Tottus in Pari, 266: addio, piazza Duomo

L’autunno è sempre foriero di nuove notizie e di interessanti progetti per il nuovo anno sociale e, si spera sempre, di migliori prospettive per la nostra organizzazione. Le buone notizie ci sono: Il Comune di Milano ci ha concesso di rimanere in via Ugo Foscolo fino alla scadenza del Contratto, ovvero fino al 31 Dicembre 2010. Abbiamo ottenuto il risultato che auspicavamo e per il quale abbiamo duramente lottato in questi ultimi tre anni. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato. Ci sono però anche le brutte notizie o meglio le novità che spengono anticipatamente i nostri entusiasmi: MTV, che in questi anni ci ha aiutato a pagare l’oneroso affitto della sede, ha dato disdetta dell’accordo con decorrenza immediata, rispettando ovviamente il periodo di preavviso previsto dal contratto. Lasceremo dunque la sede storica di Via Ugo Foscolo 3, presumibilmente entro la fine dell’anno in corso, auspicando di trovare al più presto altri locali. Non verrà più trasmessa la diretta TRL dalle nostre sale e dal nostro balcone. La crisi ha comportato licenziamenti, cassa integrazione e mancati rinnovi di contratto e c’è andato di mezzo anche il nostro Centro o meglio la Sede. Questo significa infatti che il CSCS non può più permettersi di pagare, con le proprie esigue risorse, l’altissimo affitto. Abbiamo interessato immediatamente il Comune di Milano e abbiamo dato, a nostra volta, la disdetta del contratto di concessione, chiedendo contestualmente una sede alternativa, in zona raggiungibile dai mezzi pubblici, possibilmente dalla Metropolitana. Abbiamo incontrato il Capo di Gabinetto del sindaco, la Dott.ssa Rita Amabile che si è dimostrata disponibile ad individuare una sede per il Centro, ad un prezzo accessibile e adeguato ad una associazione no-profit come la nostra, ma la risposta non sarà a breve termine. Gli stabili attualmente disponibili sono in estrema periferia. Si chiude un’epoca, ed è un fatto gravissimo che un’associazione sia costretta ad andar via dalla sua sede storica per l’inacessibilità del canone di affitto. Ma ahimè, non c’è tempo per i rimpianti, anche se, ognuno di noi, ha vissuto un pezzo di vita in quella sede che ha segnato una svolta storica per l’associazionismo sardo a Milano. Bisogna guardare avanti e cercare di dare una mano al Centro che deve continuare la sua attività. Abbiamo avuto un ruolo da protagonisti nella storia dell’emigrazione e quindi nella storia della Sardegna, di aver portato e di portare ancora avanti tante battaglie sociali, di continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica per la talassemia, per gli incendi e per gli altri problemi che lacerano la nostra isola. Pensiamo alle conquiste che abbiamo fatto in questi anni in tema di continuità territoriale, alle azioni di solidarietà che abbiamo promosso, aiutando tantissime persone, al ruolo importantissimo che svolgiamo nella città di Milano (non solo per i sardi), non sottovalutiamo il valore, il potere contrattuale sempre più forte che potremo avere se saremo ancor più numerosi!! Siamo uno dei 70 Circoli italiani e siamo parte dei 18mila tesserati. Da oltre 40 anni siamo coinvolti nelle decisioni importanti della nostra Regione e nelle leggi che ci riguardano, come la legge regionale 7/91 che regolamenta la nostra attività. Assistere a conferenze e incontri organizzati dai vari settori: Archeologia – Arti visive – Letteratura – Musica – Poesia – Convegni – con importanti relatori ed esperti di settore. Avere informazioni, scambiare opinioni, discutere, relazionarsi con diverse persone Partecipare ad eventi culturali organizzati dal nostro e da altri Circoli in diversi paesi e città in Italia e all’Estero Partecipare ad eventi sociali come le cene natalizie, le feste, le manifestazioni di solidarietà. Usufruire della Biblioteca dotata di un vasto numero di testi di vecchia e recente pubblicazione. Usufruire del servizio di biglietteria marittima ed aerea, degli sconti riservati ai soci, attraverso l’Agenzia di Viaggi FASI. Conoscere e approfondire la conoscenza della Sardegna in tutti i suoi ambiti, socioeconomici e culturali, avendo, nel contempo, l’opportunità di conoscere meglio la città di Milano, la sua storia, la sua cultura, le sue tradizioni attraverso visite guidate, mostre ed anche la collaborazione e interazione di altre realtà associative e istituzionali. Partecipare, condividere e allargare le nostre conoscenze, i nostri saperi, evadere dalla quotidianità, ridere, scherzare, divertirsi tutti insieme nella nostra sede a Milano ed anche altrove. Abbiamo ritenuto opportuno ed indispensabile convocare un’Assemblea straordinaria dei Soci e abbiamo parlato insieme della sede, delle prospettive e della riorganizzazione di tutta l’attività. Pierangela Abis

EPPURE L’ATTIVITA’ CULTURALE E’ SEMPRE FITTA E DI PRIM’ORDINE

UN NOVEMBRE DI GRANDE SPESSORE A MILANO

Prosegue, nonostante le problematiche legate alla sede, l’attività culturale del Centro Sociale Culturale Sardo. Un mese di novembre davvero intenso cominciato con il ciclo di incontri Le Strade del Tempo – La Sardegna attraverso gli occhi di chi la raccontava, di chi la viveva, di chi la conquistò.- 2° Incontro – I Castelli del Giudicato di Torres: Simbolo del potere, sedi di importanti riunioni e di rappresentanza ma anche eccellenti sistemi di difesa e attacco. Nati con scopi diversi, appartenevano ad una tipologia di pensiero che prevedeva in molti casi oltre alla fortificazione un sistema di cinta murarie che chiudeva completamente le città. Relatori: Francesco Ledda e Mariella Cortès

Secondo appuntamento con la presentazione del libro illustrato : La Bambina e La miniera di Fabrizio Fenu (Arkadia editore). Partecipa l’Autore – La presentazione verrà corredata da fotografie della miniera e della sua successiva trasformazione in Museo. Il libro nasce come racconto illustrato per gli studenti delle scuole elementari e medie, con il principale obiettivo di spiegare, raccontare, insegnare, fare storia in modo diverso; ma soprattutto nasce dall’esigenza di tramandare la memoria storica della città di Carbonia. Fabrizio Fenu è nato a Oristano nel 1970 ma vive e lavora a Carbonia. Laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Cagliari, dopo aver dedicato cinque anni all’insegnamento, attualmente lavora nel Museo del Carbone presso l’ex Miniera di Serbariu come guida e mediatore culturale. Verrà presentato, nell’arco della serata, un filmato sul Museo e la Miniera di Serbariu a cura di Giovanni Cervo.

Chiusura in grande stile con il Settore Musica a cura di Pierangela Abis. Un Concerto si può dedicare anche ad una sede storica, come quella di Via Ugo Foscolo, 3, che ha segnato importanti tappe di evoluzione e cambiamento e che ha accompagnato il percorso di crescita della nostra associazione ed un trent
ennio della nostra vita.
Saranno eseguite arie dalle più celebri opere di: Donizetti – Bellini – Verdi – Rossini – F.P. Tosti – Gershwin – Lao Silesu – F.Lehar Tenore: Efisio Deidda – Soprano: Susanna Carboni – Baritono: Alessandro Senes Mezzosoprano: Giuliana Porcu – Cantante ospite: Eliana Sanna – Chitarra: Bruno Maludrottu.

Pierangela Abis

 

RICONOSCIMENTO AD UN PERSONAGGIO STORICO DELL’EMIGRAZIONE SARDA

LIONS: BOTTONE D’ORO A COSIMO TAVERA

Dopo aver superato gli 80 anni un uomo deve possedere una carica interiore dirompente e una forte determinazione delle proprie convinzioni per continuare a fare la spola fra Argentina e Sardegna proponendosi, di fatto, come ambasciatore di sardità nel mondo. Questo è Cosimo Tavera. Instancabile e convinto difensore delle radici culturali della terra d’origine ma anche e soprattutto sostegno e punto di riferimento fisso per gli ittiresi e i sardi in Argentina. Le sue attività di imprenditore, edile prima e nel commercio poi, unite a una capillare azione di patronato sociale (fondatore delle Acli) gli hanno agevolato i contatti con i suoi conterranei. La prima felice intuizione di Cosimo Tavera, per evitare l’isolamento, è stata quella di "fare gruppo" con la formazione di un circolo di sardi attraverso la quale diventò più facile ottenere ascolto presso le istituzioni. I circoli, in seguito, si sono moltiplicati fino a sentire l’esigenza di creare una Federazione di cui Tavera è stato, per anni, presidente. Un’attività frenetica e positiva tanto che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel maggio del 2005, gli conferisce l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella e della Solidarietà Italiana. Nell’agosto del 2006, è stato il consiglio comunale di Ittiri a esprimere riconoscenza nei confronti del suo «illustre concittadino».  Il Lions Club di Ittiri, nell’ambito dell’attività lionistica di questo anno sociale, ha deciso di conferire a Cosimo Tavera il riconoscimento di "Ittirese dell’Anno" con la consegna di una pergamena e del Bottone d’oro.

