ULTIMO ATTO DEL "BOTTA E RISPOSTA" SCANU – PULINA: EMIGRAZIONE, CONSUNTIVI O PREVENTIVI?

un convegno degli emigrati sardi con Tonino Mulas (Presidente FASI), Antonello Argiolas (Coordinatore circoli della Lombardia), Gianfranca Canu (Presidente circolo "Angioy" di Marchirolo)
un convegno degli emigrati sardi con Tonino Mulas (Presidente FASI), Antonello Argiolas (Coordinatore circoli della Lombardia), Gianfranca Canu (Presidente circolo "Angioy" di Marchirolo)

di Vitale Scanu

Ringrazio per l’ospitalità emigratisardi.com e tottusinpari.blog.tiscali.it; il prof. Pulina e il dott. Gianni de Candia per aver fatto conto delle mie quattro idee e avere accettato il dialogo sulle associazioni degli emigrati. Dialogo, non polemica, senza vittimismi né presunzione. Io non voglio insegnar niente a nessuno, non rappresento nessuno e non rivendico alcunché, all’infuori del buon diritto di esprimere la mia opinione come persona e come emigrato. Sto solo cercando di chiarirmi tre cose, in essenza, sui Circoli, sull’informazione per e tra gli emigrati e specialmente sui programmi-giovani, senza apprezzamenti personali o puerili bracci di ferro. Si argomenta non di persone, ma di cose molto serie che riguardano sia la FASI che le altre Federazioni. Senza malanimo.

Io vedo la nostra Sardegna quasi come un elemento radioattivo, che da millenni ancora contamina col suo pathos i propri figli e coloro che l’avvicinano, segnandoli profondamente. Il suo isolamento geografico ne fa un deposito di endemismi speciali con la sua remota civiltà, la sua storia, usi, musica, danze, costumi, arte… che le danno una caratteristica di genuinità che incanta. ?L’infanzia fatta regione?, la definisce Piovene. Senza contare lo scialo del sole, del mare, delle sue ricchezze naturalistiche e quelle biodiversità sconosciute altrove. Già se n’era accorto anche Cicerone (vedi la sua lettera al fratello Quinto Tullio, propretore a Usellus) che pure odiava cordialmente la Sardegna, anche se non ci aveva mai messo piede: ?La Sardegna ha qualcosa di speciale nel trasmettere le memorie del passato?, ossia tutti quegli elementi che fanno della Sardegna più che un luogo geografico, un luogo etnico, un popolo unico.

Tutto il discorso di cui sopra è stato innescato da un intrigante quesito del dott. Sergio Naitza, critico cinematografico dell’Unione Sarda (US, 28.04.2010): perché mai il mondo barbaricino, dei banditi e delle faide è riuscito ad esprimere opere di alto valore letterario, artistico, nella settima arte… e il mondo dell’emigrazione, ugualmente incarnato e quasi connaturato nel DNA dei sardi, non riesce a produrre alcuna opera di rilievo?Nel voler rispondere a questa domanda così pregna di sviluppi, io ho voluto far rilevare che i primi destinatari della domanda sono naturalmente gli emigrati ma che il quesito coinvolge anche le istituzioni (Federazioni) che sono preposte ad aggregare e gestire la grande ?provincia? degli emigrati.

? I Circoli, a me pare, dovrebbero essere stimolati a un più sentito associazionismo, a operare in maggiore unione. ?I Circoli ? precisa l’assessore Manca nelle sue ‘Idee direttive’ per il triennio 2010-2012 ? sono chiamati ad esprimere un potenziale creativo e progettuale per interventi mirati orientati a favorire una sana competizione tra i circoli stessi?.Però, invece che essere considerati soggetti essenziali di aggregazione, cellule dinamiche per celebrare la sardità in ogni scala cromatica, i nostri Circoli sono più spesso ?oggetto di una farragine di norme e direttive burocratiche? (R. Melis) che ne impastoiano iniziativa e attività. Da ogni parte ci arrivano dai Circoli allarmi all’unisono. ?Oggi, i pochi circoli degli emigrati sardi nei Paesi anglofoni – una decina su oltre centocinquanta nel mondo – attraversano una crisi epocale e forse esiziale… La Sardegna è lontana, non muove più i loro cuori né le loro menti… L’ ‘associazionismo’ è per loro culturalmente estraneo. Il modello culturale che informa la Legge Regionale N. 7 del 1991, tuttora pilastro legislativo dell’emigrazione sarda, è ormai obsoleto… Nelle civiltà multietniche i vecchi circoli degli emigrati sardi sono destinati a scomparire nel volgere di una o due generazioni. Un ‘viaggio identitario per il cittadino globale’: questa è la direzione verso cui va il mondo. Non un mondo privo d’identità. Al contrario: un mondo di identità plurime, ognuna delle quali esce rafforzata dallo scambio e dal confronto?(Dott. Alberto Mario Delogu, coordinatoredel Sardinia Trade Network, il Centro Servizi istituito dalla Società del Parco Scientifico e Tecnologico della Sardegna a Toronto). Questa è precisamente la tesi del romanzo ?Bachis Frau?: l’emigrato che alla fine si ritrova con due anime, quella sarda difesa con i denti e quella del paese che lo ha ospitato. Occorre coltivarla con cura l’identità, se no si spegne.

