I sardi che non si arrendono: dalle montagne di Bitti all'Unione Europea

di Paolo Maninchedda (nella foto, veduta di Bitti)

 

Giuseppe Bandinu è nato a Bitti nel 1962. Fatte le scuole dell’obbligo, è entrato a 14 anni nella scuola impropria dell’ovile dove, per 10 anni, nelle montagne di Bitti, ha imparato a mungere le pecore e a fare il formaggio, ma soprattutto ha imparato a vivere. A 23 anni, amando lo studio e pensando che il sapere fosse all’università, decide di tornare a studiare, a Roma. Consegue il diploma di maturità scientifica e la laurea in giurisprudenza. Prendendoci gusto, si specializza in diritto penale e criminologia. Poi si laurea in lettere e filosofia e si specializza in storia moderna e contemporanea. Consegue il titolo di avvocato; borsista in criminologia alla sapienza di Roma, è criminologo accreditato presso il ministero di giustizia. Il CSM lo nomina giudice onorario al tribunale di sorveglianza di Roma e il Consiglio della magistratura militare lo nomina giudice onorario al tribunale di sorveglianza militare. Ha scritto diversi articoli su banditismo, marginalità sociale e devianza. Attualmente, oltre a lavorare come giudice onorario nei  tribunali e espletare la libera professione di avvocato e collaborare con l’università, rappresenta l’Italia, insieme a due giudici e un professore universitario, presso la Commissione europea per un progetto di uniformità della legislazione dei paesi della CEE in ambito penitenziario. Di lui, i suoi compagni, quelli di infanzia, dicono che, nonostante tutto, è rimasto il pastore che era da ragazzo.

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