Ci riferisce Margarita Tavera

 

CHI E’ COSIMO TAVERA, NELLE PAROLE DELLA FIGLIA MARGARITA

UN TOTEM PER I SARDI D’ARGENTINA

Cosimo Tavera è nato a Ittiri, il 16 ottobre dell’anno 1924. Emigrato in Argentina nell’anno 1949, arriva a Buenos Aires il 24 marzo. Lui è partito dalla Sardegna con un contratto di lavoro per due anni. Finito il contratto ha poi continuato a lavorare per conto suo fino a diventare un grande impresario, prima edile e poi ha creato la ditta SARDA S.A.C, dedicata alla produzione d’insaccati. E’ stato presidente Dell’Associazione Sardi Uniti di Buenos Aires in due periodi: dal 1976 al 1980 e dal 1988 al 1996. Sardi Uniti di Buenos Aires. è nato il 19 aprile dell’anno 1936, ed è il circolo fondato da emigrati sardi più antico che ci sia. In questo caso è stato fondato dagli emigrati sardi che sono partiti dalla Sardegna negl’anni ’20. E’ stato presidente Della Federazione dei circoli sardi in Argentina dalla sua formazione nel anno 1989 fino a marzo 2009. Dal 1988 fu parte del direttivo delle ACLI e delegato per l’Argentina nel seno del Comitato emigrazione delle ACLI-SARDEGNA. Tra gli anni 1992 e 1997, fu Consigliere del COMITES della circoscrizione consolare di Buenos Aires. Ha ricevuto tanti premi, tra i quali possiamo nominare il premio all’Emigrante. Questo premio consegnato dall’allora Assessore del Lavoro, Dottor Luca Deiana. Una vita dedicata ai sardi che hanno scelto l’Argentina, cercando una futuro migliore. Margarita Tavera

 

RAPPRESENTAZIONE TEATRALE "I PAGLIACCI" CON IL "SARDI UNITI" DI BUENOS AIRES

IN ARGENTINA, NELLA IX SETTIMANA DELLA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

L’Associazione italiana Sardi Uniti de M.S. di Buenos Aires assieme all’Associazione italiana Dante Alighieri di Sant’Isidro, hanno presentato, nello storico teatro STELLA MARIS, l’opera di Ruggero Leoncavallo "I Pagliacci". Con le gradite presenze delle Autorità Comunali, Consolari, Presidenti di diverse Associazioni italiane tra le quali quelle Sarde, tra loro si trovavano il Presidente della Federazione dei Circoli Sardi in Argentina, Architetto Maria Margarita Tavera ed anche il premio Nobel per la pace, Adolfo Perez Esquivel, e accompagnati, in quel magnifico evento, di numerose persone della Comunità Italiana che fa parte delle attività culturali di Buenos Aires. La Compagnia "Operarte", é stata l’organizzatrice e incaricata della sistemazione e messa in scena dello spettacolo. Durante la chiusura, i sessanta attori che fanno parte di questo magnifico gruppo artistico, ha regalato ai presenti il "Va Pensiero" di Giuseppe Verdi, che hanno fatto emozionare tutti fino alle lacrime. E’ diventato un orgoglio per la nostra istituzione sarda, portare avanti quest’evento che fa affiorare la volontà di lavoro anche con altre istituzioni italiane, come in quest’occasione, l’Associazione Italiana Dante Alighieri, che oltre all’insegnamento della lingua italiana, si dedica  al compimento di altre attività in italiano, sia col teatro sia come  in questo caso l’opera, orgoglio della cultura italiana. La Compagnia "Operarte" si caratterizza per la multiculturalità dei suoi membri: spagnoli, italiani, tedeschi, messicani, argentini. Un messaggio per la comunione e l’integrazione dei popoli attraverso la musica e l’arte. Ma pur essendo d‘origini diverse, quello che ci unisce è un’unica lingua "l’italiano". Ed é per questo che già da qualche tempo s’è  iniziato nel nostro circolo portare sul palcoscenico, del teatro in italiano, dato che a Buenos Aires, non ci sono molti eventi interpretati in quest’ armoniosa lingua. La nostra Associazione, facendo parte della comunità italiana della città di Buenos Aires, ha voluto fare un omaggio alla cultura italiana e alla lingua del Dante.

Cesare Meridda

 

AL "SU NURAGHE" DI PARABIAGO, INCONTRO SU ELEONORA D’ARBOREA

LA CARTADE LOGU E LA CIVILTA’ SARDA

Ottimo successo di pubblico, per l’incontro  in omaggio a  Eleonora d’Arborea giudicessa  di Sardegna  intitolato " La Carta  de Logu e la civiltà sarda", organizzato presso la sede sociale, dal Circolo dei sardi "Su Nuraghe" di Canegrate-Parabiago, in collaborazione con la Regione Sardegna-Assessorato del Lavoro e con la Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI). Eleonora d’Arborea, da tutti ricordata come la "giudicessa", nacque in Catalogna intorno al 1340 da Mariano de Bas-Serra e da Timbra di Roccabertì ed ebbe due fratelli, Ugone e Beatrice. La sua vita si svolse in Sardegna,  dove nel 1347 il padre Mariano venne nominato giudice dalla Corona de Logu, assemblea dei notabili, prelati e funzionari delle città e dei villaggi dell’isola. Prima della morte del padre, Eleonora aveva sposato Brancaleone Doria:  fu un matrimonio dettato dall’esigenza di creare un’alleanza tra gli Arborea e i Doria da contrapporre agli Aragonesi. Dal matrimonio nacquero due figli: Federico e Mariano. Donna di nobile lignaggio, dal carattere energico, fu protagonista di un coraggioso tentativo di difesa dell’autonomia del suo giudicato basato su una capacità carismatica di suscitare l’entusiasmo del popolo, di cui divenne trascinatrice e condottiera. La Carta de Logu, emanata da Eleonora d’Arborea e redatta in volgare sardo, è riconosciuta dalla storiografia come uno dei più importanti statuti italiani del Trecento. Riguarda il diritto e la procedura criminale, i rapporti agrari e vari aspetti della vita civile ed economica ma soprattutto regola le consuetudini rurali della Sardegna, quali la difesa dei campi coltivati dallo sconfinamento del bestiame, gli ordinamentos de fogu, la responsabilità collettiva della comunità per i delitti commessi nel territorio del villaggio, i modi di conduzione della terra e del bestiame. Dopo i saluti della presidente del Circolo, Maria Francesca Pitzalis, e l’introduzione del coordinatore Piero Ledda, responsabile culturale del circolo sardo, Salvatore Tola, pubblicista, studioso della cultura sarda, ha inquadrato la Carta de Logu dal punto di vista storico, da quello giuridico e sotto il profilo linguistico. L’analisi approfondita di Tola non ha come retroterra la semplice lettura dell’opera ma la traduzione in italiano procurata per l’edizione inserita nella collana dei volumi (diretta da Manlio Brigaglia) usciti in allegato al quotidiano di Sassari "La Nuova Sardegna" (il giornale ha messo gentilmente a disposizione del Circolo alcune copie del libro). Il giornalista Paolo Pulina, responsabile Comunicazione F.A.S.I (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), si è soffermato  sulla mitografia costruita intorno a un personaggio storico ma anche leggendario come Eleonora d’Arborea, prendendo come spunto l’immane poema epico (undici cantigos, 1889 ottave) scritto da "su dottore Franciscu Dore de Posada" e intitolato "Su triunfu d’Eleonora d’Arborea o siat su mundu, s’umanidade, su progressu: poema epicu in ottava rima" (1910), citato anche da Grazia Deledda  nel romanzo "La via del male".  Pulina ha quindi riferito su  due testi teatrali dedicati alla  figura e alle vicende di Eleonora d’Arborea scritti da due autori sardi nella seconda metà del Novecento. Queste due  opere teatrali hanno avuto un destino comune: non avere mai avuto una realizzazione scenica. Si tratta di "Eleonora la giudicessa" di Marcello Serra, testo scritto nel 1953 e pubblicato nel 1975  dall’Editrice Sarda Fossataro di Cagliari in un volume contenente anche un ritratto di Eleonora e 12 tavole "sceniche" di Dino Fantini; e di  "Eleonora d’Arborea: racconto drammatico in quattro atti" di Giuseppe Dessì, uscito presso Mondadori nella collana dei "Quaderni dei narratori italiani" nel 1964 e ripubblicato  nel 1995 dalla Edes di Sassari in un’edizione ricchissima di documentazione, recante  introduzione e commento a cura di Nicola Tanda. Tra gli uditori della conferenza non solo soci (tanti da riempire la sala) del circolo sardo di Canegrate-Parabiago e rappresentanti dei circoli della Lombardia (Bergamo, Magenta, Peschiera Borromeo, Vigevano) ma anche autorità locali (il sindaco di Parabiago Olindo Garavaglia e l’assessore alla cultura del Comune di Nerviano Girolamo Alfredo Franceschini). La FASI era rappresentata dal coordinatore della Circoscrizione Lombardia Antonello Argiolas.

