Una "honoris causa" a Gheddafi all'Università di Sassari: ritratto di laurea con complotto

di Michela Murgia

Non sono complottista, ma se lo fossi probabilmente mi piacerebbe immaginare che dietro alla storia sassarese della laurea honoris causa a Gheddafi ci fosse un disegno politico e diplomatico preciso; l’inconsistenza delle motivazioni portate dal rettore della facoltà e l’imbarazzata reticenza a rivelare a chi sia venuta l’idea di dare al dittatore libico questo riconoscimento fanno supporre che la richiesta venga in realtà dall’esterno dell’ambito accademico, che infatti manifesta un più che comprensibile imbarazzo. Se fossi complottista – e non lo sono – ipotizzerei che la pressione in merito fosse politica e facesse parte non già di un tentativo di migliorare le relazioni Italia-Libia – che allo stato attuale sono molto più strette di quanto il pudore democratico suggerirebbe di avere – ma di quello di servirsi proprio di queste buone relazioni per legittimare la Libia davanti all’Europa, che invece le fa ancora tante motivate resistenze. Non è importante sapere se dietro ci sia una richiesta precisa del vanitoso dittatore, o se invece la lusinga sia sorta proprio da Roma; fatto sta che se fossi complottista – e preciso che non lo sono – supporrei che per realizzare questo desiderio fosse conveniente rivolgersi a un ateneo di provincia, certo non l’ultimo della fila, ma neanche uno che abbia da proteggere particolari prestigi. Per vincere la prevedibile resistenza a questa marchetta, immaginerei che l’ateneo magari ottenesse la controparte di un sacco di soldi in donazione, esca forte per qualunque rettore in tempi di tagli e ridimensionamenti. Mi spingerei quasi a pensare che per portare avanti questa proposta si fosse speso in prima persona un politico sassarese molto potente e con qualcosa da dimostrare, magari uno che sconta qualche quarantena politica a causa di una fedeltà passata non totalmente cieca. Ma per arrivare a supporre questo dovrei essere molto, molto complottista, e assolutamente non lo sono.    

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