Nel Poligono qualcosa che fa paura: riaffiora la tragedia di Quirra

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Riaffiora la tragedia di Quirra. E dopo cinque anni ritorna in superficie anche il dramma di Escalaplano e dei suoi bambini deformi, che sembrava annegato silenziosamente nel tempo e nell’indifferenza. Li ha riportati alla superficie la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, che ha spedito in Sardegna i suoi consulenti per indagare su quanto è accaduto e sta accadendo nei poligoni militari sardi. L’équipe di scienziati e di tecnici ha cominciato a raccogliere dati e testimonianze che ora verranno interpretate attraverso modelli statistici e protocolli medici e chimici per tentare di spiegare la lunga catena di tumori del sistema emolinfatico e la nascita di bambini con gravi malformazioni. Se non una risposta definitiva, la Commissione parlamentare d’inchiesta sarà comunque in grado di fornire ipotesi supportate da robusti puntelli scientifici. I consulenti hanno illustrato alla Commissione d’inchiesta a che punto è arrivata la loro indagine che, a quanto pare, dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Si è intanto scoperto che gli accertamenti fatti finora nel Sarrabus, intorno al poligono interforze del Salto di Quirra presentano molte lacune. Oppure sono incompleti. Nel caso di Escalaplano non sarebbero neppure stati fatti. Ma ecco cosa ha riferito in Commissione la dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice di Scienza dei materiali al policlinico universitario di Modena, ma soprattutto autorevole studiosa di nanopatologie. Cioé una categoria di patologie che si sospetta siano provocate da particelle inorganiche di dimensione nanometrica. Malattie finora classificate come criptogeniche, ovvero di eziologia ignota. Ma ecco cosa dice la Gatti: «C’è la dottoressa Aru, che ha svolto attività di pediatra nella zona di Escalaplano dal 1981 al 1983. Ci ha detto che nella sua esperienza di medico non le è mai capitato di osservare la tipologia di malformazioni che ha invece riscontrato in quegli anni e in quella determinata area, nonostante successivamente abbia lavorato in un grosso ospedale di Cagliari». Continua la Gatti: «La dottoressa Aru ha ipotizzato quindi che, dal 1981 al 1988 nel territorio di Escalaplano si sia verificato qualcosa di molto particolare che ha causato malformazioni che lei ha avuto modo di osservare solo nei libri. Ha anche ricordato che i colleghi consultati manifestarono analoga sorpresa. Ha quindi ribadito l’ipotesi che nell’area si sia verificato qualcosa di eccezionale, di cui al momento sembra non esserci più traccia nella zona, anche se personalmente ho trovato una malformazione in un bambino già morto, sempre nella zona di Villaputzu». Il "caso Escalaplano" scoppiò cinque anni fa, mentre si diffondevano a macchia d’olio polemiche roventi sulla "sindrome di Quirra", cioé l’altissima incidenza di tumori del sistema emolinfatico tra la popolazione che vive intorno al poligono interforze. Troppe analogie riportavano alla catena di malati e di morti tra i soldati italiani inviati in missione in teatri di guerra, soprattutto nei Balcani, dove si era fatto largamente uso di proiettili all’uranio impoverito. L’inchiesta riuscì a documentare che negli anni Ottanta erano nati a Escalaplano ben undici bambini con gravi deformità o con seri handicap fisici. A questi undici, per la verità, se ne dovrebbero aggiungere altri due sui quali però non fu possibile trovare una documentazione certa. Si tratta comunque di un numero abnorme di casi, che fa saltare qualsiasi fisiologia statistica. I dati di riferimento, per capire meglio l’entità del fenomeno, sono questi: Escalaplano contava circa 2.600 abitanti e il tasso di natalità viaggiava su un trend medio di 19-21 nascite l’anno. Il 1988 è l’anno maledetto: ben sei nascite "anomale", tra le quali anche un caso di ermafroditismo. Facile pensare a un’unica causa, a una radice comune del dramma. E la forte concentrazione dei casi in un arco di tempo tanto limitato, non può non far pensare all’intervento nefasto di fattori esterni, che potrebbero aver drammaticamente condizionato la gravidanza di molte donne di Escalaplano. Escluso l’uso di farmaci dannosi durante la gestazione perché lo stesso tipo di malformazioni erano state osservate anche sugli animali. «I maiali – diceva la gente – nascevano senza occhi e senza orecchie». Ma ci si ricorda soprattutto della nascita di un capretto mostruoso, che venne spedito all’università di Sassari per essere esaminato. «Pensavamo che fosse colpa della nube radioattiva di Chernobyl» dicevano a Escalaplano. Cinque anni fa furono in tanti a mettere apertamente in relazione il dramma dei bambini deformi con la vita segreta della base. «Ci fu un periodo, il 1988, – ci dissero – in cui nel poligono si verificavano esplosioni in continuazione. Soprattutto i ragazzi e i bambini correvano sulla collina per vedere quelle enormi nuvole di fumo che si levavano dalla valle dove avvenivano le esercitazioni. Erano esplosioni fortissime, che facevano addirittura tremare i muri delle case del paese». «E poi – ci dissero ancora – quelle nuvole di polvere venivano trasportate dal vento verso il paese. Era uno spettacolo che, in qualche modo, aveva un suo fascino: il paese diventava bianco, come se fosse caduta la neve». Ma la spedizione degli esperti della Commissione parlamentare d’inchiesta ha consentito di mettere a fuoco una serie di altri dati inquietanti. Sempre la dottoressa Antonietta Gatti: «Il comune di Villaputzu è collocato a sud rispetto al poligono del Salto di Quirra ed è vicinissimo ad altri due paesi, Muravera e San Vito, che hanno più o meno gli stessi abitanti: c’è un fiume che divide il territorio in due zone: al di là del fiume le patologie riscontrate sono in misura otto volte maggiore rispetto a quelle verificate al di qua del fiume. Esiste quindi un dato locale che, a mio avviso, non può essere mediato sulla realtà industriale della Sardegna». Ma i consulenti della Commissione hanno parlato anche di forti discrepanze tra il numero dei malati certificato dalle statistiche ufficiali e le informazioni invece raccolte da comitati spontanei di cittadini. E che dire, poi, della testimonianza di un geologo che ha parlato di tre sorgenti «di tre colori diversi: marrone, verde e giallo» all’interno del poligono? Un rilevamento fatto a seicento metri d’altezza. «Essendo i paesi molto più in basso rispetto al poligono – ha detto la Gatti – è possibile che ci sia stato un inquinamento delle falde acquifere. Considerato inoltre che sull’altipiano sono stati e continuano a essere distrutti armamenti – ho camminato su una discarica a cielo aperto, credo che questo sia il termine che meglio chiarisce la situazione – è possibile che l’inquinamento delle falde sussista tuttora». E ancora: come interpretare il fatto che «il trenta per cento dei pastori sia stato colpito da leucemia»? Un dato sicuramente unico in Italia. E poi: il 25% degli ammalati «è costituito da lavoratori di una ditta che presta servizio nel poligono interforze; quindi si tratta di civili, ai quali si devono aggiungere anche due militari».

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