Paolo Pulina

CONVEGNO AL CIRCOLO "SAN SALVADOR DE HORTA" DI BARCELLONA

I SIGNORI DEL MARE E DELLA SARDEGNA

L’Associazione dei sardi in Spagna "San Salvador De Horta", presso Carrer de la Muntanya 50 A – Barcellona, ha organizzato la presentazione del libro i Signori del mare e del metallo del dott. Pierluigi Montalbano. Il libro parla di come gli antichi abitanti della Sardegna organizzarono nel II Millennio a.C. una delle più prestigiose civiltà del passato. "Ricchezza mine
raria, organizzazione sociale, padronanza delle tecniche metallurgiche, capacità marinaresca, propensione al commercio, raffinata tecnica architettonica e spiccata abilità nell’utilizzo delle armi  fecero di questi uomini dei grandi combattenti".
Il dott. Montalbano è attualmente coordinatore e curatore della rassegna archeologica della Biblioteca Provinciale di Cagliari, che ha come obiettivo la promozione della cultura sarda e la valorizzazione dei beni culturali del territorio della Provincia, attraverso l’organizzazione di incontri con autori, mostre, convegni a tema sulla civiltà nuragica e visite guidate nei siti archeologici. E’ stata l’occasione per parlare di una delle civiltà più interessanti del Mediterraneo e conoscere una delle più belle pagine della storia della Sardegna.

Raffaele Melis

 

INIZIATIVA DEL CIRCOLO "DELEDDA" A MAGENTA

CAGLIARI SOTTERRANEA

Si è svolto a Magenta  il Convegno su "Cagliari sotterranea" presso Casa Giacobbe, prestigiosa sede storica che ospita le più importanti iniziative culturali della città. L’iniziativa, è stata organizzata dal Circolo Culturale Sardo "Grazia Deledda" nell’ambito delle normali attività culturali istituzionali, in collaborazione con i circoli di Parabiago e Bareggio. Ha aperto i lavori il Presidente Antonello Argiolas,dando il benvenuto ai presenti: rappresentanti istituzionali locali, Pro Loco e i circoli di: Parabiago, Vigevano, Cinisello Balsamo e Bareggio, e alle numerose persone intervenute. Dopo di che Irene Saba, coordinatrice del gruppo culturale del circolo, ha presentato gli ospiti Relatori: Marcello Polastri, giornalista iscritto all’Ordine dei giornalisti di Roma, conduttore di trasmissioni televisive, fondatore e Presidente del Gruppo Speleologico Cavità Cagliaritane, nonché autore di vari libri;  Angelo Pili, giornalista pubblicista che con Marcello Polastri ha dato alle stampe il libro "Tuvixeddu Vive", storia della necropoli fenicio punica e romana di Cagliari, nel quartiere Sant’Avendrace. Lavora per la TV sarda TCS come giornalista satirico, nel programma Tv "LA Rassegna stramba". Alessio Scalas, socio fondatore dell’Associazione "CONTUSU ANTIGUSU" di CAGLIARI, che studia le leggende e i misteri di Sardegna. E’ Web master del sito CONTUSU ANTIGUSU che cataloga e raccoglie, divulgando all’ampio pubblico della rete internet, immagini, video, documenti su aspetti noti e non della Sardegna. I relatori si sono cimentati in una brillante esposizione storico-antropologica, archeologica e quindi culturale, del CASTELLO SOTTERRANEO, sul Capoluogo della Sardegna, CAGLIARI appunto, vista da un punto di osservazione differente, e atipico: dalla CITTA’ DI SOTTO, illustrando quindi Cagliari sotterranea.  Perchè il capoluogo sardo,ha detto Marcello Polastri, identificato storicamente con il termine di "Castedd’é Susu" (Castello di Sopra) possiede una dimensione capovolta e parallela alla città del sole. Una faccia nascosta quindi, segreta, perchè fisicamente  celata sotto i nostri piedi, sotto le strade che percorriamo abitualmente dove riposano specchi d’acqua (laghi e fiumiciattoli…), cave, cunicoli, gallerie, rifugi, chiese rupestri, vie di fuga, passaggi segreti e cannoniere medievali. Marcello, co-fondatore del medesimo gruppo di studio nel 1993, ci ha dichiarato di essere stato attratto dalle caverne sotterranee fin da piccolo, quando in compagnia di un coetaneo, passeggiava (all’età di 12 anni) nella collina calcarea di Tuvixeddu, dove sono presenti migliaia di tombe che compongono la necropoli fenicio-punica più grande d’Europa e, forse, del mondo. L’incontro è stato caratterizzato dalla proiezione di immagini inedite, a cura di Marcello Polastri, durante l’illustrazione dei dualismi tra la Città del sole e la sua gemella sotterranea, analizzata attraverso i sotterranei dei quartieri Castello, Stampace, Marina, Villanova e i loro colli, situati tra le aree umide e le lagune. Cagliari, ci ha dichiarato Marcello, possiede una città sotterranea fatta di vie d’acqua e innumerevoli tesori sepolti. L’esposizione storica ha svelato dati su chi e sul perchè gli uomini hanno scavato questi ambienti e monumenti modellati nella roccia collinare. Dagli studi è emersa anche una città con problemi di svuotamenti e crolli, più volte denunciati dagli speleologi del G.C.C. e in qualche sito pericolosi per gli abitanti. Ammirazione e stupore hanno suscitato le suggestive immagini degli speleologi che si calano nei cunicoli anche strettissimi con tanto coraggio e passione per questo territorio. Attorno alla storia di questa Cagliari misteriosa, ruotano altresì le più belle e suggestive leggende legate ai cunicoli sotterranei.. che Alessio Scalas la saputo  raccontare attirando l’attenzione di tutti i presenti in sala. E per finire Angelo Pili, alias "su Professori", ci ha intrattenuto allegramente con aneddoti su Cagliari e dintorni… riportando alla memoria fatti e detti antichi che hanno destato curiosità nei sardi e non.

Antonello Argiolas

 

GRANDE COOPERAZIONE DEI CIRCOLI DI BODIO, LOSANNA E ZURIGO

IN SVIZZERA TRE GIORNI DEDICATI ALLA SARDEGNA

Il Circolo Culturale Sardo "Coghinas" di Bodio – Ticino, il Circolo Sardo "Nuraghe di Losanna e il Circolo "Efisio Racis" di Zurigo, in collaborazione con la Federazione dei Circoli Sardi in Svizzera, hanno gestito l’insieme del Progetto regionale che si è realizzato nella Svizzera italiana, nella Svizzera francese e nella Svizzera tedesca, in occasione di serate dedicate all’arte e alla cultura che si sono articolate dal 13 al 15 novembre 2009. L’Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale della Regione Autonoma della Sardegna, in considerazione degli importanti sviluppi sociali, economici e commerciali intrattenuti con la Svizzera ha voluto realizzare un progetto culturale e promozionale affidandone l’organizzazione alla Federazione dei Circoli Sardi in Svizzera e, sul piano operativo, al dinamico Circolo culturale sardo "Coghinas" di Bodio che vanta 29 anni di intense attività socio-culturali e promozionali della S
ardegna. L’insieme del progetto ha previsto rappresentazioni teatrali, proiezioni di cortometraggi di giovani registi sardi emergenti e concerti di musica classica con artisti sardi nonché una serie di attività promozionali che presenterà la Sardegna sotto il profilo culturale, letterario, turistico, ambientale e artigianale, ma non solo, vi sarà attraverso aziende locali anche una gamma di prodotti tipici agro-alimentari per incentivare l’attrattiva della Regione Sardegna in una realtà di notevole interesse culturale, economico e commerciale.

