Tottus in Pari, 261: il tempo di cambiare icona

La Sardegna non è una Regione geografica è uno Stato d’animo. Quando chiediamo: "Sei stato in Sardegna?" Spesso ci rispondono: "Si! bella la Sardegna!" Se poi stiamo ad ascoltare il nostro interlocutore, cosa emerge di solito? Niente. Le solite inutili e stereotipate: spiaggia , mare, è cara. Raro che ci rispondano che ci sono stati per lavoro, per studiare o per apprezzare lo stile di vita. L’idea dell’isola è sempre quella di un oggetto senza una sua identità. Esiste per tre mesi l’anno e poi torna terra di frontiera. Spesso può sembrare che la gente di Sardegna aspetti solo l’arrivo dell’estate successiva, come se per noi il continentale (i non sardi) siano tutto: amico e nemico, padrone e servo. L’identità della Sardegna e dei sardi è troppo spesso legata al turismo pensando alla Costa Smeralda. Il vuoto del "bella Sardegna" del turista che non ha avuto la curiosità e più spesso non gli è stata data la possibilità di scoprire il cuore e l’anima dell’isola. Ma se un sardo chiede ad un’altro sardo: "Chi sei? Cos’è la Sardegna?" Difficile rispondere. Il sardo si richiama spesso alla lealtà: al fatto quindi di essere vero e sincero. La Sardegna? Spesso le risposte sono molto simili a quelle dei turisti, altre volte quasi non c’è risposta se non qualche riferimento alla lingua. Delle volte sembra quasi che il sardo stia iniziando ad odiare la sua terra, perché non gli offre opportunità e l’insularità è tradotta solo come prigione. L’amarezza del "bella Sardegna" di tanti sardi costretti ad emigrare lontano o vivere sull’isola soffrendo la mancanza di lavoro e l’impossibilità di realizzarci pienamente il proprio percorso di vita. L’isola è considerata in tutte le ricerche e statistiche economiche una terra depressa e povera. Sembra quasi che niente e nulla si muova, che tutto sia fermo immobile. Ascolti la tv, leggi i giornali e rimani un pò stupito che la gente sia così.. Addormentata! Non facciamo altro dalla mattina alla sera che aspettare il sussidio, di vedere sorgere dal nulla e su intervento superiore un industria, una base militare.. due basi militari: meglio??  Forse questo è quello che pensano in tanti, sardi e non sardi. Ma sotto questa terra che sembra stia dormendo, si nascondono, ma non troppo, realtà e iniziative! Vive. Sono scommesse di singoli, di istituzioni, di sindaci, di imprese di persone che ci credono. Credono in un’idea e nella possibilità di poterla realizzare in Sardegna.  E’ di un vescovo sardo del cinquecento di lingua spagnola la frase che più di ogni altra ha incastonato per secoli i sardi e la Sardegna in un’inaffidabile e superficiale icona negativa: pocos, locos y mal unidos. Pocos: poca gente abita l’isola. Locos: la gente è stupida. Mal unidos: la gente è disunita Sono passati cinque secoli e crediamo sia opportuno aggiornarci. E’ tempo di cambiare icona!

Massimiliano Perlato

 

A GOVERNARE L’ISOLA DOVREBBERO ESSERE GLI EMIGRATI

SARDEGNA, DATTI UNA MOSSA!!

Vista da fuori, la nostra Sardegna è uno spettacolo. Un spettacolo penoso. Mai un giorno, di tutti quanti Dio manda sulla terra, che passi senza vedere i sardi tutti contro tutti, arrabbiati a coda insù come scorpioni avvelenati, a farsi del male l’un l’altro. Incendi folli, vendette, furti, assenteismo, poltronite e infingardaggine, sporcizia dappertutto, grandi opere lasciate a metà, chimica zero, agricoltura zero, scuola zero (l’ultima in Europa è la scuola sarda), attività politica zero, sabotaggi suicidi… Si lamentano per il lavoro che non c’è. Ma quando un imprenditore coraggioso mette in piedi un’attività che dà da vivere a decine di famiglie, gli incendiano i macchinari. Il giorno dopo sono in piazza a scioperare per il lavoro che non c’è. Shakerate il tutto e avrete la Sardegna di oggi. Perciò qualcuno ha lanciato una proposta. Si tratta di accessoriare il cervello di certi poveri sardi di una suoneria, tipo telefonino. Così possono ritrovarlo più facilmente, in caso di smarrimento. C’è infatti un regresso spaventoso di civiltà e di buon senso che obbliga a chiedersi dove mai sia finito il cervello di certi sardi. Sembra che il ragionamento più efficace per dirimere le questioni sia ormai il fuoco doloso (in Ogliastra e per le vie di Cagliari ci sono veri specialisti), le bombe, le prevaricazioni e le rivalse paranoiche in una gabbia che neanche riescono a tener pulita. Un minimo di stima per se stessi, via! Sempre in disaccordo col mondo intero: con i punici, con i romani, con gli spagnoli, con i piemontesi e… tra loro stessi, senza riuscire a concludere un cavolo di sostanza, pure avendo ragioni storiche da vendere. I danneggiamenti che non hanno fatto i colonizzatori durante i secoli di sfruttamento riescono a causarli questi sardi analfabeti civici. Guardate il parlamento regionale: sembra più una caldera in continua ebollizione che un luogo di confronto e concertazione democratica: è il litigatoio regionale. Politica, infatti, per i nostri parlamentari, è "andar contro", urlare, insultare, annullare l’avversario, che abbia ragione o no. E intanto "er popolo se gratta", come dice Trilussa. Poche carogne di piromani, rovinando ingenti beni pubblici e privati, riescono oggi a tenere in ostaggio tutta un’isola e a farne zimbello davanti a tutti. Per questa gentaglia andrebbe bene il castigo che Dante riserva ai simoniaci (Inferno, canto XIX): conficcarli con la testa in giù nella terra (che hanno danneggiato) a passare così il tempo. Logico che l’unica cosa che quelli di fuori ci invidiano siano solamente le bellezze naturali (quelle che non riusciamo a danneggiare…), col mare attorno, e girino al largo dai sardi inconcludenti e litigiosi, che non hanno costanza né danno affidamento negli impegni (sardi venales, ci chiamava il signor Cicerone Marco Tullio). Chiaro che gli investitori mettono in conto queste tare, prima di impegnarsi in un’avventura industriale in Sardegna con quei sardi che, pur di danneggiare "il nemico" fanno male anche a se stessi, si pestano i piedi da soli pur di causare un danno alla persona tirriada. Sembra quasi nel DNA di certi sardi l’essere vendicativo, testardo, permaloso, inconcludente ("Chi mi ddu fai fai!…). Sardegna, datti una mossa. Svegliaaa! In un mondo che sempre di più si sta globalizzando, i sardi sempre più si stanno chiudendo in loro stessi, nelle loro divisioni e nelle loro piccinerie litigiose. Non esiste altro che il proprio orticello, non sanno stare uniti e restano sempre al palo di partenza. Altro che fortza paris! La Sardegna, ad esempio, è la regione che più di ogni altra ha favorito la nascita di nuove Province e nuovi Comuni. E’ stato creato un Comune di qualche centinaio di abitanti, Erula (SS), che viene chiamato "Stazz
i uniti d’Europa", perché composto di quattro case ravvicinate. Questo è segno di un puerile campanilismo e di un individualismo chiuso che sconfina nella barzelletta. Si dice che a Sorso, si facciano i fuochi d’artificio di giorno, per impedire a quelli di Sennori, Comune a quattro passi, di vederli. Si ride, ma questa è la mentalità.
Così i più abistus sono gli emigranti, che scappano disgustati, e fuori della Sardegna possono vantare scienziati e personaggi di grande valore internazionale in ogni capo di attività, perché? Perché fuori della Sardegna hanno monetizzato quei talenti che nell’amata isola non sono riusciti a valorizzare. Tomasi di Lampedusa esortava i siciliani ad abbandonare la Sicilia prima dei 17 anni, prima di assorbirne i difetti. Avesse avuto un po’ di dimestichezza con i sardi… A governare la Sardegna ci dovrebbero essere gli emigrati con tutta le loro esperienze professionali, le vaste vedute e i valori civici che hanno acquisito fuori, rimboccandosi le maniche e lavorando, ma lavorando…; oppure gli Svizzeri. Così mi diceva un "continentale" sulla nave: "La Sardegna diventerebbe la California d’Italia se eliminasse quelle sue tare ataviche". Vallo a dire ai sardi residenti! Che avesse ragione Cicerone, quando diceva di non poter vedere i sardi; o gli spagnoli quando ci deridevano perché siamo "locos y desunidos"? Siamo così stupidi e ridicoli che andiamo in giro a sventolare la bandiera del colonizzatore, del nemico. E meno male che non ci chiedono la bella storia di quel drappo, che non è nostro e non rappresenta nessuna pagina della nostra storia di sardi. Incredibile! Credo che i sardi siano gli unici al mondo a fare una cosa del genere.

Vitale Scanu

 

LA RISPOSTA ALL’ARTICOLO DI VITALE SCANU "SARDEGNA, DATTI UNA MOSSA!"

