Argentina: dall'ascesa di Juan Domingo Peron agli anni cupi della crisi

di Massimiliano Perlato                (nella foto: Evita Peron)

Come conseguenza della seconda guerra mondiale e della distruzione degli apparati produttivi dei paesi centrali europei, l’Argentina vive un boom delle sue esportazioni classiche a tal punto da raggiungere per la prima volta nella sua storia una bilancia commerciale attiva. Anche l’Inghilterra ha debiti con l’Argentina. Con questa situazione internazionale e con il prevedibile arrivo di una fase protezionista a livello mondiale, si creano le condizioni per l’accelerazione nella creazione di un’industria nazionale autonoma. Settori nazionalisti delle Forze Armate sono protagonisti di un colpo di Stato nei confronti del presidente Castillo di tendenze liberali. All’interno di tale settore rilevante è il Gruppo di Ufficiali Uniti il cui leader era un giovane colonnello di nome Juan Domingo Peròn. Questi dalla sua carica di Ministro del Lavoro e del Benessere sociale comincia una politica di redistribuzione e di concessioni alle domande dei lavoratori (giornata lavorativa di 8 ore, la formazione della Confederazione Generale del Lavoro e l’istituzionalizzazione della sanità pubblica). Durante i 2 anni di permanenza in questa carica ottiene un forte appoggio da parte dei lavoratori accrescendo il proprio prestigio personale a tal misura da assumere nel 1944 le cariche di Ministro della Guerra e Vicepresidente. La costituzione di un sistema produttivo nazionale basato sull’industria comportava un crescente trasferimento di risorse dal settore agricolo con grave pregiudizio degli interessi dei latifondisti e dei loro associati. In coincidenza con la fine della seconda Guerra Mondiale una forte pressione di tali settori sul presidente Farrel portarono all’allontanamento di Peròn da tutti i suoi incarichi ed al suo successivo arresto. Il 17 Ottobre del 1945 un’enorme manifestazione popolare (1.000.000 di persone accorsero a Plaza de Mayo) ne pretese la liberazione e gli concesse il potere. A partire da questa data si origina il dualismo peronismo-antiperonismo che caratterizzerà la storia argentina fino ai nostri giorni. Durante la sua prima presidenza si consolida la relazione paternalista coi lavoratori così come l’affermazione della borghesia nazionale, la figura di Peròn era l’unica garante dell’accordo tra queste due classi. L’emancipazione della classe lavoratrice così come quella della donna si identificò nella figura di Eva Duarte de Peròn, EVITA, portabandiera dei poveri (descamisados) e prima donna del Generale Peròn. All’inizio degli anni ’50 il nuovo panorama internazionale di rapida ricostruzione delle industrie dei paesi sviluppati sotto la spinta della nuova potenza mondiale, gli USA, provocò una crisi nel sistema argentino ancora carente di una propria industria pesante che li permettesse autorifornirsi o di competere nei mercati internazionali. Le conseguenze del cambio della congiuntura sono state un arresto della crescita ed una minore possibilità di ridistribuire di ricchezza, fatto quest’ultimo che mise in pericolo la politica sociale peronista e dopo la morte di Evita nel 1952 portò ad un graduale cambio nelle politiche sociali originarie. Il modello dimostra i suoi limiti. I settori scontenti (latifondisti, militari liberali, giovani professionisti, i partiti tradizionali e la Chiesa) organizzano un colpo di stato, bombardano la Casa Rosada, sede del Governo, e destituiscono Peròn. La manifestazione di massa e spontanea di ripudio che effettuarono i lavoratori fu questa volta sciolta dallo stesso Peròn con un appello all’unità nazionale. Successivamente fu costretto all’esilio in Paraguay e definitivamente in Spagna.

