Ricordati al "Logudoro" di Pavia, i 17 avieri sardi trucidati dai nazisti a Sutri (VT) nel 1943

di Paolo Pulina (nella foto Gesuino Piga, Laura Calmanti e Paolo Pulina)

Nel pomeriggio del 14  novembre, presso la sede sociale, il Circolo culturale sardo "Logudoro" di Pavia, presieduto da Gesuino Piga, ha commemorato i 17  avieri sardi assassinati dai nazisti a Sutri ("martiri di Sutri"), in provincia di Viterbo. Il mattino del 17 novembre 1943 da reparti delle SS tedesche furono catturati in territorio di Capranica 18 giovani avieri, sbandati in seguito all’armistizio dell’ 8 settembre. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo un rapido interrogatorio, furono portati su un autocarro in località Montefosco del vicino comune di Sutri. Fatti scendere, furono invitati a dirigersi verso un fosso. Mentre si incamminavano nella direzione indicata furono mitragliati alle spalle. I tedeschi non mancarono di sparare anche un colpo alla nuca a ciascuno di essi. Uno di loro riuscì comunque, miracolosamente, a salvarsi: Fernando Zuddas di Sardara (Cagliari), sebbene ferito, raggiunse una strada provinciale dove fu raccolto da due cittadini di Sutri; fu lui quindi a raccontare i particolari del massacro. Dei 17 caduti le salme identificate sono quelle di Piero Contini di Oristano, Giuseppe Canu  di Dorgali, Giuseppe Deroma di Osidda, Sebastiano Pinna di Osidda. Di 8 militari  si conoscono i nomi ma non sono state identificate le salme: Mè Nino, Mezzettieri Giovanni, Cossiga Salvatorico, Mulas G.  Battista, Pilo Gavino  (tutti e cinque di Ploaghe) e inoltre Barcellona Pietro e Mereu Pasqualino, entrambi di Oristano,  nonché Piras Efisio di Iglesias. Non è conosciuta invece l’identità delle rimanenti 5 salme. La relazione ufficiale redatta dal Comune di Sutri sull’episodio è riportata alle pagine 207-208 del secondo volume dell’opera "L’antifascismo in Sardegna", curata da Manlio Brigaglia, Francesco Manconi, Antonello Mattone e Guido Melis, pubblicata dalle Edizioni della Torre, con il patrocinio del Consiglio regionale della Sardegna, nel 1986. Nel 1987, facendo ricorso alla memoria di un informatore di Ploaghe (Peppino Montesu), mi misi in contatto con un ploaghese che era riuscito a scampare anche lui allo sterminio operato a Sutri dai nazisti. Antonio Francesco (Cicciu) Masala si era salvato dalla carneficina insieme ad altri quattro avieri suoi commilitoni (Baingio Pirastru, Francesco Pulina e Baingio Masia di Ploaghe nonché Filippo Ezza di Usini) in quanto ripararono non nella chiesa di Santa Maria di Capranica (in cui furono catturati – a seguito della delazione di un fascista locale – i futuri martiri) ma in una casa diroccata da cui peraltro erano fortunatamente usciti per procurarsi un po’ d’acqua. Difficilmente Masala e gli altri si sarebbero però salvati se non fossero stati aiutati da una famiglia del luogo prima a trovare il rifugio e poi a schivare il rastrellamento delle SS. A Pavia ha ricostruito l’intera vicenda qui sopra sintetizzata Laura Calmanti, da poco laureatasi presso l’Università della Tuscia di Viterbo con una tesi (relatore  il prof. Leonardo Rapone) dal titolo "Due centri del viterbese tra storia e memoria. Le stragi di Bieda e Capranica del 1943 nelle fonti documentarie e nelle testimonianze orali". La tesi è articolata in due capitoli principali in cui vengono analizzate le vicende relative alle due stragi. Nel corso del rastrellamento avvenuto a Bieda il 29 ottobre 1943 morirono 14 uomini, in buona parte cittadini del luogo. Tra le vittime si annovera, comunque, anche un giovane sardo originario di Orgosolo (Andrea Salis). Vittime della