LAVORARE IN GRUPPO, IL MEGLIO DI "RADICI SARDE"

Ho letto l’articolo di Vitale Scanu, relativamente a quanto sta succedendo oggi in Sardegna, che non é molto lontano di quanto succede in Argentina. Ho sottolineato quello che riguarda il parlamento sardo. Voglio chiarire che non conosco il Sig. Vitale Scanu, ne ho nessuna relazione con lui. Veramente, all’inizio mi sono intristito, perché non riesco a capire come tante volte siano più importanti gli interessi personali che quelli di gruppo. Non sono d’accordo con l’ultimo paragrafo, che dice che la Sardegna dovrebbe essere governata dagli emigrati. La Sardegna dev’essere governata dai sardi, che devono fare uno stop e riflettere su che cosa sta succedendo a loro. Cosí come noi argentini dobbiamo riflettere sul nostro Paese e le nostre istituzioni pubbliche. Ma sono anche sicuro che ogni giorno noi "emigrati" siamo più considerati. Abbiamo la possibilità che l’Argentina (i nostri figli e nipoti, i figli e nipoti dei ns. associati e anche i ns. genitori) continui a collaborare ed a mantenere intatte le radici italiane, e nel ns. caso sarde. La Regione Sardegna ci da questa possibilità. I Comuni della ns. Isola e le istituzioni culturali, economiche, turistiche, ci vogliono conoscere ed aumentare i rapporti. L’Unione Europea inoltre possiede diversi programmi di interscambio culturale, di giovani, a livello di cooperazione universitaria, di promozione aziendale. La Sardegna partecipa di tanti di questi programmi, peró tante volte le proposte devono partire dei ns. Circoli. Questo stiamo facendo oggi al Radici Sarde: generando dialoghi, consensi, sinergie, dando a conoscere le possibilità di cooperazione che siamo capaci di portare avanti come Circolo. Stiamo lavorando in gruppo, come team, dando il meglio di ognuno di noi, dando il meglio della ns. identità. Siamo discendenti di isolani, é vero, però giustamente per questo, dobbiamo essere ogni volta più uniti e più integrati alla Sardegna, all’Italia ed al resto dei Paesi dell’Unione Europea e dell’America Latina. Per lavorare insieme, con l’unione di forze, conoscenze, saperi. Siamo di fronte a momenti storici, sia in Argentina sia in Sardegna. Dobbiamo dimostrare, come facciamo al "Radici Sarde", che insieme possiamo rappresentare il meglio della nostra identità isolana.

Pablo Fernández Pira

 

LA GRANDE FESTA AL CIRCOLO "SALVADOR DA HORTA"

BARCELLONA ACCOGLIE LA MADONNA DI BONARIA

Un ritorno alle origini. Era dal lontano 1370 che la  Madonna di Bonaria mancava dalla sua città natale, che abbandonò per un lungo e miracoloso viaggio in mare con il Golfo di Cagliari come destinazione finale. La leggenda racconta di una cassa contenente il simulacro della Vergine, naufragata nelle acque del capoluogo sardo, che ebbe il merito di purificare con la sua "buona aria" una zona in quei tempi insalubre ed infestata dalla piaga della malaria. Per contro, la storia racconta del nobile sardo Carlo Catalano che nel ‘300 si recò nella capitale della Catalogna per portare alcuni messaggi, rimanendone talmente affascinato da divenire padre mercedario e, una volta tornato a Cagliari, fondarvi il santuario di Bonaria. A rafforzare la rievocazione storica si aggiunge il principe Alfonso d’Aragona, il condottiero della spedizione per la conquista della Sardegna, che nell’ anno 1323 costruì intorno al  santuario di Bonaria una cittadella fortificata dove si accamparono le sue truppe. Infine, il fondatore dell’ Ordine dei Mercedari, Pietro Nolasco, iniziò proprio a Barcellona a dedicarsi alla redenzione degli schiavi deportati nelle terre saracene. Il primo centenario della proclamazione della Vergine a patrona della Sardegna ha rappresentato l’occasione ideale per portare a termine il ricongiungimento della Madonna di Bonaria con la sua terra d’origine, attraverso un pellegrinaggio che ha visto implicati, dal 21 al 28 maggio scorso, oltre 800 fedeli, che hanno accompagnato il simulacro nel suo viaggio in mare verso il porto della capitale catalana. Sono stati giorni di intensa devozione: dopo lo sbarco, la Madonna è stata portata in processione da oltre mille fedeli nella Basilica Gotica di "Santa María del Mar", dove é stata officiata la Santa Messa dal responsabile dei Padri Mercedari Giovannino Tolu assieme al cardinale di Barcellona Lluís Sistach. Successivamente, il simulacro è stato custodito presso la Basilica dedicata alla patrona della Catalogna, la Virgen de la Mercé,  destando la curiosità dei numerosi fedeli catalani, per poi trasferirsi nuovamente al Porto, dove le funzioni religiose culminarono con la messa all’aria aperta
ed allietata dal suono delle launeddas. Nonostante l ‘aspetto religioso sia stato prevaricante, il pellegrinaggio è stato anche l’occasione per favorire uno scambio di conoscenze tra la popolazione sarda e quella catalana, da sempre legate da profonde affinità storiche e culturali. Numerose manifestazioni folcloristiche hanno avuto luogo durante il soggiorno barcellonese della Vergine e dei suoi devoti fedeli, così come sono state organizzate alcune mostre mercato di prodotti tipici sardi e l’esibizione dei "fassonis", le antiche imbarcazioni di origine preistorica tipiche della zona di Oristano. La delegazione dell’ Associazione degli Emigrati Sardi a Barcellona " San Salvador da Horta", composta dal suo fondatore ed attuale presidente onorario, l’avvocato Raffaele Melis, e dalla neopresidentessa Lucia Scanu, ha collaborato attivamente al programma del pellegrinaggio, soprattutto grazie ad un’ intensa attività di passaparola dei propri soci che ha permesso di far conoscere l’evento alla comunità catalana, presente numerosa alle funzioni religiose e agli altri momenti di contorno del pellegrinaggio: tra questi, si contano oltre un migliaio di catalani che visitarono il museo allestito all’ interno della nave denominato "Villaggio Sardegna Barcellona", un’ ampia esposizione di prodotti artigianali e lavori tipici sardi. L’Associazione ha inoltre fatto da collante tra le varie istituzioni, favorendo gli incontri tra le diverse personalità politiche presenti all’ evento  ( tra questi, il sindaco di Cagliari Emilio Floris ed il Presidente della Provincia Graziano Milia) con le autorità locali, gettando le basi per la creazione di  sinergie con una città che gode di un posizionamento consolidato e di un marchio turistico apprezzato in tutto il mondo, un modello di sviluppo che Cagliari cercherà di carpire e mettere in pratica per poter esercitare finalmente il ruolo di protagonista nel Mediterraneo che da sempre gli compete. Spiritualità, Festa, Meditazione, Confronto tra due città con molte cose in comune ma dalla mentalità differente: sono questi gli attributi principali del ritorno della "Mamma della Sardegna" agli "iberici lidi". In ogni caso, rimarrà per sempre, a noi tutti emigrati sardi a Barcellona, cattolici e non, l’emozione di aver potuto ricevere la visita dell’icona più rappresentativa della nostra Isola, la Madonna di Bonaria.

Giorgio Catolfi Salvoni

GUARDARE AL FUTURO SENZA DIMENTICARE IL PASSATO

I SARDI DEL VICTORIA IN AUSTRALIA

"La Sardinian Cultural Association riconosce che noi viviamo, lavoriamo e agiamo sulla terra del popolo aborigeno, custode originale di questo paese chiamato Australia, che adesso è la nostra casa". Con queste parole la Sardinian Cultural Association di Melbourne ha scelto di presentarsi a chi naviga in quest’epoca senza vele, né timoni, ma con mouse e tastiere, vale a dire al popolo di internet.  I sardi di Melbourne hanno inaugurato il loro sito web all’inizio dell’anno e già possono vantare un discreto numero di contatti. Su www.sardi-melbourne.com, questo l’indirizzo, i navigatori della rete ora possono conoscere un circolo con oltre vent’anni di storia alle spalle, storia fatta non solo di cene danzanti, gite, celebrazioni, ma anche di progetti di sicuro spessore culturale, portati a termine grazie a tanta passione e alla capacità di gestire solide strutture organizzative. Lo stesso sito web ne è una prova. Infatti, come è noto, il "vero" lavoro su Internet comincia soltanto dopo che un sito viene ‘aperto’, perché occorre tenerlo aggiornato e arricchirlo sempre di nuovo materiale, pena la perdita progressiva di visitatori.  Questo è esattamente ciò che i soci della Sardinian Cultural Association vorrebbero evitare, senza comunque farsi distrarre troppo dalla tecnologia perché tanti restano gli eventi da organizzare.  Appena se ne chiude uno, per esempio il progetto murales "Dove fiorisce il rosmarino – La pittura sarda agli antipodi" conclusosi con successo lo scorso 25 maggio, se ne apre un altro, come l’ambiziosa pubblicazione prevista per il 2010 che racconterà la storia dei sardi del Victoria. Non manca inoltre l’apporto della cosiddetta next generation, il gruppo giovani interno all’associazione, che progetta e realizza eventi pensati anche per attrarre nuovi soci e nuove energie.  Esempio ne è l’evento di settembre, "Sunday Spuntino", dove musica tradizionale, letteratura e gastronomia tipica si sono incontrate in una nota enoteca di Melbourne per un interessante concerto condito da readings di poesie e degustazioni varie. Una formula moderna di intrattenimento, ma dai sapori antichi. Perché a volte non basta partecipare a una conferenza o a un convegno, serve anche mettersi in gioco e provarci, trovare nuovi modi di stare insieme per proseguire con la vita di un circolo e raccogliere il testimone dai propri padri. Ad ogni modo le difficoltà non mancano, nemmeno per un’associazione attiva come la "Sardinian Cultural Association" che, lo scorso 30 agosto, ha festeggiato il suo 22esimo compleanno. "Anche noi dobbiamo affrontare l’invecchiamento della nostra comunità", dice il suo presidente Paolo Lostia, "le difficoltà di coinvolgere tutti i soci nelle iniziative del circolo.  Nonostante ciò, tutto si risolve se si resta uniti e si lavora insieme nel rispetto di tutti". Come a dire, va bene vivere sulla terra degli aborigeni e aprire siti internet, ma il riconoscersi e riconoscere il ruolo di tutti resta sempre la migliore garanzia di successo.

