Sbarca in Nuova Zelanda all'Università di Auckland, la figura e il pensiero deleddiano

di Susanna Cappai

In occasione della XI edizione della settimana dedicata alla cultura italiana, 18-26 aprile 2009, il circolo dei sardi di Auckland ha organizzato la proiezione del film muto "La grazia" che il  regista Aldo De Benedetti nel 1929 aveva liberamente adattato da due lavori di Grazia Deledda, la novella "Di notte" e il libretto d’opera "La grazia". Come è abbastanza noto in Italia, il film, caduto nell’oblio di pubblico e critica ed è stato recentemente restaurato da una iniziativa del quotidiano L’Unione Sarda "La Grazia ritrovata – dal muto al sonoro", un progetto ideato, curato e prodotto da  Susanna Puddu e Sergio Naitza. I benemeriti curatori oltre a organizzare un’esemplare digitalizzazione in formato DVD dell’ormai rovinata pellicola hanno anche chiesto al maestro Romeo Scaccia di comporre delle musiche da incorporare nel DVD che accompagnassero il filmato in sostituzione delle orchestre originali. Il risultato è stato quello di  poter offrire una godibile esperienza audiovisiva aggiornata dalle migliori tecnologie e invigorita dalle musiche contemporanee. La proiezione è stata anche sponsorizzata dalla Società Dante Alighieri e dall’Università di Auckland che ha messo a disposizione i locali, attrezzature e risorse intellettuali. Il professor Franco Manai, il direttore del dipartimento di Italiano, ha infatti presentato il film inquadrandolo nel contesto delle celebrazioni della settimana della cultura italiana. Il docente ha lodato il riuscito progetto di Sergio Naitza e Susanna Puddu che attraverso l’interpretazione di un maestro dell’immagine quale De Benedetti ci ha permesso di goderci lo spettacolo di un melodramma d’altri tempi, con tutti gli elementi tipici della produzione deleddiana, passione, tradimento, vendetta, perdono e redenzione e allo stesso tempo ci ha offerto suggestivi spunti di riflessione per la questione, sempre attuale, dell’identità regionale. Nel film infatti, sullo sfondo di una improbabile Sardegna da folklore anni ’20, il mondo pastorale nella sua semplicità e rigorosità viene messo a confronto con un mondo borghese cittadino, voluttuoso e corrotto. Al centro del dramma due figure di donne appartenenti a questi due mondi, la pastorella sottomessa e la vamp emancipata. Il contrasto si risolve alla fine miracolosamente, ma nella storia intanto sono emersi pregi e difetti di entrambi i mondi e la Sardegna è diventata da luogo della tradizione, a luogo dove modernità e tradizione si scontrano e si contaminano come avviene nel resto mondo. Il film ha trasmesso conoscenza ed emozioni forti al pubblico neozelandese con la sua  cultura così diversa e lontana dalla sarda. Tuttavia l’entusiasmo e l’interesse sono stati grandi in quanto appunto anche in Nuova Zelanda il contrasto tra modernità e tradizione, tra cultura indigena e cultura globale è fortemente sentito.

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