CONVEGNO SUL PROGETTO CINEMATOGRAFICO DELLA F.A.S.I. (STORIE DI EMIGRATI SARDI) A CORNAREDO IN OCCASIONE DELLA "FESTA SARDA" DEL CIRCOLO "NAZZARI" DI BAREGGIO

nella foto da sinistra: Filippo SOggiu, Luciano Bassani, Franco Saddi, Antonello Zanda, Marco Antonio Pani, Nicola Contini
nella foto da sinistra: Filippo Soggiu, Luciano Bassani, Franco Saddi, Antonello Zanda, Marco Antonio Pani, Nicola Contini

di Massimiliano Perlato

In occasione della 14esima “Festa Sarda” organizzata dal circolo “Nazzari” di Bareggio presso il centro sportivo “Pertini” di Cornaredo, si è svolto il convegno sui Progetti Cinematografici “Storie di Emigrati Sardi”. Questo concorso, alla sua prima edizione, fortemente voluto dalla F.A.S.I. (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), è stato programmato in cooperazione con la Regione Sardegna – Assessorato al Lavoro, Società Umanitaria – Cineteca Sarda. Gli onori di casa nel caldo pomeriggio a Cornaredo, sono stati fatti dal sindaco locale Luciano Bassani e dal presidente del sodalizio sardo “Nazzari”, Franco Saddi. Per la F.A.S.I. è toccato al Presidente Emerito Filippo Soggiu, elencare i pregi di una federazione che promuove con quasi 500 iniziative l’anno nei vari circoli della Penisola le straordinarie peculiarità sarde. Nel vivo delle tematiche del simposio c’è entrato Antonello Zanda, direttore della Società Umanitaria Cineteca Sarda di Cagliari. «Gratificare le sceneggiature migliori – ha esordito Zanda dopo aver raccontato dei 45 anni di vita della Cineteca Sarda che ha un archivio cinematografico di oltre 3mila pellicole di film, cortometraggi, documentari girati in Sardegna o fuori dall’isola che parlano dell’isola – sul tema dando subito una grossa fetta del budget per la realizzazione, il quale è stato poi, saldato, nella sua totalità, a film ultimato. Ben 50 i Progetti pervenuti che hanno permesso così di porre quel tassello che mancava con la presenza di documenti filmati fatti da emigrati sardi». La giuria, formata dallo stesso Zanda, Marco Zurru (Sociologo), Gianni Olla (critico cinematografico), Maria Sardu (Autrice e programmatrice RAI), Tonino Mulas (Presidente della FASI), aveva scelto, nei mesi scorsi, a conclusione della prima parte del concorso, tre sceneggiature particolarmente originali (“Arturo torna dal Brasile” di Marco Antonio Pani, documentario, “Marie Maria” di Nicola Contini e il cortometraggio di fiction “Io sono qui” di Mario Piredda).  “Arturo torna dal Brasile” di Marco Antonio Pani, presente al convegno di Cornaredo, è stato premiato come miglior proiezione cinematografica. Un’opera eccezionale solo se non si tiene conto del curriculum e delle qualità del regista residente a Barcellona in Spagna. La storia raccontata è di quelle “speciali”. Arturo Usai è nato nel 1917 e ha avuto una avventurosa esistenza. La sua è una famiglia di artisti (musicisti, scultori, pittori) e la sua passione per l’elettronica è stata una vocazione già negli anni della adolescenza. E’ stato un fotografo testimone di un’ Alghero ancora misera, dei suoi strazianti bombardamenti, ma, pur essendosi laureato in medicina a Sassari, riuscì addirittura a frequentare un corso al neonato Centro Sperimentale di Roma. Voleva diventare operatore di guerra (“per fortuna non andò così” afferma sorridendo) e con la sua piccola macchina da presa filmò una Sardegna inedita per i nostri schermi: quella degli anni quaranta tra parate dall’aria più folkloristica che militare, di giovani ragazze e adolescenti e tante immagini familiari, le quali illustrano la quotidianità dell’epoca . Dopo il secondo conflitto, decide di trasferirsi in Brasile, a Rio de Janeiro, dove già viveva il fratello, noto scultore. “Come ho visto quel paesaggio decisi che sarei morto lì”, dice Arturo, nell’intervista filmata. In effetti, il Brasile democratico di quegli anni d’oro era una sorta di piccolo paradiso terrestre, una terra fantastica con possibilità di lavorare in contesti anche artistici. Arturo diviene, in breve, direttore della fotografia, regista, tecnico per produzioni di vario tipo: documentari del governo, pubblicità, film di fiction e documentari. Pani lascia spazio soprattutto a una pellicola importante della cinematografia brasiliana (“Pega ladreo!, 1957, di Alberto Pieralisi) di cui Usai curò la splendida fotografia, ma le esperienze per il grande schermo riguardarono pure il celebre “Orfeo nero” di Marcel Camus, 1959, premiato a Cannes e di cui Arturo si occupò della seconda troupe, girando le celebri scene del carnevale. In seguito, vennero gli anni sessanta e la televisione “si mangiò” il documentario su pellicola. Per Usai giunse il tempo del ritorno, ma i colpi di scena non mancarono: riutilizzò la sua vecchia laurea in medicina, lavorò come dentista e continuò a filmare: splendide immagini di Alghero, varie testimonianze della vita degli anni cinquanta e sessanta. Come si vede, un soggetto straordinario, una storia di emigrazione “speciale”, ma se non ci fosse stata l’abilità tecnica di Marco Antonio Pani e la sua sensibilità nel raccontare, utilizzando con bravura le affascinanti musiche di Remo Usai, il film sarebbe stato un documentario piacevole, ma non toccante, fascinoso nella sua costruzione, corretto nell’inserimento delle interviste, formalmente perfetto, emotivamente di grande impatto.

“Marie Maria” di Nicola Contini residente a Siena e secondo classificato, è il diario di una donna facente parte di una famiglia segnata dall’emigrazione, sin dai tempi dei nonni che andarono a fare i minatori in Africa su una barca a vela. Le vicende emozionanti di Maria e dei suoi cari sono svolte tentando una sorta di sperimentazione formale: parole sovrapposte, reale e finzione, foto che si sfuocano, disegni animati. L’intuizione c’è, ma il risultato è leggermente confusionario. Si capisce come si voglia accentuare il caos delle voci provenienti dal passato confuse come un magma di ricordi da non obliare. Il pomeriggio del convegno si è concluso proprio con la proiezione dei due film vincitori del Progetto.

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