CONOSCERE SALVATORE CAMBOSU, SCRITTORE E GIORNALISTA SARDO: UN UOMO DALLO SPESSORE LETTERARIO DI RILIEVO

 

Salvatore Cambosu
Salvatore Cambosu

di Alessandro Carta

 “La Biblioteca dell’Identita” de “L’Unione Sarda” ha avuto il merito di aver fatto conoscere lo scrittore giornalista Salvatore Cambosu, il cui spessore letterario è decisamente di grande rilievo, anche perché l’intensa produzione pubblicistica dello scrittore di Orotelli è rimasta finora patrimonio degli “addetti ai lavori”, ma non del comune sapere dei Sardi. Proprio per questo si dà atto a “L’Unione Sarda” di aver dato alle stampe il volumetto “Canbosu giornalista” a cura di Eleonora Frongia e la prefazione di Gianni Filippini, di cui fu, a metà degli anni Cinquanta, collega al quotidiano cagliaritano. “Cambosu giornalista” raccoglie una serie di “pezzi” e “servizi” che Salvatore Cambosu scrisse e pubblicò sul quotidiano. Gli argomenti sono dei più vari, ma non per questo meno interessanti a leggersi. Intanto rivelano il carattere di scrittore, più che di cronista; certamente cultore di forma e sostanza lessicale di rara finezza, oltreché conoscitore di quella terra nuorese che anche altri ebbero ad esaltare, 

prima tra tutti, Grazia Deledda. Il libro, a cura di Eleonora Frongia, comprende “i saggi, le inchieste, le recessioni, e i reportage più significativi” scritti da “Cambosu giornalista”. “Sono tanti e coprono un ventaglio molto ampio di argomenti. Da ciascuno vengono messaggi forti, appunto, sull’identità dei Sardi. E in particolare l’ennesima indicazione sulla eccezionale capacità di Salvatore Cambosu di farsene, da giornalista come da scrittore, impareggiabile interprete”. In lui primeggiava il rispetto dell’etica e dell’essenzialità. Parlava poco, ma scriveva molto. Era solito conservare ogni pur piccolo scritto. “Se ciò che ho scritto finisse nel cestino, ebbe a dire una volta, sarebbe come riconoscere di aver parlato quando era meglio tacere. Buttare un appunto può equivalere a volte all’autoamputazione di una mano”. Nei pezzi scelti da Eleonora Frongia per onorare Salvatore Cambosu, è ricorrente, come già detto, l’ambiente nuorese, i personaggi della letteratura contemporanea che Cambosu conobbe, il carattere dei Sardi, l’arte e la storia dell’Isola. Tuttavia il grande merito del libro “Cambosu giornalista” è anche quello di aver dissepolto dall’oblio uno scrittore sul quale, forse, si è scritto tanto, ma forse non con l’incisività che Cambosu avrebbe meritato. Si sorvola sui racconti brevi, per soffermarsi sui libri: “Lo Zufolo”, “Miele amaro”, “Una stagione a Orolai”, “Il Supramonte di Orgosolo”, “Lo sposo pentito”. Da questa prosa viene fuori un Cambosu quasi sconosciuto, anche se in parte l’indirizzo giornalistico talvolta fanno soffermare poco sul particolare descritto. Lo scrittore sardo Bruno Rombi (da quarant’anni dimorante a Genova) ha dedicato a Salvatore Cambosu una monografia critica della produzione letteraria: “Salvatore Cambosu cantore solitario”. Il concetto di Salvatore Cambosu solitario, isolato, nascosto, scrittore da rileggere, dimenticato, intellettuale ritrovato ecc. sono solo alcune definizioni che vari scrittori o giornalisti hanno cucito sulla memoria di questo uomo di letteratura che, magari, ha avuto il solo torto di nascere in Sardegna o di essere introspettivo e poco loquace. Ciò, fortunatamente, è stato in parte cancellato dall’ottima idea di Eleonora Frongia che ha dedicato a Salvatore Cambosu un volume de “La Biblioteca dell’Identità”.

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