Cristina Marras

 

IL "PREMIO DESSI’ 2009" A VILLACIDRO PER "ACCABADORA"

VINCITRICE L’AMICA MICHELA MURGIA

Michela Murgia con Accabadora (Einaudi) nella sezione Narrativa e Fabio Pusterla con Le terre emerse (Einaudi) nella sezione Poesia, sono i vincitori del Premio Dessì 2009, che coincide con il centenario della nascita dello scrittore di Paese d’ombre . I loro nomi vanno ad aggiungersi a quello di Marco Pannella, cui è andato invece il Premio speciale della Giuria di questa ventiquattresima edizione del concorso intitolato al grande scrittore sardo. Classe 1972, scrittrice sarda nata a Cabras, con Accabadora Michela Murgia ha convinto i giurati, tra l’altro, per l’andamento asciutto della scrittura, «disseminata – come è scritto nelle motivazioni – di rare ed efficaci impennate metaforiche e quell’equilibrio ben riuscito di comunicazione verbale e mimica tra personaggi capaci d’intendersi con rapidi movimenti d’occhi e p
oca parola». «L’indagine narrativa e la demistificazione – sostengono i giurati – investono anzitutto l’affascinante figura dell’accabadora, una donna alla quale, in un tempo dai confini incerti, le comunità insulari avrebbero delegato il pietoso compito di favorire il transito dei malati terminali dalla vita alla morte. Se i racconti leggendari sulle accabadoras assumono tale delega in maniera pacifica, trasmettendo l’immagine di una società compatta, eticamente monolitica e capace di decidere senza incertezze, il romanzo inscena la tormentata negoziazione che precede ogni atto irreversibile, le incertezze di tutti gli attori del rito e l’ambiguità della comunità». Per la sezione poesia la ventiquattresima edizione del premio ha registrato l’affermazione di un autore come Fabio Pusterla, poeta svizzero di lingua italiana, classe 1957. Il libro Le terre emerse – Poesie scelte 1985-2008 contiene versi che richiamano «profili umani, paesaggi devastati, eventi storici ridotti alla loro pura significanza, a ciò che resta del senso dopo l’impatto con la vita e con la morte». La giuria, presieduta da Silvio Ramat, gli ha assegnato il premio anche perché questa raccolta antologica consente «di apprezzare con maggiore profondità l’ormai lungo lavoro di un poeta che ha fatto della riflessione sul quotidiano una sorta di grande metafora». Tra le motivazioni che hanno portato a individuare il leader radicale Marco Pannella come vincitore del Premio speciale della Giuria, la volontà di tributare «un doveroso riconoscimento alla sua identità di uomo politico in una stagione che, nel vistoso declino della politica registra l’insorgere di supplenze, ora subdole ora sfrontate, volte a surrogarla». Politico e parlamentare a più riprese, in Europa e in Italia, Panella è stato il promotore di battaglie civili, alcune fortunate (come quelle, ormai storiche, in difesa del divorzio o per un regolamentato diritto della donna all’aborto), altre sinora meno fortunate (come le molte iniziative antiproibizionistiche o perché si renda lecito l’uso delle cellule staminali embrionali nella cura di molte malattie degenerative). Michela Murgia, Fabio Pusterla e Marco Pannella hanno ricevuto il Premio Dessì a Villacidro, nel corso di una cerimonia presentata dalla giornalista di SkyTg24 Stefania Pinna, nella palestra della scuola media, in via Stazione. I tre premiati e gli altri autori finalisti – Raffaele Nigro con Santa Maria delle Battaglie (Rizzoli) e Giorgio Vasta con Il tempo materiale (Minimum Fax) nella sezione narrativa, Alberto Masala con Alfabeto di strade (e altre vite) (Il Maestrale) e Gabriella Sica con Le lacrime delle cose (Moretti & Vitali) nella poesia – sono stati protagonisti della "Colazione con l’autore", la consueta coda domenicale del premio.

 

"SEMUS CHELOS" IL NUOVO DISCO PRESENTATO A "SARDEGNA NEL CUORE"

INTERVISTA A GIULIANO MARONGIU

Giuliano Marongiu è stato ospite del programma radiofonico "SARDEGNA NEL CUORE"  condotto da Teresa Fantasia e trasmesso in diretta attraverso Internet  Domenica 13 Settembre 2009. Grazie all’ incontro con il popolare cantante – presentatore, la trasmissione radiofonica, che si rinnova da oltre un decennio, è stata  interessantissima e più snella e piacevole del solito. Era prevedibile: Giuliano Marongiu, per carattere e per esperienza, è capace di creare una sinergia tale da chiamare a raccolta anche gli sguardi più distratti. Non a caso la sua vita è stato un continuo andare e ritornare tra e con la gente della Sardegna intera. E non solo. Dopo una breve presentazione dell’artista da parte di Teresa, Giuliano Marongiu ha fatto riferimento, nel rispondere a una domanda sul suo esordio, "a quel fuoco che era l’esigenza di un protagonismo sano; la voglia di manifestarsi con la musica, con lo spettacolo, con una forma d’arte che si ha dentro da sempre e che trova l’urgenza di venire fuori, di essere manifestata e rappresentata . Un’esigenza di comunicazione vera". La comunicazione è un insieme di contenuto e relazioni: questo Giuliano Marongiu l’ha capito da tempo. Per questo è capace di arrivare, di incidere, di dare uno scossone a emozioni diverse per poi lubrificarle e rinvigorirle. L’intervista diventa l’occasione per presentare il suo ultimo lavoro: il CD "SEMUS CHELOS" che, fra le altre canzoni, comprende la bellissima "A manu tenta" ( scritta da Peppino Bande e Nicola Loi) che fa dire all’artista ovoddese: "Anche in un ballo può manifestarsi la forza di una comunità". Per realizzare questo lavoro discografico Giuliano Marongiu si è affidato ad un gruppo di giovani armati di talento: "Perché sono convinto che credere nei giovani  non sia un rischio ma un’opportunità: investire su di loro significa guadagnare in entusiasmo e innovazione". E’ bellissima anche la canzone che dà il titolo al CD, scritta da Michele Pio Ledda su musiche di Alessandro Catte : "Semus chelos" nella quale parole e note si incontrano e coinvolgono fino allo stupore. "E’ una poesia d’amore intensa –  commenta Giuliano Marongiu – all’amata vengono dedicate tutte le bellezze inesplorate dell’esistenza, come i mari non navigati e le parole non ancora dette, in un gioco sensuale del bello assoluto". Non è un caso se nell’ascoltare la canzone emerge tra e con le note un non-so-che di trascendente e ci si sente investiti e protetti dalla bellezza di una dimensione poetica e musicale particolare che si avverte. Tutta. Giuliano Marongiu , nella lunga e interessante intervista , fa riferimento al lavoro, straordinario per noi e per tutti i Sardi sparsi nel mondo, che Teresa Fantasia porta avanti da quasi dodici anni con l’entusiasmo del primo giorno: "Ti siamo grati per quello che fai e per come lo fai. Abbiamo la netta percezione  di un amore fortissimo che è stato seminato lì, in quello spazio così lontano dalla nostra isola ma che, grazie alla tua trasmissione, è così vicino e presente. Quella che ci divide è solo una distanza chilometrica: ciò che ci unisce è un profondo sentimento d’amore per la nostra isola. E’ un sentimento capace di annullare distanze e creare, come in questo caso, alleanze culturali e musicali straordinarie". Giuliano Marongiu promette a Teresa Fantasia  collaborazioni future tra "Sardegna nel cuore" e "Sardegna 1" attraverso un incontro culturale e musicale tale da consentire il volo verso nuovi orizzonti e la possibilità "di riallacciare la memoria del racconto e del ricordo". Roberto Tangianu ha regalato al suo migliore amico "Meridiana", nel quale le launeddas si aprono a nuove possibilità espressive in un momento musicale di grande suggestione. L’allegria del brano "Brinca", di Nicola Cancedda , coinvolge nell’immediato e stimola il sorriso e la voglia di stordirsi con la danza nel ritrovare, tra la gente, la ragazza che temeva perduta. Le onde dall’Argentina trasmettono anche l’intensa  "Portami via" è un dei due brani in lingua italiana contenuti nel
CD, scritta da Luis Fregapane , autore non sardo ma che  da tempo  ha scelto di vivere nella nostra terra perché "vittima" del suo incanto. La canzone è un inno alla vita e, insieme, una denuncia. Infatti nei versi "l’acqua è di tutti solo se puoi comprarla" emerge la differenza abissale tra diritto e privilegio, tra diversità e diseguaglianza. Il sax di Piero Concu ingentilisce un testo ricco di asprezze e dolcezza. "L’arrangiamento di quasi tutti i pezzi – precisa l’artista – ha la mano felice di Andrea Cossu, un ragazzo che al talento naturale unisce passione ed entusiasmo". Il disco è composto da 15 tracce e due video  ("su ballu tundu" registrato a "Sas Mendulas" con oltre 200 figuranti in costume sardo provenienti da tutta la Sardegna e "Augurios de coro", l’inno del Natale scritto da Soleandro e cantato dalle più belle voci dell’isola: dai Bertas a Maria Giovanna Cherchi, da Francesco Demuru a Carla Denule). Nel brano "Cando" Giuliano duetta con Maria Luisa Congiu, che ha firmato anche il brano "Che anghela" su musiche di Paolo Zizi.  E’ un omaggio delicato e tenerissimo al ricordo di una madre "fresca come l’acqua di montagna al primo mattino" e "forte come i battiti del cuore". La trasmissione si conclude così : con questa canzone fatta di versi d’amore non scontati che ognuno di noi può facilmente sentire "suoi".

