Nel lavoro nero, la Sardegna è al vertice della classifica nazionale: irregolari 9 aziende su 10!

di Lanfranco Olivieri

 

In Sardegna il lavoro nero resta una piaga da debellare. L’Inps, su 2.701 ispezioni portate a termine fra il 2008 e il 2009, ha scovato 2.508 aziende fuori norma: numeri che equivalgono a un tasso di irregolarità del 93%. La percentuale – di per sé molto elevata – assegna all’Isola un record negativo. «Nel confronto con le altre regioni italiane, siamo in vetta alla classifica: la media nazionale è infatti dell’80%», spiega Salvatore Putzolu, direttore regionale dell’Inps. Secondo il numero uno dell’Istituto, questo risultato è lo specchio della crisi. «Molte aziende lavorano in nero per sopravvivere. Ci sono, per esempio, gli artigiani che continuano ad esercitare la loro attività, non dichiarandola allo Stato. Insomma», aggiunge Putzolu, «i nostri ispettori hanno toccato un nervo scoperto dell’economia isolana. Ma non faremo un passo indietro: a pagare la concorrenza sleale delle aziende in nero sono le imprese che rispettano le norme». L’Inps ha individuato alcuni settori più "sensibili" al lavoro nero. «Si tratta del mondo dei call center e dei servizi turistici», osserva Putzolu. «Qui abbiamo riscontrato i tassi di irregolarità più alti». Tonino Ortega, segretario generale della Uilcom, spiega il fenomeno: «Sono soprattutto i call center più piccoli ad avere problemi, anche se negli ultimi mesi la situazione è decisamente migliorata. Un paio d’anni fa», precisa il sindacalista, «c’erano ragazzi che lavoravano negli scantinati, senza bagni e senza il minimo rispetto delle norme sulla sicurezza». Attualmente, in Sardegna, sono cinquemila gli impiegati nei servizi telefonici. «In questi mesi c’è stata una contrazione: nel 2007-2008 erano almeno il doppio», aggiunge il segretario generale della Uilcom. Anche i servizi turistici hanno qualche scheletro nell’armadio. «Ma bisogna fare dei distinguo», ammette Nicola Palomba, presidente provinciale di Confindustria sezione turismo. «Nei grandi alberghi non è ammesso sgarrare: i controlli sono ferrei. Nei piccoli il discorso cambia, anche perché la burocrazia e i vari adempimenti amministrativi, spesso, costringono gli imprenditori a non rispettare le regole». Oggi, aggiunge Palomba, «osservare tutte le norme significa raddoppiare i costi, con il rischio di chiudere bottega». Il nero si nasconde anche e soprattutto nell’extra-alberghiero: «In Sardegna ci sono molti gestori di bed and breakfast, agriturismo e case in affitto che non dichiarano la propria attività. Andrebbero scovati con più controlli», commenta Palomba. Gli 007 dell’Inps hanno individuato 1.798 lavoratori irregolari (per cui, ad esempio, non sono stati pagati tutti i contributi previdenziali), di cui in nero 1.523. «La stima che la direzione nazionale aveva fatto», afferma Putzolu, «si fermava a 1.300 irregolari, le nostre visite hanno superato le aspettative». L’importo evaso, e accertato dagli ispettori, ha raggiunto quota 31.452 milioni di euro.

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