Michela Solinas

IL "CALDO" AUTUNNO AL CIRCOLO "LA QUERCIA" DI VIMODRONE

INIZIATIVE CULTURALI PER RISALTARE IL CUORE DELLA SARDEGNA

Diverse le manifestazione svolte e che verranno realizzate dal circolo "La Quercia" di Vimodrone. Sabato 25 ottobre presso la sede del Circolo si è tenuto un incontro con il fotografo/etnologo Franco Stefano RUIU. L’autore nuorese ha parlato e ha illustrato con le sue diapositive la tipicità quasi esclusiva delle "Feste in Sardegna". Stefano RUIU personaggio assai noto all’interno della nostra associazione, dove ha lasciato un grande ricordo della sua arte di fotografo e di narratore dei costumi sardi. Ma il nostro impegno è cominciato all’inizio del mese di ottobre con il nostro tradizionale appuntamento in piazza fatto di cultura, musica, folklore, arte e gastronomia, arrivata alla terza edizione. Uno degli scopi del circolo, è quello di far sì che i sardi riscoprano la loro identità insieme alle popolazioni del milanese ed intensificare così i rapporti tra le due realtà territoriali Sardegna-Lombardia. Conservare, quindi, la cultura tradizionale, che racchiude in sé il modo di vivere e di pensare degli antichi popoli della Sardegna, preservare lo spirito degli isolani e il loro patrimonio culturale dedicato a coltivare talenti nel campo della cultura e delle arti tradizionali. Nella manifestazione in piazza si è esibito l’artista isolano Fabio Melis, che ha suonato le launeddas. È seguita l’esibizione dei "pastores tenores Santu Pretu", che per l’occasione vestivano il tradizionale costume del loro paese. Si sono impegnati su due fronti: al mattino hanno dato spettacolo con i famosi canti sardi a tenores, Massimo Chessa, Salvatore Chessa, Francesco Capra, Bino Marras e Antonello Chessa, i quali hanno riportato davvero un gran successo, riscuotendo applausi a scena aperta e richieste di ripetizione dei loro canti. Di pomeriggio, invece, alla presenza di una gran folla, hanno proceduto, con i loro preziosi utensili, alla preparazione del formaggio pecorino sardo e della ricotta, patrimonio di tutto rispetto, quello del formaggio, fatto di saperi e sapori, di fatica, quella dell’uomo e di generosità di prodotti, quella della natura. La ricotta, poi, è stata distribuita in assaggio a tutta la popolazione accorsa in piazza Vittorio Veneto. La festa è proseguita con l’esibizione del gruppo tradizionale di ballo "Ichnos" accompagnato dall’organetto del maestro Gonario Ultei, che ha sfilato per tutta piazza Vittorio Veneto in una cornice di pubblico entusiasta e curioso allo stesso tempo. Balli e canti hanno continuato ad allietare la serata fino all’imbrunire a coronamento di una giornata memorabile per la città di Vimodrone che attende il prossimo anno per partecipare più numeroso alla manifestazione. Durante l’intera giornata è stato possibile visitare la mostra di quadri a cura di pittori e artisti locali e sardi, allestita e curata dal maestro Piergiorgio Ballerani, oltre, ad una serie di stand, dove i cittadini hanno potuto gustare ed acquistare tutta una serie di prodotti eno-gastronomici della Sardegna. Altri appuntamenti di prestigio saranno effettuati dal circolo "La Quercia" di Vimodrone ma nel mese di novembre: sabato 14 ci sarà la proiezione del film di Salvatore MEREU " Sonetàula", ispirato dall’omonimo libro di Giuseppe FIORI. A seguire, dopo un una breve pausa di ristoro, il pomeriggio culturale proseguirà con un reading musicale incentrato sull’importante romanzo di Giuseppe FIORI che, racconta il paesaggio di una Sardegna che muta tra gli anni ‘30 e ‘50, intorno all’oscura metamorfosi profondamente individuale e sociale al contempo del protagonista. Insomma una storia di Vendetta e Modernità. Protagonisti del reading musicale saranno: Camilla SORU – voce recitante. Inizia la sua formazione a Bologna frequentando la scuola di teatro Colli e l’Accademia d’Arte drammatica dell’Antoniano. Studia con diversi maestri tra i quali spiccano, Anna Proclemer, Marco Baliani, Yves La Breton, Sergei Tcherkasski. Andrea CONGIA – chitarra classica. Laureato in filosofia e laureando in Etnomusicologia presso il conservatorio di Cagliari. Chitarrista ( chitarra classica, baritono e fretless ) e autore nelle formazioni musicali sperimentali. Da diversi anni prosegue sulla strada della coniugazione di Parola e Musica in collaborazione con diversi artisti, che l’hanno visto protagonista in tal senso. Chiusura domenica 29 novembre con la Conferenza/incontro, sul tema " Elementi di pastorizia transumante in Sardegna". Relatori:  Dottoressa Alessandra ROVATI laureata all’Università di Milano, facoltà di lettere e filosofia, corso di Laurea in Scienze Umane dell’Ambiente, del Territorio e del Paesaggio, con una tesi sul rapporto della pastorizia transumante sarda con gli enti del territorio.  Dott. Alessandro FLORIS – Studioso e autore di una ricerca sulla transumanza in Sardegna.-.

Gian Piero Fenu

 

I SARDI DEL "RADICI SARDE" UNICI RAPPRESENTANTI PER L’ITALIA

IL CICLO TEATRALE "POR LA DIVERSIDAD" DI BUENOS AIRES 

Il Gruppo di Teatro "Radici Sarde" ha rappresentato "Gris de Ausencia" in questo prestigioso ciclo, voluto dal Governo della Cittá di Buenos Aires con l’obiettivo di mostrare il lavoro che realizzano diversi gruppi teatrali di n. 11 collettività straniere. Abbiamo avuto così l’onore di condividere il palcoscenico della Sala Enrique Muiño del "Centro Cultural Generale San Martín" con le seguenti collettività: armena, greca, araba, cilena, israeliana, paraguaiana, spagnola, koreana, afroecuadoregna e gallega. Di alta eccellenza l’organizzazione di tutto l’evento, a carico del Prof. Jorge Gerschman ed un gruppo di collaboratori del Governo della Città di Buenos Aires. In chiusura del ciclo, ogni comunità era presente in costume, per recitare, come ha fatto Pietro Pintus, una poesia sarda sulla pace e l’amicizia fra i popoli. Mentre María Josefina Marras ha cantato una ninna nanna in italiano.
Questa partecipazione ci è servita per consolidare il nostro gruppo nell’ampio spazio culturale di Buenos Aires, aldilà di promuovere il Circolo e la Sardegna, e generare una crescita senza precedenti fra tutti noi, che ogni giorno ci impegniamo per dimostrare che lavoriamo instancabilmente per portare avanti l’amicizia sardo-argentina. Saremo senza dubbio presenti durante il 2010, anno molto importante per noi per un duplice festeggiamento: il bicentenario della Nazione Argentina, formata e consolidata da tantissimi immigrati, e il X Anniversario della nascita del nostro sodalizio "Radici Sarde". Come gruppo di teatro vogliamo sottolineare l’attività del nostro stimatissimo direttore Juan Merello Coga,  che ringraziamo perché da 4 anni ci guida per il cammino della sapienza, la semplicità e l’amicizia come caratteristiche principali del nostro lavoro.

Pablo Fernandez Pira 

 

A NUORO, UNA EMOZIONANTE SERATA IN ONORE DI TONINO PUDDU

SU BOLU ‘E S’AMMENTU

Nel tuo pezzo d’azzurro oggi è festa grande. Danza … la tua musica danza, un canto che profuma di stelle e di speranza. (Rosalba)