Credo che queste voci si dovrebbero tradurre in sollecitazione alle Federazioni per uno studio approfondito del fenomeno, per una programmazione e un cambio di marcia. Nessuno vuole usare un ?linguaggio stroncatorio? o dare valutazioni distruttive, quando si dice che non bastano più le celebrazioni al passato, o un’attività disarticolata in questo mondo globale, o si parla di un linguaggio da consuntivo inventariale: un Circolo ha fatto questo, un altro Circolo ha fatto quest’altro. Urgono preventivi culturali. Oggi i Circoli chiedono: Cosa dobbiamo fare? Chi deve gestire queste impellenze? Si impongono ?preventivi? culturali, a me sembra.

? L’informazione. L’interscambio e il dialogo tra l’emigrato e ?il palazzo? è oggi indubbiamente inadeguata. L’informazione è il settore nevralgico per una Federazione. Non bastano i pizzinnidei ?canali interni per le informazioni?. Ci vorrebbero, a me pare, un centro direzionale, un organo cartaceo federale di intercomunicazione, un sito specifico nel web come ?contenitore? del nostro mondo migratorio. Al settore ?comunicazione? vengono destinati dall’Assessore al lavoro 750mila euro. Il prezioso, sempre atteso e insostituibile ?Messaggero Sardo?, com’è adesso non può esaurire questa primaria esigenza per una Federazione moderna ed efficiente. E’ da potenziare il Messaggero. E’ incalcolabile la forza di coesione identitaria che il nostro caro periodico ha da sempre rappresentato e che ancora trasmetterà.

Perdonatemi una citazione personale, come esempio. Il romanzo ?Bachis Frau emigrato? del sottoscritto, ha avuto parecchi commenti favorevoli da parte dei lettori e della stampa, sia in Italia che in Svizzera. Uno per tutti, quello del Sole 24 Ore: ?E’ la descrizione impareggiabile di una speranza che diventa progetto, di un impegno che diventa realtà?.La nostra FASI non s’è accorta di nulla e non ha avuto da spendere neppure una parola per quest’opera (tre anni di lavoro…) che, poco o tanto, rappresenta in modo paradigmatico la filiera della nostra emigrazione. Senza informazione, anche le cose migliori della base non acquistano alcuna evidenza. Pure qui è mancata l’informazione su una emergenza letteraria (una come tante altre). Non voglio dire che la FASI debba fare l’editore, ma che è suo compito ?valorizzare le eccellenze senza per questo trascurare nessuno… stimolando la fantasia e la creatività di tutti i Circoli, premiando le idee migliori?, evidenziando che anche ?fuori porta?, gli emigrati danno accettabili risultati in ogni campo.

? Soprattutto occorre uno sguardo privilegiato ai giovani di seconda e terza generazione, sottolinea con vigore l’assessore Manca nelle linee programmatiche che intende perseguire… ?Per le nuove generazioni sono a disposizione 300mila euro (borse di studio, stage e summer?s school) più 290mila euro per un grande evento sportivo internazionale da svolgersi in Sardegna?. Sarà interessante monitorare il tragitto di queste grandi idee del ?nostro? assessore. Non sono pertanto i giovani a dover andare ai Circoli, ma i Circoli e le Federazioni (mettendo i Circoli in competizione, dando idee guida, obiettivi da conseguire…) che vanno a cercare i giovani emigrati.

?La vera autonomia della Sardegna arriverà dalle migliaia di sardi che oggi hanno vent’anni e vivono in giro per il mondo a studiare e lavorare, lontani dal grigiore decadente dell’Italia, pronti a tornare e riversare la loro intelligenza e le loro energie su questa povera isola, trasformandola da cima a fondo, con l’aiuto di chi è rimasto a presidiare i nostri piccoli villaggi?(Flavio Soriga, intervista nell’US,24 marzo 2010).

Consegno queste mie suggestioni alla valutazione dei miei amici corregionali emigrati. E con questo, PASSO e CHIUDO sull’argomento.

 

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