Sant'Agostino già celebrato in sardo: una sfida per i sostenitori, a parole, dei dialetti pavesi

di Paolo Pulina

Il 28 agosto, giorno in cui a Pavia si celebra con grande solennità la ricorrenza della morte di sant’Agostino (Ippona, 28 agosto 430;  era nato a Tagaste il 13 novembre 354), presso la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro in cui sono custodite le sue reliquie, il quotidiano locale "La Provincia Pavese" ha pubblicato un intervento di Paolo Pulina, vicepresidente vicario del Circolo culturale sardo "Logudoro" e responsabile Comunicazione della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI). Lo riportiamo qui di seguito.  

 

Dal 16 settembre 2007, per decreto del vescovo di Pavia, sant’Agostino è stato  elevato a compatrono, con san Siro, della città di Pavia. Questa decisione  fu salutata con entusiasmo dai sardi-pavesi per intuibili ragioni storiche e affettive. Come si sa, le spoglie del santo furono riscattate "a gran prezzo" dai saraceni per interessamento del pio re longobardo Liutprando tra il 720 e il 725 e fatte trasportare a Pavia da Cagliari.

Il circolo culturale sardo "Logudoro" ha da sempre tenuto vivo il ricordo della traslazione dei sacri resti del santo ed ha evidenziato il vincolo interculturale che con questo evento si è creato tra la Sardegna e Pavia e l’intera Lombardia. È innegabile che l’azione del "Logudoro" è alla base della ripresa del rito tradizionale della memoria di questa storica  traslazione  fissato, secondo una consuetudine plurisecolare, nell’ultimo giorno del mese di febbraio.

Due anni fa, autorevoli personaggi pavesi (autodefinitisi "sansiristi") polemizzarono contro la scelta del vescovo e si corse  il rischio che san Siro diventasse  il patrono dei pavesi doc e sant’Agostino divenisse  il patrono dei pavesi non autoctoni. Nell’occasione non mancò, per fortuna, un equilibrato invito a  praticare la virtù della "tolleranza". La saggezza "popolare" pavese fu espressa in dialetto da un poeta locale, il quale lasciò intelligentemente intendere che, dopo tutto, affiancandogli sant’Agostino, il "Signur" (Signore) aveva voluto dare una "män" (mano) a un san Siro demoralizzato ("mi da sul a gla fo pü"; io da solo non ce la faccio più).

Già, il dialetto e la sua capacità di comunicare i sentimenti popolari: terreno scivoloso, dicono alcuni, paventando che la  tutela e la valorizzazione delle lingue locali disgreghi l’unità nazionale. Personalmente sono sempre stato schierato in difesa della lingua sarda  e quindi non posso che augurarmi che gli  interventi di salvaguardia  del patrimonio culturale immateriale costituito dai dialetti stiano in cima ai pensieri dei politici e degli amministratori locali (le associazioni culturali interessate a queste tematiche nascono spontaneamente, non hanno bisogno di apporti "maieutici"). In realtà la vera sfida, anche in questo campo, è tra gli amanti dell’ "effimero" (parole al vento per un giorno) e quelli che ritengono prioritario puntare sugli investimenti strutturali, i cui risultati non possono manifestarsi se non a distanza di anni. Quindi ecco il guanto di sfida lanciato agli appassionati non di comodo e non di facciata dei dialetti pavesi  (qui viviamo e quindi qui produciamo cultura) dai sardi-pavesi, che provengono da un’isola che la propria lingua la difende da secoli.  In sardo non mancano da tempo  "gosos" (canti celebrativi dei santi) in onore di sant’Agostino. Ecco una quartina: "Dae Tagaste tenghestis / s’esser fisicu e reale / e sa grazia battesimale / in Milanu la recestis / in form’umana apparestis / incarnadu serafinu" (Da Tagaste hai avuto l’essere fisico e reale ma la grazia battesimale in Milano hai ricevuto. In forma umana sei apparso incarnato serafino).

Quindi politici, amministratori, ideologi, a parole (italiane) sfegatati difensori, nel nostro caso, delle diverse varianti dei dialetti pavesi, adesso con coerenza raccogliete la sfida (non trovate la scusa che ve lo impedisce  il riferimento all’ "extracomunitario" sant’Agostino). Fate anche voi scuola. Non scoraggiatevi se il lavoro sarà duro e non vi darà grande visibilità. Le generazioni future vi saranno ancora di più grate per questo  disinteressato impegno. In Sardegna è  finalmente riconosciuto oggi il valore di chi si è  battuto per la tutela e l’uso della lingua sarda cinque secoli fa!

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