Ventiquattro ottobre, ore venti .Teatro Eliseo gremito. Si preannuncia una serata speciale. Sarà ricordato l’artista Tonino Puddu, il cui addio terreno risale a un anno  addietro. "Su bolu  ‘e s’ammentu" , si legge nei cartelloni che "vestono" Nuoro dal centro alla periferia. E ancora, nel sottotitolo : "Nois custa notte a tibe amus pessau, amus pessau a ti fachere unu donu …", parafrasando un bel verso della poesia-canzone di Tonino dal titolo "Pro chi ti siat sa bida unu beranu". Quel "nois" sono, innanzi tutto, i suoi familiari . Quel "nois" sono, poi, i suoi ragazzi , i componenti il Coro Su Nugoresu che nel retro-copertina del CD – appena pubblicato e che fra breve verrà presentato al pubblico – così hanno scritto : "A Te, grande maestro, perché  la tua musica possa viaggiare ancora e, superando il tempo e le distanze, riscaldi il cuore di chi ti ha conosciuto e di chi verrà. Che le nostre voci continuino ad essere la tua voce. Con eterna riconoscenza". Ma quel "nois" sono anche i tanti suoi amici fraterni e i  numerosi ammiratori del suo canto e della sua musica. La serata è presentata, con l’eleganza di sempre, da Ottavio Nieddu . Il buio della sala viene rotto dal canto "Cantones de pache e d’amore" : versi scritti da mio padre , musicati da Tonino e cantati dal suo Coro. L’emozione è grande… Mi tornano in mente le parole che dissi il 21 giugno citando Tonino, in occasione della festa europea della musica, dedicata, quest’anno, a mio padre: "Se faccio riferimento a Tonino Puddu non è per caso. Sono certa che anche lui , adesso, c’è … e ci sarà sempre , ogni qualvolta si parlerà di poesia e di musica. La sua ultima canzone, "Toccheddos de coro" – che lui ha voluto lasciare come suo testamento spirituale – che armonizzò ma non potè cantare, è , in assoluto, una delle poesie più belle scritte da mio padre . E come Alessandro Catte ed il suo gruppo sono stati capaci di trasformare in sinfonia la sua "Ispadas de sole", così Tonino e il suo gruppo hanno reso ancora più toccanti e significativi questi versi già bellissimi. E adesso mi piace immaginare mio padre che sceglie di fissare un appuntamento con Tonino Puddu in un punto preciso dell’altra dimensione , per ri-discutere di musica, di poesie da armonizzare e, all’occorrenza, da creare…" Il messaggio deve essere giunto in quel pezzo d’azzurro nel quale, oggi, mio padre e Tonino si trovano. E deve essere arrivato per vie traverse – che sono, poi, quelle del cuore – anche ai  ragazzi di Tonino che non a caso hanno scelto di iniziare e concludere l’incontro con i versi di mio padre. Che bella complicità! La voce di Maria Giovanna Ganga racconta versi stupendi … Versi che fanno da cornice alla varie foto-ricordo : ecco Tonino bambino col fratello Salvatore, con i genitori, con la sorella … E poi gli amici del suo primo gruppo musicale e, via via, tutti gli altri e coloro che oggi sono qui per rendergli l’onore che merita. Viene riproposto un video col Duo Puggioni , trasmesso anni addietro da "Sardegna canta" . L’emozione è grande e il canto arriva al pubblico con la forza di una carezza che diventa  abbraccio intenso quando il Duo Puggioni, sul palco, racconta la tenera e forte intesa con Tonino artista e con Tonino uomo … sempre fiducioso e riconoscente -nonostante la malattia che l’aveva privato della sua bellissima voce -, verso quel Dio i cui  disegni hanno sempre un senso, sconosciuto, a volte, agli uomini … perché impregnato di mistero divino. E poi… la danza e i colori dei vari gruppi folk : da quelli del Gruppo Città di Tempio per giungere a quelli del Gruppo di Desulo e infine a quelli del Gruppo Su Nugoresu, il tutto alternato dai canti del Coro Su Nugoresu e del Coro Montanaru, oggi diretti dal bravo Simone Dionigi Pala. Lo scambio dei doni è d’obbligo, in serate come queste. E a farlo col giusto coinvolgimento emotivo è la bella nipote di Tonino , che fa parte del Gruppo Folk Su Nugoresu. L’incontro si conclude con "Nanneddu meu" cantata dai Cori e da tutto un pubblico che, in piedi, applaude riconoscente e commosso, mentre sullo sfondo del palco un bellissimo primo piano di Tonino regala a tutti un sorriso …

Rosalba Satta

 

A LEEUWARDEN IN OLANDA, LE FINALI DEL LIET INTERNATIONAL

SUCCESSO PER LA FORMAZIONE SARDA "DR.DRED & CRC POSSE"

La Sardegna, presente per la prima volta a questa manifestazione, era rappresentata da dr.drer & crc posse, formazione storica del panorama indipendente sardo. Altre dieci formazioni si sono alternate sul palco, provenienti da tutta l’Europa. Tutte formazioni che, così come la band sarda aveva vinto a settembre il SUNS (festival per lingue minoritarie degli stati italiano, austriaco, svizzero e sloveno), erano reduci da vittorie nei loro rispettivi festival. Questa la lista degli altri finalisti: Alfredo Gonzalez proveniente dalle Asturie, i SomBy dalle terre lapponi, i frisoni It Langstme en de dea nel ruolo di padroni di casa, Fiach dall’Irlanda, Sunrise non Secular dalla Scozia, la provenzale Zine, i lettoni Sovvalniks, De fofftig Penns da Berlino, i careliani Sattuma, ed infine Lino Straulino dal Friuli. Grande mescolanze di lingue, di culture, di musiche, nei due giorni d
el festival. La band sarda ha presentato il brano Apu Biu, pezzo ragamuffin’ con forti contaminazioni di sonorità nostrane.Sabato La formazione sarda ha vinto il primo premio raccogliendo la maggioranza dei consensi sia tra il pubblico in sala che nel voto da casa. La band sarda ha sfiorato anche il primo posto nel premio della critica, arrivando seconda dopo i giovanissimi SomBy. Brinc@ era presente con Giancarlo Palermo tra i giurati. Oltre al prestigioso riconoscimento ufficiale, storico per la Sardegna in quanto prima band a parteciparvi, dr.drer & crc posse han ricevuto anche l’invito per il 2010 sul palco principale del BEFRIJDINGSFESTIVAL FRYSLÂN, la Festa della Liberazione dei Paesi Bassi che si svolge ogni anno il 5 di maggio a Leeuwarden in Olanda e che vanta un pubblico intorno alle centomila presenze. Palco molto prestigioso, che nelle edizioni passate ha visto la presenza di artisti del calibro di 2 Unlimited, Burning Heads, e tanti altri; tra gli italiani solo Roy Paci & Aretuska è stato in passato nella lista degli invitati.

Giancarlo Palermo

           

A DESULO, IL PREMIO "MONTANARU"

OMAGGIO A GIOVANNA CERINA

Il "Premio Letterario Montanaru" è dedicato alla grande figura del poeta Antioco Casula noto "Montanaru" (1878-1957). E’ nato nel 1992 per iniziativa dell’Amministrazione comunale del comune di Desulo al fine di celebrare un concittadino così importante e di contribuire alla valorizzazione e allo sviluppo della letteratura in lingua sarda. E’ da sempre articolato in una duplice sezione: quella dedicata alla poesia e quella destinata al racconto breve. Negli anni sono stati molti gli scrittori e i poeti contemporanei sardi che hanno ricevuto l’importante riconoscimento che, ormai, si configura come uno dei più importanti dell’isola. Giunto in questo 2009 alla diciottesima edizione, la cerimonia conclusiva di premiazione si è avuta a Desulo sabato 31 ottobre con l’organizzazione del Comune e dell’Associazione culturale "Padentes". L’appuntamento che si è svolto presso la Sala Conferenze dell’Istituto Statale Professionale proprio intitolato a Montanaru, ha avuto come punto centrale della giornata una tavola rotonda dedicata alla figura di Giovanna Cerina, recentemente scomparsa. Amante della cultura e del sapere, della sua terra natia, Nuoro, e della sua Isola madre, la Sardegna, Giovanna Cerina ha dedicato la sua vita agli studi scientifico-letterari, e alla narrativa di molti scrittori dell’Ottocento. La cultura, per la "professoressa" Cerina – come amava essere chiamata anche durante la carica istituzionale di "onorevole", tra i banchi dell’aula del Consiglio Regionale, eletta nella XIII Legislatura con il listino del Presidente Renato Soru- la cultura intesa nel senso più ampio e aulico del termine, rappresentava per lei il punto unificante e di appartenenza di un popolo. Il cardine che tiene unite, e intorno al quale allo stesso tempo ruotano, con regolare geometria, tutte le varie sfaccettature diamantine di una comunità regionale o nazionale. Ovvero: la storia, la musica, la cucina, le leggende, le fiabe, il folklore, votate a favorire la rinascita e gli scambi trasversali, nel meraviglioso universo della comunicazione, che ha il potere di abbattere le barriere di spazio e tempo.

Massimiliano Perlato

 

