MOBILITAZIONE BIPARTISAN IN SARDEGNA: CON L'AVVENTO DEL DIGITALE TERRESTRE, SI PENALIZZANO LE EMITTENTI LOCALI


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Sul tavolo del digitale terrestre arriva una carta pesante che potrebbe riaccendere le speranze delle tv regionali. Una risoluzione unitaria e unanime è stata approvata alla Camera per spingere il Garante delle comunicazioni a rivedere le proprie scelte sul telecomando automatico. C’è l’impegno per il Governo, è un altolà formale al piano che avvantaggerebbe le emittenti nazionali rispetto a quelle locali. Proprio oggi l’Agcom dovrebbe ufficializzare il nuovo assetto dei canali (con i primi nove riservati alle tv nazionali), ma la mossa giocata a Montecitorio potrebbe convincere il presidente dell’Autorità Corrado Calabrò a rivedere le proprie scelte. Il segnale politico arriva dalla commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, con una risoluzione approvata da tutti i partiti, forte anche del parere positivo del viceministro (e titolare delle Comunicazioni) Paolo Romani. Alla fine potrebbero essere i dati Auditel (rilevamento degli ascolti) consolidati nel tempo a decidere la scala gerarchica delle televisioni, senza distinzione tra emittenti nazionali e locali. In questo modo le tv regionali potrebbero riaffacciarsi sulla tastiera principale del telecomando, verso quei canali – 8 o 9 – che assicurano maggiore visibilità davanti alla «frammentazione della proposta televisiva» legata al digitale terrestre. Il documento approvato a Montecitorio stabilisce che «l’Autorità garante per le comunicazioni deve tutelare le televisioni regionali che hanno conquistato storicamente un ruolo di primo piano nell’ambito dell’informazione e della produzione televisiva». E «l’avvio del digitale terrestre non deve in alcun modo modificare il posizionamento commerciale e editoriale delle televisioni regionali». La risoluzione mette quindi in evidenza che «nella sintonia automatica, le tv locali devono trovare posto nel primo arco di posizioni ( dall’1 al 9 ) del telecomando». Il voto di Montecitorio impegna il Governo a «intervenire, con tutti gli strumenti a disposizione, per valutare le conseguenze» della sintonia automatica che penalizza le tv regionali. E si guarda all’obiettivo «di individuare soluzioni coerenti con le aspettative degli operatori televisivi locali». Il voto sulla risoluzione arriva in pochi minuti, dopo un dibattito che mette subito d’accordo tutti i partiti. Il primo firmatario del documento è il deputato sardo del Pdl Mauro Pili, ma seguono a ruota le sottoscrizioni dei vertici della commissione di Montecitorio: Mario Valducci (presidente), Sandro Biasotti (Pdl), Michele Meta (Pd), Alessandro Montagnoli (Lega), Angelo Compagnon (Udc). Immediata peraltro l’adesione di decine di parlamentari. C’è anche l’ex ministro delle Telecomunicazioni Paolo Gentiloni e ci sono numerosi deputati sardi (Nizzi, Vella, Murgia, Calvisi, Fadda, Marrocu, Melis, Pes). Il presidente della commissione Valducci si sofferma sull’«importanza di un risultato» cercato per tutelare la sopravvivenza delle tv regionali. «E devo sottolineare il grande traguardo del voto unanime», perché «quando i gruppi lavorano nell’interesse generale, senza lenti ideologiche, si ottiene molto di più». Pili fa notare che «l’Agcom dovrà disciplinare la sintonia automatica del digitale, tenendo conto del posizionamento delle tv regionali al momento del passaggio dall’analogico al digitale». La precisazione punta dritta contro il sondaggio organizzato nelle settimane scorse dall’Autorità guidata da Calabrò sulle abitudini degli italiani. «È fondamentale rispettare la posizione storica e commerciale delle tv regionali». Per questo «devono essere assegnati, nella sintonia automatica del telecomando, posti rispettosi degli investimenti economici e culturali compiuti in tanti anni». Per il deputato di Iglesias «la decisione unanime della commissione rappresenta di fatto l’interpretazione autentica della norma che fissa il posizionamento delle tv locali all’interno dei primi nove canali del telecomando». Si tratta, sottolinea Pili, «del riconoscimento di un diritto acquisito» e «come tale non può essere cancellato con provvedimenti che non tengano conto delle indicazioni precise del Parlamento». Il voto unanime è la marcia in più: «C’è una volontà bipartisan che non può essere elusa». Dal fronte Pd, il capogruppo in commissione Trasporti Meta parla di «risoluzione importantissima», perché «il Parlamento riconosce un ruolo storico alla televisione locale». D’altronde «le emittenti regionali sono una grande risorsa culturale e democratica, costituiscono un punto di riferimento culturale da preservare». Il monito all’Agcom è deciso: «C’è una volontà esplicita del Parlamento italiano», ribadisce Meta, «e mi auguro che l’Autorità delle comunicazioni tenga conto di queste indicazioni». Il collega del Pdl Biasotti aggiunge che «l’emittenza locale dev’essere difesa davanti ai colossi nazionali» e «devono essere difese anche le fasce più deboli della popolazione, costrette a subire la tecnologia che limita la libertà delle loro scelte di fronte alle emittenti televisive. Compagnon (Udc) è lapidario: «C’è da salvare il contenuto democratico assicurato dalle tv locali ed esistono norme chiare a tutela della loro sopravvivenza». Il deputato sardo Paolo Fadda (Pd) si chiede «come mai l’Agcom insista nella sua posizione a tutela delle tv nazionali, quando il Parlamento, lo stesso Governo, gli organi di stampa, e soprattutto una legge indichino la strada del rispetto delle tv regionali». La collega Amalia Schirru è soddisfatta «per il coinvolgimento del Governo» in una vicenda che «rischia di vedere sacrificati anni di impegno delle tv locali». Nel mirino anche il sistema confuso del digitale «che danneggia le fasce più deboli della popolazione». «Anche il Consiglio regionale della Sardegna sarà al fianco delle altre istituzioni nella grande mobilitazione contro le eventuali scelte dell’Agcom». È la presa di posizione di Claudia Lombardo, presidente della massima assemblea sarda. «La prospettiva che l’Autorità della comunicazioni releghi le tv locali nei canali meno importanti è inaccettabile soprattutto in Sardegna, pioniera delle televisioni regionali». Il ragionamento va avanti: «Si parla tanto di federalismo, di pluralismo e di esaltazione delle peculiarità regionali», ma «poi, con una decisione autoritaria, e fondata su dati e su criteri quantomeno discutibili, si cercano di affossare realtà importanti che da decenni contribuiscono alla crescita culturale e sociale del popolo sardo».

 

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