DIBATTITO AL CIRCOLO A.M.I.S. DI CINISELLO BALSAMO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA DONNA

da sinistra: Siria Trezzi, Daniela Gasparini, Najat Tantaoui, Romina Congera, Carla Cividini
da sinistra: Siria Trezzi, Daniela Gasparini, Najat Tantaoui, Romina Congera, Carla Cividini

di Massimiliano Perlato

LA SCARSA PRESENZA FEMMINILE NELLE ISTITUZIONI

“Sono davvero commossa e in due giorni di presenza nella realtà dei circolo AMIS di Cinisello Balsamo, ho capito che qui posso sentirmi a casa e in famiglia, come se fossi con voi da sempre”. Queste le toccanti parole di commiato di Romina Congera, ex Assessore al Lavoro della Regione Sardegna con la giunta Soru. La presenza della Congera, al circolo di Cinisello Balsamo è stata accolta con molto entusiasmato vista la naturale simpatia che la giovane originaria di Tertenia trasmette. Così i partecipanti all’incontro voluto dall’AMIS hanno goduto delle qualità umane della persona giunta dall’isola per parlare della Donna, in occasione dell’otto marzo, giornata dedicata alle tematiche dell’universo femminile. Era presente anche Najat Tantaoui, marocchina di 30 anni, in Italia da 15 e madre di due figli. Vive a Cinisello Balsamo dove ha creato l’associazione “Dialogo”, per far capire agli stranieri e agli italiani che per sentirsi integrati, bisogna farsi conoscere. Najat dice che non è necessario imporre la propria tradizione, ma semplicemente pensando che l’unico modo per battere la paura e la violenza sia la cultura. Presenti all’AMIS come ogni anno, le istituzioni locali nella figura del sindaco Daniela Gasparini e l’assessore alle Politiche Sociali, Siria Trezzi che hanno aperto l’ampio dibattito relativo alla partecipazione politica delle donne, diventato molto attuale.
Negli ultimi anni, infatti, l’UE ha intrapreso una serie di iniziative (sondaggi, indagini, dichiarazioni di principio, iniziative legislative), coinvolgendo anche i singoli governi nazionali, che hanno da una parte reso visibile il problema, e dall’altra che hanno portato a termine delle misure operative. Le donne hanno acquisito i diritti politici ma nonostante il riconoscimento formale, le donne non sono riuscite ad entrare a far parte in misura consistente delle istituzioni politiche rappresentative. Si tratta di un fenomeno trasversale, che coinvolge tutti i Paesi del mondo indistintamente. Circoscrivendo la questione ai Paesi dell’UE, la partecipazione politica femminile è decisamente bassa, anche se vi sono alcuni Paesi (quelli scandinavi in particolare), in cui, grazie a degli interventi concreti, le donne sono molto presenti nelle sedi ufficiali della politica. I motivi per i quali le donne sono per lo più assenti nelle istituzioni rappresentative sono diversi, e legati sia alla crisi della rappresentanza, sia a dei fattori socioculturali. Oggi, la partecipazione politica femminile va analizzata e promossa nel contesto storico, in cui stiamo vivendo. Non si tratta più, cioè, di rivendicare diritti negati, come avveniva negli anni ’70. Piuttosto, si tratta di sensibilizzare su questo problema l’opinione pubblica, e modificare una cultura politica, che, ancora oggi, considera l’uomo il legittimo protagonista della gestione dello Stato. Poiché si tratta di cambiamenti, che investono la coscienza della collettività, occorrerà molto tempo, prima che le conquiste degli anni passati vengano interiorizzate, e prima che le donne entrino a far parte in modo costante del mondo politico. Ciò non significa, che non occorra “dare una mano” al cambiamento, attraverso delle campagne di sensibilizzazione, da un lato, e delle misure concrete che promuovano la partecipazione politica delle donne. Uno sguardo più da vicino a quanto accade in Sardegna, l’ha rivolto la Congera: le donne rappresentano uno sviluppo in più per l’isola e il cammino per colmare il gap che le separa dagli uomini è ancora lungo ed impervio. Le qualità umane da valorizzare nelle loro specificità faticano ancora ad emergere. Il ruolo delle donne oggi, sottolinea la Congera, è ancora legato al bivio che le mette innanzi a delle scelte spesso obbligate come quelle di prediligere o il mondo occupazionale, o la famiglia e quindi la crescita dei figli. E le discriminazioni nel mondo del lavoro sono ancora alte nei confronti delle donne che hanno scelto comunque di non trascurare la famiglia. E questo nonostante che sia soprattutto femminile il risultato più eloquente e significativo nel settore dell’istruzione. Si ha quindi una figura femminile preparata e studiosa ma che fatica poi a percorrere con successo una carriera professionale. E in Sardegna, a riguardo, mancano anche le strutture adatte che tutelino questo cammino, che non mandino allo sbando una donna che principalmente è anche mamma. Osservando più da vicino poi le lacune prettamente isolane, la problematica che incide maggiormente è la disoccupazione Come provvedere quindi? Il dibattito si apre e non è di facile soluzione. Alle istituzioni si chiedono finanziamenti finalizzati con logicità che puntino sulla valorizzazione del capitale umano che le donne offrono. Una crescita nell’identità sociale e propria, come potrebbe essere la conoscenza della propria realtà, del territorio. In Regione Sardegna le donne sono solo 7 su 80. Rivendichiamo, dice l’ex assessore, spazio e concretezza, come per altro sta accadendo nell’imprenditoria, che statisticamente vede raddoppiato il numero di imprese gestite da donne. Non per sete di potere – chiude Romina Congera innanzi a platee attentissime nel seguirla – ma estrema voglia di spendersi e confrontarsi con la propria comunità per il bene di tutti.

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