"L'isola che c'è"… è a Roma, per iniziativa del Gremio dei sardi della Capitale

di Gian Piero Pinna

 

Ritorna "L’isola che c’è – Sardegna incontra Roma", il fortunato evento giunto alla XX edizione – che stavolta ha visto accanto alla Gia Comunicazione di Giorgio Ariu, il comune di Roma, il "Gremio" dei sardi e la FASI. Risulta di particolare rilievo anche la scelta del Comune di Roma di mettere a disposizione il Piazzale Ankara nei pressi dello stadio Flaminio e nel cuore della zona Parioli, al fine di arricchire la manifestazione con più presenze espositive e un maggior numero di eventi. "L’isola che c’è", si è svolta a fine settembre, è stato un ponte che si è aperto verso altri lontani confini e un tramite per far conoscere l’isola e le sue peculiarità culturali a quanti della Sardegna hanno solo una conoscenza stereotipata. L’obiettivo è stato quello di valorizzare e aprire il mondo dei sardi alle realtà internazionali e romane, riunendo i sardi residenti a Roma, i romani e i turisti della capitale. A questo son serviti i convegni, gli incontri studio e le manifestazioni di varia matrice che hanno dato ampio rilievo alle eccellenze del territorio isolano. Un viaggio nella Sardegna, con il suo ambiente particolare e vario da zona a zona, con la sua storia, l’artigianato, l’enogastronomia, le tradizioni popolari, dal canto a tenores alle launeddas e il ballo sardo. Solo per citare alcuni dei tanti caleidoscopici aspetti di quest’isola, quasi un continente. Tra le presenze di spicco, le 4 capitali dell’artigianato sardo: Dorgali, Samugheo, Ittiri e Nule, roccheforti dell’arte orafa e di quella tessile. Presente anche l’Ogliastra, i paesi di Isili e Guamaggiore, che hanno esposto i tesori enogastronomici delle proprie terre, dai vini e formaggi fino alla pasta e ai dolci. A tal proposito, anche la presenza di Morgongiori e delle sue esclusive "lorighittas", pasta di semola di grano duro divenuta emblema di questa terra per l’unicità della sua lavorazione. E sempre in tema di eccellenze enogastronomiche e artigianali, c’è stata l’esibizione degli altri tesori cui Dorgali ha dato i natali: famosi vini come il Cannonau, i formaggi, originati da una delle prime cooperative sarde di pastori, i vasi e le ceramiche, i coltelli, le borse, la lavorazione del vetro. E poi le straordinarie ricchezze del territorio di Castiadas, rappresentato per l’occasione dall’Amministrazione Comunale. Così come la Coldiretti Sardegna che, con numerosi soci e prodotti, ha rappresentato tutte le aree geografiche dell’isola. Questa edizione è stata l’occasione per portare avanti il gemellaggio sorto tra il Comune di Roma e quello di Usellus, le cui radici e la cui storia, risultano indissolubilmente legate all’epoca di massima espansione imperiale, come testimoniano alcune strutture architettoniche del paese, quali il ponte sul Rio Forraxi e i tratti dell’antica strada. Non sono mancate le presenze sportive quali la vela, rappresentata da Mascalzone Latino – che unitamente alla presenza della Moby Lines dello stesso Vincenzo Onorato – ha fornito l’occasione per un incontro sul tema della continuità territoriale, tanto caro agli emigrati sardi nella penisola.

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