Rosalba Satta

 

TRE GIORNI DI FESTA CON IL CIRCOLO "ANGIOY" DI MARCHIROLO A DUE PASSI DALLA SVIZZERA

LA RICORRENZA POPOLARE DI SAN FRANCESCO

Si è tenuta nel primo fine settimana del mese di ottobre, la ventottesima edizione della "Festa Popolare di San Francesco" organizzata dal circolo degli emigrati sardi "Giommaria Angioy" di Marchirolo, in provincia di Varese. Una tre giorni intensa con la presenza di stand gastronomici e dell’artigianato della Sardegna. Il sodalizio, ha previsto l’esibizione del gruppo folk "Angioy" e dei tenores di Bono per la serata di venerdì 2 e per il pomeriggio di domenica 4. Per il sabato, è salito sul palco il gruppo sardo "Ateros". La giornata conclusiva, ha avuto come preambolo mattutino la Santa Messa in piazza don Bosco celebrata da don Angelo, parroco di Marchirolo con la partecipazione del gruppo folk di Bono. Gianfranca Canu

IL "SU NURAGHE" DI BIELLA IN UN CONVEGNO A ROCCA GRIMALDA (AL)

LA CONSERVAZIONE VIVENTE DELLA TRADIZIONE

I cultori ed i pensatori delle scienze umane evidenziano spesso e volentieri come la conoscenza della storia significhi andare alla ricerca della propria identità: infatti il presente non è altro che il risultato di un susseguirsi di eventi e di comportamenti umani concatenati tra di loro talora dalla casualità o dall’inconsapevolezza dei protagonisti coinvolti, altre volte da scelte ponderate e preordinate degli uomini nel tempo. Un tipico esempio di suddetto asserto è facilmente verificabile nei fatti da una semplice osservazione di un monumento tipico del ricco passato della Sardegna, capace di coprire diversi millenni di storia: nelle Domus de Janas di Sant’Andrea Priu, in Bonorva, è possibile constatare come l’attuale sito archeologico – "museo a cielo aperto", abbia subito diverse trasformazioni funzionali nel tempo, passando da tomba o santuario-necropoli a chiesa cristiana, a ovile ed a rifugio umano occasionale. L’attenzione per la memoria del passato, per le sue dinamiche e per le relative estrinsecazioni nel presente acquisisce poi una peculiarità esclusiva con riferimento agli studi di etnologia ed antropologia come evincibile, negli ultimi decenni, dal fenomeno di proliferazione, a riguardo, di discussioni e di dibattiti, di centri di cultura e di produzioni intellettuali: basti pensare che solo in Piemonte esistono circa 200 musei dedicati ai costumi ed alle tradizioni popolari del territorio. In tale filone si inserisce il Convegno Internazionale Etno-Antropologico dal titolo "Reti di Memoria – Esperienze, archivi, patrimoni" a Rocca Grimalda (AL), cui il Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe" di Biella parteciperà nella persona del prof. Battista Saiu. Occasione importante che consentirà alla Comunità Sarda Biellese di fornire ed esporre a riguardo della Tradizione e della Memoria della Cultura Popolare un originale contributo ed alcune riflessioni non del tutto scontate su come diversi possano essere gli approcci dei soggetti coinvolti a riguardo, anche alla luce della proprie esperienze passate ed in atto tuttora nel territorio che ha dato i natali a personaggi come i Sella ed i La Marmora e che ospita il santuario eusebiano di N.S. di Oropa.  Spesso il mondo del folklore e quello della tradizione vengono presentati al pubblico in modo cristallizzato, quale rappresentazione di un tempo ormai passato e non più rispondente al presente, immutato ed immobile  come in una vecchia fotografia istantanea. In tale ottica i costumi e la cultura di una Comunità vengono messi in esposizione all’interno di mostre e musei, palesando così una sottesa coscienza nella quale, in sostanza, la Memoria e la rappresentazione della storia e delle identità che ne scaturiscono tendono ad evidenziarsi come estranei dall’attuale vita quotidiana delle persone, in quanto sussiste nella memoria della comunità umana una frattura profonda tra quello che è stato il passato e quanto è, invece, il presente. Altre volte, invece, il presente non trova una cesura rispetto al passato, ma al contrario ne è una evoluzione in cui la Tradizione ed i suoi caratteri contraddistintivi hanno continuato a vivere ed a trasformarsi: in tali circostanze gli studiosi sono soliti parlare di "reti di memoria", da cui il titolo del Convegno di Rocca Grimalda. La ricerca all’interno della Cultura Popolare di suddetti filoni e legami tra presente e passato non sempre appare agevole anche agli osservatori più esperti a causa della complessità dei fenomeni e delle dinamiche in azione, all’interno del quale gli archetipi, le tracce e gli aspetti del Passato e della Memoria, infat
ti, possono presentarsi mimetizzati o possono evolversi come veri e propri "fiumi carsici" che improvvisamente riaffiorano in superficie. Tuttavia, come evidenziato da diversi intellettuali, tra i quali si ricorda lo scrittore piemontese Cesare Pavese che fa le proprie considerazioni con riferimento al mondo della lettura, gli uomini tendono a riconoscere come propri quegli aspetti della realtà già appartenenti al personale background culturale: di conseguenza nella Tradizione le reti di memoria sono riconoscibili, consapevolmente o meno, dai soggetti osservatori che, in qualche modo, sono ancora custodi di un patrimonio culturale-popolare di appartenenza, o da quanti, pur non appartenendo ad una certa identità o ad una determinata comunità, sono esperti o studiosi di codici di lettura del linguaggio simbolico e folklorico-tradizionale. In queste dinamiche fenomeniche occorre considerare anche il ruolo contributivo di quanto può essere definito "esotico" rispetto ad una Tradizione, in quanto sorta di novità più o meno avulsa, almeno in apparenza e con diversi gradi di evidenza, a seconda dei casi, a quanto appartenente ad un determinato contesto culturale-popolare. L’esoticità di un determinato apporto od oggetto, in questo ambito di studio, è tale, quindi, ove non appare riconoscibile alcun elemento di contatto con la Memoria di una certa Comunità; tuttavia, in presenza di una seppur minima rete di memoria, che può consistere anche in un punto di contatto con un certo archetipo del linguaggio universale dei simboli, ed, al contempo, in presenza di almeno una minima ripetitività di comportamenti o di fenomeni a riguardo, fatto che testimonia un accogliere o una sorta di accettazione di un determinato quid, o un riconoscimento di appartenenza di determinati valori, dinamiche e fatti ad un dato "mondo" culturale,  ciò che è avulso ed esotico può diventare nel tempo, a sua volta, parte della Tradizione.  Tutti i citati aspetti paiono tanto più evidenziarsi nel mondo dell’emigrazione, ove i soggetti "stranieri", giunti in una terra estranea ed assai diversa e lontana dalla propria Madre Patria, sentono un bisogno, quasi "viscerale", di conservare un "ponte" con la propria terra e cultura di origine al fine di definire una propria sicurezza esistenziale che risponde alle domande "Chi sono? Dove sono ed a che punto sono? Da dove vengo?". Tale bisogno di identità pare delinearsi tanto più profondo col passare del tempo e delle generazioni, quando oltre alla distanza territoriale dalle Comunità di origine, si aggiunge il flusso del tempo, delle esperienze affrontate e degli eventi, fatti che comportano una vera e propria trasformazione nei modi di essere dei soggetti: spesso, infatti, le persone coinvolte e "sradicate" dai luoghi di provenienza, anche a distanza di anni, non risultano più completamente appartenenti al contesto originario ed, allo stesso tempo, non sono ancora totalmente inserite nel nuovo ambito ove sono venute ad abitare o ad essere ospitate. In tale situazione l’immigrato, con la propria discendenza, tende ad essere un nuovo soggetto, terzo sia  rispetto alla Comunità di origine sia  in relazione a quella di arrivo e di vita attuale e, in tale prospettiva, si palesa in una quasi "affannosa" ricerca di una propria identità. In tale quadro due sono i possibili atteggiamenti dei soggetti "senza terra" in riferimento al proprio essere: l’evoluzione nell’integrazione od una illusoria ed impermeabile custodia e conservazione nella propria cultura di appartenenza. Infatti, da una parte, è evidenziabile una condotta di sostanziale chiusura, quasi ostinata, verso l’esterno, con una sorta di cristallizzazione temporale e di auto – "ghettizzazione" nei confronti delle Comunità e dei territori che danno ospitalità, più o meno parziale o completa a seconda dei casi. Emblematici esempi di tale considerazione sono rintracciabili nella storia di Sardegna con riferimento alla Comunità Catalana di Alghero o dei Tabarchini di Calasetta per ciò che concerne le parlate e gli idiomi utilizzati dalle popolazioni locali nei relativi siti: in tali esperienze è riscontrabile la conservazione di un lessico riconducibile a quello della terra di origine del tempo della partenza; ma a ben vedere si tratta di una realtà linguistica nuova e terza rispetto a quella riscontrabile attualmente nella propria Madre – Patria, in quanto ivi, col passare del tempo, si è assistito ad una trasformazione della lingua evidenziata dalla diversità delle parlate odierne rintracciabili rispettivamente in Catalogna ed in Liguria. Similmente è avvenuto per altri aspetti del Costume, come nel caso delle tematiche di taluni canti tradizionali degli immigrati Italiani in Argentina e negli Stati Uniti, o per quanto avvenuto, con riferimento alle feste tradizionali, nel caso, citabile a titolo esemplificativo, delle comunità britanniche sparse per il mondo, ove, sulla base di recenti studi antropologici, si evidenziano strette connessioni tra antiche raffigurazioni pre-cristiane in Irlanda e celebrazioni della cd. "moglie di San Patrizio" rintracciabili presso le relative comunità di immigrati in Australia. Altre volte, come in precedenza accennato, la soluzione adottata dall’immigrato può essere, invece, quella dell’integrazione nella realtà di arrivo, ove si apporta comunque un proprio specifico originale contributo ed apporto presso la cultura ospitante, lungo un’ottica di sostanziale conservazione dei propri costumi nell’evoluzione dei fatti e del tempo. Emblematico è l’esempio rintracciabile in più luoghi ove si propone l’utilizzo di ingredienti "esotici" per la preparazione di piatti caratteristici della cultura culinaria locale, come nel caso delle Acciughe Siciliane per la cd. Bagna Cauda Piemontese o l’utilizzo di vini del territorio in accompagnamento a pietanze tipiche della Tradizione immigrante. Simili comportamenti ed atteggiamenti sono rintracciabili in varie forme anche con riferimento alle diverse esperienze della cultura della Sardegna. Alcuni studi storico – semiotici, ad esempio, hanno di recente teorizzato l’elevata probabilità che la bandiera dei Quattro Mori, ipotetico desueto vessillo guerriero di origine iberica, sia diventata l’emblema dei Sardi attraverso una scelta di recupero dei simboli da parte dei catalani sardizzati di Cagliari nel ‘500, soggetti in cerca di identità in quanto all’epoca non più del tutto catalani ma nemmeno ancora sardi. Gruppi canori sardi hanno introdotto, a partire dagli Anni Ottanta del secolo appena trascorso, l’uso di percussioni, del tutto "esotiche", nella musica tradizionale. I cantori ed i poeti improvvisatori in limba fanno oggi uso di canoni musicali e sistemi metrici della Tradizione per tematiche del tutto nuove e di attualità rispetto alla cultura storica del territorio sardo. Le maschere del Carnevale barbaricino, talora scomparse nell’oblio della memoria, risorgono oggi ad accompagnare le manifestazioni dei giorni nostri in un contesto del tutto avulso dalla cultura agro – pastorale di origine. Produzioni dell’artigianato sardo, tessile e non, presentate in mostra a Samugheo nel mese di Agosto 2009, sono state proposte secondo modelli ed in un’ottica di utilizzabilità nell’attuale vita quotidiana.  Al di fuori dell’Isola particolare attenzione e forte interesse presso gli etnologi, gli antropologi ed i cultori dello studio dei fenomeni folklorici suscita la Città di Biella con le manifestazioni proposte dalla Comunità Sarda che fa capo al Circolo Culturale "Su Nuraghe. In esse si propone cultura ed, al contempo, si attualizza la Tradizione sarda, sposandola con
quella piemontese, attraverso la ricerca nelle reciproche reti di memoria, di volta in volta scoperte e analizzate, di punti di incontro e di contatto con la cultura locale, dando così luogo ad una ri-proposizione vissuta nel presente di una nuova forma delle precedenti Tradizioni popolari. Varie sono, a riguardo, le menzionabili recenti esperienze e manifestazioni aventi queste caratteristiche nel territorio biellese. A mero titolo esemplificativo si ricorda che nel mese di Giugno 2007 è stata realizzata nelle vie del capoluogo di provincia una edizione della Sartigliedda che ha richiamato in città oltre 20 mila persone da tutto il Piemonte e che ha avuto come punti centrali e unificanti il momento della Celebrazione eucaristica, come annunciato dagli Avvisi sacri apposti nei mesi antecedenti nelle chiese di tutte le chiese parrocchiali delle diocesi piemontesi, nonché la presenza dello stesso Vescovo di Biella a presiedere la giostra equestre. Si ricorda poi l’edificazione dell’area monumentale di Nuraghe Chervu a Biella, che diverse reazioni a favore e contro ha suscitato nell’opinione pubblica locale: per quanto, in apparenza, tale realizzazione si sia presentata come fenomeno avulso ed eccentrico, a primo acchito, alla cultura del territorio, la costruzione è stata operata con l’intento di avvicinare le comunità sarda e piemontese attraverso la celebrazione dei Caduti della Grande Guerra, attraverso la scelta di usare pietre piemontesi della cava di Curino per una tipica forma sarda da una parte e, dall’altra, scegliendo per il monumento elementi e significati simbolici, in primis la sacralità del luogo, riconosciuta come tale e propria da persone che testimoniano di sentire il bisogno di farsi il Segno di Croce cristiano alla vista del complesso citato; durante le celebrazioni presso Nuraghe Chervu viene poi fatto, inoltre, uso rituale della riproduzione di una spada votiva nuragica, simbolo sacro pre-cristiano riconosciuto come tale e ricollocabile con funzioni analoghe dalle Autorità Ecclesiastiche attraverso l’apposizione della relativa immagine negli Avvisi sacri della Basilica di San Sebastiano; a quanto sopra occorre fare menzione pure dell’introduzione della benedizione col grano realizzato dalle donne del Circolo Su Nuraghe nel corso delle manifestazioni, ritualismo che viene proposto al di fuori del tradizionale contesto delle nozze in Sardegna e riscontrabile anche in talune esperienze civili tenutesi sull’Isola negli anni scorsi come nel caso della testimonianza di una benedizione del grano durante un concerto del Coro di Florinas, alla presenza del Coro Brucina di Biella, ospite della corale isolana.  Si ricordano ancora l’iniziativa dei Nenneres piemontesi per la Pasqua 2009, esperienza accolta con successo dai fedeli biellesi dopo la proposta diffusa dal giornale diocesano "Il Biellese", in tutto il territorio della Diocesi di Biella; nonché l’uso nella corrispondenza sociale del Circolo Su Nuraghe di valori bollati inerenti a celebrazioni filateliche di aspetti ed eventi della storia della Sardegna; ed ancora l’allestimento di mostre fotografiche e la redazione di libri in argomento sugli impresari e sui fotografi biellesi in Sardegna e sul sistema vestimentario piemontese, lungo il filone della ricerca di punti di contatto con la relativa produzione tradizionale sarda.  Dall’osservazione di tutte le suddette esperienze si può affermare come sia evidente che la Memoria continui, così, sostanzialmente, ad esistere: infatti, la Tradizione viene proposta per essere conservata in un’ottica di nuova ri-funzionalizzazione e non di pura e sterile conservazione immutabile. In tal modo viene reso così proprio e consueto un qualcosa che già di per sé è immanente nei costumi delle popolazioni del territorio, in quanto vengono riconosciuti e rintracciati valori in qualche modo sottesi o già appartenenti alla cultura dei soggetti coinvolti. In tale modo, scegliendo di fare propri determinati aspetti e valori tradizionali, pur adattandoli al contesto del presente, li si rende viventi ed attuali. In sostanza si realizza un innesto nella cultura locale, fatto che diviene o può tramutarsi in endemico e proprio di un certo ambito etnico-territoriale nel tempo, analogamente a quanto avvenuto con piante e vegetazione sarde, quali sughere, roverelle e lecci, trapiantate episodicamente, come indicato da varie testimonianze documentate, nelle colline della Serra e nell’alta Valle del Cervo in genere dagli immigrati. Il prodotto finale che ne scaturisce è una realtà culturale piemontese di origine sarda. Si viene ad evidenziare, così, come il concetto di identità, secondo un linguaggio riconducibile al pensatore contemporaneo Zygmunt Bauman, sia un’idea non statica ma dinamica, quasi "liquida", temporanea, soggetta a continua evoluzione, in quanto influenzata o sempre potenzialmente influenzabile, oltre che dalle sopra citate eventuali distanze dal contesto dello spazio e nel tempo di origine, anche da ulteriori elementi di provenienza "esotica", secondo la valenza suddetta, rispetto a quanto relativo alla Memoria di appartenenza.

