DONNE DELLA SARDEGNA E STORIA DELLE DONNE: TANTE INIZIATIVE NEI CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI PER LA FIGURA FEMMINILE

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di Sandra Olivieri Secchi

La “storia delle donne” che da decenni, ormai, ha pieno diritto di cittadinanza nel campo della ricerca scientifica, si è sviluppata anche in Sardegna. Questo contributo, sezione di una più ampia ricerca, vuole, da una parte ricordare le possibili ulteriori linee di indagine scientifica; dall’altra, tentare di rispondere ad un interrogativo: possono collaborare all’approfondimento della “storia delle donne” le sarde non addette ai lavori, anche quelle che vivono lontano dall’isola? Centrale resta, nel lavoro già compiuto, quell’ interesse per Eleonora d’Arborea che ha dato frutti anche nei nostri Circoli (ricordo qui, solo perché è il mio Circolo) il Convegno svoltosi a Padova nel 2005. Su questa figura “simbolo” della femminilità sarda, nonostante l’ampio lavoro già svolto, restano ancora molti problemi aperti. In Eleonora l’ideale cristiano della regalità così diffuso, anche attraverso le sante, nell’Occidente medievale, si unisce non solo a quello della donna colta, ma anche all’immagine della guerriera (l’Amazzone) destinata a trionfare nel Rinascimento. Soprattutto, resta ancora da risolvere quanto la Carta de Logu riservi particolare attenzione alle donne. Le opinioni degli studiosi sono ancora, come noto, discordanti. La storia delle donne di Sardegna non si ferma a Eleonora. Elenco qui, sinteticamente, i temi che mi sembrano più importanti, in ordine cronologico: è esistito in Sardegna un Rinascimento al femminile? Come si attua al “femminile” la Riforma cattolica? Perché durante l’Illuminismo (cioè quasi alla vigilia della rivoluzione francese) appare (è una peculiarità sarda?) la figura dell’“impresaria” con interessi sociali, quale Francesca Sanna Sulis, creatrice, tra l’altro, di “su cambusciu” e definita dalla collettività “sa melius giusta, sa melius meri, sa prus giusta de personasa de cussu tempu”? Ancora, nell’Ottocento e dopo la formazione dei Regno d’Italia, andrebbero continuate le ricerche sulla funzione delle maestre inquadrandole in quel fervore politicoculturale che anche nell’isola c’era (e di cui ha riportato gli echi pure il numero di gennaio di questo giornale nella cronaca del Convegno su Giorgio Asproni). Fino ad occuparsi, ancora, in profondità (la ristrettezza dello spazio mi costringe a un volo) delle donne antifasciste. Questi spunti, qui frettolosamente elencati, mi portano a cercare di rispondere brevemente a una seconda domanda: come possono contribuire all’ approfondimento di queste conoscenze, donne (ma anche uomini) non specialisti e, magari, lontani? Si tratta di raccogliere testimonianze preziose su “costumanze” che le trasformazioni degli ultimi decenni, profonde, almeno all’apparenza, anche in Sardegna, hanno, finora, risparmiato. Notizie riguardanti produzioni secolari: la fotografia (o mezzi simili) e le interviste possono consacrarle alla storia. Così si potrebbero ricostruire l’eventuale uso, ancora vivo, di ornamenti a scopo apotropaico o antichi procedimenti artigianali ancora in auge (sia nella lavorazione dei tessuti che in quella del pane e altri alimenti). Importante anche l’esame di quanto di tradizionale è ancora diffuso nel vestiario soprattutto fra le anziane delle zone interne dell’isola. Usanze, immagini che ci rimandano a tradizioni antichissime la cui memoria ci è conservata nelle raccolte museali. Fondamentali sarebbero, naturalmente, le interviste su storie di vita vissuta, sia nel territorio che fra le immigrate, le cui abitudini sono importantissime perché spesso rimaste inalterate nei decenni a ricordo della terra natale.
Elaborazioni diverse (e quindi assai importanti per la ricostruzione storica e folklorica) di “sos contos de foghile” si possono forse ancora raccogliere in Sardegna e fuori e sarebbero utili sia per ricostruire l’evolversi della psicologia femminile (e non solo) sia per indicare suggestive contaminazioni tra il folklore e i modelli storici che possono gettare ulteriori fasci di luce sul passato. Per esempio, le tante versioni della vicenda di Eleonora d’Arborea, la figura da cui siamo partiti, si accostano ad immagini femminili care alla tradizione popolare. Chi scrive (mi si perdoni il riferimento personale) ricorda il racconto, nella casa veneziana dove il padre, dalla natia Bosa e la madre “nugoresa” vivevano, delle gesta di “donna Eleanor” accanto alla leggenda di Maria Intaulada: Eleonora e Maria, donne diverse, una realmente esistita, l’altra creazione della fantasia popolare, ma accomunate da gioventù, bellezza, castità e… fortuna. Sostenute entrambe da quel coraggio, voglia di lavorare, intraprendenza che le donne sarde sanno dimostrare nell’isola e fuori e di cui è venuto il momento di ricostruire, anche con la loro collaborazione, il profilo.

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