Il giornale diocesano "Il Portico" di Cagliari intervista Massimiliano Perlato di "Tottus in Pari"

di Alessandra Casta (nella foto Paolo Pulina, Sabrina Schiesaro, Massimiliano Perlato, Filippo Soggiu, Carla Cividini)

 

Essere emigrati sardi non significa necessariamente vantare i natali nell’isola. Massimiliano Perlato è nato a Saronno, in provincia di Varese ma dall’età di sei anni ha trascorso le sue estati in Sardegna. La stessa terra che ha visto nascere sua madre, originaria di Terralba, nell’Oristanese. "Quando potevo, ci scappavo subito. Ogni situazione che la vita mi metteva di fronte, era un buon motivo per andare a casa". Così è iniziato il suo legame con la nostra terra, un legame che ha cercato di rafforzare anche attraverso "Tottus in pari", nata come pubblicazione e diventata recentemente un blog in cui gli emigrati sardi in giro per il mondo si confrontano e si informano su tutto ciò che riguarda l’isola.

Come nasce questa iniziativa?

Nel 1997 alcuni giovani che facevano parte di un circolo di emigrati sardi (l’AMIS di Cinisello Balsamo), hanno avuto l’idea di dar vita a un mezzo di comunicazione in cui potessero divulgare le loro storie e le manifestazioni che si organizzavano. Col tempo poi, anche grazie alla sua pubblicazione su internet, ha assunto carattere sempre più internazionale. Non si parla solo di emigrazione, ma di tutto ciò che riguarda l’isola. L’obiettivo è quello di far brillare gli aspetti migliori della Sardegna che, per crescere, ha bisogno anche l’appoggio dei suoi figli che vivono lontano.

Come vive la sua situazione di emigrato?

Con un coinvolgimento quasi totale. L’impegno quotidiano per far risaltare le qualità dell’isola è appagante e da molte soddisfazioni. Io faccio parte del mondo organizzato dell’emigrazione, che è un ambiente molto propositivo. Le manifestazioni e le iniziative che vengono organizzate dalle varie associazioni mettono in evidenza il grande affetto dei sardi oltremare per la loro terra. E’ una realtà unica in cui le associazioni sono centri culturali e luoghi di promozione di tantissimi settori, dal turismo all’artigianato, ma anche di questioni come la continuità territoriale, per cui ci siamo impegnati tantissimo negli ultimi anni.

La sua esperienza personale l’ha anche portato a pubblicare un saggio proprio sul mondo dell’emigrazione.

Si. "Occhi e cuore al di là del mare", che ha visto la luce nel 2005. E’ stato il coronamento di un sogno, ovvero quello di offrire una testimonianza d’amore per una terra che amo sin da quando ero bambino. Il titolo del libro è molto eloquente: l’isola in movimento attraverso lo sguardo del mondo dell’emigrazione. Non è la bellezza di una spiaggia o di un mare cristallino che rende la Sardegna piacevole, ma l’affetto di chi la ama.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai giovani sardi che hanno la fortuna di vivere nell’Isola?

Vorrei invitare le nuove generazioni a conoscere la grande ricchezza storica e culturale della loro terra, che ha un patrimonio storico incredibile, purtroppo sempre meno conosciuto. La memoria storica è fondamentale per poter apprezzare la realtà in cui si vive. Credo che solo in questo modo si può essere legati ad una terra da considerare sempre madre e culla delle proprie virtù.

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