Gianni Cilloco

 

TRA I VINCITORI, IL BRANO "APU BIU" DEI DR DREER E CRC POSSE

SUNS, LA FORZA DELLE LINGUE MINORITARIE

Al Teatro Palamostre di Udine si è consumato uno degli eventi più curiosi e convincenti della stagione. La prima edizione di Suns, festival della canzone in lingua minoritaria, ha saputo infatti coinvolgere e trascinare il pubblico attraverso la colorata babele delle lingue meno diffuse presenti sul territorio italiano ed arco alpino. In un teatro Palamostre da "sold out" i due brillanti e puntuali presentatori Gigi Patruno e Mojra Bearzot hanno traghettato il pubblico attraverso le brevi ed intense esibizioni degli otto gruppi in concorso.  Fra i protagonisti della serata non poteva mancare un’esibizione mozzafiato del cantautore carnico Lino Straulino, che si è aggiudicato il premio della giuria grazie ad un’esecuzione per sola chitarra e voce della sua "Doman", creando in sala una concentrazione e un pathos capaci di convincere all’unanimità la giuria internazionale presieduta dal frisone Onno Falkena. Oltre a Straulino anche il gruppo hip hop sardo Dr Dreer & CRC Posse si è aggiudicato uno dei due posti per la fase finale del prestigioso festival europeo Liet International conquistando il premio del pubblico dato dalla somma dei voti ricevuti fra pubblico in sala, in ascolto su internet e sulle frequenze di Radio Onde Furlane. Non da meno comunque gli altri partecipanti: primi su tutti i catalani di Alghero Chichimeca, aggiudicatisi il secondo posto in entrambe le classifiche. Convince anche la giovanissima Ursina Giger (dal cantone svizzero dei grigioni) col suo rock d’atmosfera. Tanto coinvolgente quanto virtuosistico il Rom viennese Harri Stojka. l ladini Encresciadum dalla Val di Fassa hanno regalato al pubblico un raffinato mix di Jazz e e bossanova. Potente e graffiante l’esibizione del gruppo arbëreshë Peppa Marriti Band. Una garanzia i friulani R.Esistence in Dub assieme all’ospite sardo dr Boost. Ma l’evento più atteso della serata è stata l’esibizione dei Mitili FLK di nuovo assieme dopo dieci anni nella formazione originale. I Mitili hanno regalato ad un pubblico u
n’emozionata e coinvolgente manciata di brani estratti da Colors (il loro disco più famoso), eseguiti con la stessa poetica energia che nei primi anni novanta fu capace di segnare la strada per la varia moltitudine di gruppi musicali che ancor oggi mescolano la lingua friulana con il rock e suoi derivati. La festa è poi continuata nel foilleur del teatro, trasformatosi nella sede di un inatteso after party dove i gruppi invitati hanno potuto mescolarsi in un esuberante jam session interetnica.  Oltre alla qualità sonora proposta nel corso della serata, non va dimenticata la scrupolosa precisione nell’organizzazione e nella direzione artistica dell’evento, affidato alla direzione artistica del triumvirato Leo Virgili, Valter Colle, Paolo Cantarutti. Una bella risposta dunque (come ha sottolineato Maria Carminati dell’ARLeF, ente promotore dell’evento) alle polemiche recentemente scatenate sui media nazionali in merito ai fondi stanziati dalla legge 482.
 