Con la revoluciòn libertadora si apre un’altra fase di forte violenza politica nel paese con la messa al bando del partito di maggioranza e le organizzazioni ad esso legate. Si incrementa l’apertura verso il mercato mondiale e si avvia un progressivo smantellamento dell’industria nazionale con un conseguente aumento di precarietà del lavoro. Il clima politico diventa teso, sono gli anni degli attentati della resistenza peronista, dei tentativi di golpe da parte dei settori più nazionalisti dell’esercito (tentativo di colpo di stato del 1956) e di un’acuta instabilità politica. Si susseguono infatti diversi capi di governo. In seguito alla Rivoluzione Argentina vengono sciolte le organizzazioni politiche e sindacali, viene imposta la censura ai mezzi di comunicazione e instaurata una persecuzione ideologica all’interno del sistema educativo (la notte dei lunghi bastoni). Tramite questo forte controllo si vuole raggiungere la stabilità sociale necessaria per concludere il riassetto dell’economia, secondo le regole del libero mercato. Dopo anni di apparente tranquillità, una escalation di violenza cominciata a causa dell’omicidio di uno studente durante una manifestazione, provoca la rivolta sociale che si conclude con l’occupazione della città di Cordoba nel maggio del ’69. Sindacati classisti, studenti e organizzazioni rivoluzionarie sono a capo dei rivoltosi che obbligano la polizia a ritirarsi nelle caserme. Bersaglio delle proteste sono le imprese straniere nel paese, che subiscono danni per milioni di dollari. Fu necessario l’intervento dell’esercito per ristabilire il controllo della Provincia. A partire da questo momento il movimento di massa raggiunge l’apice e resiste sistematicamente a tutti i tentativi di mantenere il controllo da parte della dittatura. In questo contesto, le organizzazioni guerrigliere realizzano azioni di ampio consenso popolare. Le organizzazioni guerrigliere si dividevano tra peroniste e marxiste. Le prime chiedevano il ritorno del loro storico leader per condurre una rivoluzione nazionale e popolare, le seconde, invece non credendo nella politica di conciliazione delle classi di Perón, optavano per la costruzione della Rivoluzione socialista sul modello di Cuba e del Vietnam. Lo stesso peronismo era diviso in queste due tendenze rivoluzionarie e la destra reazionaria era legata ai settori più nazionalisti e burocratici.

Campora assume la presidenza il 25 maggio del 1973, sostenuto dal giubilo popolare. Come primo provvedimento, concede un’amnistia generale per tutti i carcerati politici, che poche ore prima erano stati liberati dalle carceri grazie alla grande mobilitazione in tutte le città più importanti del paese. Campora sta preparando il ritorno del massimo leader nel paese. Questi mesi di transazione sono segnati dallo scontro aperto tra le due fazioni del movimento peronista, per occupare i posti di potere. Il tanto aspettato ritorno di Perón nel paese dopo 18 anni di esilio, festeggiato da più di due milioni di persone, si conclude in un massacro. La destra infatti prepara un’imboscata, sparando sulle masse delle organizzazioni di sinistra, provocando un numero altissimo di morti, nel giorno che poi passò alla storia come il massacro di Ezeiza. Nell’esercizio del potere Perón inserisce nei posti chiave politici appartenenti alla destra reazionaria del partito, mentre chiede sacrifici alla classe operaia in nome del bene nazionale. Si organizzano rapidamente nuove elezio
ni da realizzarsi nel settembre 1973; la formula Perón- Perón ottenne la vittoria e immediatamente si fa portatrice di una politica di discredito della sinistra peronista. Perón realizza un piano economico restrittivo con il congelamento dei salari, il controllo dei prezzi ed un rigido controllo della bilancia dei pagamenti con l’obiettivo di attirare capitali stranieri. Nei mesi precedenti alla sua morte, Perón seda le mobilitazioni e rinforza l’apparato repressivo dello stato. Alla morte di Perón il primo Luglio del 1974 gli succede la sua terza moglie Isabel Perón. Nello sgomento generale e in un clima di smobilitazione prende sempre più piede la figura di López Rega, che crea uno stato di polizia, inaugurando la fase del terrorismo di stato in Argentina con la formazione dell’Alleanza Anticomunista Argentina e di bande paramilitari al servizio del potere politico per eseguire omicidi e sequestri degli oppositori al regime. Le organizzazioni guerrigliere si rifugiano rapidamente nella clandestinità, ma non riescono ad opporsi con una mobilitazione organizzata. La guerriglia marxista organizza le sue milizie nei monti della provincia di Tucùman, occupando paesi e strade. In risposta il governo decreta nella provincia lo stato di emergenza e apre il passo all’intervento dell’esercito mediante l’"Operativo Independencia". L’esercito Argentino abile nelle tattiche anti-rivolta apprese nella scuola delle Americhe di Panama, utilizza gli stessi metodi impiegati dall’esercito americano nella guerra del Vietnam, costituendo centri clandestini di detenzione. Tuttavia gli americani non sono gli unici artefici della loro istruzione, infatti l’esercito Argentino apprende anche le tecniche controrivoluzionarie utilizzate dall’esercito francese in Indocina e in Algeria. I Montoneros, nei quali erano confluite le diverse organizzazioni, aveva come scopo primario la lotta per il potere nel movimento peronista. Durante l’escalation della violenza politica, del vuoto istituzionale e della crisi economica, provocata dall’aumento mondiale del prezzo del petrolio, i militari decidono di assumere il potere davanti all’indifferenza di gran parte della popolazione.

