Curiosità sullo stemma dei sardi: perchè i mori? Perchè quattro?

di Carlo Patatu

 

Due giovani e simpatici emigrati in Belgio (Marc Satta e Luca Truddaiu) mi hanno manifestato l’interesse a saperne di più sul simbolo dei Quattro Mori; e cioè su quello che oggi è il logo della Regione Sardegna. La questione mi è stata prospettata nel corso di una serata gradevole, trascorsa nel circolo sardo di Hornu qualche settimana fa. Non la si poteva affrontare in quella sede. Eravamo oltre 150 e di certo non faceva difetto la confusione. Lo faccio ora, con un po’ di calma e dopo avere consultato qualche testo. Per rinfrescarmi la memoria e per fornire ai cortesi interlocutori una risposta corretta e, se possibile, esaustiva. Il che non è facile. La vicenda dello stemma dei Quattro Mori è alquanto ingarbugliata. Le versioni fornite dagli studiosi non sono sempre concordi. Anzi!  Ma vediamo di ripercorrere brevemente il cammino tortuoso e impervio che ha portato a riconoscere in quello stemma il simbolo ufficiale della nostra Regione.
Perché quattro e perché mori? Qui ci affidiamo alle leggende, di marca sia spagnola che sarda. L’invenzione del logo sarebbe da attribuire alla Spagna. Il re Pietro I d’Aragona avrebbe adottato tale stemma per celebrare la sua vittoria sui mori ad Alcoraz, nel 1096. Vittoria che sarebbe stata favorita dall’intervento di un cavaliere vestito di bianco e con una croce rossa sul petto. Stando alla leggenda, si sarebbe trattato addirittura di San Giorgio! Da qui la creazione dello scudo bianco solcato da una croce rossa; negli angoli, le teste di quattro re arabi sconfitti, ritrovate sul campo di battaglia cinte da turbanti tempestati di gemme. Gonfalone con stemma della Regione Sarda. Altra versione, invece, ne attribuirebbe il merito a Berengario IV, conte di Barcellona e marito di Petronilla d’Aragona; pertanto primo re catalano-aragonese. Egli avrebbe creato l’emblema a seguito di una sua vittoria sui mori che dominavano quattro province della Catalogna. Altri studiosi, questa volta di marca sarda, fanno risalire la comparsa dei mori su un vessillo con la croce rossa, consegnato da papa Benedetto VIII nel 1017 ai Pisani, incitandoli ad aiutare i sardi per battere il terribile re saraceno Museto. Sarebbero stati i sardi, dunque, a collocarvi le quattro teste dei mori, perché tante ne sarebbero state trovate sul campo di battaglia. Anche in questo caso, cinte da turbanti e tempestate di gemme. Leggende a parte, è un fatto che, già nel 1281, i quattro mori comparivano nel sigillo di Pietro II il Grande, re d’Aaragona. E ciò accadeva ben prima del 1297, quando papa Bonifacio VIII infeudò del Regno di Sardegna e Corsica un altro re aragonese: Giacomo II il Giusto. Successivamente, e dopo un lungo periodo di guerre che videro contrapposti aragonesi e pisani, si giunse alla pace del 1388, stipulata fra Eleonora d’Arborea e il re d’Aragona Giovanni I il Cacciatore. Quel trattato annullava di fatto le conquiste e le vittorie già conseguite da Mariano IV e dai suoi successori, che vagheggiavano, già da allora, di riunire l’intera Sardegna sotto un unico regno. Da qui il permanere nell’isola della supremazia catalana. Ed è proprio in un codice di quel periodo che, per la prima volta, l’emblema dei Quattro Mori viene associato al regno di Sardegna. Il documento, contenuto nel cosiddetto "stemmario del Gerle" alla carta n. 62v e databile fra il 1370 e il 1386, è conservato proprio in Belgio, presso la Bibliothèque Royale di Bruxelles. Ma nei documenti ufficiali del regno di Sardegna, l’emblema dei Quattro Mori compare come simbolo dell’isola soltanto nel 1571. In genere coi volti che guardano a sinistra; e cioè alla Spagna. Ma, in taluni casi, anche affrontati (due rivolti a sinistra e due a destra). Nel 1713 (trattato di Utrecht) la Sardegna passa dal dominio spagnolo a quello austriaco. Restano però i quattro mori, rivolti a sinistra e con la benda sulla fronte. Salvo poi, sotto il regno di Vittorio Amedeo III, a comparire con la benda calata sugli occhi. E non se ne sa bene il perché. Imperizia dei litografi o malizia dei governanti? Mah! Sotto Carlo Alberto, la bandiera del regno è il tricolore; ma i quattro mori restano come stemma dei corpi militari. Tant’è che le cartoline celebrative dei carabinieri nel 1906 lo riportano, come pure quelle riguardanti la Brigata Sassari. Soltanto nel 1952, un decreto del Presidente della Repubblica concede alla Regione Sardegna lo stemma e il gonfalone coi Quattro Mori. Sempre rivolti a sinistra. In tempi più recenti, sotto la presidenza Soru ci pare, fa capolino uno stemma coi Quattro Mori rivolti a destra; che guardano verso la Penisola. Portano la benda non più sugli occhi; ma sulla fronte. Ora il sito ufficiale della Regione riporta la versione primitiva: i mori guardano a sinistra (verso la Spagna); ma non vedono: la benda è stata calata di nuovo sui loro occhi. Questo è quanto. Mi rendo conto di avere proceduto con molta approssimazione. La storia del nostro stemma è piuttosto ingarbugliata e non ancora chiarita a sufficienza. Credo, comunque, di avere soddisfatto, almeno in parte, la curiosità di Marc Satta e di Luca Truddaiu. Lasciando ad altri, più bravi e competenti di me, il compito d’intervenire con chiarimenti aggiuntivi. O correggendomi, se ho sbagliato.

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