strage di Sutri furono invece, come si è detto, 17 giovani soldati sardi catturati a Capranica, sbandati a causa del disfacimento dell’esercito italiano seguito all’annuncio pubblico dell’armistizio di Cassibile. Contrariamente ad altri lavori precedenti questo studio è stato concentrato maggiormente sulla memoria della strage nella cittadina di Capranica e  non in quella di Sutri, nel cui territorio vennero effettivamente ritrovati i corpi dei giovani militari trucidati. Tale scelta è stata dettata in primo luogo dal fatto che tutti i soldati rastrellati la mattina del 17 novembre 1943 avevano trovato ospitalità proprio in questo piccolo centro del viterbese. Inoltre buona parte dei documenti archivistici recuperati da Laura Calmanti nel corso della  ricerca vedevano il coinvolgimento di testimoni ed imputati residenti, appunto, in Capranica. Molto interessante è la prospettiva metodologica adottata dalla Calmanti: le fonti costituite  dalla documentazione archivistica e dalle testimonianze orali (ma ce n’è anche una scritta, proveniente da Antonio Loi di Ulassai da più 40 anni emigrato in Francia, che fu anche lui testimone delle vicende in esame e che si è fatto vivo dopo aver letto un articolo sul "Messaggero Sardo") vengono confrontate  e incrociate: in questo modo il capitolo "La storia interpretata a Capranica" si correla all’altro "La storia interpretata dai sardi". La Calmanti  ha fatto ricorso anche a testi giornalistici e saggistici pubblicati in Sardegna: il mio articolo "I pastorelli di Ploaghe morti per la Resistenza" ("Il Messaggero Sardo" del giugno 1987); l’inchiesta di Dino Sanna "Strage nella boscaglia" nell’ "Almanacco di Cagliari" dell’anno 1993; l’articolo di Paolo Murtas "L’orrenda carneficina" su "Sardegna Fieristica" (numero datato aprile- maggio 1994); il libro del compianto  Gaetano Gugliotta "Arrestati a Capranica. Trucidati a Sutri" (2005; copie ancora presso la vedova: Via Firenze 61, 09045 Quartu Sant’Elena); l’articolo di Gianni Filippini "Quei 17 sardi trucidati a Sutri" ("L’Unione Sarda", 9 maggio 2005). Nell’ultima parte della manifestazione di Pavia è stato proiettato ai numerosi presenti il documentario di Dino Sanna "I martiri di Sutri" curato per RAI Sardegna nel 1993 con le testimonianze di molti cittadini di Capranica e quella, basilare, di Rinaldo Zuddas. E’ auspicabile che i paesi  (Ploaghe, Oristano, Osidda, Dorgali, Iglesias) di cui erano originari questi pastori, contadini, operai avvertano il dovere storico e morale di ricordarne il sacrificio. Lo stesso discorso vale per Orgosolo, paese natale di Andrea Salis, ucciso a Bieda.  Ammirevole è stato sempre in questi decenni l’impegno dell’Aeronautica militare (grandioso monumento a Sutri; lapide presso l’aeroporto di Elmas; non a caso la locale scuola media ha prodotto una bella ricerca sull’argomento: si veda http://www.scuolaelmas.it/pace/speranze_di_pace.htm ). La città di Sutri celebra da decenni  il IV Novembre – Festa dell’Unità Nazionale – con una giornata dedicata alla memoria dei caduti nell’orribile eccidio che le SS perpetrarono  tra le campagne di Sutri e Bassano Romano. Ha scritto al Circolo "Logudoro" di Pavia il sindaco di Sutri  Guido Cianti: "Sono sempre i vivi i sentimenti di stretto affetto che legano la popolazione della nostra Città ai giovani sardi che da quel 17 novembre 1943 sono diventati ufficialmente figli di Sutri: i 17 avieri sardi barbaramente uccisi dalle SS tedesche hanno sempre avuto un posto privilegiato nel cuore della gente di queste zone profondamente legata ai valori della vita".

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