ANTIOCO CASULA, IL POETA CONVINTO ASSERTORE DEL VALORE DELLA LINGUA SARDA

MONTANARU, SOS CANTOS DE SA SOLITUDINE

Nato nel 1878 a Desulo, nel rione Ovolaccio che attualmente porta il suo nome, Antioco Casula, meglio noto con lo pseudonimo da lui stesso attribuitosi, Montanaru, venne inviato a compiere gli studi superiori a Cagliari e Lanusei, studi che tuttavia non ebbero un buon esito a causa del suo carattere ribelle ed insofferente, fermandosi pertanto all’istruzione elementare. Tornato al paese natale, si dedicò ad aiutare il padre nella sua modesta attività commerciale, alternando il lavoro alla lettura disordinata di romanzi e poesie ed alla scoperta del mondo intorno a sé, soprattutto quello della natura aspra e selvaggia del Logudoro. Ancora giovanissimo, iniziò a scrivere composizioni in versi a carattere amoroso, satirico e religioso, inquadrate nella cornice della chiusa realtà paesana di Desulo. Nel 1896 partì per la guerra in Africa, un’esperienza che lo segnò profondamente e che trovò la sua eco in alcuni inni patriottici e canti di guerra, ed una volta tornato in Sardegna, per sfuggire ad un’esistenza che gli appariva monotona e noiosa entrò nell’esercito, nell’Arma dei Carabinieri. Destinato alla piccola stazione di Tula, un paesino del Monte Acuto, ebbe qui modo di approfondire le proprie esperienze umane e lavorative, e compose i suoi primi canti, ispirati alla dura vita del mondo agropastorale ed alle vicende di quei banditi che per mestiere doveva perseguire, ma le cui ragioni indagò con acume e senso poetico. Questi canti, pubblicati tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento sulla Piccola Rivista, con lo pseudonimo di Mantanaru, che da quel momento non abbandonerà più, ottennero grande successo sia tra gli intellettuali sardi che tra quelli della penisola, gettando la base di solidi rapporti di stima reciproca con diversi di loro. Nel 1905 lasciò l’esercito e tornò a Desulo, dove ebbe finalmente il tempo e il modo di dedicarsi anima e corpo alla poesia e alla famiglia, e nel contempo fu chiamato a dirigere l’ufficio postale ed ebbe la cattedra di maestro elementare. Convinto assertore del valore della lingua sarda e dell’importanza del suo insegnamento nelle scuole, nel 1925 si recò a Milano per rappresentare la Sardegna al primo congresso nazionale dei dialetti d’Italia. Nella vita del Montanaru non mancarono grandi dolori: la morte prematura del figlio maggiore nel 1914 e della prima moglie due anni dopo, nel 1928 l’umiliazione del carcere, con l’accusa pretestuosa di legami con i banditi barbaricini, orchestrata dai gerarchi fascisti che mal tolleravano questa emblematica figura di intellettuale non conformista e soprattutto impegnato nella difesa dell’isola e della sua lingua. Prosciolto e liberato, il Casula potè in seguito continuare a comporre versi fino alla morte, avvenuta nel 1957. Al suo cittadino più illustre il paese di Desulo ha intitolato in tempi recenti un concorso letterario di poesia dialettale, giunto nel 2006 alla sua quindicesima edizione, con lo scopo di promuovere la cultura, nonché l’approfondimento dei valori culturali del popolo sardo. La produzione del Casula è raccolt
a in sei volumi: Boghes de Barbagia (1904), Cantigos d’Ennargentu (1922), Sos Cantigos de sa solitudine (1933), Sa lancia (1950), e le raccolte postume (1978) Sas ultimas canzones e Cantigos de amargura. Si tratta di componimenti che a quasi un secolo dall’uscita dell’opera d’esordio ancora riescono ad emozionare, e che manifestano un’adesione intensa e disinteressata, non moralistica ma sentimentale, all’animo popolare. L’ambientazione bucolica prevalente si colora di malinconia e nostalgia romantica e trae motivo di ispirazione dalle dure fatiche dell’esistenza quotidiana ed i momenti di maggior lirismo nella descrizione di una natura selvaggia ed incontaminata, che coi suoi ritmi immutabili rispecchia la saldezza degli antichi valori, esaltati e proposti come eterni. La poesia dialettale, voce più autentica e sentita dell’anima sarda fin nella struttura metrica, nel repertorio delle metafore e nella scelta delle forme compositive (mutos, battorinas, canzonette, nenie e melopee funebri), ha il fascino esotico ed il sapore barbarico di un passato sentito come dimensione cristallizzata del reale, sospeso al di fuori del tempo. Sensuali, allo stesso tempo rozzi e raffinati, i versi del Montanaru non possono essere classificati soltanto come una sorta di epitaffio di un’epoca ormai trapassata, ma offrono la chiave di interpretazione del presente, regalando al lettore pagine di autentica magia, come solo i grandi poeti sanno fare.

Daniela Pintor

 

L’ENI CHIUDE E I SINDACATI MESTAMENTI SI ALLINEANO

ADDIO ALLA PETROLCHIMICA IN SARDEGNA

L’ENI ha fatto sapere che intende chiudere in via definitiva lo stabilimento petrolchimico di Porto Torres. Il vecchio sito verrebbe trasformato così in un grande deposito per prodotti petroliferi. L’ENI lo ha dichiarato senza mezzi termini e le segreterie di categoria di CGIL, CISL e UIL, prive del consenso dei lavoratori e delle amministrazioni comunali del territorio, hanno sottoscritto la decisione. È un atteggiamento grave, arrogante quello dell’ENI, ma è preoccupante anche quello dei sindacati dei chimici perché alimenta la divisione tra i lavoratori che in Sardegna sono impegnati in una lotta durissima per la difesa del lavoro, e perché esclude le popolazioni interessate dalle scelte dell’industria petrolchimica. L’impressione che si ricava da questa vicenda, nonostante i sindacati confederali abbiano successivamente respinto le decisioni assunte dai loro dirigenti di categoria, è che stia per chiudersi l’epoca della grande industria chimica e che si delinei quella dei servizi di stoccaggio. Se questo progetto andrà avanti è evidente come la presenza di un deposito per prodotti petroliferi avrà un impatto pesantissimo in tutto il territorio del nord Sardegna. Il mare che circonda l’area interessata sarà sottoposto ad un degrado perché crescerà il traffico delle navi inquinanti. E le stesse attività produttive subiranno i contraccolpi di questi nuovi flussi. Non ci sarà neppure il vantaggio della crescita occupativa, sempre usata per giustificare le iniziative industriali più contaminanti. L’arroganza dell’ENI avviene ancora una volta in perdita per la Sardegna, considerata come sempre la pattumiera che deve raccogliere i rifiuti dei processi produttivi realizzati altrove. E come sempre la classe dirigente sarda non solo non ostacola queste operazioni ma cerca di convincere i sardi della bontà dei suoi comportamenti servili. In questo modo il grande evento degli anni ’60,  l’arrivo della SIR in Sardegna, che ha modificato profondamente l’intera area di Sassari e della sua provincia, scompaginandone gli assetti economici e sociali, entra nella fase più critica. Agli inizi di quegli anni, non solo prese il via un forte movimento migratorio dai comuni dell’hinterland verso la città ma cambiarono le aspettative e gli stili di vita di tante famiglie: la prospettiva di un lavoro nella grande industria, la possibilità di accesso ai beni di consumo prima irraggiungibili, tutto ciò alimentò comportamenti che ebbero forti ripercussioni in tutti i settori produttivi, compresi quelli dell’indotto (attività commerciali, bancarie, vari servizi, trasporti). Naturalmente, come sempre è successo in Sardegna, le risorse per gli insediamenti della grande industria derivarono soprattutto dai finanziamenti agevolati concessi dallo Stato attraverso gli istituti di credito speciale. La Regione svolse un’ottima azione di complemento; la vicinanza a snodi importanti come il porto e l’aeroporto risultò molto importante e garantì l’affermazione e la crescita della SIR. Ma la crisi petrolifera del 1973 segnò una svolta profonda provocando l’aumento del costo delle materie prime e il crollo della domanda: gli investimenti effettuati per incrementare la produzione non trovarono più un riscontro soddisfacente nelle richieste del mercato. La stagnazione del settore aggravò la situazione e avviò la fase di riflusso con la conseguente ritirata di Rovelli; il polo petrolchimico di Porto Torres subì diverse vicissitudini e infine passò  sotto il controllo dell’ENI, che avviò una decisa ristrutturazione bloccando e smantellando numerosi impianti. Oggi siamo all’epilogo. Naturalmente la crisi che investe Porto Torres non si può capire se non si tiene conto che un insediamento altamente inquinante come il petrolchimico è destinato a provocare una devastazione del territorio. Anche per questa ragione è cresciuta tra la popolazione una sensibilità ambientale che ha contribuito a contenere le iniziative a rischio di inquinamento. Ciò è successo dopo alcuni ritrovamenti sotterranei di rifiuti industriali risalenti agli anni sessanta  e dopo che l’analisi delle acque del mare ha messo in evidenza un grave inquinamento. Il degrado del territorio è andato avanti per decenni tanto è vero che recentemente alcune aziende, nate in seguito alla frantumazione della SIR (Syndial, Ineos e Sasol), sono sotto inchiesta per disastro ambientale. Tutto ciò ha acceso il dibattito sulla necessità di rivedere l’impatto della grande industria e di cercare un nuovo sviluppo economico compatibile con l’ambiente e il territorio. È preoccupante però che nel corso di questi anni non sia stato avviato un processo per la riconversione industriale e per la produzione di energie alternative. Continuiamo così a subire i ricatti relativi agli insediamenti delle centrali nucleari o delle pale per l’energia eolica mentre occorre un forte impegno per individuare autonomamente le linee di sviluppo necessarie per garantire la crescita della nostra isola.

Marco Ligas

 

PROBLEMI E PROSPETTIVE PER LA SARDEGNA

QUALE ENERGIA?

