A CINISELLO BALSAMO, LA SETTIMA EDIZIONE DE "SA DIE DE SA SARDIGNA" CON I CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI DELLA LOMBARDIA

La "Sala dei Paesaggi" in Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo
La "Sala dei Paesaggi" in Villa Ghirlanda a Cinisello Balsamo

di Massimiliano Perlato

Ricordare ogni anno il 28 aprile 1794 significa riscoprire le radici della propria storia e della propria cultura ed interpretarle non come un punto d’arrivo, ma di partenza. Ed è con questa dottrina che si è svolta a Cinisello Balsamo la settima edizione de “Sa die de sa Sardigna” organizzata dai circoli degli emigrati sardi della Lombardia. Al rendez-vous, organizzato quest’anno dal circolo A.M.I.S. (Alleanza Milanese Immigrati Sardi) di Cinisello Balsamo, hanno partecipato circa 400 persone giunte dalle altre associazioni che hanno contribuito alla concretizzazione. L’importante avvenimento realizzato in Lombardia, è divenuto nel corso degli anni l’appuntamento per eccellenza per la promozione e la divulgazione della cultura sarda. “Sa die de sa Sardigna”, che vuol ricordare la cacciata dei Piemontesi ad opera del popolo cagliaritano nel 1794, può essere assunta a simbolo della partecipazione dell’isola alla conquista tanto agognata della propria identità. L’episodio di quella data rappresenta un significativo e determinante momento di lotta del popolo sardo contro l’assolutismo per affermare decisamente sia l’autonomia politica, sia la specificità culturale, sfatando di conseguenza il mito dell’insormontabile isolamento. Ma se le origini del concetto di identità non sono da individuare nella cacciata dei Piemontesi di quel periodo, si può però sostenere che, a partire da quella data, esso ha assunto per tutti i sardi un valore di particolare importanza. Forse non siamo ancora, dal punto di vista storico, al concetto di popolo che lotta per darsi una “forma di nazione”, ma certo rappresenta un’imponente risveglio dei sardi: la nascita della propria ed invidiabile cultura. I fatti di quel 1794 furono ben presto, infatti, e a lungo superati da una furibonda restaurazione che talvolta nel tempo mortificò le speranze e distrusse i sogni. Forse proprio perché quei sentimenti nati quel 28 aprile 1794 non erano riusciti del tutto a diventare coscienza di popolo. La storia isolana ha insegnato poi che, per costruire tale coscienza, si è dovuto attendere gli anni della prima guerra mondiale e quelli immediatamente successivi. Basta fare semplicemente i nomi di due personalità d’eccezione come Camillo Bellieni ed Emilio Lussu. Tanti sono stati gli stimoli in quegli anni con varie incursioni intellettuali che hanno consentito di riprendere in mano progetti e speranze nel tentativo di trasformare in scommessa vincente gli ideali di rinascita di un’isola. Cancellare la visione altrui dei nostri confini è l’imperativo: ricercatori, letterati, storici, antropologi forestieri hanno visto la Sardegna come regione arcaica, “barbarica”, radicalmente diversa, in perenne e incolmabile ritardo rispetto al progresso culturale, politico, economico dell’Italia e dell’Europa, nonostante che i viaggiatori nel tempo si deliziassero di esotismi nell’ammirare quel museo etnografico a cielo aperto.

E da quel 28 aprile del 1794 siamo giunti sino ai giorni nostri, con una Sardegna ancora ambigua e per certi versi contraddittoria che esce dall’Obiettivo 1 dell’Unione Europea perché troppo ricca ma con un numero imprecisato ma elevatissimo di disoccupati su una popolazione che a stento supera il milione e mezzo di abitanti. La percentuale, fa comunque rabbrividire. E in questa Sardegna tanto magica quanto fragile, piena di belle piazze e risorse artistiche, vive un’altra faccia della medaglia per niente invidiabile. Il senso di democrazia e autonomia è ancora forte. Come quel desiderio represso d’identità. L’identità nell’era moderna del terzo millennio, caratterizzata dalla complessità del mondo globalizzato, può e dev’essere concepita soltanto in relazione alla pluralità dei modi di vita e all’esigenza di progettualità e apertura. Presupposti che oggi rappresentano le lacune dell’isola. Che cosa deve fare un sardo e come deve intendere la propria identità? In questo senso, l’identità si deve formare nel territorio isolano in stretta connessione con le scelte e i comportamenti personali degli individui. Non si può solo cercare in quella fatidica data del 1794, ma anche e soprattutto nel presente, perseguendo le virtù tipiche – come l’amicizia, il coraggio, la solidarietà e anche la balentia – che generano sentimenti e convinzioni forti, ricercando i valori della tradizione che consentono di intendere l’appartenenza in una dimensione globale. L’identità è legata all’esperienza e si evolve fino ad assumere i connotati vari e complessi dei diversi periodi storici che hanno contraddistinto il difficile cammino della Sardegna.

