una rappresentazione immediata e spontanea con l’eliminazione del chiaroscuro accademico. La mostra, patrocinata dal Comune e Camera di Commercio di Milano,  è curata da Elena Pontiggia.

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