DIBATTITO SULL'INFORMAZIONE: DECRETATA LA MORTE DEL "MESSAGGERO SARDO"? GLI EMIGRATI SARDI NON VOGLIONO IL FUNERALE DEL LORO STORICO GIORNALE

Potrebbe esser questa l'ultima copertina dello storico "Messaggero Sardo"?
Potrebbe esser questa l'ultima copertina dello storico "Messaggero Sardo"?

di Vitale Scanu

Caro Massimiliano, ho letto il tuo ultimo intervento su “Tottus in Pari” sul tema dell’informazione, una sfida inesorabile che interessa sia i nostri emigrati sia le nostre Federazioni e i nostri Circoli. CVD (come volevasi dimostrare). Voglio sottolineare con forza che da parte mia il precedente dibattito non è stato “sprezzante”, né voleva esserlo, perché questa maniera di discorrere mi disgusta per natura. Ho cercato sempre di restare in tema e di essere propositivo, senza dirottare il dialogo nel binario morto dei personalismi. Di fronte a certe contestazioni ci si rende conto di come il tempo passi. Per tutti. E devi essere comprensivo. Ciò premesso, sono completamente d’accordo con quanto scrivi, a conferma del fatto che, sia i residenti che i grandi media della nostra amata Sardegna se ne fregano altamente degli emigrati che, con poca amistade, chiamano sos istranzos. Perché? Perché noi per primi non sappiamo fare squadra, non sappiamo comunicare, non sappiamo informare adeguatamente. Un problema che non è solo dei sardi, per la verità. Basta vedere la pellicola spagnola, che tratta proprio questo tema: “Un franco 14 pesetas”, un film molto significativo di Carlos Iglesias del 2006. Gli interrogativi che ponevo nei miei articoletti restano tutti in piedi. Si può andare avanti così: ogni Circolo che spende inestimabili energie, tempo e risorse nella propria associazione, con tanta buona volontà, ma senza un programma mirato e condiviso, senza un dialogo, senza quell’associazionismo che convoglia e potenzia le nostre iniziative… senza far squadra con le altre associazioni? “Non ha più senso fare manifestazioni di ampie proporzioni, magari frutto di grossi sacrifici economici e di un dispendio di energie incalcolabile se poi, tali sforzi, non vengono recepiti al di fuori dei propri confini territoriali”. Io penso che dobbiamo superare questi modelli “autonomi” e un po’ “conservatori” di attività fai-da-te, altrimenti nessun progresso, neanche di una tacca, potremo registrare. Credi che le tue parole verranno lette e apprezzate? O dibattute? O che avranno un commento? Credi che il tema dell’informazione e dell’intercomunicazione (soprattutto quello dei nostri giovani da coinvolgere) sia valutato nel suo giusto valore? In un tempo in cui l’efficacia di una propaganda, di un’idea, di un’attività, di un prodotto… è direttamente proporzionale, come oggi, all’informazione che circola, che giudizio si può dare alla decurtazione delle risorse all’attività informativa degli emigrati da parte della Regione? E’ un colpo disastroso, proprio al cuore. Il diradarsi o la cessazione del “Messaggero Sardo” (attualmente lo strumento relazionale e informativo più efficace in mano all’emigrazione), che raggiunge nel mondo più di 70mila nuclei famigliari (il che vuol dire almeno il doppio di lettori), avrà senza dubbio un effetto disaggregante nella “provincia” dei disterraus. Si dà per scontato che tanto c’è la posta elettronica… E invece non è così. Io, per dire, che ho una certa famigliarità con le mail, preferisco sfogliare il “Messaggero” di carta. Un caso minimo che mi è capitato, come esempio di affetto diffuso al “Messaggero”. Ero in Francia e, pensando ai fattacci miei, carburavo lungo l’autostrada con la mia macchina targata CA. A un tratto, mi si accoda un’altra macchina che mi lampeggia a intermittenza. Ho pensato: Ma che cavolo vuole questo pirla! Lascio che la macchina strombazzante mi sorpassi. Anche quella era targata CA… Attraverso i finestrini aperti ho sentito che mi salutavano in sardo e uno sventagliava fuori a braccio teso il “Messaggero Sardo”, come una bandiera. Il “Messaggero” come una bandiera!! Beh, raga, vi assicuro che sono momenti più belli di una tavola rotonda sulla sardità. Io, per continuare a riceverlo, sarei disposto anche ad un abbonamento! Potrò fare anche la figura della mosca cocchiera, non me ne interessa, ma continuo a credere che i temi ineludibili per noi emigrati restano i programmi condivisi, l’informazione, l’associazionismo, la valorizzazione con ogni mezzo della nostra cultura shardana, l’intercettazione e il coinvolgimento delle forze giovani, per consegnar loro gli strumenti aggiornati e adeguati al fine di continuare la vita dei nostri Circoli. Un semplice normodotato comprende che la trasmissione della vita, la dinamicità, il rinnovamento, la continuazione di una cultura etnica e quant’altro passano per i giovani: è legge di natura. E’ il vento del futuro che gira le nostre pagine.

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