Ci riferisce Giancarlo Palermo

I DATI ISTAT FOTOGRAFANO IN SARDEGNA UNA REALTA’ SEMPRE PIU’ PREOCCUPANTE

IN LOTTA CONTRO LA POVERTA’

L’Istat ha pubblicato il rapporto sulla povertà in Italia nel 2008. I dati fotografano una realtà molto preoccupante: In Italia, nello scorso anno, le famiglie che si trovavano in condizioni di povertà relativa (ossia relativamente povere sul totale delle famiglie e persone residenti) sono state stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie residenti; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione. La povertà risulta in crescita tra le famiglie più numerose, tra quelle in cui ci sono soggetti in cerca di occupazione e in quelle il cui capofamiglia è un lavoratore in proprio. La Sardegna si attesta al 19,4%, in miglioramento rispetto all’anno precedente, in condizione più favorevole rispetto alla media del Mezzogiorno (attestato al 23,8%), ma ancora molto distante dalla media nazionale. I dati Istat confermano la drammaticità di una realtà in questi mesi sotto i riflettori dei media, che seguono gli effetti di una crisi economica che sta allargando sempre più il divario tra i benestanti (sempre più ricchi) e gli indigenti (sempre più poveri). In questo contesto si inseriscono gli interventi della Regione Sarda, attraverso l’Assessorato alla Sanità, nel campo della lotta alla povertà. Sono infatti in arrivo 30 milioni di euro per interventi volti al sostegno economico alle persone o ai nuclei familiari che versano in stato di accertata povertà. Sono previste tre linee operative d’azione: la prima, con uno stanziamento di 12 milioni di euro, riguarda i sussidi a favore delle persone o dei nuclei familiari in condizioni di accertata povertà e prevede la concessione di un sostegno dell’importo massimo di 350 euro mensili, per non oltre 12 mesi. La seconda linea, che può contare su uno stanziamento di 6 milioni di euro, prevede la concessione di contributi di massimo 500 euro mensili, per un totale annuale di 4mila, destinati ad aiutare le persone ed i nuclei familiari per far fronte alle spese per i cosiddetti servizi essenziali, quali il canone di locazione, la corrente elettrica, il gas, l’acqua, il riscaldamento, ma anche costi quali servizi ed interventi educativi come asili nido, baby sitting ecc. La terza linea d’intervento, anch’essa di 12 milioni di euro, prevede la concessione di sussidi per lo svolgimento del servizio civico comunale. Il sostegno è di massimo 800 euro mensili ed i comuni lo potranno utilizzare impiegando le persone per il reinserimento sociale. E’ una sorta di assistenza alternativa all’assegno economico ed è rivolto prioritariamente a coloro che, appartenendo ad un nucleo familiare in uno stato di grave indigenza, sono privi di un’occupazione o che hanno perso il lavoro o ancora sono privi di coperture assicurative e di altre forme di tutela. Gli assistiti di questa linea di intervento saranno chiamati a svolgere (per ottanta ore mensili) servizi di utilità collettiva quali servizi di custodia, vigilanza, pulizia e piccole manutenzioni di strutture pubbliche; servizi di sorveglianza e cura e manutenzione del verde pubblico; attività di assistenza a persone disabili e/o anziane; ogni altra attività che l’Amministrazione comunale ritenga utile promuovere in base alle esigenze del territorio, purché consenta l’inserimento sociale dei soggetti chiamati ad espletarla. Secondo un calcolo effettuato dall’assessorato, potranno beneficiare degli interventi previsti dal programma regionale di 30 milioni di euro, almeno 5.600 persone. L’importo totale sarà ripartito fra i comuni sardi sulla base di tre parametri: il 35% del totale andrà in parti uguali; una ulteriore quota del 35% sulla base del numero degli abitanti residenti ed il rimanente 30% terrà conto del numero dei disoccupati alla data del 31 dicembre scorso. Sono stati presentati anche altri interventi nel campo dell’assistenza sociale. Il primo si chiama "né freddo, né fame", ed è destinato ad assicurare azioni di sostegno ed assistenza a soggetti senza fissa dimora o che vivono in estrema precarietà. La cifra messa a disposizione è di 1 milione e 700 mila euro. Il secondo prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per il sostegno delle famiglie impegnate in assistenza e cura a favore di disabili e persone non autosufficienti. Queste famiglie potranno contare su un contributo massimo di 2000 euro l’anno. L’intervento contro le povertà è stato severamente criticato dai sindacati confederali, che hanno definito inadeguate le misure previste, e hanno stigmatizzato il mancato coinvolgimento delle parti sociali nella elaborazione del piano. Sotto un profilo più generale, appare oramai matura una riflessione seria sulla istituzione di uno strumento come il reddito minimo di cittadinanza, che consente, nella maggior parte degli Stati europei, di garantire un livello minimo di assistenza economica a tutti i cittadini indigenti. Roberto Scema

 

COSA C’E’ DIETRO IL DEFINITIVO CROLLO DELL’INDUSTRIA IN SARDEGNA?

I GRANDI INVESTIMENTI E LE CHIMERE CHIMICHE

La grande industria in Sardegna è finita, o forse non è mai esistita. Parliamo della grande industria, quella che oltre a produrre è capace di fare innovazione e ricerca sul territorio, di collegarsi con il mondo dell’università e da questa trarne le ragioni per crescere, connessa al mondo della formazione e quindi della crescita culturale dei contesti dove è inserita
. Salvo qualche rara eccezione nel settore minerario, nulla di tutto questo la Sardegna ha mai avuto. Ma non si può parlare di sistema industriale riferendoci a qualche mosca bianca. L’unica vera ragione di sussistenza dell’industria nel nostro contesto regionale è stata la generosa elargizione di fondi pubblici, erogati sotto varie forme. In loro assenza si è verificata la fuga, non solo dell’imprenditore ma a volte anche degli impianti comprati con i soldi pubblici. L’ennesima dimostrazione accade a Ottana in questi giorni e si chiama Equipolymers, azienda che produce polimeri e in particolare il Pet (quello per le bottiglie di plastica). Ebbene, l’azienda di proprietà della multinazionale Dow Chemical vuole andare via e quindi chiudere tutto. "Allora si possono vendere gli impianti", potrebbe pensare qualcuno. Effettivamente la Dow mette in vendita. Si presenta un solo acquirente. Il proprietario, dopo aver analizzato l’offerta, decide che non si vende più, semplicemente si chiude e si va a casa. Dow Chemical aveva ricevuto solo pochi anni fa circa 35 milioni di euro di fondi pubblici per rinnovare gli impianti e quindi consolidare la sua posizione nel territorio. Gli investimenti sono stati fatti e i 120 lavoratori sembravano rassicurati per il loro futuro. Non è bastato. Ora siamo pure al surreale: gli azionisti di maggioranza dell’azienda continuano a dichiarare di voler vendere, ma a qualcuno che non sia loro diretto concorrente. In tempi di globalizzazione chiunque può essere tuo concorrente, per cui Dow Chemical non può pensare che se qualcuno compra la sua fabbrica non possa poi presentarsi sul mercato americano o asiatico e tentare di piazzare il prodotto e quindi tentare di acquisire nuovi clienti a discapito di altri. La motivazione risulta quanto mai debole. Come spesso accade in questi casi si preferisce tener chiuso piuttosto che vendere. Il vero problema di quest’Isola è che ancora nessuno, purtroppo, ha avuto la voglia e la capacità di costruire qualcosa di diverso e di alternativo utilizzando la materia prima effettivamente disponibile. Ci siamo affidati ai grandi investimenti che hanno prodotto molte chimere e qualche ciminiera.

Massimiliano Perlato

TRE GIORNI NELL’ISOLA PER IL COMMISSARIO DELL’UNIONE EUROPEA FISCHER BOEL

DALL’EUROPA UN SOSTEGNO PER L’AGRICOLTURA SARDA

Nella visita organizzata da Confagricoltura, al commissario Ue sono state mostrate le eccellenze ma anche i problemi del settore. Regione, Governo e Unione europea riuniti per analizzare i problemi dell’agricoltura sarda. L’occasione è offerta dalla visita nell’Isola del commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Mariann Fischer Boel, come unica tappa italiana. Visita a cui ha partecipato anche il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia. Tre giorni densi di appuntamenti organizzati da Confagricoltura per far conoscere all’Europa la realtà isolana. Per uscire dalla crisi che attanaglia le oltre 37 mila aziende agricole sarde (secondo la stima dell’associazione) e soprattutto nel settore trainante, quello ovino e caprino (34%), occorrono interventi importanti come ha ricordato l’assessore regionale all’Agricoltura Andrea Prato durante la presentazione della visita. «Finanziamenti che devono rimediare a 9 anni di eventi calamitosi aggravati dallo stato di insularità», ha spiegato Prato. Questa è stata una delle richieste che la Giunta sottoporrà alla Fischer Boel alla quale hanno fatte vedere le eccellenze della Sardegna ma anche «le arretratezze del comparto per le quali occorre porre rimedio». Gigi Picciau, presidente regionale di Confagricoltura, chiede invece che si pensi al futuro e non, «come chiedono ancora alcuni operatori, i danni per la mancata attuazione delle legge 44», dice. «Per crescere dobbiamo programmare per il futuro». Per questo ritiene sia fondamentale discutere dei problemi con figure di alto livello come la Fischer Boel «anziché scendere in piazza». Alle imprese sarde, a suo dire, deve essere riconosciuto la fiscalità di vantaggio per alleviare i disagi dell’insularità e poter competere con il panorama internazionale. Per conoscere la Sardegna, il commissario si è spostato in elicottero vedendo i territori e anche i danni provocati dal fuoco. La Fischer Boel, inoltre, è stata accompagnata in alcune aziende isolane: in particolare ha fatto tappa nell’azienda dei fratelli Manca a Siamanna, nella società Amalattea di Villagrande specializzata nella produzione e vendita di prodotti di latte di capra. Dopo una sosta a Badde Salighes, il commissario ha visto anche l’azienda vitivinicola di Ferruccio Deiana a Settimo San Pietro. L’ultimo giorno è stato dedicato agli incontri istituzionali: la visita in Consiglio regionale e una tavola rotonda sul tema Pac dal titolo "La crisi dei mercati e la strategia di intervento".  

