Da un'idea di Luigi Lai, è stata costituita a San Vito l'accademia delle launeddas

di Pier Sandro Pillonca

 

Negli anni ’60 rischiavano l’estinzione. Oggi sono apprezzate e studiate in tutto il mondo. Le launeddas, strumento simbolo della millenaria tradizione musicale isolana, hanno la loro Accademia: un luogo di eccellenza dove studiare, difendere e valorizzare i sonus de canna. L’idea è venuta a Luigi Lai, il più grande suonatore vivente, l’uomo che ha fatto conoscere le sonorità magiche delle launeddas in tutto il mondo. Quasi un segno del destino: l’Accademia sorge a San Vito, centro del Sarrabus, terra di impareggiabili suonatori e di perfetti ballerini. Da queste parti sono nati, o hanno vissuto, Austinu Vacca, Gioacchino e Giuannicu Cabras, Felicino Pili, Efisio Melis, Aurelio Porcu, i fratelli Emanuele e Antonio Lara. Nomi scolpiti nella memoria collettiva, uomini che hanno fatto ballare intere generazioni di sardi. L’Accademia nasce senza contributi pubblici. Così ha voluto il maestro rifiutando l’offerta del Comune di San Vito. "Questo deve essere il luogo dove studiare la storia, l’evoluzione e i diversi linguaggi delle launeddas – dice Luigi Lai – oggi l’obiettivo è la qualità. Negli anni ’60 la priorità era salvare lo strumento dall’estinzione, ora bisogna tutelarlo dal pressappochismo e dalle improvvisazioni. Vedo in giro troppa "zavorra", se non si garantisce qualità lo strumento è destinato a morire". L’Accademia sarà aperta agli altri generi musicali. Luigi Lai non teme il confronto, trent’anni fa, con la partecipazione all’album "La Pulce d’Acqua" di Angelo Branduardi e al successivo tour nelle piazze di tutta Italia, ha inaugurato la stagione delle sperimentazioni. "Occorre dialogare con tutti. Ben vengano le contaminazioni. Il confronto non è mai negativo. Chi danneggia lo strumento e la tradizione sono i pessimi suonatori-soffiatori che oggi girano per l’isola". Luigi Lai, da anni, insegna a Cagliari alla scuola delle launeddas. Nel suo corso si è formata e continua a formarsi una nuova generazione di suonatori. I suoi consigli e le sue insistenze hanno permesso di produrre qualità. "L’importante è non fermarsi. Chi crede di aver imparato tutto non ha capito nulla. Io stesso, a 78 anni, posso dire di non sentirmi arrivato. Ci sono ancora tante cose da perfezionare". A sentirlo non sembra. Le sonorità prodotte dalle sue launeddas e da quelle del suo allievo prediletto, Fabio Vargiolu, hanno qualcosa di magico: musica identitaria di altissimo livello. "Ascoltare Luigi Lai è sempre una grande emozione – dice Salvatore Atzeni, da 33 anni organizzatore del festival di Digione in Francia -. Ricordo la sua prima esibizione da noi. Il pubblico rimase incantato. Non riusciva a spiegarsi il miracolo di uno strumento suonato a fiato continuo". "Luigi Lai è la storia – aggiunge Giuliano Marongiu, presentatore TV – una sua esecuzione vale un’intera serata. Nessuno come lui riesce a catturare l’attenzione della gente". Tra il pubblico c’è anche un allievo speciale, Augusto Marini, di professione cardiologo. "Ho capito perché i suonatori di launeddas vivono a lungo – dice Marini – con il loro modo di suonare fanno ogni giorno terapia iperbarica, aumentando la presenza di ossigeno nel sangue". Chiusa la cerimonia, l’attenzione dei presenti è tutta rivolta agli oggetti presenti nei locali. L’Accademia ospita i cimeli della carriera del maestro. Dentro le vetrine, i diversi tipi di launeddas. Ogni canna ha la sua caratteristica timbrica: fiorassiu, spinellu, mediana a pipia, punt’e organu. Nelle teche il primo stracasciu (astuccio per il trasporto dello strumento ndr.) costruito da Luigi Lai e le launeddas utilizzate nella tournée con Angelo Branduardi. Appesi al muro i manifesti dei suoi concerti in giro per il mondo, il diploma di cavaliere conferitogli da Francesco Cossiga e la pergamena del "Premio alla Carriera", ricevuto a Cagliari in occasione del Jazz Expò 2007. E ancora: l’archivio fotografico e i tanti articoli dedicati a Luigi Lai dalla stampa locale, nazionale e internazionale, raccolti con pazienza da Gabriella Sanna. "Il suo è stato un contributo decisivo – dice il maestro – senza il suo aiuto non sarei mai riuscito a riordinare tutto il materiale custodito in cassetti e bauli". All’Accademia sono intanto arrivate le prime iscrizioni. Il primo allievo però Luigi Lai ce l’ha in casa. È il nipote Riccardo, tre anni e mezzo, la musica nel sangue. Grazie ai preziosi insegnamenti del nonno comincia ad emettere le prime note. A lui e agli allievi che seguiranno le sue lezioni, Lugi Lai è pronto a regalare tutto il suo sapere. "A 78 anni il mio unico desiderio è che il Signore mi mantenga in salute. Ho ricevuto tanto dalla mia famiglia e dal mio pubblico, adesso è venuto il momento di seminare e io, statene certi, ho ancora tanto da dare".

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