Quale sarebbe l’impatto della scelta nucleare in una realtà a forte vocazione turistica come quella sarda? E per l’ambiente? Quali le conseguenze e le ricadute per l’economia dell’isola? Su questi temi si è tenuto un convegno, organizzato dal quotidiano Epolis presso la sede di Confindustria di Cagliari. Partecipavano al dibattito Enzo Cirillo, direttore di Epolis; Alberto Scanu, presidente Associazione Industriali della Sardegna Meridionale; Graziano Milia, presidente della Provincia di Cagliari; Giuliano Murgia, presidente di Sardegna Ricerche; Giacomo Cao, docente di Ingegneria Chimica dell’Università di Cagliari; e Giuseppe Citterio, direttore Pianificazione e Sviluppo della Saras SpA. L’incontro ha fornito lo spunto per qualche riflessione circa gli effetti della opzione nucleare e di quella eolica -allo stato attuale, la principale tra le fonti rinnovabili in termini di produzione energetica- sul territorio sardo. Che impatto possono avere le diverse strategie di investimento sull’economia? Dal punto di vista dei benefici dell’indotto, possiamo dire quasi nessuno: data la struttura produttiva sarda, l’unica parte del processo produttivo dei grandi impianti energetici in cui le imprese sarde possono operare è forse quella della costruzione di basamenti per le pale eoliche e di torri di raffreddamento per il nucleare. Per una valutazione degli altri effetti, esaminiamo più in dettaglio le opzioni del nucleare e dell’eolico. L’opzione nucleare, proposta con decisione dal Governo Berlusconi, sarà presumibilmente destinata a produrre forti scontri a livello istituzionale (con le Regioni, le Province ed i Comuni che sarebbero destinati ad ospitare le centrali), e con l’opinione pubblica in generale. Il Governo dichiara che il ritorno al nucleare era contenuto nel programma politico del Popolo delle Libertà: dunque, la maggioranza degli italiani condividerebbe la scelta di costruire nuove centrali nucleari nel territorio nazionale. In realtà, la lettura di quel programma rivela che esso conteneva solo uno stringato accenno al nucleare: "partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione". L’interpretazione secondo la quale questa voce del programma implicava la costruzione di impianti nucleari di terza generazione nel territorio italiano è quanto meno opinabile, ed ancor più che questa abbia ricevuto il consenso dagli elettori. Ricordiamo invece che gli elettori italiani, con il referendum del 1987, avevano chiaramente espresso la loro contrarietà a che un organo di Governo centrale potesse imporre ad un ente locale la localizzazione di un impianto di produzione di energia nucleare sul proprio territorio. Il Consiglio Regionale della Sardegna ha recentemente approvato, con voto bipartisan, un ordine del giorno che esprimeva assoluta contrarietà alla costruzione di centrali nucleari in Sardegna: vedremo come proseguirà il processo politico. Sono ben noti gli aspetti negativi dell’opzione nucleare di terza generazione (per citarne alcuni: il problema delle scorie; la dipendenza da una risorsa scarsa, l’uranio; i costi di impianto; i lunghi ed incerti tempi di realizzazione dell’opera e inizio attività). Per quanto riguarda specificamente la collocazione in Sardegna di uno (o più) impianti nucleari, sono condivisibili alcune osservazioni di Graziano Milia: innanzitutto, un impianto nucleare è un grande consumatore di acqua. La Sardegna è notoriamente una regione con problemi di scarsità idrica, per la quale i settori produttivi (agricoltura ed industria) devono competere con il settore civile/residenziale. È vero che per le esigenze di raffreddamento potrebbe essere utilizzata l’acqua di mare, ma con notevoli costi ambientali, dato che sia il pompaggio che il riversamento in mare dell’acqua calda producono gravissimi danni all’habitat costiero. Fra i siti possibili candidati alla localizzazione di un impianto si parla di una zona con disponibilità di acqua dolce: il bacino del Cirras, tra S. Giusta ed Arborea. Sarebbe interessante sapere che effetti produrrà questa scelta, anche semplicemente in termini di immagine, sul mercato dei prodotti ortofrutticoli, dell’allevamento, della itticoltura del comprensorio agricolo di Arborea e S. Giusta. Per non parlare degli effetti ancora più gravi, in termini economici e soprattutto sanitari, qualora dovessero verificarsi casi di perdite radioattive nell’ambiente. Anche se si volesse ritenere (come suggerito da Milia) non significativo, in termini probabilistici, il rischio di un evento catastrofico quale quello occorso nella centrale di Chernobyl, la probabilità di inquinamento da fughe di materiale radioattivo è invece tutt’altro che trascurabile, come le recenti esperienze in Francia e in Giappone dimostrano. L’impatto di una scelta di questo genere su un territorio a vocazione agricola, agro-pastorale e turistica sarebbe devastante. Quali alternative? La Sardegna ha una particolare vocazione per la produzione di energie rinnovabili: in Italia è fra le regioni con maggiore irraggiamento solare e maggiore ventosità, il che la rende particolarmente competitiva per la produzione di energia solare ed eolica. Dopo il periodo di stand-by della legislatura Soru, assistiamo adesso ad una autentica corsa all’eolico in Sardegna: sono attualmente in fase di realizzazione nuovi parchi eolici, alcuni di grandi dimensioni, e sono previsti ampliamenti di parchi eolici già operativi. Vale la pena sottolineare come sia del tutto assente una strategia politica regionale al riguardo: come rilevato da Alberto Scanu, il Piano energetico ambientale regionale dovrebbe essere aggiornato, alla luce delle nuove condizioni di domanda e offerta di mercato, e dei più recenti assetti normativi.

Elisabetta Strazzera

 

SARDEGNA PROTAGONISTA A "FIERA CAVALLI"

LA FIERA A VERONA E’ ALLA 111 EDIZIONE

Sardegna protagonista a Fieracavalli a Verona. La Regione aveva un suo stand alla 111ª edizione della principale kermesse internazionale di settore che è stata inaugurata dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Per l’occasione, l’assessore regionale dell’Agricoltura Andrea Prato ha presentato il grande progetto "I sentieri dell’anima", che prevede la realizzazione dell’ippovia più estesa del Mediterraneo in grado di mettere in comunicazione i porti e gli aeroporti dell’Isola con le zone interne in un’ottica di riscoperta del turismo rurale. Un’opportunità per scoprire, in sella a un cavallo, luoghi affascinanti e gustare i prodotti agro-alimentari della Sardegna dodici mesi all’anno. Fieracavalli è anche la cornice di richiamo per presentare i programmi della Regione in ambito sportivo e della ricerca, con la promozione da parte del Dipartimento di incremento ippico di Agris dell’allevamento e del miglioramento genetico dell’Anglo Arabo Sardo e dell’Anglo Arabo e della conservazione delle razze autoctone (Giarino, cavallo del Sarcidano e Asinello bianco dell’Asinara).

 

 

MERCATO GLOBALE E NUOVE TECNOLOGIE FRENANO UNA ATTIVITA’ ECONOMICA SARDA

SUGHERO, LA FATICA DI RESTARE A GALLA

L’economia della Sardegna, debole per molti versi, ha avuto e ha l’orgoglio di esaltare alcune produzioni locali capaci di unire tradizione ed innovazione. La produzione e la trasformazione del sughero rappresenta un caposaldo sul quale generazioni di industriali hanno speso energie e risorse, ricevendone in cambio consistenti quote di mercato, egregiamente conservate sul lungo periodo. Così almeno è stato fin ora, ma complici nuovi competitori internazionali (Portogallo e paesi del Nord Africa) e nuovi prodotti concorrenti, un forte scossone ha mutato le gerarchie. La solfa non è nuova, né sono nuove le cause: globalizzazione e nuove tecnologie. E’ il bivio davanti al quale si trovano molte delle produzioni tipiche di tutta Europa, e il sughero sardo è appunto da considerarsi fra queste. Marchi di qualità, consorzi, accordi internazionali rischiano però di sembrare un blando palliativo e la triste sensazione è che nessuno sappia realmente che fare: industriali e istituzioni restano divisi fra illusioni di libero mercato e suggestioni euro – protezionistiche. Il sughero è un tessuto vegetale molto omogeneo, perché formato essenzialmente di cellule morte addossate le une alle altre e con spazi intercellulari riempiti di un gas quasi identico all’aria. Da queste caratteristiche deriva la sostanziale inerzia chimico-fisica del sughero, che ne fa un isolante ed un sigillante stabile, leggero e estremamente duraturo. Il sughero trova applicazione nei settori industriali più disparati. Benché la parte più rilevante della produzione riguardi ancora i preziosi tappi destinati al mercato vinicolo, il sughero viene sfruttato anche in edilizia (isolanti termo-acustici e rivestimenti), ed addirittura nell’industria aeronautica e navale (pannelli e pellicole isolanti) e nell’industria delle calzature (suole e solette). Una delle difficoltà maggiori nella produzione è data dal ciclo di vita molto lento della pianta. Una quercia da sughero deve avere almeno 18 anni per poter essere sottoposta alla prima estrazione. Dopo questo passaggio si devono attendere altri 10 anni per poter ottenere il primo "sughero" per produzione. Tuttavia neanche dopo 28 anni si ha il miglior sughero. Questo si otterrà solo nelle estrazioni successive. La conoscenza e l’utilizzo del sughero in Sardegna si perdono nella notte dei tempi. Certamente la pianta era sfruttata in epoca nuragica e prenuragica, ma l’idea della sua commercializzazione e del suo sfruttamento anche industriale, hanno ovviamente una storia più recente. Furono infatti mercanti francesi e spagnoli che riscoprirono l’enorme disponibilità di questo materiale nell’isola sarda. Ricercavano nuovi giacimenti che potessero rifornire la nascente industria vinicola dei loro paesi. In Sardegna l’industria comincia più tardi all’inizio del 900. Oggi si considera scontato il fatto che il sughero estratto venga lavorato in loco, ma addirittura le industrie sarde sono ormai arrivate ad importare dall’estero una grande quantità di materia prima. La produzione del sughero sardo è concentrata nel nord est dell’isola tra i centri di Tempio, Luras e Calangianus. La situazione economica del comparto del sughero in Gallura ha giovato all’economia locale. Piccole realtà artigianali hanno costituito la spina dorsale di questo settore. Oggi la realtà è un po’ diversa: secondo l’osservatorio Industriale della Sardegna, dei 135 milioni di euro di fatturato, il 42% è generato da due sole aziende, Molinas di Calangianus e Ganau di Tempio. I piccoli imprenditori non possono che adeguarsi e sperare in tempi migliori, Le loro capacità di coordinamento è del tutto insufficiente a consentirgli di studiare contromosse efficaci. Le grandi imprese fissano i costi della materia prima e quelli del prodotto finito. Non bisogna poi scordare la piaga degli incendi che, per quanto la quercia da sughero sia uno degli alberi più resistenti al fuoco, di anno in anno deteriora lo stato delle sugherete e riduce il numero delle piante in grado di generare un prodotto di alta qualità. La risorsa del sughero è insostituibile. Certe produzioni si possono e si potranno fare sempre e solo con il sughero. Questa è la base per pensare una ripresa sul lungo periodo: istituzioni e imprese si guardano attorno smarriti ma forse è meglio compattarsi per resistere agli urti. Per cominciare, si potrebbe mettere mano alla legge per lo sfruttamento delle sugherete di proprietà della Regione Sardegna: sono circa 80mila ettari di risorse inutilizzate.