Annalisa Bernardini 

 

UN DOCUMENTO DEL GOVERNO PER "RIPESCARE" LA SARDEGNA

AUTOSTRADE DEL MARE, ROTTA SULL’ISOLA

La Sardegna entrerà nelle autostrade del mare. Un documento che ha per primo firmatario Mauro Pili, sottoscritto anche dai parlamentari Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella, fa impegnare il governo ad inserire la Sardegna nella rete europea delle Autostrade del Mare. «Si tratta di un risultato importante, definito con il presidente Berlusconi e il ministro delle Politiche comunitarie », evidenzia Pili, «che consente di rimediare a una decisione del precedente governo, che aveva invece escluso la Sardegna dalle autostrade del mare. Due i percorsi indicati dai deputati sardi: una revisione europea e il bando relativo alle autostrade del mare del mediterraneo occidentale». Il deputato sardo aggiunge che «aver aperto la prospettiva delle autostrade del mare consentirà di estendere i vantaggi sul trasporto marittimo alle infrastrutture portuali sarde al fine di elevare la piastra logistica euro mediterranea della Sardegna a rango europeo». Mauro Pili ricorda che «le incentivazioni previste sono disciplinate da norme comunitarie e l’esclusione della Sardegna avrebbe provocato un ulteriore danno per la Sardegna. La decisione del governo di accogliere la nostra richiesta sancita con un voto della Camera dei Deputati», conclude P
ili, «rappresenta una svolta importante per il trasporto merci in Sardegna riposizionando commercialmente l’isola al centro del Mediterraneo ». Nell’ordine del giorno approvato a Montecitorio si ricorda che nel 2001 il Libro bianco "La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte" ha introdotto il concetto di autostrade del mare, ossia servizi di trasporto di elevata qualità basati sul trasporto marittimo a corto raggio. Un’autostrada del mare è costituita da infrastrutture, impianti e servizi che interessano almeno due Stati membri. L’obiettivo è spostare quote significative di trasporto merci dalla strada al mare. «Il successo di questa iniziativa », si legge nell’ordine del giorno presentato da Pili, «contribuirà al conseguimento di due obiettivi fondamentali della politica europea in materia di trasporti, cioè ridurre la congestione sulle strade.

 

SARDEGNA EPICENTRO DEL "CORRIDOIO TIRRENICO"

SI PARTE NEL 2010

Il Mediterraneo occidentale ha visto, negli ultimi anni, una crescita del traffico marittimo superiore a ogni ottimistica aspettativa. In pratica, il mare, da semplice transito, si è trasformato in protagonista dei traffici marittimi mondiali delle merci, coinvolgendo nella sua crescita le infrastrutture portuali che su di esso prospettano. Eppure questo mare è stato negletto per molto tempo, nonostante la nostra storia. Come 2.500 anni fa, sono gli stranieri ad insegnarci la sua importanza, perché i grandi armatori ed i grandi terminalisti dell’Estremo Oriente e del Nord Europa hanno deciso che il Mediterraneo può essere conveniente, cominciando ad investire sul nostro mare. Nasce il progetto "Autostrade del Mare": innovativo, intelligente, utile, ambientalmente e politicamente valido. Il termine di "Autostrade del Mare" viene utilizzato per indicare il trasporto effettuato su quei percorsi, in parte per tratte terrestri ed in parte per tratte marittime, che potrebbero consentire di trasferire il traffico su gomma dalle congestionate autostrade terrestri, a quei, ben più ampi, sicuri, ecologici e ancora poco frequentati, corridoi marittimi che ne costituiscono una potenziale alternativa. Fra trasporto su vie di terra e trasporto marittimo vi è una significativa differenza: nel primo infatti, si ha sempre un intero camion condotto dall’autista; nel secondo, invece, può viaggiare sia l’intero camion accompagnato dall’autista, sia il solo semirimorchio, senza motrice e senza autista. È evidente che questa seconda ipotesi, rispetto alla prima, presenta sostanziali differenze in termini organizzativi, tecnologici ed economici. Per ottenere tale continuità, si dovrà inquadrare in una visione di sistema integrato non solo la tratta marittima, ma tutti i vari segmenti che compongono il servizio di trasporto. Ma, per restare alla fase progettuale, non si può fare a meno di osservare che la scarsa cultura del mare si è riflessa anche nell’elaborazione del Piano generale dei trasporti e della logistica: è così evidente il divario di attenzione e di approfondimento per il ruolo delle vie tracciate (strade e ferrovie) rispetto alle vie non tracciate (rotte marittime e aeree). Ad ovviare a questa carenza, che si è registrata tanto nel mondo della cultura quanto in quello responsabile della programmazione economica, ci ha pensato il Presidente Ciampi che, stravolgendo la terminologia in essere in campo marittimo (difficilmente comprensibile nel suo reale significato dai non addetti ai lavori), ha raccolto e ribadito il concetto di "Autostrade del Mare" che evoca, con immediatezza, i temi del congestionamento delle vie di terra, della sicurezza, di un maggior rispetto dell’ambiente: temi che hanno così avuto una pronta risonanza non solo a livello di organi di stampa e di opinione pubblica, ma anche a livello di Governo, che ha portato le "Autostrade del Mare" a essere considerate tra gli interventi prioritari nel settore dei trasporti. Mentre in Italia si studiava questo sistema, l’Unione Europea lasciava a terra la Sardegna escludendola dalla grande "Autostrada" dell’Europa. La rete dei collegamenti continua infatti a privilegiare il ricco Nord, emarginando il Mezzogiorno e le isole. La Sardegna, la Sicilia e le altre isole del Mediterraneo e l’intero Mezzogiorno sono palesemente esclusi dalle grandi reti di trasporto transeuropeo. Tale esclusione, è assurda ed ingiustificata. Da qui la grande scommessa: una grande "Autostrada del Mare" nel Tirreno, che parte da Genova, passa per Corsica e Sardegna e arriva fino alla Sicilia. Il "corridoio tirrenico" offrirebbe vantaggi economici ed ambientali. E tutto questo non farà che dare benefici a chi, come la Sardegna, ha sempre avuto degli svantaggi a causa della propria insularità. Si tratta di una rivoluzione nei trasporti, che è il settore chiave per un migliore futuro sull’isola. E sarà un’occasione in più, in vista dell’appuntamento del 2010, quando il Mediterraneo meridionale diventerà un mercato unico di libero scambio. L’inizio sarà sicuramente difficile, ma la battaglia politica per rivendicare un progetto che rivoluzionerà il modello di sviluppo della Sardegna, mettendola al centro di un nuovo sistema del trasporto marittimo, è pronta. Una battaglia che richiederà l’impegno della Regione che dovrà darsi da fare per portare avanti il progetto, reperendo fondi di istituzioni e di privati.

Massimiliano Perlato

RILANCIARE L’AGRICOLTURA NELLE REGIONI DEL SUD ITALIA

LA SARDEGNA ALLA FIERA DEL LEVANTE DI BARI

"Per tutelare l’agro-alimentare italiano e del Mezzogiorno, che tutto il mondo ci invidia, occorrono più prodotti a denominazione di origine e un aumento sensibile dei consumi interni delle produzioni locali". È la ricetta dell’assessore regionale dell’Agricoltura, Andrea Prato, per il rilancio del comparto nelle regioni del sud Italia e proposta alla Fiera del Levante di Bari al convegno sull’area di libero scambio del Mediterraneo, al quale hanno partecipato gli assessori di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia. Erano presenti anche il presidente della Commissione Agricoltura dell’Unione europea, Paolo De Castro, e il sottosegretario alle Politiche agricole, Antonio Buonfiglio, che hanno condiviso la proposta di Prato e hanno confermato la loro presenza in Sardegna nelle prossime settimane. "Nel 2010 – ha spiegato l’assessore Prato – si aprirà ufficialmente il libero scambio tra i Paesi, specie quelli extraeuropei, che si affacciano sul Mediterraneo: sarà sicuramente una op
portunità, anche se occorre lavorare da subito per creare adeguate politiche di sostegno per la nostra economia e le nostre produzioni. Il vero banco di prova sarà però intorno al 2020, quando dovremo confrontarci con l’Europa a 35 e la spinta di Asia e Nord-Africa.  Uno strumento fondamentale per preservare i nostri tesori agro-alimentari e le materie prime locali sono le denominazioni di origine, che l’Unione europea promuove e incentiva. Questo perché dobbiamo avere la consapevolezza che la nostra ricchezza non è il latte di vacca, ma la burrata; non è il latte di bufala, ma la mozzarella; non è, o non è solo, il latte di pecora, ma i nostri formaggi ovini.  L’altra soluzione passa per un consumo più sostenuto di ciò che produciamo vicino a casa: non è un fatto solo alimentare, di genuinità, salubrità e sapore, ma è qualcosa che riguarda anche l’ambiente. Il famoso chilometro zero: più consumi interni di prodotti locali, meno viaggi dei prodotti agricoli e dei cibi, quindi meno inquinamento. Ed è soprattutto un fatto culturale: riscopriamo e incentiviamo la riscoperta delle nostre tradizioni, i gusti di una volta".  Su questo fronte, Prato ha ricordato come a ottobre in Consiglio regionale sarà discusso il disegno di legge che vuole promuovere il consumo dei prodotti alimentari locali e a filiera corta, incentivando spazi riservati negli esercizi commerciali di vicinato e nelle strutture di vendita di maggiori dimensioni: "Una legge, la prima del genere in Italia, che mi piace chiamare "no-partisan", sia perché ha già avuto il via libera all’unanimità dalle commissioni consiliari Agricoltura e Industria, sia perché la tutela delle nostre produzioni non ha e non deve avere colore politico".  L’incontro di Bari ha sancito anche la firma di un protocollo di intesa tra gli assessori all’Agricoltura del sud Italia con l’obiettivo di definire una strategia comune per realizzare una piattaforma di rilancio del comparto agro-alimentare del Mezzogiorno.