La giornata di Cinisello Balsamo è trascorsa attraverso un convegno nello straordinaria “Sala dei Paesaggi” di Villa Ghirlanda. Gli onori di casa sono spettati a Carla Cividini, Presidente del Circolo A.M.I.S. e ad Antonello Argiolas, coordinatore dei circoli degli emigrati sardi della Lombardia. Salvatore Cubeddu, sociologo e storico, ha intrattenuto i partecipanti con un’intensa relazione denominata “Dal Regno di Sardegna all’Unità d’Italia”. Molto apprezzato anche il recital teatrale “Sa die de s’acciappa” di Piero Marcialis, scrittore, regista e attore: un dramma storico che racconta con vivido realismo attraverso i suoi protagonisti più illustri, gli avvenimenti del 28 aprile 1794. Il saluto delle istituzioni è stato fatto da Luciano Fasano, Assessore alla Cultura del Comune di Cinisello Balsamo e da Fabio Altitonante, Assessore al Territorio della Provincia di Milano.

Subito dopo nella Chiesa di Sant’Ambrogio, si è svolta la SS. Messa celebrata da Padre Teresino Sebastiano Serra, Superiore Generale dei Missionari Comboniani, con l’accompagnamento di canti religiosi in lingua sarda. “Sa Die” a Cinisello Balsamo si è conclusa, dopo il simposio, con le esibizioni in Piazza Gramsci del gruppo folk sardo del circolo “Amedeo Nazzari” di Bareggio, e quello piemontese “Menghin e Menghina” di Galliate, con l’applauditissimo concerto al Teatro Pax di Ambra Pintore. La nota conduttrice televisiva sarda per la rete “Videolina” ha presentato “Mùriga”, il suo primo disco che è il prodotto dall’incontro e dalla contaminazione di diverse culture musicali. “Mùriga” significa mescolanza, e sta a indicare il valore positivo di tutto ciò che è impuro, meticcio, piacevolmente privo di un’identità troppo fiera di sé.

3 risposte a “A CINISELLO BALSAMO, LA SETTIMA EDIZIONE DE "SA DIE DE SA SARDIGNA" CON I CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI DELLA LOMBARDIA”

  1. Carissimo Massimiliano, desideriamo ringraziare di vero cuore tutti voi per la splendida giornata trascorsa insieme a Cinisello in occasione di Sa die de sa Sardigna. Nonostante le condizione meteo poco clementi, abbiamo apprezzato in toto le iniziative da voi organizzate, dall’interessante convegno, alla Messa con i canti a noi tanto cari. Particolarmente emozionante il canto dell’Ave Maria, tante voci da sembrare una voce sola. Godibilissimo il pranzo che vi ha particolarmente impegnato ad accontentare noi tutti, momento conviviale molto apprezzato e accompagnato da canti e trallallero. Complimenti ai gruppi che hanno allietato coi loro balli il fine pomeriggio e per l’applauditissimo concerto di Ambra Pintore che ha chiuso la manifestazione. Un plauso quindi a Carla, onnipresente nel suo costume, e ancora a tutti voi che avete lavorato duro per consentirci di trascorrere nel migliore dei modi questa giornata.

  2. Mi associo e condivido in pieno quanto scritto dal mio amico Gavino Dobbo. Unisco solo una piccola osservazione:
    All’esterno dei luoghi delle cerimonie, non vi era visibilità di immaggine: Bandiere sarde, Manifesti, Inviti per il pubblico di Cinisello. Credo che in futuro dobbiamo potenziare anche questa parte per coinvolgere maggiormente il territorio affinchè Sa Die De Sa Sardigna sia la festa del popolo sardo assieme al popolo che ci ospita.
    Grazie di Tutto Gianni Casu

  3. Cari amici, grazie a tutti per la bella giornata trascorsa insieme.
    Grazie in primo luogo a Carla e un saluto affettuoso a tutti.
    Forza paris e arrivederci presto.

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