Uranio impoverito: lo Stato rimborsa i soldati e i civili malati

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La richiesta di risarcimento deve pervenire entro sei mesi. Per gli indennizzi si parte da 200 mila euro. Risarcimenti certi per i soldati o i civili che si sono ammalati di tumore durante le missioni di pace all’Estero oppure nei poligoni militari come quelli sardi di Quirra e Teulada. Li stabilisce una nuova legge, un decreto del Presidente della Repubblica che ha accolto la proposta arrivata dal ministro alla Difesa Ignazio La Russa. La svolta è storica: per la prima volta lo Stato riconosce di dover risarcire chi si è ammalato svolgendo la sua opera di soldato oppure perché abita nei pressi delle basi militari teatro delle guerre neanche troppo simulate. In pratica si indennizza chi è rimasto esposto al cosiddetto inquinamento bellico (e portatore di tumore). E di fatto si accoglie sia le azioni dei pacifisti, sia le risultanze dei lavori delle commissioni parlamentari di inchiesta e degli esperti che si sono occupati del caso uranio impoverito. In passato i militari dovevano affrontare delicate cause di servizio per ottenere il cosiddetto equo indennizzo. Oppure tentare la strada del risarcimento danni davanti al tribunale, la stessa che hanno tentato di percorrere i civili a stretto contatto con le zone militari. Strategie lunghe e complicate, che spesso hanno scoraggiato tante persone alle prese con delicate cure o con familiari da piangere. «Abbiamo vinto una battaglia – spiega Mariella Cao, portavoce del comitato pacifista "Gettiamo le basi" – che avevamo cominciato nel 2001. Sia chiaro, il ministro La Russa non sta regalando niente, ha soltanto preso atto del lavoro delle commissioni parlamentari. Ed è una legge da migliorare: oggi sono troppo ristretti i tempi per chiedere gli indennizzi (sei mesi), si viene inseriti a una sorta di graduatoria e quindi ricevere il giusto risarcimento diventa come partecipare a un concorso. Inoltre vengono esclusi i civili che risiedono in centri lontani più di un chilometro e mezzo dai poligoni. Per esempio, un muratore che ha lavorato nella Base di Quirra e che si è ammalato di tumore, non potrebbe chiedere il risarcimento se risiede a Ballao. Ovviamente noi invitiamo tutti a presentare ugualmente richiesta: è una questione di giustizia». Il punto cardine della nuova legge è frutto degli studi della biologa Maria Antonietta Gatti di Modena. È lei che ha studiato le nanoparticelle di metalli pesanti con forme particolari che possono essere prodotte soltanto da esplosioni a una certa temperatura e che provocano il cancro. Queste nanoparticelle sono state ritrovate nelle pecore a Quirra, negli organi dei militari o dei civili che hanno lavorato sia in zona di guerra sia nei poligoni sardi, facendo sorgere il sospetto, dichiarato a più riprese dai pacifisti, che anche in Sardegna siano state testate armi all’uranio impoverito. Massimo Leggiero, presidente dell’Osservatorio militare, un’associazione vicina ai graduati e ai civili vittime di tumori, esprime la sua soddisfazione per la nuova legge: «L’abbiamo sollecitata per anni, adesso finalmente è arrivata e farà giustizia per chi ha perso un familiare o per chi lotta contro i tumori a causa delle inadempienze della Difesa che ha mandato i soldati allo sbaraglio nelle zone di guerra». E aggiorna una statistica da brivido. «I casi di malati sono 2357, i morti 177. E una trentina riguardano soldati che presumibilmente si sono ammalati in Sardegna perché hanno partecipato soltanto ad esercitazioni a Teulada e a Quirra senza essere mai stati impiegati in missioni di pace nell’ex Jugoslavia, Iraq, Somalia o Afghanistan». I risarcimenti partono da 200 mila euro, ma in base ai punti di invalidità o in caso di morte si possono raggiungere cifre importanti. Se è possibile risarcire un familiare che ha perso un proprio caro vittima di un tumore causato dall’inquinamento bellico.

 

Una risposta a “Uranio impoverito: lo Stato rimborsa i soldati e i civili malati”

  1. Fatta la legge trovato l’inganno: informazione minima; moduli per la richiesta dei risarcimenti introvabili; monitoraggio in corso del poligono Salto di Quirra stabilito e gestito dal ministero della Difesa e dalle forze armate (i controllati)mirato ad “acquisire la certificazione ambientale”, cioè dimostrare che il poligono è un gioiellino ecologico e di conseguenza nulla è dovuto alle vittime e alle famiglie delle vittime della “sindrome di Quirra”. Casi rilevati con l’indagine dal basso: 20 militari; 6 dipendenti della Vitrociset (impresa addetta alla manutenzione dei sistemi d’arma e alla gestione dei radar);14 bambini malformati a Escalaplano; 18 abitanti di Quirra (frazione di circa 150 anime); 22 persone residenti a Villaputzu, Muravera, San Vito rientranti nelle “categorie a rischio” (familiari di militari, pastori e proprietari di orti nelle aree dentro e prossime al poligono). Le cifre sono decisamente sotto sistimate, sono solo la punta dell’iceberg. Non sono quantificati i numerosi casi di feti malformati di animali denunciati dai pastori.

    Per saperne di più:

    1 “Il male invisibile sempre più visibile” a cura di Scienziate/i contro la guerra, edizioni Odradek (2005). La sezione 4 del libro “Loro che le basi della guerra ce l’hanno sotto casa” è dedicata alla Sardegna.

    2 “Uranio il nemico invisibile” della giornalista Stefania Divertito, edizioni Infinito (2005).

    3 “Perdasdefogu”, noir di Massimo Carlotto, edizioni e/o

    Comitato sardo Gettiamo le Basi

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