Massimiliano Perlato

 

PER PROMUOVERE L’OFFERTA TURISTICA E PRESENTARE LE PRODUZIONI ARTIGIANALI

LA SARDEGNA A TOKYO

La Sardegna è sbarcata in Giappone con 45 aziende per promuovere turismo, artigianato e produzioni agroalimentari di tutti i territori. A Tokyo, 140 tra imprenditori, artigiani, operatori, amministratori, dirigenti delle associazioni di categoria isolani hanno l’opportunità di presentare la varietà dell’offerta turistica integrata isolana. La Regione, rappresentata dal vicepresidente della Giunta e assessore del Turismo, Artigianato e Commercio, Sebastiano Sannitu, ha aderito all’evento ideato dalla fondazione giapponese "Sardegna Bunka Kaikan", guidata dall’imprenditore italiano Salvatore Calio del Vescovo. L’iniziativa sperimenta una formula nuova nella progettazione di eventi promozionali, con tutti i singoli partecipanti che si fanno carico delle spese di viaggio e di mantenimento, comprese in un particolare pacchetto "all inclusive" proposto dall’organizzazione ad un costo particolarmente contenuto. La formula dell’evento "Sardegna in Giappone" è unica e non ha precedenti in termini di partecipazione. Non è mai capitato che una delegazione talmente numerosa e qualificata del mondo produttivo e delle istituzioni sarde sia sbarcata in un paese straniero nell’ambito di precedenti iniziative promozionali. Si sono svolti incontri con gli operatori e alti rappresentanti delle istituzioni giapponesi nel corso dei quali è stato distribuito anche un nuovo video pubblicitario in lingua giapponese appositamente curato dall’Assessorato. A dicembre sarà quindi inaugurato un locale espositivo che diventerà la "vetrina" per la Sardegna e che inizierà ad essere immediatamente operativo. Si tratta di una struttura inserita in un’area commerciale affianco alla strada prefettizia di collegamento con il centro di Tokyo (già sede di un padiglione dell’I.S.O.L.A, della prima agenzia di viaggio per il "Club of Italy" e della società Meridiana) che per un anno intero sarà messa a disposizione degli imprenditori e dei produttori sardi senza gravare di alcun onere l’amministrazione regionale. I flussi turistici dei
giapponesi in Sardegna al momento non sono significativi come lo sono stati in passato. Negli anni Novanta, periodo di massima collaborazione tra gli enti regionali e gli operatori nipponici, sono stati raggiunti picchi superiori ai 22.000 arrivi (un dato oggi eguagliato dai turisti russi o americani), a dimostrazione del fatto che l’impegno promozionale nei confronti di questo importante stato orientale era stato sicuramente premiato. L’obiettivo attuale è pertanto quello di suscitare l’interesse necessario a riconquistare un mercato che propone un target turistico di ottimo livello, vocato ai lunghi viaggi specie verso le destinazioni "esotiche" occidentali e in genere dotato di notevole propensione alla spesa.

 

APPUNTAMENTI A FINE MESE CON I CIRCOLI DI LIVORNO E COMO

STORIA E TURISMO PER ESALTARE L’ISOLA

Sabato 28 novembre ore 16.00

Gli aragonesi e gli spagnoli  in Sardegna (testimonianze linguistiche e d’arte)

Auditorium del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno

PROGRAMMA:  Sezione antimeridiana: Incontro programmato esclusivamente per la partecipazione degli studenti delle scuole elementari e medie

Questo incontro costituisce una ulteriore tappa nella conoscenza della storia della Sardegna. Una storia che, a torto, è stata spesso considerata come esclusivamente regionale e distante, separata dagli eventi nazionali ed europei. Lo dimostrano le numerose ricche e significative testimonianze architettoniche che sottolineano l’influenza della dominazione aragonese e spagnola in Sardegna la cui influenza si manifesta nell’arte ma anche nella lingua.  

Moderatore: Dottor Luciano Cauli

RELAZIONI: Dottor Simone Pisano Università di Sassari. Dottore di Ricerca in Linguistica Generale, Storica, Applicata e delle Lingue Moderne

L’influenza delle lingue iberiche, catalano e castigliano sulla lingua sarda 

Dottor Angelo Castellaccio Professore Ordinario. Università di Sassari. Dipartimento di Storia.

Gli aragonesi in Sardegna

Dottor Bruno Billeci Università di Sassari.  Dipartimento di Architettura e Pianificazione.  Facoltà di Architettura di Alghero

La presenza degli spagnoli in Sardegna tra chiese, palazzi e fortificazioni

 

Sabato 28 novembre

Villa Olmo a Como ore 17.30

Emigrazione e Turismo, esperienze nel mondo e

nuove opportunità di sviluppo occupazionale giovanile

RELAZIONI: Onorevole Sebastiano Sannittu, assessore al turismo della Regione Sardegna

Professor Giuseppe Marci, docente universitario

Dottoressa Romina Congera

Dottoressa Adria Bartolich

Dottor Tonino Mulas, Presidente FASI

Dottor Francesco Scoppelliti, assessore al turismo Comune di Como

Coordinerà i lavori la dottoressa Sara Paoletti

Giorgio Canu, Onorio Boi

 

 

4 risposte a “Tottus in Pari, 266: addio, piazza Duomo”

  1. Caro Massimiliano, ancora un volta ti ringrazio per aver voluto pubblicare l’iniziativa del Circolo di Livorno relativa al Convegno sulla Civiltà Spagnola in Sardegna.

  2. Spett. Redazione di Tottus in pari, vi ringraziamo per aver inserito l’evento da noi organizzato all’interno della vostra pubblicazione e per averci dato informazioni riguardo il trasferimento del circolo di Milano. Immaginiamo si tratti di un cambiamento doloroso, spostarsi dalla sede “storica” sará sicuramente un duro colpo, ma sono sicura che i nostri conterranei sapranno adattarsi e proseguire nella loro opera. Un abbraccio da Barcellona.

  3. Salve a tutti e un saluto particolare a Paolo Pulina redatore dall’articolo su Eleonora D’Arborea. Sullo stesso, volevo precisare (in riferimento al poema epico in ottava rima del Dott. Franciscu Dore di Posada) che “Su triunfu de Eleonora D’Arborea (che io posseggo) è stato pubblicato per la prima volta negli anni 1870 e 1871 in 10 dispense a cura della Tipografia A.Alagna di Karalis. E non nel 1910 come riportato dall’articolo in questione. Se esiste una pubblicazione di quella data (che io non conosco) si tratta di una ristampa.
    Tanto per dovere di precisione e per quel poco di contributo culturale e alla memoriadell’autore del poema.
    A si biri cun saludi e prexaus, Vincenzo Pisanu.

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