 

NEI LUOGHI DEL TERREMOTO CON 1500 PECORE DONATE CON IL RITO DI "SA PARADURA"

UN GREGGE AI PASTORI D’ABRUZZO

Viaggio in Abruzzo con un carico di 1500 pecore. Protagonisti i pastori dell’isola, che hanno donato una pecora a chi ha perso il gregge nel terremoto. L’iniziativa è stata illustrata a "Badde Manna", nella sede degli "Istentales", il gruppo musicale guidato da Gigi Sanna. Presenti l’assessore regionale dell’Agricoltura, Andrea Prato, e il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba. L’iniziativa, "sa paradura", è dentro la tradizione dell’isola. Quella che vedeva il prodigarsi di ciascun pastore per ricostituire il gregge a chi usciva dal carcere, o aveva visto "sa roba" sterminata per vendetta, o in un incendio. Sanna, Saba e l’assessore Prato gongolavano per il successo: «È la conferma dello spirito solidaristico della nostra gente», ha sottolineato il musicista degli "Istentales", «nonostante il comparto stia vivendo un momento per niente facile». Sono stati raccolti 2500 capi. Ne partiranno 1500, perchè, ha aggiunto Sanna, «l’Abruzzo non ne può ricevere di più. Si tratta di piccoli allevatori». Sul risvolto altruistico della cultura sarda anche le considerazioni di Prato. Ha spiegato che la restante parte del bestiame andrà ad aiutare i pastori di Ittiri, Pozzomaggiore e Terralba, che hanno perso le pecore (750 capi) nell’incendio dello scorso luglio. Un modo, ha aggiunto, per superare, il limite della norma comunitaria, «che non ci consente di risarcire scorte vive». Non dovrebbero mancare, invece, gli indennizzi al pascolo, dopo che sono stati persi quelli del 2007, «perchè la Regione», ha denunciato Saba, «non ha mandato la comunicazione a Roma entro i termini».

 

VINITALY 2010, MEGA STAND DA 800MILA EURO

PROMOZIONE DEI VINI SARDI

La Regione cambia registro. Per questo ha bandito la gara di appalto per la realizzazione di uno stand Sardegna per il Vinitaly 2010. Costo: 800 mila euro. Ottocentomila euro. Troppi secondo un articolo pubblicato dal quotidiano economico «Sole 24 ore» che parla di polemiche sull’impiego delle risorse regionali per realizzare uno «stand d’oro per il vino di Sardegna» in occasione del Vinitaly che avrà luogo dall’8 al 12 aprile 2010. «Ma quali polemiche e quale stand d’oro? – taglia corto l’assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Prato- Non abbiamo fatto altro che riconfermare l’impegno di spesa degli anni passati. Vogliamo realizzare uno stand più ampio e accogliente di quello dello scorso anno, con spazi di degustazione, servizi adeguati e una più efficace politica di comunicazione. E poi vorremmo decidere noi come attrezzare gli spazi per presentare i nostri vini alla manifestazione». Ma quanto spendono le altre regioni per partecipare a Vinitaly? La Campania, a esempio, spende circa 6 milioni di euro all’anno. La Sardegna nel 2010 e per tre anni, potrà su una superficie di oltre 1500 metri quadrati nei quali programmare una serie di eventi. La Basilicata per uno spazio di gran lunga inferiore spenderà circa 700 mila euro. Con la differenza (specifica il capitolato pubblicato in questi giorni nel sito della Regione Sarda) che la Sardegna, con 800 mila euro copre l’affitto degli spazi, le spese per la ideazione, realizzazione, conservazione dello stand per gli anni successivi, guardiania, attrezzature (dai frigoriferi alle sputacchiere di degustazione, dai cavatappi a set di coltelli per il pane o per i salumi). Fino all’assistenza offerta da 30 hostess con tanto di divisa e conoscenza obbligatoria di una lingua straniera. Finora nell’area della Regione Sardegna hanno trovato spazio una settantina di ministand piuttosto striminziti poco funzionali per il lavoro degli espositori: pochi posti a sedere, impossibilità di portare avanti le contrattazioni in modo da salvare un po’ di privacy, degustazioni scomode da portare avanti spesso in piedi e gomito a gomito con avventori, operatori e giornalisti. Tanto che alcune aziende (Sella & Mosca, Argiolas, Mesa etc.) negli anni passati hanno attrezzato stand, ampi, autonomi e funzionali fuori dallo spazio Sardegna. «Ma non avremmo difficoltà- dicono alla Sella & Mosca- a rientrare negli spazi collettivi della Regione se potessimo lavorare senza i disagi che avremmo certamente avuto nelle condizioni logistiche del passato». «Chi opera a favore della Sardegna e delle sue aziende merita un elogio- dice Antonello Pilloni, presidente della Cantina Santadi – L’idea dell’assessore Prato per Vinitaly e per la promozione del vino sardo devono essere sostenute perchè contribuiscono a dare una immagine forte e di prestgio per i nostri prodotti. La spesa di 800 mila euro, dunque, mi pare corretta».

 

LA RAGAZZA MAROCCHINA UCCISA DAL PADRE PER MOTIVI RELIGIOSI

SONO TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO. O FORSE NO!

"Perdono mio marito: ha commesso un gesto orrendo, ma è mio marito, il padre di altre mie due figlie. Forse ha sbagliato Sanaa": lo ha detto la mamma di Sanaa, la ragazza marocchina di 18 anni, uccisa martedì sera a Montereale Valcellina (Pordenone). Il motivo, sempre quello: la ragazza stava con un italiano, di religione diversa, e desiderava una vita diversa. Ero indecisa se commentare in qualche modo l’incommentabile, cioè un padre che accoltella la figlia alla gola per i soliti motivi che qualche anima bella e ipocrita attribuirebbe, forse, al relativismo culturale, come se un musulmano fosse autorizzato dalla sua religione a uccidere. Però, ancora una volta, ecco che spunta una donna a sorprendermi: la madre della ragazza, dalla quale certo non mi aspettavo che ripudiasse il marito (in quel "relativismo" non usa, anche se si trovano in un altro Paese, con altre regole e tutele)per l’uccisione della carne della sua carne, ma che almeno stesse zitta (d’altronde si sa che chi tace acconsente, quindi, signora, lo scopo sarebbe stato comunque raggiunto). Invece no. La madre – ha riferito l’imam – condanna il gesto, orrendo, compiuto dal marito ma lo perdona perché l’uomo si è sempre comportato bene, ha provveduto alla famiglia, e ci sono le due sorelline da crescere. Personalmente, non sono nemmeno d’accordo sul "far rimanere queste persone a casa loro", come se la pratica dell’omicidio familiare non ci riguardasse, una volta spostata dal nostro territorio (anche perchè pure gli italiani ne hanno da insegnare, anche se di solito prediligono il filone ex mogli-ex fidanzate). Povera Sanaa, come anche Hinna, qualche tempo fa. Chissà se sapevi quanto sono orrende certe non-persone, anzi magari proprio per questo volevi ottenere un minimo di libertà, di possibilità 

Francesca Madrigali

 

Affascinante appuntamento per il circolo AMIS (Alleanza Milanese Immigrati Sardi) di Cinisello Balsamo

DOMENICA 4 OTTOBRE: una giornata interamente dedicata a

MARIA CARTA La grande cantante e attrice sarda amata in tutto il mondo a 15 anni dalla sua scomparsa.

La manifestazione si svolgerà in due parti:

La prima, presso i prestigiosi saloni della "Sala dei Paesaggi" di Villa Ghirlanda alle ore 10.00 dove si svolgerà un dibattito introduttivo al video sulla vita di Maria Carta. Parteciperanno al dibattito:

•-          Carla Cividini Rocca, Presidente del Circolo AMIS

•-          Daniela Gasparini, sindaco del comune di Cinisello Balsamo

•-          Luciano Fasano, assessore alla cultura del comune di Cinisello Balsamo

•-          Giacomo Serreli, giornalista e membro della "Fondazione Maria Carta"

•-          Davide Mancini, figlio di Maria Carta

•-          Tonino Mulas, presidente della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia

•-          Maddalena Calia, ex Parlamentare Europeo

Sono stati inoltre invitati all’evento:

•-          Umberto Maerna, vice Presidente alla Provincia di Milano

•-          Michela Murgia, scrittrice

•-          Maria Lucia Baire, Assessore alla Cultura della Regione Sardegna

•-          Claudia Lombardo, Presidente del Consiglio della Regione Sardegna

Nella seconda parte, in Piazza Gramsci dalle ore 16.00, si svolgerà il pomeriggio musicale con:

•-          Simona Salis, cantante

•-          Francesco Piu, chitarrista blues

•-          Francesco Saiu, chitarrista jazz

•-          Andrea Pisu, suonatore di launeddas

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