Il 24 di marzo del 1976 le Forze Armate con il pretesto di effettuare il Processo di Riorganizzazione Nazionale instaurano il Terrorismo di Stato su grande scala. Dichiarano lo stato di assedio abrogando i diritti costituzionali, sospendono le attività politiche e di associazione, chiudendo il Congresso e proibendo i sindacati, i giornali, sequestrando attivisti politici sociali e sindacalisti oltre che alcuni guerriglieri. Si utilizza la tortura come forma sistematica per ottenere informazioni, si applica il metodo della sparizione di massa per creare paura e terrore con l’obiettivo di paralizzare i gruppi di opposizione. Si creano centri clandestini di detenzione per incarcerare i detenuti illegali, e si realizza anche un perverso sistema di appropriazione dei neonati delle detenute in stato di gravidanza. Il tempo di detenzione era discrezionale e poteva, in alcuni casi, arrivare anche a più di un anno. Il colpo di spugna contro la guerriglia ottiene risultati in pochi mesi. La disarticolazione delle organizzazioni sociali ha avuto come conseguenza la sparizione di 30.000 persone, l’appropriazione di più di 500 figli di scomparsi, la detenzione di migliaia di attivisti politici e l’esilio approssimativamente di 2.000.000 di persone. Il sistema produttivo nazionale, o quel che rimaneva di esso, viene completamente abbandonato a beneficio di una politica economica speculativa, alla mercé degli investimenti stranieri nel breve periodo. Aumenta il debito estero e peggiora la qualità media della vita della popolazione. A metà del ’77 vengono effettuati i primi atti di denuncia, nasce l’organizzazione delle Madres de Plaza de Mayo, gli esiliati partecipano a fori internazionali per denunciare i crimini, altre associazioni si andranno formando in seguito come Familiares nel ’77 e le Abuelas (nonne) nel ’78. Nel ’79, durante il campionato mondiale under 21 di calcio, l’Argentina riceve la Commissione per i Diritti Umani della OEA-OSA. La progressiva fine politica ed economica della dittatura generano ricambi politici, infatti successore di Videla è Viola al quale poi succederà Galtieri che nel ’82, in un disperato tentativo di prolungare il potere e forte dell’appoggio dell’alleato nordamericano, decide di occupare le isole "Malvinas" (Falkland), da 150 anni nelle mani degli Inglesi. Il risultato dell’operazione bellica è disastroso; anche prima dell’arrivo delle navi inglesi, la guerra era già segnata. Truppe inesperte, mal equipaggiate e mal alimentate, erano esposte a temperature polari, nascoste in trincee sotto il bombardamento delle superiori forze britanniche. Ottocento giovani furono le vittime . Pagato questo alto costo, l’Argentina inizio il processo di transizione alla democrazia. In questa ultima fase la dittatura mette le basi per il suo epilogo: i militari particolarmente preoccupati per le possibili conseguenze dei loro atti eliminano gli archivi della repressione clandestina e decretano un autoindulto che li esonera dalla responsabilità per gli atti compiuti durante la dittatura.

Dopo i peggiori sette anni della sua storia l’Argentina è un paese da ricostruire. L’apparato produttivo è paralizzato, il debito estero raggiunge livelli esorbitanti e si assiste ad una totale rottura della rete della solidarietà orizzontale che esisteva nei periodi precedenti. Ricompaiono anche i partiti politici a lungo inattivi. Il partito peronista per la prima volta nella storia perde le elezioni, senza alcuna restrizione politica vince il leader radicale Raúl Alfonsín, dando inizio così ad una nuova fase della storia Argentina. In questo periodo di rinascita democratica si svolgono i processi contro le giunte militari. Si costituisce la La Comision Naciol sobre la desapareciòn de personas (C.O.N.A.D.E.P., Commissione Nazionale sulla scomparsa di persone) per raccogliere le denuncie e le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani. Questa commissione permette la condanna legale di una parte dei responsabili con pene che vanno dai 10 anni alle pene perpetue. Nonostante un ampio appoggio sociale, il governo cede alle pressioni militari, che si concretizzano nelle mobilitazioni della settimana santa del 1987 ed il moto dei cosiddetti "Carapintada" (tradotto, faccia pitturata, un corpo chiamato così per la faccia mimetizzata con i colori militari) comandati dal generale Seineldin. La storia ufficiale comincia a diffondere la versione della guerra civile, secondo cui le forze di sicurezza avrebbero prima travalicato le loro funzioni nascondendo la verità sul piano sistematico di sterminio degli oppositori e il soffocamento delle loro legittime rivendicazioni, e quindi chiesto la riconciliazione. Con la legge del obediencia debida (obbedienza dovuta) e del punto final (punto finale) si istituzionalizza l’impunità con la scarcerazione di tutti i responsabili ad eccezione degli alti comandi che rimarranno in prigione fino all’indulto presidenziale del 1990 concesso da Menem, eletto un anno prima della traumatica crisi economica dell’iperinflazione.

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